Lunedì, 15 January 2018 10:56

Scontri armati all’aeroporto di Tripoli tra milizie fedeli ad al-Sarraj: 11 morti e 37 feriti

Written by Giordano Stabile
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Tra le vittime si contano anche due civili. Traffico aereo deviato allo scalo di Misurata

 

Riesplodono gli scontri armati a Tripoli. Una milizia tripolina ha assaltato questa mattina una prigione gestita dal signore della guerra, alleato del premier Fayez al-Serraj, Abdurraouf Kara. La «Brigata 33», conosciuta anche come «Bogra», è stata però respinta dagli uomini di Kara e delle milizie alleate Nawasi e Abu Salim. L’aeroporto, unico scalo rimasto nella capitale libica, è stato chiuso e i voli dirottati su Misurata. 

 Anche civili coinvolti  

Secondo il governo di Accordo nazionale (Al-Serraj) i miliziani volevano liberare «prigionieri dell’Isis e di Al-Qaeda». Gli scontri sono durati dall’alba al primo pomeriggio e il bilancio è di almeno 11 morti e 37 feriti. Il direttore dell’ospedale di Tripoli, Abdeldayem Al-Rabti, ha riferito alla tv libica Al Nabaa che tra le vittime ci sarebbero anche due civili. 

 Accordi scaduti  

Il riesplodere degli scontri è anche conseguenza delle tensione fra le diverse fazioni libiche, che si stanno preparando alla resa dei conti dopo la scadenza, il 17 dicembre scorso, degli accordi di Skhirat che avevano dato vita al governo di Accordo nazionale, contestato però dall’ex governo riparato a Tobruk nel 2014, e dai nostalgici di Gheddafi guidati dal generale Khalifa Haftar. Entro quest’anno dovrebbero tenersi nuove elezioni per completare la transizione ma i protagonisti sono già pronti a risolvere la questione con le armi. 

 Le minacce di Haftar  

Haftar ha tenuto la scorsa settima un discorso all’Accademia militare di Bengasi, pieno di minacce. «Ho ai miei ordini 75 mila soldati – ha detto in sintesi - se le elezioni falliscono passeremo all’azione», anche perché la Libia «potrebbe non essere pronta alla democrazia» e quindi l’unificazione del Paese è destinata ad avvenire con la forza e non con il consenso. 

 Guerra per procura  

Le tensioni interne però riflettono anche quelle internazionali, e in particolare la nuove fortissima rivalità fra potenze sunnite, Turchia e Qatar da un alto, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati dall’altro. I turchi sostengono le milizie di Misurata alleate di Al-Serraj, egiziani ed emiratini il generale Haftar. La scorsa settimana una nave carica di armi ed esplosivi è stata intercettata dalla marina greca a Creta: era partita da Alessandretta, in Turchia, e diretta a Misurata. Haftar ha accusato la Turchia di voler armare le milizie «islamiste» contro di lui. L’Onu ha imposto fin dal 2011 un embargo sulla vendita di armi alla Libia. Nessuno lo rispetta. 

 

 

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  • Testata giornalistica: La Stampa.it
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