Le notizie relative alla controversia tra le autorità della Libia orientale e la società italiana Webuild, riguardante la realizzazione di un tratto dell’Autostrada della Pace, riportano l’attenzione su uno dei progetti più significativi della cooperazione tra Italia e Libia, previsto dal Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione del 2008.

L’Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia (AIRL) auspica che le difficoltà emerse possano essere superate attraverso il dialogo, salvaguardando il valore di un’infrastruttura concepita non soltanto come strumento di sviluppo economico, ma anche come simbolo del percorso di riconciliazione tra i due Paesi.

La vicenda offre tuttavia l’occasione per ricordare che, accanto alla realizzazione dell’Autostrada della Pace, rimane ancora aperta un’altra questione legata alla stagione del Trattato del 2008: quella degli indennizzi agli italiani rimpatriati dalla Libia, che nel 1970 subirono la confisca dei propri beni e furono costretti ad abbandonare il Paese. Due questioni di natura differente, ma entrambe inserite nel più ampio percorso di ridefinizione delle relazioni italo-libiche.

L’AIRL ha sempre sostenuto il rafforzamento dell’amicizia e della cooperazione tra Italia e Libia, nella convinzione che il superamento delle fratture del passato debba tradursi in opportunità concrete per entrambi i popoli. In questo quadro, è opportuno ricordare che l’articolo 4 della legge n. 7 del 2009, di ratifica del Trattato, ha previsto ulteriori indennizzi per i cittadini italiani titolari di beni confiscati in Libia. Le misure adottate hanno rappresentato un riconoscimento parziale delle rivendicazioni dei rimpatriati e consentito l’erogazione di ulteriori somme, senza tuttavia risultare esaustive rispetto all’entità delle perdite subite e alle necessità di un definitivo ristoro. La questione degli indennizzi, pertanto, non può considerarsi pienamente risolta.

Senza entrare nel merito della controversia contrattuale relativa all’Autostrada, riteniamo che l’attenzione riservata alla realizzazione di questa importante infrastruttura debba accompagnarsi a un’analoga attenzione delle istituzioni italiane verso la questione degli indennizzi, che a oltre mezzo secolo dagli eventi del 1970 attende ancora una soluzione definitiva. La cooperazione con la Libia e la tutela dei diritti dei rimpatriati non sono obiettivi contrapposti, ma aspetti distinti di un percorso di riconciliazione che non dovrebbe lasciare irrisolte le questioni del passato.

L’auspicio è che il dialogo e i progetti di cooperazione tra Italia e Libia possano proseguire e consolidarsi, contribuendo a rafforzare i rapporti di amicizia tra i due Paesi, senza che venga meno l’attenzione delle istituzioni italiane verso le legittime istanze dei rimpatriati.

Francesca Prina Ricotti, Presidente AIRL