Il progetto di ampliamento del porto, la presenza di un’importante base industriale e l’influenza delle formazioni politico-militari fanno di Misurata uno dei principali centri economici e politici della Libia. Tra investimenti internazionali, interessi locali e rapporti controversi con le diverse fazioni, la città cerca di rafforzare il proprio ruolo negli equilibri nazionali.
La missione imprenditoriale italiana in programma a Misurata dal 31 ottobre al 4 novembre 2026 arriva in un momento significativo. La città è uno dei pochi centri libici in cui base industriale, logistica e potere politico-militare si intrecciano in modo strutturato, mentre il grande progetto di ampliamento del porto potrebbe rafforzare ulteriormente questa interdipendenza. L’interesse verso la città non deriva soltanto dalle prospettive di sviluppo del suo porto, ma dalla presenza di un sistema economico che combina attività industriali, commercio, servizi logistici e reti imprenditoriali attive su scala nazionale.
La particolarità di Misurata risiede proprio nell’intreccio tra questa base produttiva e l’influenza politica e militare acquisita da diversi attori locali dopo il 2011. Le formazioni armate originarie della città hanno partecipato ai principali conflitti libici, mentre esponenti politici e reti economiche misuratine hanno assunto posizioni rilevanti negli equilibri della Tripolitania. Questa concentrazione di risorse non si è tuttavia tradotta in un indirizzo politico ed economico unitario. Pur essendo spesso intrecciati, gli interessi delle reti imprenditoriali, degli esponenti politici e delle diverse formazioni armate non coincidono necessariamente, dando luogo a rapporti di collaborazione, negoziazione e, in determinate circostanze, competizione.
Il progetto di ampliamento del porto annunciato nel gennaio 2026 introduce un ulteriore elemento. L’ingresso di grandi operatori internazionali potrebbe rafforzare il peso economico di Misurata, ma solleva anche interrogativi sulla gestione delle infrastrutture, sulla distribuzione dei benefici e sul rapporto tra crescita produttiva e potere politico.
Le radici di una centralità economica e militare
Situata sulla costa mediterranea, circa 200 chilometri a est di Tripoli, Misurata ha storicamente svolto un’importante funzione commerciale nella Tripolitania. I collegamenti con le città costiere e con le regioni dell’entroterra ne hanno favorito lo sviluppo come mercato regionale, contribuendo alla formazione di una tradizione mercantile che costituisce ancora oggi uno degli elementi distintivi della sua economia.
La configurazione produttiva contemporanea si è consolidata soprattutto nel secondo Novecento. Lo sviluppo delle infrastrutture portuali dagli anni Ottanta, la presenza del grande complesso siderurgico della Libyan Iron and Steel Company (LISCO) e l’istituzione della Misurata Free Zone nel 2000 hanno progressivamente rafforzato il ruolo della città nei settori dell’importazione, dell’esportazione, del commercio all’ingrosso e della logistica.
Il 2011 rappresentò una svolta decisiva anche sul piano politico-militare. Durante la rivolta contro Muammar Gheddafi, Misurata fu sottoposta a un lungo assedio, dal quale emersero numerose formazioni rivoluzionarie radicate nel tessuto sociale cittadino. Negli anni successivi, gruppi armati misuratini parteciparono agli scontri del 2014, all’offensiva contro lo Stato islamico a Sirte nel 2016 e alla difesa di Tripoli durante il conflitto del 2019-2020.
Da questa esperienza è emersa una realtà particolare: una città dotata di una base economica relativamente diversificata e, contemporaneamente, di reti politico-militari capaci di esercitare influenza ben oltre il territorio municipale. La presenza di queste componenti non ha però determinato la formazione di un centro di potere unitario, come dimostrano le rivalità emerse anche tra formazioni originarie della stessa città.
Il sistema economico misuratino: porto, industria e commercio
La rilevanza economica di Misurata emerge innanzitutto dalla struttura delle sue attività produttive. La città ospita una comunità imprenditoriale particolarmente influente nei settori dell’import-export, del commercio all’ingrosso, dei trasporti e dello stoccaggio. Alcuni operatori locali dispongono di reti commerciali e finanziarie capaci di incidere sui mercati nazionali, contribuendo a distinguere Misurata da altri centri della Libia occidentale.
