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COMUNICAZIONI SUI VISTI
Lettera al Ministro degli Esteri Gianfranco Fini Lettera al Ministro degli Affari Esteri libico Abduhrraman Shalgam Lettera al segretario degli Affari Esteri libico Suleiman Shahoumi
Comunicato stampa del Sen. Franco Servello 13 maggio 2005 II rientro dei cittadini italiani espulsi dalla Libia nel 1970 è ancora sostanzialmente impedito malgrado l'impegno preso dal colonnello Gheddafi con il nostro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. L'impegno, che risale all'ottobre dello scorso anno e che prevedeva la concessione da parte delle autorità libiche dei visti di ingresso per gli italiani (circa 20.000) "esiliati" dalla Libia dopo la crisi del 1970, non viene infatti rispettato, limitando tali visti ai soli cittadini italiani ultrasessantenni. La misura discriminatoria è stata oggetto di protesta sia da parte del nostro Ministro degli Esteri e sia da parte del Governo che hanno sollecitato con una nota ufficiale il rispetto degli accordi italo-libici in materia, con la concessione di visti di ingresso senza porre limiti di età. Il Sottosegretario agli Affari Esteri, Alfredo Mantica, ha inviato una risposta al senatore Franco Servello - che aveva sollevato il problema con una interrogazione - assicurandolo che ulteriori passi ufficiali del Governo saranno intrapresi subito dopo la risposta delle autorità libiche alla richieste italiane, II Governo ha inoltre dato assicurazione al senatore Franco Servello che la questione, nell'ambito dei rapporti bilaterali, riveste un carattere prioritario.
Risposta all'interrogazione del Sen. Alfredo Mantica 9 maggio 2005 II ritorno in Libia degli Italiani che furono espulsi da quel Paese nel 1970 ha sempre costituito una delle priorità dell'azione diplomatica italiana nei confronti della Libia, e nel passato il Governo non ha mai cessato di cogliere ogni utile occasione dì incontro con le Autorità libiche per rappresentare le aspettative degli Italiani di Libia e per sollecitare la concessione dei visti d'ingresso in Libia.
Più recentemente, alla luce del quadro più positivo che andavano assumendo le relazioni bilaterali tra l'Italia e la Libia, in occasione di un incontro svoltosi il 7 ottobre del 2004, il Colonnello Gheddafi, rispondendo ad una precisa sollecitazione dell'On. Presidente del Consiglio, ha pubblicamente invitato le "masse popolari libiche" ad accogliere favorevolmente fa richiesta di concessione di visti ai profughi italiani. Come conseguenza diretta di tale annuncio, una prima delegazione dell'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia (AIRL) ha effettuato un viaggio in Libia dal 17 al 22 novembre successivi, durante il quale la delegazione, guidata dal Presidente dell'AIRL, Giovanna Ortu, ha avuto una serie di incontri ad alto livello, tra i quali con il Primo Ministro Ghanem ed con il Segretario per gli Affari Esteri del Congresso Generale del Popolo, Shuhumi.
Nelle settimane successive, il Ministero degli Affari Esteri e l'Ambasciata d'Italia a Tripoli hanno più volte sollecitato le Autorità libiche affinchè all'annuncio del Leader seguisse l'adozione di un apposito provvedimento che consentisse concretamente a tutti gli Italiani espulsi nel 1970 dalla Libia di potervi finalmente fare ritorno qualora desiderato. L'argomento è stato altresì oggetto di precise richieste alle Autorità libiche nel corso di vari colloqui avuti a Tripoli, ed in particolare dai Ministro dell'Interno Pisanu il 5-6- febbraio, dal Direttore Generale per i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente della Farnesina, Sessa il 14-15 febbraio e da me personalmente il 17 febbraio, sempre ribadendo la ferma aspettativa dell'Italia che all'annuncio del Leader libico del 7 ottobre segua l'adozione di un provvedimento concreto, privo di ambiguità e senza alcuna limitazione. Al tempo stesso, non ricevendosi da parte libica una risposta univoca, l'Ambasciatore d'Italia a Tripoli, Trupiano ha continuato a sollecitare quasi quotidianamente i suoi interlocutori al fine di ottenere un chiarimento soddisfacente.
Appresa la notizia dall'Ambasciata di Libia a Roma di un provvedimento che limita agli ultra sessantenni la possibilità per gli esuli italiani di ottenere il visto, ii Direttore Generale per i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente sopracitato, su istruzioni del Ministro Fini, ha convocato alla Farnesina il 7 aprile l'Incaricato d'Affari libico per esprimergli la più ferma protesta nei confronti di una misura valutata discriminatoria, inaccettabile ed in palese contrasto con quanto convenuto con le Autorità libiche e per chiederne l'immediato ritiro. Lo stesso giorno, il Vice Ministro per le Attività Produttive Urso, in missione a Tripoli per partecipare con una delegazione di imprenditori alla Fiera Internazionale, ha incontrato il Ministro degli Esteri lìbico Shalgam ed ha richiesto che vengano concessi i visti d'ingresso anche agli italiani sotto i 65 anni. Successivamente, l'11 aprile l'Ambasciatore d'Italia a Tripoli Trupiano ha effettuato un passo formale con lo stesso Ministro degli Esteri Shalgam e con il Ministro dell'Interno Al Mabruk al fine di sollecitare una rapida soluzione della vicenda nel senso auspicato dal Governo e dagli interessati.
Degli interventi effettuati il Ministro Fini ha personalmente informato il Presidente dell'AIRL l'8 aprile scorso, ed una delegazione dell'Associazione è stata successivamente ricevuta alla Farnesina l'11 aprile.
Il Governo continua a seguire con la massima attenzione, sia a Roma che a Tripoli, la questione, che nell'ambito dei rapporti bilaterali riveste un carattere prioritario anche per il suo elevato valore simbolico. Ulteriori eventuali passi verranno valutati a breve alla luce delle risposte che le Autorità libiche daranno alla richiesta italiana. Interrogazione del Sen. Franco Servello Seduta del 22 marzo 2005 SERVELLO - Al Ministro degli affari esteri - Premessa l'importanza dell'incontro, svoltosi nel novembre 2004, tra il Presidente del Consiglio dei ministri italiano Berlusconi ed il leader libico Gheddafi, che ha favorito l'instaurarsi di nuovi e più collaborativi rapporti tra l'Italia e la Libia, dopo la crisi del 1970 e l'espulsione di circa 20,000 Italiani dal paese nordafricano; in considerazione dell'accordo, perfezionato in tale sede, in base al quale sarebbe stato consentito il rientro in Libia dei cittadini italiani espulsi; rilevato che, a distanza di oltre sei mesi da tale accordo e dal conseguente annuncio del rilascio, da parte del governo libico, dei visti turistici per gli italiani nati in tale paese, ancora nessun provvedimento operativo è stato adottato dal governo di Gheddafi; rilevato inoltre l'impegno profuso dall'Associazione per il rimpatrio degli italiani dalla Libia (AIRL) e la conseguente delusione per gli inspiegabili ritardi, l'interrogante chiede di conoscere: quale sia l'opinione del Governo in merito ai fatti sopra lamentati; se e quali iniziative concrete siano previste per garantire l'attuazione degli accordi stipulati, in particolare per quanto riguarda i! rientro dei cittadini Italiani espulsi dalla Libia.
