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Convegni

 

Convegno di Roma

30/31 ottobre 2004

Convegno di Bergamo 25/5/2003

Convegno A.I.R.L. 2002 alla Domus Pacis

Convegni e Appuntamenti

 

 

  Convegno di Roma del 30/31 ottobre 2004

Lo storico convegno del 30-31 ottobre alla Domus Pacis di Roma

 

L’Associazione dei Rimpatriati dalla Libia ha tenuto il 30-31 ottobre a Roma presso la Domus Pacis di Roma il suo storico convegno dal titolo “La fine della nostra traversata del deserto: Italia e Libia tra vecchio e nuovo”. Il governo e il Parlamento erano presenti ai più alti livelli con i calorosi interventi del Vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini, del Senatore a vita Giulio Andreotti e del Presidente della Commissione finanze e tesoro del Senato Riccardo Pedrizzi.

 

L’arrivo da Tripoli di una delegazione ufficiale guidata dall’Ambasciatore Alobidi, i messaggi del Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi e del Ministro Mirko Tremaglia alla platea entusiasta di centinaia di ex residenti di Libia, il flusso ininterrotto delle autorità e la speciale copertura dei mass media hanno sottolineato l’eccezionalità di questo “grande evento”. E’ stato il convegno della riconciliazione e del ritorno alla memoria comune dei due popoli fratelli italiano e libico, dopo il lungo e sofferto esilio che si protraeva dal 1970.

 

L’assemblea ha sottolineato con un’ovazione il richiamo della Presidente Giovanna Ortu alla saggezza dei leader Berlusconi e Gheddafi, che ha reso possibile la revoca del divieto di visitare la Libia per gli italiani nati in quel Paese e la trasformazione della “festa della vendetta” in “giornata dell’amicizia” tra i due popoli. Un consenso altrettanto caldo e significativo ha accolto le assicurazioni fornite da Gianfranco Fini e da Riccardo Pedrizzi per l’iter finale del saldo degli indennizzi per i beni perduti dagli ex residenti.

 

Il Vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini e l’Ambasciatore Alobidi, che aveva applaudito cordialmente il suo intervento, hanno colto l’occasione per un cordiale incontro a porte chiuse, in una sala della Domus Pacis nel quale sono state esaminate le promettenti prospettive della nuova collaborazione fra Italia e Libia.

 

 

 

Messaggio del Signor Presidente della Repubblica al Presidente dell'Associazione italiani rimpatriati dalla Libia, Giovanna Ortu, in occasione dell'Assemblea Generale dell'Associazione

(Roma, 30-31 ottobre 2004)

 

In occasione dell'Assemblea Generale dell'Associazione italiani rimpatriati dalla Libia, desidero rivolgere un caloroso saluto a tutti i partecipanti ed ai responsabili dell'Associazione.

E' questo un momento davvero speciale: sono lieto che dopo ben trentaquattro anni, Vi sia ora finalmente possibile ritornare nella terra in cui tanti di Voi sono nati e vissuti.

La vostra Associazione ha perseguito questo obiettivo con grande tenacia ed impegno, anche nei momenti meno favorevoli.

Avete sempre mantenuto fiducia nella profondità' del legame italo-libico, negli stretti vincoli che uniscono i due popoli.

Questo significativo riconoscimento rafforza l'amicizia tra Italia e Libia; stimola ad affrontare con maggiore efficacia le questioni bilaterali irrisolte; sollecita un rinnovato impegno comune per consolidare la stabilità ed il progresso economico, sociale, culturale nel mediterraneo.

Con questi sentimenti, nell'esprimere vivo apprezzamento per il vostro impegno, rinnovo a Voi tutti il mio beneaugurante saluto.

Carlo Azeglio Ciampi



Discorso inviato dal Ministro per gli Italiani nel Mondo, On. Mirko Tremaglia

Cara Presidente e Amica.

è con grande dispiacere che non posso partecipare ai festeggiamenti per la riapertura della frontiera libica agli Italiani, felice epilogo di una battaglia combattuta insieme in tutti questi anni.

Impegni di Governo pregressi mi tengono lontano, ma sapete bene che il mio cuore esulta con Voi per il risultato raggiunto, che costituisce la prima grande tappa della vicenda lunga e dolorosa di tanti nostri connazionali che in Libia hanno lasciato un pezzo della loro vita.

