In qualità di Presidente dell’Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia, accolgo con estremo favore la firma per il sub-lotto 4.3 dell’Autostrada della Pace tra Italia e Libia. Tuttavia, vorrei esprimere una breve riflessione.

Da un lato, accogliamo positivamente ogni passo concreto verso la cooperazione infrastrutturale tra i due Paesi: l’avanzamento di un progetto ambizioso come quello dell’Autostrada della Pace rappresenta un ulteriore segnale del rafforzamento delle relazioni economiche e dello sviluppo infrastrutturale. Si tratta di un’importante opportunità anche per l’Italia, e per molte imprese italiane coinvolte, ma dovrebbe essere anche un’occasione per affrontare in modo integrato altre questioni aperte, incluso il capitolo degli indennizzi agli italiani rimpatriati dalla Libia.

È opportuno ricordare che il Trattato italo-libico del 2008, molto esaustivo sul piano dei rapporti bilaterali, prevedeva tra l’altro la fine del contenzioso a fronte di uno stanziamento di 5 miliardi di dollari in favore della Libia come saldo dei presunti danni coloniali, senza attribuire nessun rilievo all’anticipo pagato dai ventimila rimpatriati che hanno perso beni per 400 miliardi di lire valore 1970, pari oggi a oltre 3 miliardi di euro. In sede di ratifica del Trattato l’Associazione ha ottenuto, con l’appoggio dell’intero Parlamento, che venisse inserito un articolo nella legge n° 7 del 2009 per un indennizzo men che simbolico ai rimpatriati. Un indennizzo che ancora oggi non è stato liquidato completamente, come dimostra la causa in corso di alcune centinaia di profughi contro il MEF. Ciò, nel corso degli anni, ha alimentato la percezione di un “doppio binario”.

Pertanto, l’Associazione chiede con forza alle Istituzioni italiane che: parallelamente al rafforzamento delle relazioni italo-libiche, venga definito, nel contesto interno, un quadro chiaro e stabile per il riconoscimento definitivo dei diritti dei rimpatriati, così da non lasciare indietro, a distanza di così tanti anni, chi ha subito perdita di patrimonio, proprietà, reddito e relazioni in Libia; inoltre, sia garantita una comunicazione trasparente e un’attenzione particolare, affinché tutti gli italiani rimpatriati possano sperare dopo oltre 50 anni una chiusura definitiva del contenzioso.

In conclusione: riconosciamo il valore del progetto infrastrutturale e lo viviamo come un potenziale fattore positivo per le relazioni bilaterali. Ma sollecitiamo che questo non ci faccia dimenticare che ci sono migliaia di italiani che aspettano ancora giustizia, chiarezza e risposte da troppo tempo. Solo così questa cooperazione potrà essere davvero integrale e rispettosa della storia e delle storie di tutti.

Francesca Prina Ricotti, Presidente AIRL