Italiani nel mondo/ Ancora nulla di fattoper i visti agli italiani rimpatriati dalla Libia/ Ortu (Airl) scrive al Presidente della Camera Casini AISE 2 maggio 2005 Raffaella Aronica Nulla di fatto per i cittadini italiani rimpatriati dalla Libia. Alle tante promesse mancate, tra cui quella fondamentale degli indennizzi, si era aggiunta nei giorni scorsi la questione della limitazione ai visti, arbitrariamente decisa dalle autorità libiche, senza che il governo italiano e le nostre rappresentanze diplomatiche a Tripoli ne sapessero nulla. La crisi del governo Berlusconi ha di fatto bloccato i tentativi messi in atto dal Presidente dell'AIRL, Giovanna Ortu, di risolvere la questione. E nemmeno la visita a Tripoli del Presidente della Camera, Pierferdinando Casini, ha avuto il risultato auspicato. Pur avendo inserito nell'agenda dei suoi colloqui con le autorità libiche la questione dei visti per gli ex residenti, Casini, dichiara la Ortu, è tornato in Italia "a mani vuote": secondo la Presidente dell'Airl, infatti, le risposte ottenute sono infatti "inaccettabilmente dilatorie". In una lettera inviata oggi, 2 maggio, al presidente Casini, la Ortu sottolinea che "le disposizioni del Governo libico sono in palese violazione dei diritti umani e confermano, purtroppo, che la nostra politica nei confronti di quel Paese è stata fallimentare". "È evidente – prosegue la presidente dell'Airl – che siamo stati usati: non abbiamo chiesto alcuna contropartita alla Libia prima di fornirgli l'aiuto richiesto per l'eliminazione dell'embargo e per il rientro nel consesso occidentale con il risultato che oggi, essendo meno isolata, la Jamahiria può permettersi di non rispettare gli impegni solennemente presi su diversi fronti. Ciò umilia non solo me e le migliaia di rimpatriati che rappresento, ma tutti i cittadini italiani". Per la soluzione di questo problema, la Ortu ricorda di attendere "che il Ministro degli Esteri dia corso alle iniziative di cui parla nella sua ultima lettera, fino ad applicare il principio di reciprocità". Giovanna Ortu richiama poi all'attenzione di Casini "un altro aspetto del contenzioso che i rimpatriati hanno in tema di indennizzi per i beni confiscati, contenzioso che riguarda esclusivamente il Governo italiano" e per il quale la presidente dell'Airl ha chiesto a Casini "un breve incontro". "Anche quest'anno il Governo probabilmente trascurerà di inserire un modesto stanziamento pluriennale per il nostro indennizzo nel DPF che si appresta a varare. Ciò in spregio alla volontà parlamentare espressa con la votazione plebiscitaria dell'odg n.9/4489/61 del 17/12/2003", osserva la Ortu, che acclude alla lettera un "un promemoria che ripercorre le tappe del lungo inganno che si è consumato nell'arco di questa legislatura, contrariamente agli impegni solennemente presi in fase elettorale". La prima tappa della vicenda "indennizzi ai rimpatriati" risale dunque al maggio 2002, ben 3 anni fa, quando, ricorda la Ortu, "il presidente della commissione Finanze del Senato, Riccardo Pedrizzi, di Alleanza nazionale, presenta il d.d.l. n.1334 sottoscritto da altri 44 senatori dei due schieramenti politici che prevede il saldo degli indennizzi dovuti dallo Stato italiano ai rimpatriati per i beni confiscati dal governo libico". Il 1° agosto dello stesso anno, "Berlusconi riceve a Palazzo Chigi il presidente dell'Airl Giovanna Ortu in previsione del suo primo incontro con Gheddafi, che si terrà il 28 ottobre successivo. Berlusconi impartisce istruzioni ai funzionari presenti all'incontro affinché nella Legge finanziaria 2003 venga inserito uno stanziamento a fronte del d.d.l. 1334 Pedrizzi ed altri". Il 16 ottobre in una lettera a Berlusconi Giovanna Ortu dichiara: "Malgrado le istruzioni da Lei impartite durante il nostro colloquio, non siamo riusciti a trovare nella legge finanziaria il promesso stanziamento". Il 24 ottobre Gianfranco Fini riceve la presidente dell'Airl e il presidente dell'AIRIL, Leone Massa, in vista della visita di Berlusconi a Tripoli del 28 ottobre. Un comunicato di Palazzo Chigi rileva che "Fini ha confermato la determinazione del Governo italiano di tenere presente, nell'ambito dei nuovi rapporti italo-libici, anche le legittime aspettive di ordine morale ed economico sostenute dalle due Associazioni". Ma il 23 dicembre 2002, ricorda la Ortu, "gli indennizzi restano fuori della Finanziaria 2003. Il presidente della commissione Finanze del Senato Pedrizzi tenta in extremis di salvare la faccia al Governo facendo approvare il 23 dicembre un emendamento per una somma ridicola di 2,5 milioni di euro all'anno da frazionare per tre anni. L'importo è tecnicamente mal stanziato e quindi inutilizzabile. La questione resta aperta per l'anno successivo". E siamo al 7 maggio 2003, quando, alla vigilia delle elezioni amministrative del 25 maggio, il vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini riceve ancora Giovanna Ortu a Palazzo Chigi ed assume il solenne impegno di risolvere definitivamente il problema indennizzi con la Finanziaria 2004. segue una lettera aperta di Giovanna Ortu a Berlusconi "per richiamare il governo ai suoi doveri". Il 17 dicembre, "nonostante le promesse di Fini, gli indennizzi vengono ignorati anche dalla Finanziaria 2004. Ma il Parlamento reagisce: la Camera dei Deputati approva con 430 voti su 443 deputati presenti l'odg n.9/4489/61 che impegna il Governo a completare l'indennizzo dei rimpatriati dalla Libia". Un anno dopo, il 23 settembre 2004, il Ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, interviene dalle pagine del Secolo d'Italia: "In un momento di rinnovati rapporti con la Libia (la fine dell'embargo europeo n.d.r), il Governo non deve dimenticare i nostri connazionali che in passato hanno sofferto perdite morali ed economiche a seguito della cacciata dal Paese. A loro dovrà essere corrisposto un indennizzo definitivo dopo gli acconti percepiti in base alle leggi precedenti. Ciò consentirà una dignitosa riparazione della vicenda sul piano materiale". La questione dei rimpatriati entra così nelle pagine della stampa nazionale, dall'Unità al Corriere della Sera. Il 14 ottobre il vice ministro all'Economia, Mario Baldassarri, riceve una delegazione dell'AIRL e garantisce lo stanziamento a copertura della legge d'indennizzo. Il 30 ottobre si tiene il Congresso dell'Airl, al quale giunge il messaggio del ministro Tremaglia: "Confido nella positiva evoluzione anche del contenzioso ancora in corso". Al congresso intervento Riccardo Pedrizzi che dichiara: "per motivi scaramantici non voglio fare promesse, voglio solamente riferire che in Commissione Bilancio è stato presentato un emendamento da parte di tutto il gruppo AN con uno stanziamento abbastanza adeguato: la copertura finanziaria è stata dichiarata compatibile con l'esigenze di bilancio". Tutto è confermato dal vice presidente del Consiglio Fini, che assicura: "quel che ha detto il Senatore Pedrizzi certamente troverà seguito in Parlamento, e se toccherà a me esprimere il parere del Governo, il Governo esprimerà un parere favorevole". Per la stampa nazionale la questione dei risarcimenti per i beni confiscati sembra essere ormai ad una svolta. Su La Stampa del 17 novembre 2004 si legge: "Il viceministro Baldassarri ha promesso l'approvazione di un emendamento alla finanziaria che stanzia per quest'anno i primi 50 milioni di euro". Il giorno seguente Mario Puccinelli, componente della delegazione Airl a Tripoli, dichiara allo stesso giornale: "non ho nulla da pretendere dai libici, chi mi ha trattato peggio è stato il governo italiano". I beni confiscati agli ex italiani di Libia: 37.000 ettari di terra, 1.750 abitazioni, 5.000 esercizi commerciali, 1.200 tra autoveicoli, aerei, macchine agricole per un valore, nel 1970, di 200 miliardi di lire. La Ortu si affida, dunque, al presidente Casini, "all'equilibrio e alla saggezza che ha dimostrato in ogni circostanza, per avere una parola chiara e definitiva in merito, anche la più negativa: se non abbiamo diritto ad essere indennizzati dobbiamo saperlo; se i pochi fondi necessari non possono essere resi disponibili si trovino forme e modi per onorare il debito. Dopo trentacinque anni vorremmo poter mettere la parola fine alla nostra incredibile odissea!". Comunicato stampa del 2 maggio 2005 Riportiamo qui di seguito
la lettera inviata in data odierna al Presidente della Camera, Onorevole
Pierferdinando Casini dopo il suo rientro "a mani vuote" da