Ho sempre seguito con impegno assoluto, in termini morali e politici, come semplice parlamentare e come Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, la Vostra vicenda, e non posso non esprimere grande apprezzamento per l'abnegazione che la Vostra Associazione ha dedicato alla difesa dei diritti di quanti aspettavano giustizia, consci del bene fatto dagli Italiani in Libia, dove hanno strappato terra al deserto, hanno costruito strade, ospedali, città, opere grandiose.

Insieme a Lei, Presidente, che ha dedicato la sua vita a questo atto di italianità e di giustìzia, ilMinistero per gli Italiani nel Mondo che ho l’onore di guidare, ha attivato tutta una serie di iniziative che hanno contribuito, mi auguro, a raggiungere lo straordinario risultato che siamo oggi a festeggiare.

Come spesso amo ripetere per vincere bisogna credere; noi abbiamo creduto e abbiamo vinto! Resta ancora molto da fare, ma, dati i presupposti, confido nella positiva evoluzione anche del contenzioso ancora in corso.

Vogliate, in questo giorno di gaudio, accogliere i miei più fervidi auguri per un futuro sempre più roseo, mentre porgo saluti affettuosi alle Autorità presenti e a tutti gli intervenuti.

On. Mirko Tremaglia

 

L'intervento di Giovanna Ortu, Presidente Airl

 

E’ una giornata di festa e di ringraziamento con ospiti illustri e messaggi importanti .

 

il messaggio più atteso e’ quello del Capo dello Stato, che riceviamo per la prima volta.

 

Non ha voluto mancare di essere idealmente con noi Mirko Tremaglia, Ministro per gli Italiani nel Mondo, che mi ha insegnato con il suo esempio a non desistere mai anche quando bisogna ricominciare da capo.

 

Il Vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini, che ha voluto essere presente anche questa volta, ci ha seguito costantemente, ma deve impegnarsi ancora per noi da qui alla approvazione della finanziaria.

 

La Farnesina, qui rappresentata dall’Ambasciatore Riccardo Sessa, Direttore Generale per il Mediterraneo, ha registrato un successo non piccolo: la fine della discriminazione che ci pesava moltissimo. Le tante energie fino ad ora rivolte in questo settore potranno essere liberate per più importanti traguardi. Ricordo tuttavia che resta in piedi l’avviato programma del restauro del cimitero di Tripoli.

 

E’ qui, presenza ricorrente ai nostri incontri da oltre 20 anni, il Senatore Giulio Andreotti che ci ha aiutato sempre e soprattutto ci ha insegnato cosa significhi riuscire a fare trionfare la verità sull’ingiustizia con l’aiuto della fede.

 

Riccardo Pedrizzi che qui rappresenta il Parlamento italiano (quale Presidente della Commissione Finanze e Tesoro) è impegnato a risolvere il nostro contenzioso con il Governo italiano dall’inizio della legislatura. So che potrà portarci oggi qualche rassicurante notizia.

 

La presenza più significativa oggi è certamente quella del mio amico, Sua Eccellenza Abdulati Alobidi, già Ambasciatore della Jamahiria a Roma - giunto appositamente da Tripoli in veste di rappresentante del Leader. A lui posso ripetere quanto ho detto in una simile occasione due anni fa: le persone contano più degli apparati. Mi chiedo se saremmo oggi qui a festeggiare se io - circa tre anni fa – non avessi avuto modo di parlare con lui durante una banale cerimonia pubblica.

La corrente di umana simpatia stabilita quel giorno, è stata una componente essenziale degli sviluppi politici e diplomatici degli ultimi due anni. Si è materializzata quando sugli schermi di mezzo mondo abbiamo visto il Colonnello Gheddafi ed il Presidente Berlusconi dare più importanza al fattore umano che al pur importantissimo gasdotto che unisce, non solo energeticamente, i nostri due paesi.

 

Grazie Presidente Berlusconi, grazie Colonnello Gheddafi, di averci fatto piangere di gioia.

 

Agli altri illustri ospiti in sala devo, oltre che ringraziamenti, sincere scuse per la mia insistenza continua molto poco protocollare.

