Un passo avanti per Hammangi
Il
nostro viaggio a Tripoli è stata l'occasione per un
passo avanti importante e decisivo nel progetto Hammangi ed
anche per constatare con quale vigoroso impegno il nuovo Console
Generale a Tripoli Carlo Colombo abbia sposato la nostra causa.
Come
avevamo segnalato ai nostri lettori, il terzo verbale relativo
alla riunione del Comitato misto tenutasi a Tripoli lo scorso
marzo non era stato sottoscritto dal Console Italiano in quanto
la Farnesina aveva ritenuto di non potersi impegnare di fronte
alla parte libica senza prima aver ottenuto lo stanziamento
dei fondi necessari alla ristrutturazione.
Anche
questa volta, nonostante l'intesa raggiunta dal Console Colombo
in un lungo incontro con Mohammed Azzuz, ingegnere capo della
Shaabia di Tripoli, il nostro Ministro degli Esteri aveva
all'ultimo momento richiesto una formulazione meno impegnativa
rischiando così di rimandare ancora una volta l'approvazione
del progetto.
Ma
è stata vincente l'insistenza con cui, durante la riunione
del 20 novembre, Gigi Sillano ed io stessa abbiamo esortato
a chiudere in quella seduta la fase di approvazione del progetto,
offrendo di sostituirci al Governo italiano e dichiarandoci
disposti a dare in garanzia le nostre proprietà private.
Dobbiamo
dare atto al Console Colombo di aver non solo recepito, ma
anche condiviso questa esigenza riuscendo così ad ottenere
direttamente dal Direttore Generale per il Mediterraneo, Ambasciatore
Sessa l'autorizzazione a firmare.
Al
momento in cui scriviamo tuttavia permane ancora la difficoltà
a reperire i fondi necessari anche se, dopo il progetto definitivo,
gli oneri sono scesi dai previsti 6 milioni di euro a 4,2
milioni.
Il
Consolato di Tripoli ha sensibilizzato le imprese attualmente
operanti in Libia invitandole a dare un loro contributo per
rendere possibile l'avvio dei lavori. Capofila di queste aziende
è l'ENI, azienda petrolifera nazionale la cui attività
nel Paese è continuata senza scosse passando indenne
attraverso il cambiamento di regime e le molteplici vicende
bilaterali con bilanci via via sempre più vistosamente
positivi. La risposta che l'AIRL ha avuto per le vie brevi
dall'ENI è brutalmente negativa tanto che ci chiediamo
se sia davvero possibile un atteggiamento così sfrontato
ed insensibile. Ci riserviamo di tornare sull'argomento.
Intanto
abbiamo lanciato un appello ai direttori dei più importanti
quotidiani nazionali per allargare a tutti i cittadini italiani
la sottoscrizione, già indirizzata ai nostri associati
attraverso Italiani d'Africa: è troppo presto per dire
quale sarà l'effetto; ma il primo versamento e la prima
mail pubblicata su questo giornale sono stati talmente incoraggianti
da costituire un fulgido esempio, cui – si spera – molti altri
si aggiungeranno per rendere la meta meno lontana.