Un elemento significativo è rappresentato dalla siderurgia. La già citata Libyan Iron and Steel Company costituisce uno dei maggiori complessi industriali del Paese, con impianti dedicati alla produzione di ferro preridotto, acciaio e prodotti laminati. La presenza della società permette alla città di affiancare alle attività commerciali una produzione manifatturiera che intrattiene rapporti con fornitori e mercati internazionali. Un esempio aiuta a capire la capacità, nel maggio 2025 la società siderurgica ha comunicato l’arrivo di una nave dal Brasile con circa 160 mila tonnellate di pellet di minerale di ferro; al contempo erano in corso le operazioni di carico di 29 mila tonnellate di ferro bricchettato a caldo destinate alla Spagna e di 4 mila tonnellate di coils di acciaio dirette verso mercati europei. Il caso documenta l’esistenza di flussi commerciali direttamente collegati alla produzione industriale, distinti dalla semplice movimentazione di merci importate.
Anche le attività della Zona franca mostrano una crescita dei traffici. Secondo i dati relativi al periodo 2020-2025, lo scorso anno sono state movimentate circa 973 mila tonnellate di merci generiche e 1,44 milioni di tonnellate di cereali. Le navi in arrivo sono aumentate da 1.219 nel 2024 a 1.376 nel 2025, mentre il traffico container ha registrato una crescita dichiarata del 22%. Questi numeri descrivono un sistema portuale già inserito nei circuiti commerciali libici, ma non permettono di misurare automaticamente il valore aggiunto prodotto sul territorio. La distinzione è importante: l’incremento dei traffici costituisce un indicatore di attività economica, mentre la capacità di generare occupazione qualificata, servizi e produzione industriale dipende dall’integrazione tra infrastrutture e imprese locali.
Il progetto portuale del 2026: investimenti e nuove ambizioni
Il passaggio più significativo è arrivato nel gennaio 2026, con la partnership annunciata dalla Misurata Free Zone insieme a Terminal Investment Limited (TIL), società legata al gruppo MSC, e alla qatariota Maha Capital Partners. L’accordo riguarda lo sviluppo e l’ammodernamento delle infrastrutture portuali attraverso un programma articolato in più fasi. Secondo le informazioni diffuse dai promotori e riprese dal Ministero degli Affari Esteri italiano, gli investimenti previsti potrebbero raggiungere i 2,7 miliardi di dollari. L’obiettivo dichiarato è incrementare progressivamente la capacità dello scalo fino a quattro milioni di TEU annui, mediante il potenziamento delle banchine, l’installazione di nuove attrezzature e l’introduzione di sistemi digitali avanzati per la gestione dei terminal.
Il coinvolgimento dei partner internazionali risponde a interessi differenti. TIL apporta competenze nella gestione dei terminal e collegamenti con le reti del trasporto marittimo internazionale; Maha Capital Partners rappresenta la componente finanziaria qatariota; la Zona franca punta invece a rafforzare la capacità dello scalo di attrarre traffici, imprese e investimenti.
L’iniziativa presenta una dimensione che supera il semplice ampliamento delle strutture esistenti. Il progetto prevede infatti un maggiore collegamento tra attività portuali, Zona franca e sistema industriale circostante, con il fine di rendere Misurata una piattaforma logistica capace di servire non soltanto il mercato libico, ma anche una parte dei traffici regionali.
In questa prospettiva si inserisce il memorandum d’intesa sottoscritto il 14 giugno 2026 con il porto di Anversa-Bruges. L’accordo riguarda cooperazione tecnica, pianificazione portuale, digitalizzazione, formazione e sviluppo di infrastrutture specializzate, compresa la prospettiva di un terminal per merci alla rinfusa. Anche in questo caso, tuttavia, il memorandum definisce un quadro di collaborazione i cui risultati dovranno essere verificati nel tempo.
L’ampliamento della capacità portuale potrebbe rafforzare la posizione di Misurata nei circuiti nazionali dell’importazione e della distribuzione, aumentando le opportunità per gli operatori economici locali. Non ne deriverebbe automaticamente una maggiore autonomia politica della città, ma una crescita significativa delle attività commerciali potrebbe accrescerne il peso nei rapporti economici con le altre regioni libiche e con gli interlocutori internazionali.