 

Giampaolo Scarante, dell’Ufficio Diplomatico del Presidente del Consiglio, sconta e sconterà la colpa di essere sposato ad una tripolina. Pasquale d’Avino e Catherine Flumiani della Direzione Generale del Mediterraneo, hanno accolto, con entusiasmo credo, l’eredità di Bellavia e Marcelli che tanta energia hanno profuso nell’avvio del progetto Hammangi.

 

Il mio grazie più sentito va in questo momento ad un Ambasciatore fratello: Claudio Pacifico che non ha risparmiato energie, intelligenza e volontà, per arrivare a questo giorno e al viaggio che ci attende.

 

Un ruolo speciale vorrei chiedere di ricoprire all’Ambasciatore Abdulhafed Gaddur che rappresenta la Libia presso la Santa Sede rivolgendogli una preghiera: ci aiuti ad ottenere quella udienza con il Santo Padre che attendiamo da tanto e che forse non abbiamo saputo chiedere nel modo giusto.

 

Al Consigliere Zoubi e agli altri rappresentanti della sede italiana della Jamahiria dico: Via Nomentana 365 è di nuovo un pò la nostra casa.

 

Ascolteremo tra qualche minuto il messaggio del Capo dello Stato libico dal quale dipende – oserei dire – gran parte della nostra vita futura.

 

Anche coloro che in questi anni ci hanno lasciato, sarebbero contenti di poter vivere questo giorno. E per tutti ricordo il nostro Vicepresidente onorario Clemente Pagani e Angelo Boscarino – il nostro Vicepresidente scomparso pochi mesi fa - che ha dedicato tutta la sua vita alla nostra grande famiglia.

 

Per quanto mi riguarda la fine di questa lunga traversata del deserto che per tutti noi è stato un percorso di sofferenza, allietato soltanto dal nostro sentirci sempre uniti nell’Associazione, può essere sintetizzato in modo concreto ricorrendo al più elementare dei nostri cinque sensi: il gusto.

 

Amaro: il sapore della torta del mio trentunesimo compleanno in una calda sera tripolina, tanti anni fa. Era l’amaro della sconfitta.

 

Dolce: il caffè all’araba con cui Sua Eccellenza Alobidi mi ha accolto in Ambasciata due anni e mezzo fa. Era il dolce della speranza.

 

Dolcissimo: i datteri che mangeremo tra poco alla fine del digiuno di ramadan.

Ed è il sapore dell’abbondanza del nostro futuro insieme.

 

L'intervento dell'Ambasciatore Abdulati Alobidi, rappresentante del Governo libico giunto da Tripoli con un messaggio del Colonnello Gheddafi

Gentile signora Giovanna Ortu

Presidente dell'Associazione

Loro Eccellenze

Signore e Signori

 

Ringrazio per il gentile invito, che mi ha dato la possibilità di presenziare a questo convegno di cittadini italiani legati alla Libia dove sono nati e dove hanno vissuto considerandola la loro seconda Patria.

Desidero, inoltre, portarVi i saluti del Colonnello Muammar GHEDDAFI, Leader della Rivoluzione del Grande Primo Settembre: i suoi cari e cordiali saluti a Voi ed alle Vostre famiglie.

 

Il fratello Leader ritiene che quanto patito dal Popolo libico, in termini di uccisioni, deportazioni, torture ed usurpazioni di propri beni e terre non sia stato per Vostra colpa: si trattò di responsabilità dei governi coloniali e delle politiche espansionistiche che avevano coinvolto i popoli in questi problemi e le tragedie che seminarono le ostilità fra essi.

 

Il Fratello Leader ritiene anche che il tema dell’indennizzo -per tutte le perdite subite dal Popolo libico durante la colonizzazione e l’occupazione- sia una questione che deve essere trattata dai due Stati, come previsto dalla Dichiarazione Congiunta libico-italiana. Egli confida che si giungerà ad una soluzione.