Tripoli. Lettera all'On. Pierferdinando Casini Presidente della Camera dei Deputati 2 maggio 2005 La ringrazio vivamente per aver inserito nell'agenda dei Suoi colloqui con le autorità libiche la questione dei visti per gli ex residenti anche se mi sono resa conto che le risposte ottenute sono inaccettabilmente dilatorie. Le disposizioni del Governo libico sono in palese violazione dei diritti umani e confermano, purtroppo, che la nostra politica nei confronti di quel Paese è stata fallimentare. E' evidente infatti che siamo stati usati: non abbiamo chiesto alcuna contropartita alla Libia prima di fornirgli l'aiuto richiesto per l'eliminazione dell'embargo e per il rientro nel consesso occidentale con il risultato che oggi, essendo meno isolata, la Jamahiria può permettersi di non rispettare gli impegni solennemente presi su diversi fronti. Ciò umilia non solo me e le migliaia di rimpatriati che rappresento, ma tutti i cittadini italiani. Per la soluzione di questo problema attendo che il Ministro degli Esteri dia corso alle iniziative di cui parla nella sua ultima lettera, fino ad applicare il principio di reciprocità. Desidero qui richiamare la Sua attenzione su un altro aspetto del contenzioso che i rimpatriati hanno in tema di indennizzi per i beni confiscati, contenzioso che riguarda esclusivamente il Governo italiano. Ed è su questo argomento che mi permetto di chiederLe al più presto un breve incontro. Accludo alla presente un promemoria che ripercorre le tappe del lungo inganno che si è consumato nell'arco di questa legislatura, contrariamente agli impegni solennemente presi in fase elettorale. Anche quest'anno il Governo probabilmente trascurerà di inserire un modesto stanziamento pluriennale per il nostro indennizzo nel DPF che si appresta a varare. Ciò in spregio alla volontà parlamentare espressa con la votazione plebiscitaria dell'o.d.g. n. 9/4489/61 del 17/12/2003. Mi affido a Lei, all'equilibrio e alla saggezza che ha dimostrato in ogni circostanza, per avere una parola chiara e definitiva in merito, anche la più negativa: se non abbiamo diritto ad essere indennizzati dobbiamo saperlo; se i pochi fondi necessari non possono essere resi disponibili si trovino forme e modi per onorare il debito. Dopo trentacinque anni vorremmo poter mettere la parola fine alla nostra incredibile odissea! La ringrazio e resto in attesa di essere contattata dalla Sua segreteria ai numeri in calce riportati. La prego di gradire i miei migliori saluti
Giovanna Ortu Italiani nel mondo/ Limitazione visti Libia/ Ortu(Airl) a colloquio con il Direttore del Mae Sessa: il clima è più disteso ma vogliamo risposte politiche Aise 12 aprile 2005 Raffella Aronica Roma/ Aise Si dichiara "moderatamente soddisfatta" Giovanna Ortu, che, in qualità di presidente dell'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia, è stata ricevuta ieri sera, 11 aprile, dal Direttore generale del Mae per i Paesi del Mediterraneo, Riccardo Sessa, per discutere della limitazione ai visti recentemente stabilita dalle autorità libiche. Soddisfatta, dicevamo, ma pronta a non "mollare la presa" e decisa ad ottenere "una risposta politica" in tempi brevi, brevissimi. A colloquio con l' Aise , Giovanna Ortu ha infatti tracciato un bilancio dell'incontro avuto ieri alla Farnesina, anche alla luce della tanto attesa risposta giunta venerdì sera dal Ministro degli Affari Esteri, Gianfranco Fini, alle sue precedenti e numerose sollecitazioni. Una lettera, quella di Fini, che la presidente dell'Airl ha definito "molto gentile e amichevole nei toni", ma che "in sostanza è sempre una lettera diplomatica e non risponde ai problemi reali" legati non soltanto alla questione "visti", ma anche ai rimborsi che da lungo tempo gli italiani esuli dalla Libia attendono dal governo italiano. Resta, comunque, la presa d'atto dal parte del ministro Fini, ha ammesso la Ortu, dell'importanza che evidentemente a questi problemi finalmente il governo attribuisce. A dimostrazione di ciò, sempre ieri, lunedì 11 aprile, il nostro Ambasciatore a Tripoli si è recato dal primo ministro libico, prima, e dal ministro degli interni, poi, per avere chiarimenti sulla decisione presa all'insaputa del governo italiano. "Il ministro dell'interno, che era stato in realtà già sollecitato dal ministro degli esteri, si è mostrato moderatamente possibilista", ci ha riferito Giovanna Ortu, che, informata dei fatti da Sessa, ha registrato con soddisfazione la decisione del governo italiano di insistere con la Libia nel "totale rifiuto" e nella richiesta del "ritiro di questo provvedimento limitato sub condicione", probabilmente adottato dal ministero degli interni, ha aggiunto la Ortu, "senza che lo stesso ministro degli esteri libico ne fosse informato". Tra l'altro, proprio verso il ministro degli esteri libico Giovanna Ortu ha espresso parole di riconoscenza per aver sempre avuto nei suoi riguardi "espressioni molto affettuose e gentili" ed averle assicurato che sarebbe stata sempre la benvenuta in Libia. La presidente dell'Airl ha ricordato, inoltre, "un omaggio molto bello e significativo" resole due anni fa dal ministro, che in quell'occasione "aveva rifiutato la mia proposta di divenire una sorta di capro espiatorio nella questione visti, in quanto rappresentante dei diritti degli italo-libici". In realtà, secondo Giovanna Ortu, "la Libia seguita a vedere in noi una possibile merce di scambio con i numerosi altri problemi che ci sono sul tappeto, perché, anche se non lo si ammette, in fondo tra Italia e Libia restano delle tensioni". Quello che, dunque, "ci aspettiamo dall'Italia è che il contenzioso sia messo una volta per tutte sul tappeto per trovare una soluzione definitiva". Un contenzioso piuttosto ricco, per la Libia soprattutto, visto che da parte italiana, ha spiegato la Ortu, l'unica vera richiesta è stata sin dall'inizio quella relativa ai visti. "Sul tappeto, nel rapporto tra Italia e Libia, ci sono diverse questioni: da una parte c'è il contenzioso delle aziende che hanno lavorato a Tripoli negli anni '80 e che ammonta a circa 650 milioni di dollari di sola sorte capitale; dall'altra c'è quel "grande gesto" preteso dai libici, che in realtà non veniva citato nel rapporto del '98, ma che via via si è allargato dal progetto di un ospedale sino a quello della faraonica autostrada che dovrebbe collegare tutto il Paese. Vi sono poi altri aspetti minori, contenuti nel comunicato congiunto del 1998, che è stato più che altro una resa totale e quasi indefinita dell'Italia alla Libia". L'unica richiesta avanzata come contropartita dall'Italia, ha proseguito la Ortu, è stato "il rilascio dei nostri visti, che era qualcosa di irrinunciabile" e che oggi "ci viene nuovamente negato". A fronte di tutto ciò, il lungo colloquio avuto ieri con il Direttore del Mae Sessa "è stato positivo" anche perché, ha dichiarato all' Aise il presidente dell'Airl, "il ministro Fini ha assicurato che il governo riuscirà a mettere in bilancio le somme necessarie per il restauro del cimitero di Tripoli", recentemente saccheggiato da ignoti. Pur ringraziando il titolare della Farnesina per l'attenzione rivoltale, Giovanna Ortu, riferendosi alla questione degli indennizzi, ha però aggiunto: "ora voglio delle risposte politiche e questa è l'ultima opportunità di averle, a meno che non si vada alle elezioni anticipate". A questo punto la presidente dell'Airl ha lanciato un messaggio anche alla coalizione di centrosinistra per sapere se, in caso di vittoria delle elezioni, "sarebbero in grado di riconoscerci quello che ci è dovuto". Abbiamo, infine, chiesto alla presidente Ortu entro quali termini si aspetta una risposta dal governo. "Ho dato loro un ultimatum", ha precisato Giovanna Ortu. "Una settimana, anche in considerazione del consiglio nazionale dell'associazione che si terrà venerdì". Ultimatum a parte, ha concluso Giovanna Ortu, "il clima è più disteso. Abbiamo incassato qualche dichiarazione rassicurante e se non altro un impegno dei nostri a proseguire, a portare a termine questa operazione, a non tollerare alcuna discriminazione. Quindi ci riteniamo moderatamente soddisfatti, ma certamente non ci possiamo permettere il lusso di mollare la presa". Il Ministro Fini risponde alla Presidente dell'AIRL Ortu Aise 12 aprile 2005 Raffella Aronica ROMA\ aise\ - È giunta finalmente venerdì sera la tanto attesa risposta dal Ministro degli Affari Esteri, Gianfranco Fini, alle numerose sollecitazioni della presidente dell'Airl, Giovanna Ortu, sulla questione delle limitazioni dei visti stabilite dalle autorità di Tripoli, all'insaputa del ministro degli esteri libico e del governo italiano. Mentre infatti la Ortu si preparava all'incontro con il Direttore generale del Mae per il Paesi del Mediterraneo, Riccardo Sessa, incontro tenutosi poi ieri, 11 aprile, alla Farnesina, venerdì sera le è giunta, insieme alla lettera dello stesso Sessa, una missiva da parte del Ministro Fini, "molto gentile e amichevole nei toni", ha