Il peso politico-militare: gli attori e le rivalità interne
La centralità di Misurata non deriva soltanto dalla sua economia. Dopo il 2011, diverse formazioni originarie della città hanno assunto un ruolo significativo negli equilibri militari della Libia occidentale, partecipando ai conflitti nazionali e sviluppando rapporti diretti con le istituzioni di Tripoli. L’attuale configurazione politico-militare riflette in larga misura l’evoluzione delle brigate rivoluzionarie emerse durante la guerra contro Gheddafi. Formazioni storiche come la Halbous, la Nimr e la al-Mahjoub hanno costituito importanti nuclei della mobilitazione militare misuratina, mentre negli anni successivi parte dei loro combattenti è confluita in strutture formalmente inserite negli apparati statali: per esempio, la Brigata 301 si è sviluppata a partire da elementi della Halbous, mentre la Brigata 166 era legata alla precedente esperienza della Nimr. Accanto a queste formazioni si è progressivamente affermata la Joint Operation Force (JOF), struttura con base a Misurata, formalmente integrata negli apparati di sicurezza statali e sostenuta da finanziamenti pubblici, che ha assunto funzioni operative anche al di fuori della città. Il processo di istituzionalizzazione delle formazioni misuratine non ha cancellato necessariamente i legami con le reti personali, territoriali e rivoluzionarie di origine. Al contempo, continuano a operare gruppi caratterizzati da forme di mobilitazione più occasionali e componenti politico-militari, tra cui quelle legate al Consiglio militare rivoluzionario, che mantengono posizioni più autonome e critiche rispetto alle leadership di Tripoli. Questa differenziazione contribuisce a spiegare come Misurata riesca a esercitare un’influenza nazionale significativa pur rimanendo attraversata da divisioni interne.
Un ulteriore elemento della rilevanza strategica di Misurata è rappresentato dalla presenza turca. Durante la guerra del 2019-2020, Misurata costituì uno dei principali punti di appoggio dell’intervento turco a sostegno delle forze dell’allora Governo di accordo nazionale (GAN). L’aeroporto della città ospitò sistemi di difesa aerea e capacità logistiche turche. La cooperazione militare non si è interrotta con la fine del conflitto e Ankara ha mantenuto una presenza di sicurezza e di addestramento nella città. Misurata rappresenta dunque non soltanto un centro di mobilitazione delle formazioni libiche occidentali, ma anche un punto di appoggio della proiezione militare turca nel Paese. Tale presenza rafforza la rilevanza strategica delle infrastrutture locali, senza implicare che Ankara eserciti un controllo unitario sulle diverse componenti politico-militari misuratine.
Sul piano degli equilibri politici interni, il rapporto con il Governo di unità nazionale (GUN), guidato da Abdulhamid Dbeibah, originario di Misurata, costituisce uno dei principali fattori attraverso i quali leggere l’influenza delle formazioni cittadine. Non sarebbe però corretto identificare l’intera città con il primo ministro: gli stessi gruppi misuratini hanno espresso nel tempo posizioni differenti rispetto alle leadership nazionali.
Un caso significativo riguarda la JOF, nota anche come al-Moshtaraka, formazione con base a Misurata e stretti rapporti con Dbeibah. Secondo il rapporto del Gruppo di esperti delle Nazioni Unite sulla Libia, che ricostruisce l’evoluzione della formazione, nata nel 2013 e successivamente sostenuta finanziariamente e politicamente dal governo, il gruppo ha operato con competenze che comprendono il contrasto al terrorismo, le attività contro le reti criminali e funzioni connesse ai controlli doganali, in particolare presso il porto di Misurata. Il sostegno istituzionale alla JOF si è accompagnato, tuttavia, a gravi contestazioni sul suo operato. In un comunicato del marzo 2022, Amnesty International ha denunciato gravi violazioni dei diritti umani attribuite a membri della formazione, tra cui esecuzioni extragiudiziali, arresti arbitrari, torture e sparizioni forzate. Il caso evidenzia le contraddizioni di un processo di integrazione negli apparati statali che non ha necessariamente comportato un effettivo controllo istituzionale sulle condotte dei gruppi armati.
