Profughi. Dai campi agricoli della Libia ai campi di accoglienza in Italia

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SINOSSI:

In Libia nel 1970 vivevano 20mila italiani, perfettamente integrati con la popolazione locale. Ma Gheddafi, appena salito al potere, la pensava diversamente e confiscò loro ogni avere, considerandoli un residuato dell’imperialismo fascista. Tornati in Italia con una valigia e poco altro, senza soldi né lavoro, molti rimpatriati, migliaia, finirono nei campi profughi.

Lì rimasero per mesi o, addirittura, anni in casette fatiscenti o freddi casermoni, in locali senza riscaldamento, con i bagni in comune, cibo pessimo e senza alcuna privacy. Sperimentarono sulla loro pelle la discriminazione verso il diverso, pur essendo italiani, e le privazioni da profugo in patria. Storie sorprendentemente simili a quelle dei migranti di oggi, coi quali condividono privazioni emotive e condizioni di vita disagiate.

Questo libro tratta delle loro vicende, nascoste sotto un velo di normalità e silenzio per cinquant’anni.
Il volume è arricchito da un’analisi dell’azione di Aldo Moro nei rapporti italo-libici, scritta da Mario Savina. E da una presentazione dello scrittore Roberto Costantini, “tripolino” con la Libia nel cuore e nella penna.

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