Lunedì, 21 October 2019 15:51

Libia, l’ultima chance per uscire dal caos

Written by Alessandro Scipione
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Dopo oltre di sei mesi di combattimenti senza sosta, fatta eccezione per quattro giorni della tregua dell’Eid Al Adha negoziata dalle Nazioni Unite ad agosto, la situazione sul terreno in Libia non migliora, anzi continua a peggiorare. L’intervento militare avviato il 4 aprile dal generale Khalifa Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) e uomo forte della Cirenaica, ha fatto ripiombare il paese nella guerra civile con oltre mille morti (tra cui almeno 100 civili) e 100mila sfollati. Eppure a marzo c’era un accordo di riconciliazione già pronto per essere firmato ad Abu Dhabi, frutto di un lungo negoziato iniziato a Parigi (maggio 2018) e proseguito a Palermo (novembre 2018), ma poi ha prevalso la scelta militare. Lo scenario adesso è disperato: siamo passati da una gestione della crisi a una situazione di caos permanente. L’embargo delle Nazioni Unite è diventato una barzelletta per ammissione dell’Onu e il conflitto libico è oggi teatro della peggiore guerra dei droni del mondo. Come ha ben spiegato il consigliere Luca Gori, “cervello” della strategia diplomatica italiana alla Farnesina, siamo in una fase di “stallo involutivo”: nessuna delle parti in campo riesce a prevalere, ma nessuno ha intenzione di deporre le armi. Non esiste una “best option”, cioè una scorciatoia per porre fine alla crisi, perché per adesso “più che parlare si spara”. Secondo Franco Frattini, ex ministro degli Esteri e vicepresidente della Commissione europea, la soluzione del conflitto passa da Italia e Francia, che hanno “il dovere” di portare avanti una “azione comune” che possa unire gli attori non-libici attorno a un percorso di institution building che finora è mancato.

Il riavvicinamento Italia-Francia. Si sente molto parlare tra gli addetti ai lavori di un “riavvicinamento” tra Italia e Francia sulla crisi libica. E in effetti la riunione ministeriale tenuta a New York a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite lo scorso 27 settembre sembrerebbe andare in questa direzione. Per la prima volta, infatti, i ministri degli Esteri di Roma e Parigi, rispettivamente Luigi Di Maio e il collega francese Jean Yves Le Drian, hanno co-organizzato una riunione internazionale sulla Libia nel formato P5+5, cioè i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti) più Italia, Emirati, Egitto, Turchia (i tre paesi non occidentali più impegnati nel conflitto in corso in Libia) e la Germania (attualmente membro non permanente del Consiglio di Sicurezza). Tuttavia la riunione non ha prodotto un documento finale condiviso, ma solo una dichiarazione dei due co-presidenti. E la situazione in Libia è rimasta invariata: la Francia continua a sostenere Haftar, il quale continua a bombardare il presidente Fayez al Sarraj e Misurata, la città-Stato alleata di Tripoli che ospita 300 militari italiani nell’ospedale da campo inquadrato nella Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (Miasit). Chiaramente non dipende solo da Francia e Italia, ma Parigi continua a giocare a carte coperte rischiando poco o nulla, mentre Roma si sta giocando una parte vitale dei suoi interessi strategici in Libia: energia prima di tutto (petrolio e soprattutto gas) ma anche sicurezza (terrorismo e flussi migratori). Noi abbiamo tutto da perdere, loro solo da guadagnare. Cooperare va bene, ma attenzione a non farsi sottrarre la Libia da sotto il naso. Oltre al danno compiuto dai francesi nel 2011, si aggiungerebbe adesso anche la beffa.

Una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza? Sono due gli aspetti più interessanti della riunione co-presieduta da Italia e Francia lo scorso mese: il formato “ristretto” P5+5, una novità rispetto alle riunioni di Parigi e Palermo; la totale assenza dei libici. Le stesse caratteristiche della Conferenza internazionale sulla Libia che la Germania vorrebbe ospitare a Berlino in una data ancora da definirsi. Secondo quanto riportato da Agenzia Nova, Luca Gori, direttore generale per i paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, ha spiegato che sono in corso “una serie di incontri a livello tecnico e diplomatico in preparazione di un vertice che dovrebbe essere al livello di capi di Stato e di governo”. È difficile, tuttavia, immaginare i presidenti di Stati Uniti, Russia e Cina riuniti attorno a un tavolo per discutere di Libia. Un secondo problema riguarda le tempistiche incerte. All’inizio si era parlato di ottobre, poi era spuntata la data del 19 novembre sfruttando la conferenza “Compact with Africa” dove andrà il premier italiano Giuseppe Conte, ora l’idea è quella di ospitare l’incontro “entro fine anno”. Gori ha molto diplomaticamente spiegato che il cancelliere tedesco Angela Merkel dovrebbe convocare la conferenza “quando le condizioni saranno mature per farlo”. Tradotto: non prima di un cessate il fuoco che sia almeno temporaneo. L’obiettivo principale è quello di produrre una risoluzione del Consiglio di sicurezza sulla Libia, che però sia davvero vincolante e attuata: non come le innumerevoli e francamente inutili risoluzioni – 1970 (2011), 2292 (2016), 2357 (2017), 2420 (2018), 2473 (2019) – sull’embargo che nessuno rispetta. “Si è pensato che era arrivato il momento (…) di trovare prima una posizione coesa della Comunità internazionale, magari che possa riflettersi in una risoluzione del Consiglio di sicurezza, e poi avere una conferenza intra-libica”, ha spiegato Gori. Da qui la decisione dell’inviato Onu Ghassan Salamé non invitare i libici e nemmeno i paesi vicini come Tunisia (che nel 2020 sarà membro non permanente del Consiglio di sicurezza) e Algeria, che non hanno preso benissimo la scelta delle Nazioni Unite di escluderli, di fatto, dall’ultimo tentativo di raggiungere in extremis un accordo per evitare che la Libia sprofondi ancora più nel caos che rischia di contagiare l’intera regione.

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  • Testata giornalistica: Insideover
Read 35 times Ultima modifica il Lunedì, 21 October 2019 15:58