La stessa formazione ebbe un ruolo diretto negli scontri del 2022, quando sostenne Dbeibah contro il tentativo di Fathi Bashagha, anch’egli originario di Misurata, di assumere il controllo del governo a Tripoli. La JOF si scontrò anche con altre formazioni misuratine favorevoli a Bashagha. L’episodio dimostra concretamente che le divisioni non corrono solo tra Misurata e gli altri centri di potere, ma anche all’interno della stessa città.
Il peso della JOF è emerso nuovamente nel 2025. Dopo gli scontri verificatisi a Tripoli nel mese di maggio, la formazione ha rafforzato la propria presenza nella capitale e lungo il collegamento tra Misurata e Tripoli. Il Gruppo di esperti delle Nazioni Unite attribuisce inoltre a suoi membri un episodio particolarmente significativo: il 28 maggio 2025, combattenti della JOF avrebbero fatto irruzione con la forza nella sede della National Oil Corporation, esercitando pressioni affinché venissero assegnati contratti di fornitura a società controllate da loro o a essi collegate.
La ricostruzione, contenuta nel rapporto onusiano, mostra come l’influenza militare possa tradursi, secondo gli esperti, in tentativi di accesso alle risorse economiche e ai contratti pubblici. È necessario attribuire queste condotte alla specifica formazione indicata nel documento, senza estenderle all’insieme degli attori misuratini o al sistema imprenditoriale cittadino.
Le rivalità sono riemerse nell’ottobre 2025, coinvolgendo questa volta formazioni entrambe formalmente inserite negli apparati di sicurezza riconducibili al GUN. Il 23 ottobre, nell’area meridionale di Misurata, si verificarono scontri tra la JOF e il 24º Battaglione di Fanteria, con combattimenti che interessarono anche la zona prossima all’aeroporto. Secondo Libya Crimes Watch, almeno undici civili rimasero feriti, tra cui quattro migranti e un minore. Il giorno successivo, il Ministero della Difesa ordinò ai membri del battaglione di rimanere nelle proprie sedi e annunciò l’apertura di un’indagine sotto la supervisione della procura militare. L’episodio mostra che le rivalità misuratine possono svilupparsi anche tra formazioni appartenenti al medesimo schieramento governativo, senza coincidere necessariamente con la contrapposizione tra Dbeibah e i suoi avversari.
La dimensione politica della città emerge anche dalle iniziative di altre componenti. Nel luglio 2026, il Consiglio militare rivoluzionario di Misurata ha presentato una proposta di transizione articolata su un periodo massimo di quattordici mesi, comprendente elezioni parlamentari, formazione di un nuovo esecutivo, referendum costituzionale ed elezioni presidenziali. Il documento, firmato dal presidente del Consiglio Younis Mohammed al-Sallabi, criticava gli accordi di spartizione del potere e rivendicava un percorso istituzionale fondato sulle elezioni.
Eventi di questo tipo mostramo come alcune componenti politico-militari misuratine intendano esercitare un’influenza non soltanto sulla gestione della sicurezza, ma anche sulla definizione degli assetti istituzionali e delle regole della transizione nazionale. Al tempo stesso, confermano la presenza di orientamenti politici differenti rispetto a quelli espressi dagli attori maggiormente vicini al governo di Tripoli.
Il quadro che emerge è dunque quello di una città dotata di risorse militari e politiche considerevoli, ma distribuite tra una pluralità di attori. L’eredità delle brigate rivoluzionarie, la progressiva integrazione di alcune formazioni negli apparati statali e la persistenza di reti autonome hanno prodotto un sistema nel quale nessun singolo soggetto appare in grado di rappresentare l’insieme delle componenti misuratine. Alcune privilegiano il rapporto con il governo di Tripoli e l’accesso alle risorse pubbliche; altre rivendicano maggiore autonomia politica e si oppongono agli accordi di spartizione del potere. Questa pluralità non riduce necessariamente la capacità di influenza della città, ma ne rende più complesso l’esercizio e contribuisce a spiegare le rivalità che attraversano il suo panorama politico-militare.
Misurata e il campo di Haftar: tra rivalità e interlocuzioni
Il rapporto con Khalifa Haftar costituisce un ulteriore elemento attraverso il quale leggere le differenze politiche presenti a Misurata. Le formazioni armate della città ebbero un ruolo significativo nella difesa di Tripoli durante l’offensiva lanciata dalle forze orientali nel 2019, contribuendo al fallimento della campagna militare nel 2020. Quell’esperienza ha continuato a condizionare i rapporti tra una parte importante degli ambienti politico-militari misuratini e il comando di Haftar, senza impedire successive iniziative di interlocuzione.
