Da cinquantasei anni, per noi italiani di Libia il 7 ottobre è una data che non passa come le altre. È uno di quei riferimenti attorno ai quali la nostra comunità continua a ritrovarsi, anche a distanza di generazioni e nonostante il tempo trascorso. Per chi quella vicenda l’ha vissuta direttamente o l’ha conosciuta attraverso la propria famiglia, il 7 ottobre segna uno spartiacque, un prima e un dopo nella storia di una comunità che da quel momento ha dovuto ricostruire altrove il proprio futuro.
Questa giornata conserva per noi un significato particolare proprio perché non riguarda soltanto ciò che è stato perduto. Il 7 ottobre richiama certamente il distacco dalla Libia, dalle case, dalle attività e da una quotidianità costruita nel corso degli anni, ma racconta anche tutto quello che venne dopo: l’arrivo in Italia, la necessità di ricominciare, la capacità di inserirsi in una realtà profondamente diversa e di costruire nuovamente una vita senza rinunciare alle proprie radici.
Credo che oggi sia importante guardare al 7 ottobre anche da questa prospettiva. La nostra comunità non è definita soltanto da ciò che le accadde nel 1970, ma anche da ciò che seppe fare negli anni successivi. Dietro questa ricorrenza ci sono percorsi personali e familiari molto diversi, accomunati però dalla capacità di trasformare una cesura profonda nell’inizio di una nuova fase della propria esistenza.
Per questo il trascorrere del tempo non rende il 7 ottobre meno importante. Semmai cambia il nostro modo di viverlo. Per chi c’era continua a essere legato a esperienze e immagini precise; per i figli e i nipoti è diventato soprattutto un punto attraverso il quale comprendere la storia della propria famiglia e le ragioni di un legame con la Libia che, in molti casi, è sopravvissuto alla partenza.
Come Presidente dell’AIRL sento particolarmente questa responsabilità. Ogni anno il 7 ottobre ci ricorda perché esiste la nostra Associazione, ma ci impone anche di guardare avanti. Dobbiamo continuare a rappresentare con serietà le istanze dei rimpatriati e le questioni ancora aperte, ma nello stesso tempo dobbiamo fare in modo che questa vicenda possa essere conosciuta anche al di fuori della nostra comunità. Ma questo compito non può spettare soltanto all’AIRL, ai rimpatriati e alle loro famiglie. Credo debba essere condiviso anche dalle istituzioni italiane, perché quanto accadde agli italiani di Libia è parte della storia del nostro Paese. Oggi, mentre i testimoni diretti di quella stagione diventano inevitabilmente meno numerosi, è ancora più importante che questa esperienza trovi spazio nella memoria pubblica e possa essere trasmessa alle nuove generazioni.
C’è infine un aspetto al quale tengo molto. Ricordare il 7 ottobre non significa coltivare sentimenti di contrapposizione verso la Libia o verso il suo popolo. Molti di noi hanno continuato a sentire quella terra come parte della propria vita e a conservarne un affetto profondo. È possibile non dimenticare ciò che avvenne e, allo stesso tempo, guardare ai rapporti tra italiani e libici con rispetto e con la volontà di costruire relazioni sempre più solide.
Il 7 ottobre appartiene alla nostra storia e continueremo a ricordarlo. Non per rimanere fermi al 1970, ma perché riteniamo che quella vicenda meriti il posto che le spetta nella storia del nostro Paese. È questo l’impegno che, come Presidente, sento di rinnovare oggi a nome dell’AIRL e della comunità che rappresentiamo.
Francesca Prina Ricotti, Presidente dell’Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia – AIRL