dichiarato all' Aise la Ortu, ma che "in sostanza non risponde ai problemi reali" legati non soltanto alla questione "visti", ma anche ai rimborsi che da lungo tempo gli italiani esuli dalla Libia attendono dal governo italiano. Ne riportiamo di seguito il testo integrale. "Gentile Signora Ortu ho letto con grande attenzione la Tua recente lettera, e posso capire lo stato d'animo che l'ha ispirata, D'altro canto. Tu conosci molto bene la complessità del rapporto italo-libico, e sai quanto esso sia caratterizzato da passi in avanti e da battute d'arresto, come sempre imputabili a situazioni di diverso genere. In questo quadro, voglio dirTi che le questioni che Tu hai voluto segnalarmi costituiscono altrettante priorità nell'azione del Governo nei confronti della Libia e verso tutti quegli Italiani che a quel Paese si sentono legati da vincoli di affetto. Ciò detto, e per quanto riguarda più in particolare la vicenda dei visti, desidero farTi stato del mio più profondo disappunto per la notizia della recente adozione da parte libica di un provvedimento che limiterebbe la possibilità di fare ritorno in Libia agli esuli italiani ultra sessantacinquenni. Come hai saputo, su mia richiesta il Direttore Generale Sessa ha incontrato ieri l'Incaricato d'Affari libico per esprimergli a mio nome la più ferma protesta nei confronti di una misura discriminatoria ed inaccettabile e che si pone inoltre in netto contrasto con quanto convenuto con le Autorità libiche, in particolare durante l'incontro del Presidente del Consiglio Berlusconi con il Leader libico il 7 ottobre scorso, ed ha chiesto il ritiro del provvedimento. Ricordo ancora la gioia con la quale, durante il convegno della Tua Associazione lo scorso ottobre, al termine di quella che sembrava allora veramente la fine della "traversata del deserto", alcuni Italiani di Libia hanno ricevuto dalle mani dell'Inviato speciale del Leader libico, l'Ambasciatore Al Obeidi, i passaporti con i visti d'ingresso per far ritorno al Paese in cui sono nati. L'adozione di tale iniqua misura mi pare tanto più sorprendente alla luce dei rapporti che l'Italia e la Libia hanno saputo costruire negli anni, ed in particolare negli ultimi tempi, e che ci hanno visto a fianco di Tripoli lungo il suo lungo cammino di riavvicinamento all'Occidente. Tali considerazioni sono state rappresentate in maniera ferma ed inequivocabile alle Autorità libiche prima che avessimo conferma del provvedimento e lo abbiamo ripetuto oggi all'Incaricato d'Affari libico. Nei prossimi giorni il nostro Ambasciatore a Tripoli effettuerà un nuovo passo e ribadirà gli stessi concetti, assieme al nostro più fermo intendimento di far rispettare gli impegni presi, i quali, se disattesi, andrebbero a ledere i diritti fondamentali di quei cittadini italiani più legati alla Libia e che tanto possono fare - come riconosciuto dallo stesso Gheddafì - per cementare ulteriormente i rapporti tra i due Paesi. Vorrei comunque assicurarTi che in ogni momento il Ministero degli Esteri e l'Ambasciata a Tripoli hanno attribuito la massima priorità alla questione, che si è tradotta, su mie indicazioni, in continue sollecitazioni affinchè all'annuncio del Leader libico del 7 ottobre seguisse l'adozione di un provvedimento concreto, senza ambiguità e, soprattutto, senza alcuna limitazione. Desidero infine confermarTi che tale impegno, mio personale e di tutto il Ministero degli Affali Esteri, proseguirà immutato affinchè siano garantiti il diritto sacrosanto dei nostri concittadini nati in Libia a poter tornare presto nei luoghi natii. Mi farà piacere poterTi incontrare per riprendere questo ed altri argomenti che stanno a cuore alla Tua Associazione, sui quali voglio comunque garantirTi che la Farnesina non ha mai mancato di impegnarsi".
Ecco un ulteriore aggiornamento sulla situazione:
parrebbe che la limitazione dei visti agli over 65 sia avvenuta all'insaputa
del Ministro degli Esteri libico che lunedì dovrebbe porre riparo
alla situazione. Proprio lunedì avrò un colloquio al Ministero
degli Esteri italiano, e quindi potrò aggiornarvi in proposito.
Ieri sera sono giunte le lettere del Ministro degli Esteri e del Direttore
Generale del MAE, pubblicate qui di seguito (cliccabili), insieme ai
lanci di agenzia relativi al comunicato emesso dalla Farnesina e ad
un breve articolo apparso sul Corriere della Sera di oggi. Lunedì
pubblicheremo sul sito anche la risposta all'interrogazione presentata
al Parlamento Europeo da Cristiana Muscardini che ringraziamo.
Come noterete il Ministro Fini non risponde a tutte gli interrogativi contenuti nella mia lettera, ma siamo certi che intende rispondere a voce nell'appuntamento che si dice pronto a darmi. Comunque mi sembra che il
progetto accampamento davanti ad uno dei palazzi del potere cominci
a prendere sempre più forma; invito pertanto tutti coloro che
si dichiarano disponibili a fare una specie di staffetta con me a farsi
avanti. Speriamo che non ce ne sia bisogno! Un caro saluto,
Giovanna Ortu
Lettera del Ministro degli Esteri Gianfranco Fini Lettera dell'Ambasciatore Riccardo Sessa Interrogazione dell'On. Cristiana Muscardini
Tra Italia e Libia buoni affari e vecchie ruggini. Il Sole 24 ore 9 aprile 2005 Gerardo Pelosi Quello libico sarà il mercato del futuro nella Sponda Sud del Mediterraneo. Per questo il nostro Governo si impegna a sostenere il negoziato in corso per l'ingresso della Libia nella Wto (Organizzazione mondiale del commercio) e nel cosiddetto processo euromediterraneo di Barcellona. Ma Tripoli deve eliminare al più presto le discriminazioni che colpiscono l'Italia, a cominciare dalle restrizioni sui visti per gli italiani nati in Libia, e risolvere il “nodo” dei crediti per 627 milioni di dollari vantati dalle imprese italiane. Il viceministro delle Attività produttive Adolfo Urso ha incontrato ieri le autorità libiche a margine della visita alla fiera internazionale di Tripoli che ha visto in questi giorni la presenza di 250 operatori italiani. Con il ministro degli Esteri, Abdurrahman Shalgam, e con quello dell'Economia, Abdelgader Elkheir, Urso ha passato in rassegna lo stato dei rapporti economici. Grandi imprese italiane stanno partecipando a gare per la rete fissa di telefonia (Pirelli e Marconi), la Edison sta trattando progetti per la produzione di energia, la Fincantieri sta negoziando la costruzione di motovedette per la guardia costiera. Tra i progetti già realizzati, l'Inso ha costruito un ospedale a Bengasi (300 milioni di euro). Aziende italiane sono interessate anche ai settori della pesca, dell'agroindustria e del turismo. La società Sistemi e la Great Man Made River Authority (ente libico che controlla l'acquedotto del deserto lungo 4.200 chilometri) hanno siglato un accordo di partenariato che prevede la concessione di 2.500 ettari irrigati per realizzare una filiera agroalimentare. «Dopo la revoca dell'embargo — ha ricordato Urso — la Libia si sta aprendo alla concorrenza internazionale. L'Italia ha tutto l'interesse a mantenere la posiziòne di primo partner commerciale del Paese aumentando però la quota di investimenti diretti». Restano tuttavia numerosi gli elementi che impediscono una piena operatività: si va dalla legge sui rappresentanti libici delle aziende straniere ai ritardi nelle privatizzazioni, ai vecchi contenziosi bilaterali. Fra questi ultimi c'è, in particolare, la questione dei visti. Non soltanto quelli per i viaggi d'affari (quelli turistici sono stati liberalizzati), ma soprattutto quelli per gli italiani nati in Libia. Dopo l'accordo dell'ottobre scorso tra il premier Silvio Berlusconi e il leader Muahmmar Gheddafi il problema sembrava risolto. Recentemente, però, sono stati reintrodotti alcuni vincoli come quello che prevede la concessione dei visti solo agli italiani nati in Libia che abbiano compiuto i 65 anni. «Per me il problema può dirsi risolto — ha assicurato il ministro degli Esteri libico Shàlgam a Urso —. L'accordo Berluscom-Gheddafi è pienamente valido e con il ministro degli Interni per risolvere definitivamente la questione>>. In realtà il ministro dell'Economia Elkheir, nel suo colloquio con Urso, avrebbe condizionato la soluzione dei visti al cosiddetto “gesto simbolico” offerto dall'Italia alla Jamairija per chiudere la questione dei danni di guerra. “Gesto” valutato, a fine 2001, in 60 miliardi di euro. Tra i nodi anche l'Ali, l'Associazione Libia-Italia creata nel 1998 e che prevedeva il versamento di una quota fino all'1% del valore dei contratti vinti dalle aziende italiane in un fondo sociale per progetti a favore delle vittime della colonizzazione italiana. Trattative ancora in corso anche per i crediti vantati da 115 aziende italiane, per 627 milioni di dollari.