Nell’ottobre 2025, Khaled Haftar, figlio di Khalifa e capo di Stato maggiore delle forze orientali, incontrò a Sirte alcuni comandanti militari provenienti da Misurata. Secondo quanto annunciato dal comando orientale, il confronto avrebbe portato a un’intesa per la costituzione di una forza congiunta incaricata di contrastare terrorismo e immigrazione irregolare. L’iniziativa suscitò però reazioni contrastanti. L’Apparato antiterrorismo del governo di Tripoli negò una propria partecipazione ufficiale e ricondusse l’eventuale presenza di suoi appartenenti a iniziative individuali. L’episodio documenta dunque l’esistenza di contatti tra alcuni attori dei due schieramenti, ma non consente di parlare di un accordo rappresentativo dell’intera città.
Le divergenze sono riemerse nel luglio 2026, in occasione delle iniziative diplomatiche dell’inviato statunitense Massad Boulos. Il Consiglio militare di Misurata si oppose all’ipotesi di un’intesa che prevedesse il coinvolgimento politico di Haftar e dei suoi figli, denunciando il rischio di una nuova distribuzione del potere tra le leadership esistenti.
Il 7 luglio, durante la visita di Boulos a Misurata, rappresentanti locali, esponenti militari e organizzazioni della società civile espressero contrarietà a soluzioni che riproducessero gli assetti responsabili della crisi istituzionale. Gli interlocutori ribadirono la necessità di un percorso costituzionale ed elettorale, pur manifestando disponibilità al confronto con la diplomazia statunitense.
Il rapporto con il campo di Haftar mette così in evidenza una delle principali caratteristiche della politica misuratina: la presenza di attori capaci di avviare interlocuzioni autonome, ma privi di un mandato condiviso a rappresentare l’intera città. Questa frammentazione non annulla il peso politico di Misurata, ma ne condiziona le modalità di esercizio. La sua influenza negli equilibri nazionali si manifesta attraverso iniziative e reti differenti, talvolta concorrenti, più che attraverso una strategia politica comune.
Infrastrutture, sicurezza e interessi economici
Il rapporto tra attività economiche e apparati di sicurezza costituisce uno degli aspetti più delicati del caso misuratino. Secondo uno studio di Chatham House, le formazioni armate della città hanno sviluppato modalità differenti di relazione con l’economia locale. Alcuni gruppi si mobilitano soprattutto durante i conflitti, facendo affidamento sulle reti sociali cittadine; altri mantengono una presenza più stabile negli apparati statali e beneficiano di rapporti finanziari continuativi con le istituzioni.
A differenza di altre realtà della Libia occidentale, Misurata dispone di una comunità imprenditoriale consolidata e di reti sociali che contribuiscono a condizionare il comportamento delle formazioni armate. Il territorio urbano non presenta le stesse dinamiche di competizione tra gruppi per la gestione della sicurezza riscontrabili, ad esempio, a Tripoli o Zawiya. Ciò non esclude che il controllo delle infrastrutture e delle vie di accesso possa rappresentare una risorsa economica. Chatham House segnala infatti che alcune formazioni misuratine esercitano un’influenza sugli accessi orientali, occidentali e meridionali della città e sulle infrastrutture portuali. La ricerca riporta inoltre testimonianze secondo cui singoli appartenenti alle forze incaricate della sicurezza del porto avrebbero beneficiato personalmente della facilitazione dello svincolo delle merci in cambio di compensi. Tali passaggi mostrano come il controllo delle infrastrutture possa offrire opportunità economiche anche agli attori incaricati della sicurezza. Le tensioni intorno alla gestione della sicurezza delle infrastrutture cittadine sono emerse anche nel gennaio 2024: esponenti del movimento misuratino del 17 febbraio, contrario al GUN, fecero irruzione nell’aeroporto internazionale chiedendo il ritiro della JOF dalle attività di sicurezza del porto e dell’aeroporto. Il movimento accusava la formazione di abusi di potere e coinvolgimento in attività illecite. Secondo le Nazioni Unite (S/2024/301), il governo intervenne il 15 gennaio con il decreto n. 21, che limitava la presenza delle forze di sicurezza delle frontiere ai valichi terrestri e marittimi. La JOF si ritirò dall’aeroporto di Misurata nel corso dello stesso mese.
