In occasione della visita a Roma del Primo Ministro del Governo di Unità Nazionale libico, Abdulhamid Dabaiba, l’Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia (AIRL) intende esprimere una riflessione che unisce rispetto istituzionale e profonda amarezza.
Accogliamo con favore ogni iniziativa volta al rafforzamento delle relazioni tra Italia e Libia, nella convinzione che la cooperazione economica, politica e culturale rappresenti un elemento fondamentale per la stabilità del Mediterraneo. In questo senso, guardiamo con interesse anche alle proposte di rilancio della collaborazione bilaterale, inclusi i tavoli tecnici per superare le criticità che ancora oggi frenano le imprese italiane operanti in Libia.
Tuttavia, non possiamo non sottolineare come, ancora una volta, nel dibattito pubblico e nell’agenda politica sembri completamente assente la questione degli italiani rimpatriati dalla Libia. Si tratta di una pagina dolorosa della nostra storia nazionale che, a distanza di decenni, non ha ancora trovato un adeguato riconoscimento né una soluzione definitiva. Migliaia di famiglie italiane, costrette ad abbandonare beni, lavoro e radici, attendono ancora giustizia. Eppure, ogni nuovo capitolo delle relazioni italo-libiche sembra svilupparsi come se questa vicenda non fosse mai esistita.
Non vi è, da parte nostra, alcuna ostilità nei confronti del popolo libico, al quale ci legano storia, memoria e spesso anche affetti personali. Proprio per questo riteniamo che una relazione davvero solida e matura tra i due Paesi non possa prescindere dalla volontà di affrontare con serietà anche le questioni irrisolte del passato.
Chiediamo pertanto al Governo italiano di non continuare a relegare nell’oblio la vicenda degli italiani di Libia e di inserire stabilmente questo tema nel quadro del dialogo bilaterale, affinché sviluppo economico e giustizia storica possano finalmente procedere insieme.
Francesca Prina Ricotti, Presidente AIRL