Esuli, dietrofront della Libia Rientrano solo gli over 65 Corriere della Sera 9 aprile 2005 M.Gen. Solo gli esuli italiani con più 65 anni potranno far rientro in Libia. A stabilirlo è un provvedimento, affisso su una bacheca del consolato di Tripoli, che indigna i 20.000 italiani espulsi dal Paese nel 1970 ). La disposizione contrasta con gli accordi presi il 7 ottobre scorso, quando il colonnello Gheddafi e il presidente del consiglio Silvio Berlusconi comunicarono al mondo il ritorno in patria di tutti gli esuli. Per questo, fa sapere la presidente dell'Associazione italiana rimpatriati Giovanna Ortu, «neanche chi potrebbe farlo usufruirà della presunta agevolazione». L'inaspettato dietrofront di Tripoli imbarazza la Farnesina, che ha convocato l'incaricato d'affari libico per chiedere il ritiro del provvedimento. E insospettisce l'associazione degli esuli, che vede nella mossa una sorta di ricatto. «La concessione dei visti—continua la Ortu— viene subordinata alla costruzione di un'autostrada in Libia da parte dell'Italia, per un impegno economico che si aggira intorno ai 6 miliardi di euro». Il ministro degli esteri libico Shalgam, invece, assicura che l'accordo tra Berlusconi e Gheddafi è ancora «pienamente valido» e che i visti saranno concessi anche agli italiani sotto i 65 anni. La questione dovrebbe essere risolta in un incontro, forse già lunedì, con l'ambasciatore italiano a Tripoli. Italiani
nel mondo/la Libia limita i visti agli esuli italiani/ Fini convoca
l'incaricato d'affari libico e chiede il ritiro del provvedimento/ "l'accorata
indignazione" di Ortu (AIRL) 8 aprile 2005 Raffaella
Aronica
8 aprile 2005 Raffaella
Aronica
Italia-Libia: Farnesina su visti a esuli Italiani ANSA, AGI, ADNKRONOS, APBISCOM, ASCA 8 aprile 2005 L'Incaricato d'Affari libico e' stato ieri convocato alla Farnesina, dove gli sono stati espressi stupore e profondo disagio per l'adozione da parte di Tripoli di un provvedimento che limita agli ultra sessantacinquenni la possibilita' per i rimpatriati italiani di fare ritorno in Libia. Ne da' notizia un comunicato del Ministero degli Esteri. All'Incaricato d'Affari libico, convocato su istruzioni del ministro degli Esteri Gianfranco Fini, e' stato chiesto - si legge nel comunicato - il ritiro del provvedimento, definito discriminatorio, inaccettabile e in contrasto con l'annuncio dato dal Colonnello Gheddafi al Presidente del Consiglio il 7 ottobre scorso, secondo il quale gli italiani espulsi nel 1970 avrebbero potuto tornare in Libia. Un passo di analogo tenore verra' effettuato nei prossimi giorni dall'Ambasciatore d'Italia a Tripoli anche a seguito degli interventi svolti sull'argomento dal vice ministro per le Attivita' Produttive Adolfo Urso in occasione della sua recente missione in Libia.Cari amici, ecco le ultime novità in tema visti: il nostro comunicato odierno e ulteriori riscontri sulla stampa.
URSO A TRIPOLI: I VISTI AI RIMPATRIATI VALUTATI 6 MILIARDI DI EURO Comunicato stampa 7 aprile 2005 h. 15,30 Apprendiamo che nell'incontro odierno con il Viceministro Urso, il primo ministro libico avrebbe affermato che la concessione dei visti agli italiani nati in Libia è subordinata al regalo della famosa autostrada da un confine all'altro del Paese per un impegno economico che si aggira sui sei miliardi di euro. Questo il commento di Giovanna Ortu, presidente dell'AIRL: “Nemmeno la nostra dignità, che peraltro non ha prezzo, vale così tanto! Non spetta certamente a noi analizzare i tempi e i modi in cui questa lievitazione è avvenuta a partire dall'accordo del 1998 che nulla prevedeva in materia. Si parlò poi di un centro ospedaliero (costruito e donato alla città di Bengasi nel 2002) e successivamente di 60 miliardi delle vecchie lire da destinare prima ad un importante progetto sanitario, e poi all'elaborazione gratuita del progetto di una strada. Per quanto più strettamente ci riguarda, non riusciamo a credere che i libici, dopo averci riservato un'accoglienza straordinaria avanzando precise richieste di collaborazione, vogliano far pagare nuovamente a noi, che già abbiamo perduto ogni nostro avere, il prezzo del loro contenzioso con il nostro Paese. Ricordiamo che il Colonnello Gheddafi si è dichiarato addirittura disponibile a foto-ricordo in nostra compagnia! ( intervista di Giovanni Minoli del dicembre 2004 ). Comunque il governo italiano risparmierà se, per farci dimenticare la discriminazione di cui siamo oggetto e il clamoroso insuccesso nella lunga trattativa con i libici, si impegnerà nell'emanazione della legge che ci spetta per l'indennizzo dei beni confiscati trentaquattro anni fa: l'onere del provvedimento in nostro favore non arriva ad un ventesimo del regalo preteso dalle autorità libiche”.