Un caso diverso, ma altrettanto significativo per il funzionamento delle infrastrutture economiche, si è verificato nel luglio 2025: il 4 luglio una protesta promossa dal sindacato dei lavoratori della Zona franca, in seguito a una denunciata aggressione ai danni di un addetto alla sicurezza, provocò la chiusura del porto di Misurata. Alla controversia si aggiunsero tensioni interne all’amministrazione doganale, legate alla sostituzione del responsabile del centro doganale dello scalo. Il giorno successivo, il presidente della Camera di commercio, industria e agricoltura di Misurata, Fathi al-Amin al-Turki, partecipò insieme ad alcuni notabili cittadini a un incontro con la direzione della Zona franca per affrontare le conseguenze della chiusura sulle attività di commercianti e produttori. Secondo il resoconto pubblicato dalla Camera di commercio, l’incontro portò a un’intesa per la ripresa delle operazioni. La controversia doganale, tuttavia, non risultò immediatamente risolta. Quanto accaduto sottolinea la delicata interdipendenza tra la catena logistica e il coordinamento tra personale, burocrazia doganale e sicurezza.
A differenza di quanto osservato a Tripoli o Zawiya, Misurata presenta dinamiche di competizione tra formazioni armate per il controllo della sicurezza urbana relativamente meno accentuate, pur restando attraversata da rivalità legate alla gestione delle infrastrutture strategiche. La sicurezza quotidiana è gestita in modo relativamente ordinato. Il punto critico riguarda invece il controllo degli accessi alla città e delle infrastrutture strategiche, porto incluso. In un contesto di forte espansione dei traffici e di arrivo di grandi investimenti internazionali, forme di intermediazione informale possono diventare un fattore di rischio per la trasparenza e la prevedibilità delle operazioni. La questione assume particolare importanza alla luce del nuovo progetto portuale. Non esistono elementi sufficienti per affermare che la partnership del 2026 sia controllata dalle formazioni politico-militari. L’espansione delle attività logistiche pone tuttavia interrogativi concreti sulle modalità di gestione della sicurezza, sulla trasparenza delle procedure e sui rapporti tra operatori economici e istituzioni. Il punto non riguarda soltanto la capacità di attrarre capitali internazionali. Riguarda anche le condizioni nelle quali tali investimenti potranno operare e la possibilità di garantire che la crescita delle attività portuali si traduca in benefici produttivi, anziché alimentare nuove forme di competizione per il controllo delle risorse.
Le relazioni con la Turchia: commercio, investimenti e collegamenti
Come detto, tra gli interlocutori economici più radicati a Misurata figura la Turchia, la cui presenza nella città si esprime non solo attraverso rapporti militare, ma anche diplomatici, commerciali e, più recentemente, iniziative industriali. Un elemento significativo è la continuità della rappresentanza diplomatica: il Consolato generale turco a Misurata è rimasto operativo anche durante la temporanea sospensione delle attività dell’Ambasciata turca a Tripoli tra il 2014 e il 2017.
Il rafforzamento dei collegamenti è emerso anche nel settembre 2025, quando Turkish Airlines ha ripristinato i voli diretti tra Istanbul e Misurata, sospesi dal 2015, con tre frequenze settimanali inizialmente programmate. Sul piano industriale, un passaggio più recente è rappresentato dall’accordo annunciato nel settembre 2026 tra la Misurata Free Zone e la società turca MEKA Global, finalizzato all’insediamento nella Zona franca di attività di produzione e assemblaggio di impianti per calcestruzzo e attrezzature di frantumazione e vagliatura. Il progetto prevede anche attività di assistenza tecnica e formazione del personale locale, sebbene i risultati industriali e occupazionali debbano ancora essere verificati.
