Domenica, 19 November 2017 15:29

Migranti, l’impegno decisivo dell’Italia

Written by Alessandro Orsini
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L’Onu condanna l’Europa. Il patto con la Libia ha causato la nascita di campi in cui vengono violati i diritti umani dei migranti che vorrebbero raggiungere le coste siciliane.

 

Il ministro Minniti ha replicato alle accuse con un discorso alla Camera. L’Onu - ha detto - ha potuto visitare i campi in Libia grazie all’Italia che, pur essendo impegnata nella difesa dei diritti umani dei migranti in Libia, non può rinunciare a controllare i flussi. I rappresentanti dell’Onu meritano grande rispetto, ma nessuna condanna è giusta se non tiene conto dei fatti.

 

Dopo la tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013 , quando 368 eritrei annegarono su un’imbarcazione partita dalla Libia, l’Italia fu il primo paese a stanziare milioni di euro per i soccorsi in mare.

 

Il presidente del consiglio era Gianni Letta e il sistema di aiuti prese il nome di Mare Nostrum che durò un anno e fu poi sostituito da una missione ancora più ampia che prese in nome di Triton. Nel 2016, l’Italia, dati del ministero dell’economia, ha speso 3,3 miliardi di euro per l’assistenza ai migranti in un momento difficile per la nostra economia.

 

Gli italiani in condizioni di povertà assoluta, dati Istat, sono passati da 1,6 milioni nel 2006 a 4,7 milioni del 2016. L’Italia si è trovata a fronteggiare quattro emergenze contemporaneamente ovvero l’aumento degli italiani poveri, i migranti da soccorrere in mare, la crescita dei migranti che delinquono, fotografata dalle statistiche del ministero di Grazia e Giustizia, e l’aggressività dei movimenti di estrema destra che utilizzano l’ondata migratoria per accrescere i consensi elettorali. Alcuni di questi movimenti, quelli neofascisti, considerano la Costituzione italiana un orrore nato dal tradimento nei confronti di Hitler durante la seconda guerra mondiale.

 

A queste quattro emergenze, si è aggiunta la quinta rappresentata dagli attentati dell’Isis, i cui autori sono immigrati di seconda e di prima generazione, come Anis Amri, l’autore della strage contro il mercato natalizio di Berlino del 19 dicembre 2016: Amri giunse a Lampedusa su un barcone partito dalla Tunisia nel febbraio 2011 e si radicalizzò nelle carceri italiane. Se studiamo la vita di tutti coloro che hanno realizzato una strage nelle città occidentali in nome dell’Isis, scopriamo che si tratta di immigrati, o di figli di immigrati, che non sono riusciti a integrarsi per mancanza di risorse adeguate. Quasi sempre, erano ragazzi che nutrivano sogni occidentali e che si sono radicalizzati per la frustrazione di non essere riusciti a realizzarli. Volevano essere come noi e non ci sono riusciti. I governi italiani sono giunti alla conclusione che, se i flussi migratori fossero cresciuti al ritmo degli ultimi anni, le conseguenze prevedibili sarebbero state: 1) aumento dei migranti annegati; 2) crescita dei migranti che delinquono; 3) crescita dei movimenti che celebrano la figura di Hitler e Mussolini; 4) contrazione delle risorse per aiutare gli italiani poveri; 5) aumento del rischio della radicalizzazione dei migranti.

 

L’Italia, abbandonata da tutti gli Stati europei nella gestione dei migranti provenienti dall’Africa, è stata promotrice di un accordo con la Libia per impedire ai migranti di salire sui barconi. La conseguenza è che i migranti non partono quasi più, ma vengono trattati in modo inumano nei campi libici.

 

Dopo la denuncia dell’Onu, l’Italia ha davanti a sé due strade. La prima è quella di tornare al sistema precedente che si riassume in una parola: l’Italia viene lasciata sola a fronteggiare la crisi migratoria. La seconda strada è quella di battersi per il rispetto dei diritti umani nei campi libici: un’impresa difficile da raggiungere e che richiede tempo. Una classe politica dotata di energia vitale, quando è chiamata a prendere decisioni in un momento drammatico, è tenuta ad avere un’idea chiara del male peggiore da evitare.

 

Il male peggiore, nell’epoca storica in cui viviamo, è che la crisi migratoria metta in pericolo la sicurezza della Repubblica, che è cosa diversa dalla sicurezza pubblica. Quando la sicurezza della Repubblica vacilla, la società soffre. Quando crolla, la società precipita in un inferno che non consente di aiutare né gli italiani poveri, né i migranti. Le strategie per affrontare il dramma dei migranti possono essere numerose. Tuttavia, nessuna di queste è accettabile se accumula tensioni e problemi che, con il passare degli anni, possono rappresentare una minaccia, anche soltanto potenziale, alla sicurezza della Repubblica.

 

Additional Info

  • Testata giornalistica: Il Messaggero
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