Strong protest from the Italian Repatriates Association from Libya AGI 6 aprile 2005 A strong protest from the Italian Repatriates Association from Libya (AIRL) towards the Italian government which i n Tripoli did not honour its commitment to " grant tourist visas " to those who were sent away after the accession of Mu'ammar al-Qadhafi . In a letter to Foreign Affairs Minister Gianfranco Fini, AIRL president Giovanna Ortu asks if it was an " April fool's joke ". It was on April 1 that the Libyan consulate in Rome placed "on a billboard an announcement that subordinates the granting visas to those who were born in Libya on the condition that they are over 65 years of age", in opposition to what was announced last October 7. On the eve of the visit to Tripoli of Foreign Commerce Vice Minister Adolfo Urso , AIRL lamented that the government disappointed the repatri ates denying funds promised for compensation claims and the restoration of the Tripoli cemetery , and now with the " visa farce". L'Italia fa pressing sulla Libia Il sole 24 ore 5 aprile 2005 Gerardo Pelosi È affidato ai rappresentanti di 250 aziende italiane che parteciperanno domani e giovedì alla fiera internazionale di Tripoli con una missione guidata dal viceministro delle Attività produttive, Adolfo Urso, il compito di rafforzare le relazioni economiche con la Jamahiria e normalizzare rapporti politici molto altalenanti. «In Libia sta per partire un grande piano per lo sviluppo e le privatizzazioni — ha spiegato il viceministro Urso — e questo è il momento giusto per investire e rafforzare la nostra presenza». In realtà quella italiana è una rincorsa per recuperare una posizione di leadership minacciata da altre aziende europee e americane dopo la fine dell'embargo e il pagamento degli indennizzi per le vittime di Lockerbie. Il viceministro Urso e presidente della Simest, Ruggiero Manciati, illustreranno agli interlocutori libici a cominciare dal primo ministro, Shuri Ghanem, progetti nei settori delle telecomunicazioni, dell'elettricità e dei trasporti. Sull'operazione di Urso incombe, però, l'ombra di pesanti contenziosi non ancora risolti e che si trascinano da decenni. Innanzi tutto c'è il problema dei visti negati agli italiani già residenti in Libia. Il 17 novembre del 2004 per interessamento dello stesso Silvio Berlusconi il leader libico, Muahammar Gheddafi, aveva assunto l'impegno di concedere i visti agli italiani di Libia perché potessero visitare i luoghi della loro infanzia e rendere omaggio alle tombe dei loro cari. Alcuni visti furono concessi, ma con decisioni amministrative sono stati posti nuovi vincoli e una decisione finale non è mai stata presa dai comitati popolari di base e tantomeno dal Congresso generale del popolo che ha funzioni legislative e che, nel '70, stabilì con legge l'espulsione di tutti gli italiani dal suolo libico. Ieri la presidente dell'Airl, l'associazione che riunisce gli italiani residenti in Libia, Giovanna Ortu, ha inviato una lettera al viceministro Urso per lamentare le discriminazione nei confronti dei cittadini italiani nati in Libia. «Se lei ritiene che questo sia il momento giusto per investire e rafforzare la nostra presenza in Libia — scrive la Ortu — sono certa che saprà tenere presenti i nostri diritti in termini di visti e di indennizzi». Sempre ieri la Ortu ha inviato un telegramma al premier Berlusconi per protestare contro la decisione libica di subordinare il rilascio dei visti ai cittadini italiani nati nel Paese alla condizione che abbiano superato i 65 anni di età. Restano, inoltre, ancora da definire tempi e modalità del cosiddetto "gesto simbolico" che il Governo italiano dovrebbe offrire ai libici a chiusura del contenzioso per i danni di guerra. Gesto concordato alla fine del 2001 dall'ex ministro degli Esteri Renato Ruggiero con Gheddafi per una cifra pari a 60 miliardi di lire, ma lievitato nel corso delle numerose visite di Berlusconi in Libia fino ai 6 miliardi di euro (12mila miliardi delle vecchie lire). A tanto infatti ammonterebbe il costo della costruzione (richiesta dai libici) dell'autostrada litoranea da Tripoli al confine con la Tunisia. Durante la visita di Urso non è previsto un negoziato ad hoc per la soluzione del contenzioso relativo ai crediti vantati da oltre 110 aziende italiane per circa 600 milioni di euro. Se ne occuperà una delegazione del ministero dell'Economia. Prosegue invece, e sta dando alcuni buoni frutti, la cooperazione tra le forze di polizia italiane e libiche per contrastare l'immigrazione clandestina. Sono in corso di definizione le procedure per trasferire alla Libia gli strumenti per controllare migliaia di chilometri di coste e di deserto (motovedette, elicotteri, visori, ecc..), ma per rendere più efficace la lotta ai traffici di persone occorrerebbe estendere la cooperazione ad altri Paesi Ue meta finale dei clandestini. Rimpatriati denunciano, pesce d'aprile sui visti AGI 5 aprile 2005
Alla vigilia della visita a Tripoli del viceministro per il Commercio estero, Adolfo Urso, l'Airl lamenta che l'attuale governo ha deluso i rimpatriati negando i fondi promessi per gli indennizzi e per il restauro del cimitero di Tripoli e ora con la "farsa dei visti". "Non mi consola pensare - conclude polemicamente la Ortu - che le elezioni politiche sono vicine e che potremo li' concretizzare la nostra protesta". Pesce d'aprile per i rimpatriati? Un commento di Giovanna Ortu, presidente dell'AIRL News Italia Press 5 aprile 2005 Tripoli - " Adolfo Urso, in visita a Tripoli domani e dopodomani con centinaia di imprese italiane, cercherà negli 'affari' con la Jamahiria una consolazione alla bruciante sconfitta elettorale del suo partito e della coalizione di centro-destra ". Così commenta Giovanna Ortu, presidente dell'AIRL (Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia), augurando ironicamente 'buon viaggio' al Vice Ministro delle Attività Produttive. " La nostra politica con la Libia seguita ad essere ambigua e, per rincorrere le opportunità del momento, mette a repentaglio la credibilità e la dignità del nostro Paese ". E' di ieri la notizia che le autorità libiche, " nella totale indifferenza dell'Ambasciata d'Italia a Tripoli, della Farnesina e del sottosegretario Mantica ", si sarebbero rimangiati la decisione in merito al rilascio dei visti turistici per coloro che sono nati in Libia , " decisione platealmente annunciata da Berlusconi e Gheddafi lo scorso 7 ottobre in occasione della 'giornata dell'amicizia' che doveva prendere il posto della giornata della vendetta " . Dal 1 aprile, informa la Ortu,al Consolato libico di Roma è affisso in bacheca un annuncio che subordina la concessione dei visti per quanti sono nati a Tripoli alla condizione che abbiano superato i 65 anni di età . " Si tratta di un pesce d'aprile? - si chiede la Ortu - E' difficile spiegare altrimenti il motivo di un'inversione di rotta contraria alla logica, al diritto, agli impegni solennemente presi, specie dopo il caloroso messaggio di Gheddafi al congresso dell'AIRL e le proposte di collaborazione rivolte dalle autorità libiche alla delegazione dell'Associazione che si è recata a Tripoli lo scorso novembre ". Questo governo, denuncia la presidente dell'AIRL in una lettera di protesta indirizzata a Gianfranco Fini, si sarebbe comportato " con noi come nessuno mai aveva osato fare. Per quattro anni, ci ha illuso promettendoci uno stanziamento nella finanziaria per gli indennizzi, ci ha beffato con la farsa dei visti senza considerazione alcuna per la nostra dignità e i nostri sentiment i". Anche per il restauro del cimitero di Tripoli non sarebbero stati resi disponibili, nemmeno in parte, i fondi necessari (quattro milioni di Euro). " Non mi consola pensare che le elezioni politiche sono vicine e che potremo lì concretizzare la nostra protesta ". 5 aprile 2005 Carissimi, da un giornalista ho appreso ieri che il governo libico ha adottato la decisione di rilasciare i visti soltanto a quanti di noi hanno compiuto i 65 anni?! Di questa bizzarra possibilità avevo sentito parlare già dal primo marzo e mi ero battuta in tutti i modi per dimostrarne l'assurdità, nel totale disinteresse delle nostre istituzioni. Con il comunicato stampa, appena diffuso, con la lettera di protesta indirizzata a Fini, ad Urso, all'ambasciatore a Tripoli e con il telegrammma a Berlusconi ho inteso difendere il nostro onore. Invito tutti coloro che possono usufruire di questa concessione, cioè i vecchi come me e più di me, a NON servirsene poiché si tratta di una discriminazione ancor più incomprensibile di quella precedente. Seguitiamo a lottare! Giovanna Ortu PESCE D'APRILE PER I VISTI AI RIMPATRIATI? Comunicato stampa 5 aprile 2005 h. 12.00
