Venerdì, 07 August 2015 11:52

«Torture inaccettabili sui figli di Gheddafi. Una macchia per la Libia»

Written by Emma Bonino
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Caro direttore, le vicende che, negli ultimi giorni, hanno coinvolto i due figli di Gheddafi detenuti in Libia sono una drammatica conferma del caos e della barbarie in cui è precipitato il Paese. Saif al Islam, secondogenito e successore designato del Colonnello, è stato condannato a morte da un tribunale di Tripoli, dopo un processo farsa. Saadi, terzogenito ed ex calciatore, è apparso in un video mentre viene sottoposto a torture e a trattamenti degradanti in carcere, bendato e incatenato. È uno schiaffo intollerabile al diritto internazionale e al senso di umanità, oltreché ai principi del giusto processo e al rispetto dei diritti degli imputati. Quali che siano state le loro responsabilità e le loro colpe, probabilmente gravissime, nel passato regime e nella guerra civile, la tortura è una pratica inaccettabile, così come la pena capitale, soprattutto in un contesto così platealmente privo di qualsiasi garanzia. L’Alto commissario Onu per i diritti umani ha evidenziato le gravi carenze del procedimento giudiziario contro Saif al Islam. Lo stesso hanno fatto il Consiglio d’Europa, e le principali organizzazioni non governative impegnate sul fronte dei diritti umani, a partire da Amnesty International e da Human Rights Watch. È chiaro che in Libia, non solo a Tripoli ma probabilmente ovunque nel Paese, non ci sono le condizioni per processi rispettosi dei minimi standard internazionali. Sicuramente non per imputati del genere. È un Paese troppo diviso e dilaniato dalla violenza. Da tempo il Tribunale penale internazionale chiede la consegna di Saif al Islam e il trasferimento del processo all’Aia. La comunità internazionale deve sostenere questa richiesta con più forza e più decisione, con tutti gli strumenti di pressione di cui dispone. E lo stesso potrebbe essere fatto per il fratello Saadi. La Libia non sarebbe un Paese migliore con l’eliminazione dei due figli del suo ex dittatore. La sorte dei due Gheddafi non può rappresentare una nuova macchia nera su un Paese devastato. Qui non si tratta di tirannicidio, forse neanche più di vendetta. Un processo equo è un’occasione per fare davvero i conti col proprio passato. Un’occasione che la Libia non può permettersi di perdere. Come non possiamo permettercelo noi, che in quel pantano siamo immersi fino al collo. Del resto l’Italia, a livello governativo e grazie all’impegno di «Nessuno tocchi Caino», «Non c’è Pace Senza Giustizia» e della Comunità di Sant’Egidio, è stata continuativamente alla testa delle battaglie in sede Onu per la moratoria sulla pena di morte e per l’istituzione della Corte penale internazionale. La Libia deve aprire una fase nuova del dopo Gheddafi. Bisogna partire da un po’ di giustizia, non da fucilazioni e torture. Emma Bonino, ex ministro degli Affari esteri; Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Affari esteri del Senato; Fabrizio Cicchitto, presidente della commissione Affari esteri della Camera; Massimo D’Alema, ex presidente del Consiglio dei ministri; Antonio Martino, ex ministro degli Affari esteri; Giorgio Tonini, vicepresidente senatori Pd.

Additional Info

  • Testata giornalistica: Corriere della Sera
Read 334 times Ultima modifica il Martedì, 24 November 2015 15:44