Queste iniziative mostrano come il rapporto tra Misurata e la Turchia non si esaurisca nella dimensione politico-militare. Ankara dispone di canali diplomatici e commerciali diretti con la città, mentre le imprese turche guardano alla Zona franca come possibile sede di attività produttive e logistiche. In tal senso, l’accordo con MEKA Global è particolarmente significativo perché si inserisce nell’obiettivo di affiancare alla crescita dei traffici portuali nuove attività manifatturiere, pur restando necessario distinguere gli investimenti annunciati dalle realizzazioni effettive.
Le opportunità per l’Italia
La partecipazione di operatori internazionali al progetto portuale conferma l’interesse verso un segmento dell’economia libica diverso da quello strettamente energetico. Per Misurata, la presenza di un sistema industriale e commerciale già consolidato rappresenta un elemento favorevole alla costruzione di nuove relazioni produttive.
L’Italia dispone di rapporti economici significativi con la Libia, sebbene gli scambi rimangano fortemente concentrati nel comparto degli idrocarburi. Secondo il Ministero degli Affari Esteri italiano, l’interscambio bilaterale ha raggiunto 9,5 miliardi di euro nel 2024. Nel 2025, l’Italia risultava il primo cliente della Libia, con una quota del 22,4%, e il terzo fornitore, con una quota del 10,1%. Resta da vedere se la cooperazione riuscirà a uscire dalla dipendenza dagli idrocarburi e a costruire rapporti stabili nei settori industriali e logistici, dove Misurata offre condizioni potenzialmente più favorevoli rispetto ad altre aree del Paese.
La missione imprenditoriale di fine ottobre si inserisce in questo contesto, offrendo alle imprese italiane l’opportunità di approfondire i rapporti con gli operatori locali. Il programma prevede incontri con imprese libiche attive in diversi settori, tra cui manifattura, logistica, infrastrutture, agroalimentare ed energia. La Camera di Commercio Italo-Libica ha inoltre annunciato l’intenzione di aprire presso la Zona franca un ufficio dedicato all’assistenza delle imprese italiane.
Il significato economico di queste iniziative dipenderà dalla loro capacità di produrre collaborazioni effettive. Nel caso di Misurata, le opportunità non riguardano soltanto la movimentazione delle merci, ma anche la fornitura di macchinari, la manutenzione industriale, i servizi tecnici e la formazione di personale specializzato.
La presenza della siderurgia e di una rete di imprese commerciali costituisce una base sulla quale costruire collegamenti più stabili tra investimenti logistici e produzione. Il rischio, al contrario, è che l’espansione portuale si traduca prevalentemente in un aumento dei traffici senza determinare una crescita proporzionata delle attività industriali e dei servizi locali. Tale distinzione permetterà di valutare gli effetti del progetto nel medio periodo: non soltanto il numero di container movimentati, ma anche la capacità di generare occupazione qualificata, rafforzare le imprese libiche e ampliare la produzione destinata ai mercati interni ed esteri.
Una centralità ancora da consolidare
Misurata occupa una posizione particolare nella Libia contemporanea perché combina una base industriale significativa, una rete commerciale radicata e una capacità di influenza politico-militare che supera i confini cittadini. Il progetto di ampliamento del porto potrebbe rafforzare ulteriormente questa posizione, aumentando le opportunità economiche e la capacità di attrarre operatori internazionali.
La crescita delle infrastrutture non risolverà però automaticamente le contraddizioni che caratterizzano i rapporti tra economia e potere. Le rivalità tra formazioni armate originarie della stessa città, le differenti posizioni nei confronti del governo di Tripoli e del campo di Haftar e la competizione per l’accesso alle risorse pubbliche continueranno a incidere sulle prospettive di Misurata.
Il suo peso economico costituisce una risorsa importante, ma non si traduce necessariamente in un’influenza politica unitaria. Allo stesso modo, la presenza di grandi investitori internazionali può favorire l’espansione delle attività produttive senza garantire, da sola, una distribuzione più ampia dei benefici economici.
La questione decisiva non è dunque soltanto se Misurata riuscirà a diventare un nodo logistico più importante nel Mediterraneo, ma se saprà trasformare la propria centralità economica in un sistema produttivo capace di generare valore aggiunto locale, senza restare subordinato alle logiche della competizione politico-militare.
Mario Savina, analista ricercatore, si occupa di Nord Africa e flussi migratori. AIRL – Italiani di Libia, OSMED – Osservatorio sul Mediterraneo (Istituto “S.Pio V”), Sapienza Università di Roma.