“Adolfo Urso, in visita a Tripoli domani e dopodomani con centinaia di imprese italiane, cercherà negli <affari> con la Jamahiria una consolazione alla bruciante sconfitta elettorale del suo partito e della coalizione di centro-destra”. Così commenta -a nome dei rimpatriati dalla Libia- Giovanna Ortu presidente dell'Associazione, ironicamente augurando <buon viaggio> al Viceministro delle Attività Produttive. "La nostra politica con la Libia seguita ad essere ambigua e, per rincorrere le opportunità del momento, mette a repentaglio la credibilità e la dignità del nostro Paese. - prosegue la Ortu - È di ieri la notizia che le autorità libiche, nella totale indifferenza della nostra Ambasciata a Tripoli, della Farnesina e del sottosegretario Mantica, si sono rimangiati la decisione in merito al rilascio dei visti turistici per coloro che sono nati in Libia, decisione platealmente annunciata da Berlusconi e Gheddafi lo scorso 7 ottobre in occasione della <giornata dell'amicizia> che doveva prendere il posto della <giornata della vendetta>. Infatti dal 1° aprile al Consolato libico di Roma è affisso in bacheca un annuncio che subordina la concessione dei visti per quanti sono nati a Tripoli alla condizione che abbiano superato i 65 anni di età". "Si tratta di un pesce d'aprile? - si chiede G. Ortu- E' difficile spiegare altrimenti il motivo di una inversione di rotta contraria alla logica, al diritto, agli impegni solennemente presi, specie dopo il caloroso messaggio di Gheddafi al congresso dell'AIRL e le proposte di collaborazione rivolte dalle autorità libiche alla delegazione dell'Associazione che si è recata a Tripoli lo scorso novembre". "Questo governo si è comportato con noi come nessuno mai aveva osato fare - scrive la Ortu in una lettera di protesta indirizzata a Gianfranco Fini (alle ore 14.45 di ieri ad urne ancora chiuse) - per quattro anni ci ha illuso promettendoci uno stanziamento nella finanziaria per gli indennizzi, ci ha beffato con la farsa dei visti senza considerazione alcuna per la nostra dignità e i nostri sentimenti; persino per il restauro del cimitero di Tripoli non sono stati resi disponibili, nemmeno in parte, i fondi necessari ( quattro milioni di euro). Non mi consola pensare che le elezioni politiche sono vicine e che potremo lì concretizzare la nostra protesta.”Telegramma all'On. Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio dei Ministri 4 aprile 2005 A nome dei rimpatriati dalla Libia anche anziani protesto per la decisione adottata dal governo libico alla vigilia della missione d'affari del Viceministro Urso in Libia di subordinare il rilascio dei visti turistici ai cittadini italiani nati nel Paese alla condizione che abbiano superato i 65 anni di età. Inviterò tutti i miei associati anziani a non usufruire di questa benevola concessione perché in contrasto con il diritto, la logica, la dignità, gli impegni solennemente presi e più volte riaffermati. Mi auguro che Lei voglia e sappia rendersi interprete presso il Colonnello Gheddafi di tutta la nostra indignazione. Giovanna Ortu Presidente AIRL Lettera all'On. Gianfranco Fini Presidente di Alleanza Nazionale 4 aprile 2005 Caro Presidente, ho deciso di rivolgermi a Te quale Presidente del Partito, sperando di essere degna quanto meno di una risposta visto che dal 15 febbraio Ti rincorro dato che le autorità libiche pensavano di aver trovato in me un tramite per avere una Tua risposta in merito all'invito che Ti avevano rivolto (vedi mia lettera allegata). Oggi ho appreso casualmente da un giornalista che i libici, alla vigilia della missione economica a Tripoli del Viceministro Urso, hanno reso operativa una decisione in merito ai nostri visti che è bizzarra e ancor più discriminante di quella passata: ne beneficeranno soltanto “i vecchi” di 65 anni ed oltre. Nessuno del Ministero, né Sessa né Trupiano, che avevo messo a parte della mia preoccupazione, si sono premurati di informarmi del pessimo esito delle loro sollecitazioni in argomento. Vorrei farti presente che questo governo si è comportato con noi come nessuno mai aveva osato fare: per quattro anni ci ha illuso promettendoci uno stanziamento nella finanziaria per gli indennizzi, ci ha beffato con la farsa dei visti dal grande risalto mediatico senza considerazione alcuna per la nostra dignità e i nostri sentimenti; persino per il restauro del cimitero siamo stati impegnati oltre un anno per la defatigante ricerca del consenso dei parenti dei defunti senza che fossero resi disponibili nemmeno in parte i quattro milioni di euro necessari per i lavori. Tu stesso, ed è la delusione più grande, dopo essere intervenuto al nostro convegno e aver ricordato i nostri meriti, le ingiustizie patite e la dignità ritrovata, non Ti sei preoccupato di difenderci e nemmeno di “togliermi dall'imbarazzo” come Ti avevo pregato di fare. Non mi consola pensare che le elezioni sono vicine e che potremo lì concretizzare la nostra protesta; mi chiedo invece se abbiamo o se ho commesso qualche errore che mi abbia fatto perdere la considerazione Tua e dei Tuoi colleghi. Ti invito a dirmelo sinceramente Cordiali saluti Giovanna Ortu Lettera all'On. Adolfo Urso Viceministro delle Attività Produttive 4 aprile 2005 Illustre Onorevole, alla vigilia della Sua partenza per la Libia per cogliere "opportunità d'affari" con quel Paese da una posizione di “primo partner commerciale" qual è l'Italia, desidero ricordarLe che la "traversata del deserto" dei ventimila italiani cacciati da Gheddafi dopo aver subito la confisca di tutti i beni, non è ancora finita. La fierezza da Lei vantata nel Suo messaggio indirizzato al nostro congresso del 30 ottobre scorso, fierezza per il Suo “impegno politico in Alleanza Nazionale e per quello istituzionale del Ministero delle Attività Produttive, non ha quindi alcuna ragione di esistere. I primi visti, consegnati in quella occasione da Abdulati Alobidi in rappresentanza di Gheddafi, ai componenti della missione ufficiale dell'AIRL che si è recata a Tripoli pochi giorni dopo calorosamente accolta, sono stati anche gli unici. Ad oggi, l'annuncio della fine della discriminazione nei confronti di cittadini italiani per l'ingresso in un "Paese Amico" è rimasta lettera morta; né si è concretizzata la promessa del Governo italiano di provvedere con la legge finanziaria dell'anno in corso allo stanziamento per i nostri indennizzi. Il Suo collega Baldassarri non si è degnato nemmeno di darci una spiegazione in proposito. Il rilievo mediatico del successo ottenuto dal Presidente Berlusconi per la riabilitazione di una collettività che - a detta dello stesso Colonnello libico ( vedi in allegato il messaggio indirizzato al nostro congresso ) - "non è in alcun modo responsabile di quanto patito dal suo popolo” ed è invece stata l'unica ad averne pagato il prezzo, meriterebbe che i riflettori non si spegnessero su una vicenda che ha tutto il sapore di una beffa. Il sottosegretario Mantica, al contrario, non ha trovato il tempo, giovedì scorso, di intervenire telefonicamente ad una trasmissione sull'argomento a Rai International. Se Lei ritiene che questo sia "il momento giusto per investire e rafforzare la nostra presenza” in Libia sono certa che saprà tenere presenti i nostri diritti in termini di visti e di indennizzi, così come i crediti pregressi vantati dalle centinaia di imprese italiane che in passato hanno lavorato nella Jamahiria. Caro Viceministro, non sono io a doverLe ricordare che, prima delle “opportunità di affari”, un governo democratico deve assicurare con ogni mezzo la tutela dei diritti di tutti i suoi cittadini. Buon viaggio Giovanna Ortu Lettera a S.E. Francaesco Trupiano Ambasciatore d'Italia a Tripoli 4 aprile 2005 Caro Ambasciatore, faccio seguito alla mia del primo marzo scorso nella quale, nell'assenza di notizie da parte della direzione competente del MAE, Le manifestavo la nostra contrarietà alle condizioni bizzarre che i libici intendevano porre per il rilascio dei visti ai cittadini italiani nati in Libia, contrariamente a quanto annunciato mesi prima. In data odierna ho appreso da un giornalista che, negli uffici del Consolato della Jamahiria a Roma, è affissa una comunicazione in base alla quale i cittadini italiani nati in Libia possono ottenere il visto turistico per quel Paese solo se hanno superato i 65 anni di età. Questa disposizione è stata resa esecutiva senza che né la mia Ambasciata a Tripoli né i competenti uffici della Farnesina si degnassero di informarmi. Debbo considerarla un successo della nostra diplomazia per il buon esito della visita d'affari del Viceministro Urso annunciata per dopodomani? In proposito Le invio la lettera che ho appena spedito al Viceministro. Sono profondamente delusa! Le invio cordiali saluti Giovanna Ortu Lettera a S.E. Abdulati Alobidi, Gran Jamahiria Araba Libica 4 aprile 2005 Carissimo Amico, certamente non dubito del Suo costante impegno in favore del nostro contenzioso con la Libia in tema di visti turistici. Ma purtroppo si è verificato ciò che Le avevo espresso nella mia precedente lettera del primo marzo scorso. È da oggi affissa nella bacheca del Consolato della Jamahiria a Roma una disposizione in base alla quale i cittadini italiani nati in Libia possono richiedere il visto a condizione che abbiano superato i 65 anni di età: ciò in contrasto non solo con la più elementare ragione logica, ma anche con ogni buon diritto e soprattutto con i diritti umani. Cosa si è verificato per mutare così profondamente il senso del messaggio che Gheddafi ci ha inviato Suo tramite lo scorso ottobre? E quale significato dare alle tante proposte di collaborazione rivolte a noi italo-libici durante i colloqui ufficiali che abbiamo avuto a Tripoli nel mese di novembre? Mi aiuti a comprendere le ragioni di una decisione veramente abnorme. Come Le avevo detto in occasione del nostro primo incontro, se il popolo libico ha bisogno di trovare in noi una testimonianza per le sofferenze patite, offro la mia persona e la mia famiglia, ma ci opponiamo e ci opporremo con vigore ad ogni altra discriminazione, certi comunque che non potrà esservi effettivo superamento delle criticità e normalizzazione dei rapporti per un futuro di pacifico sviluppo se non verrà risolto il problema che ci riguarda. È quanto ho fatto presente al mio governo prima che a quello della Jamahiria. A Lei rinnovo i sensi della mia profonda considerazione e stima insieme al mio più affettuoso saluto.
Giovanna Ortu La questione visti su "Italia chiama Italia" 31 marzo 2005 Una delle più seguite trasmissioni di Rai International ha dedicato la puntata odierna alla situazione dei rimpatriati dalla Libia, dopo il clamoroso rinvio delle decisioni sul rilascio dei visti a coloro che sono nati in quel Paese. Alla puntata, condotta da Mauro Caputi, hanno partecipatop Giovanna Ortu, Romano Cardinali e Raffaele Iannotti. La trasmissione radiofonica, che fa parte dei programmi della Rai riservata ai nostri connazionali residenti all'estero, andrà in onda alle ore 19.15 (ora italiana) e sarà diffusa tramite web alle ore 19.15 con replica alle ore 3.15 e 12.15 su www.international.rai.it/radio/index.shtml
I visti smarriti nel deserto 14 marzo 2005
Per uno di quegli incredibili colpi del destino ai quali, nel bene e nel male, abbiamo imparato ad abituarci, potrà avvenire anche un improvviso cambiamento di situazione, ma fino ad oggi 14 marzo il quadro è decisamente negativo. Tanti di voi sanno già che la decisione su quei famosi visti, sbandierata al mondo intero, non solo non è ancora operativa, ma non si riescono a conoscere i retroscena di quella che è senza dubbio un'autentica beffa. Ma una cosa è certa: come in tutti questi 34 anni, noi siamo una volta di più il capro espiatorio di un rapporto bilaterale che, ad onta di protocolli d'intesa, Commissioni bilaterali, Comunicati congiunti, non riesce a decollare sulla base della lealtà e della parità. Dopo tante settimane di attesa, è risultato evidente che gli uffici della Farnesina, contrariamente ad una consuetudine mai interrotta, neanche nei periodi più bui, preferiscono non riferirci i risultati delle loro missioni in Libia. Il nuovo Ambasciatore a Tripoli mi rincuora telefonicamente, ma è evidente il suo imbarazzo; altri ricorrono a battute di spirito per evitare di dichiarare il clamoroso insuccesso. Quel che è peggio è che tutti, italiani e libici, debbono ammettere che i conti non tornano o forse non tornano ancora. E così, mentre si parla di project-finance per l'autostrada da donare alla Libia per porre fine all'ossessiva condanna del colonialismo, gli sbarchi dei clandestini provenienti dalla Libia sono ripresi a pieno ritmo, il gasdotto dell'amicizia, quasi simbolicamente, ha problemi tecnici di funzionamento, l'ENI perde commesse a favore degli americani e noi… siamo tenuti alla porta! Altro che “normalizzazione”!! Pare quasi che i potenti si siano divertiti a prenderci in giro, o meglio a farci assaporare una gioia che non si sarebbe mai concretizzata e nello stesso tempo a sfruttare fino in fondo le corde della nostra emozione a beneficio dei media. Ora che i riflettori si sono spenti, a leccarci le ferite siamo rimasti soli e sarà difficile far credere all'opinione pubblica e alla stampa che si sia consumato un così grande inganno. Resta da spiegare il perché delle espressioni del Primo Ministro libico,Ghanem nei confronti del nostro rientro (intervista al Corriere della Sera del 17 ottobre), quelle ancor più calorose contenute nel messaggio di Gheddafi portato dall'amico Abdulati Alobeidi al nostro Convegno ( ripetute dal Colonnello stesso nell'intervista a Minoli del dicembre scorso). E' inspiegabile lo iato tra l'ufficialità che la presenza di Gianfranco Fini – Ministro degli Esteri in pectore – ha dato a quella circostanza, facendone un autentico momento storico, ed il nulla che ne è seguito. Un governo si sa vive sul bilancio positivo tra successi e insuccessi, ma noi non abbiamo altri campi su cui rifarci dopo che brutalmente siamo stati scaricati senza neanche un cenno di spiegazione dalla finanziaria che avrebbe dovuto contenere lo stanziamento promesso per i nostri indennizzi. Noi, affettuosamente definiti “italo-libici” dalle autorità della Jamahiria, saremmo nuovamente tentati di sbilanciare la percentuale della “doppia nazionalità” a favore del Paese nord-africano, come già avvenne il 20 novembre a Tripoli quando, per indurre la Farnesina a firmare l'assunzione di responsabilità relativa al restauro del Cimitero, fummo costretti a dire che, diversamente, avremmo assunto l'obbligazione a titolo personale, mettendo a garanzia le nostre abitazioni. Ma anche su questo fronte, a parte il calore dell'ospitalità ricevuta a Tripoli, gli inviti a dimenticare il passato per pensare solo al nostro futuro insieme, le proposte di collaborazione avanzate in ripetuti incontri e l'impegno continuo di qualche sincero amico, registriamo una pericolosa distanza tra parole e fatti. Ed è questo che ferisce ed umilia proprio chi, avendo pagato in prima persona, insieme a ventimila cittadini italiani, le eventuali colpe della storia, ha messo in gioco la dignità e il rispetto dovuti ad un'intera categoria. Numerosi soci e vari ambienti interessati continuano a chiederci con comprensibile ansia quando, da parte della Libia, verrà data concreta applicazione alla liberalizzazione dei visti turistici per gli italiani nati in quel Paese. L’impegno è stato confermato dal Presidente del consiglio Berlusconi nella conferenza stampa di fine anno. E in proposito, com’è ovvio, l’Airl continua a mantenere un’attenzione prioritaria e vigile. Nelle ultime ore abbiamo quindi ricevuto importanti rassicurazioni di fonte diplomatica sull’imminente attuazione delle nuove procedure, che richiedono un passaggio parlamentare a Tripoli. Confidiamo che la situazione venga sbloccata tra la metà e la fine di febbraio. E noi ne daremo per primi l’annuncio. |
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