 

Ci corre l’obbligo di esprimerVi il nostro rammarico perché avete sofferto e siete divenuti vittime di queste politiche coloniali. Infatti sono stati i normali cittadini italiani a pagarne il prezzo. Onde evitare simili politiche prevaricatrici, il Fratello Leader, Colonnello Muammar Gheddafi, Vi conferma di essere fautore del Potere del Popolo per porre fine al potere dei governanti che aveva causato rovine e distruzione. Egli invoca, inoltre, la fine degli eserciti tradizionali che vengono usati nelle invasioni, nelle occupazioni e nelle aggressioni.

 

Pertanto, Vi invitiamo a trarre insegnamento dal passato, e ad adoperarVi per la formazione di un movimento finalizzato all’istituzione del Potere del Popolo: questa teoria è stata trattata nel Libro Verde nella sua dimensione politica, economica e sociale. Potreste propagandare questa teoria con metodi pacifici e democratici rispettosi del diritto. Noi siamo disponibili al dialogo ed alla discussione su una linea che confermi il Potere del Popolo e la Democrazia diretta.

 

Signore e Signori,

il Fratello Leader mi ha chiesto di comunicarVi che Egli conta su di Voi perché diveniate un anello di congiunzione tra i due popoli ed i due Stati per la peculiarità di cui godete: ossia il Vostro essere da una parte cittadini italiani, e dall’altra cittadini libici.

 

Pur non essendo stato il Comunicato libico-italiano completamente attuato, il Fratello Leader Colonnello Muammar Gheddafi, nel suo discorso in occasione dell’inaugurazione del gasdotto tra la Libia e l’Italia, nella zona di Mellita, ha aderito alla richiesta dell’Onorevole Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, affinché il Popolo libico consenta ai cittadini italiani, soprattutto ai più anziani tra loro, che avevano lasciato la Libia nel 1970, di visitare la Libia.

Signori,

 

la piena attuazione del Comunicato Congiunto libico-italiano di voltare la dolorosa pagina del passato, sarà d’aiuto per la Vostra Visita e per le numerose occasioni di lavoro che vi si presenteranno. Perciò il Fratello leader Vi invita ad adoperarvi per assicurare l’attuazione di questo Comunicato in ogni sua parte.

 

L’attuazione completa del Comunicato Congiunto costituirà la premessa per il Fratello Colonnello Muammar GHEDDAFI di visitare l’Italia, il primo degli Stati che egli desidera visitare, anche perché qui si potrà incontrare con Voi. Egli vi dice: come siete stati privati di visitare la Libia, Egli pure è stato privato della possibilità di visitare l’Italia ed essere aiutato nella realizzazione di questa sua aspirazione.

 

Signora Giovanna Ortu,

Signore e Signori,

 

Prima di terminare questo mio discorso, desidero ricordarVi di quanto detto dal Fratello Leader Colonnello Muammar GHEDDAFI nella festa dell’inaugurazione del gasdotto tra la Libia e l’Italia il 7 Ottobre, in presenza dell’Onorevole Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri italiano.

 

“Abbiamo deciso quest’oggi che la Libia e l’Italia festeggino l’inaugurazione di questa grande opera. Quest’opera collega la libia e l’Italia con l’energia motrice della vita, in quanto la Libia fornisce gas e petrolio all’Europa, tramite questo progetto. Vogliamo dichiarare al Mondo che adesso l’Italia e la Libia sono amiche. Vogliamo dichiarare al mondo che i nostri due Paesi oggi cooperano scambiandosi benefici reciproci anziché le antiche ostilità”.

Concludendo il mio intervento vorrei accennare alle cordiali parole che mi ha rivolto la Signora Giovanna Ortu dicendo: “ Quanto è avvenuto è la fine della nostra traversata del deserto verso un futuro che ci vedrà camminare e lavorare fianco a fianco per lo sviluppo di relazioni fruttuose e pacifiche tra i nostri due Paesi”.

 

Vi ringrazio

Assalamu Alaikum wa Rahmatu Allahi wa Barakatuhu!

Abdulathi Alobidi

 

L'intervento di Giulio Andreotti, senatore a vita

Credo che tutti, noi, vivendo l’atmosfera di questo incontro pensiamo al clima assai diverso di convegni passati, peraltro comprensibile. Mi pare davvero importante che si guardi d’ora in poi al presente e al futuro perché rievocare momenti difficili del passato è un contributo che dobbiamo a coloro che hanno sofferto ed anche costruttivo.

La situazione internazionale nei confronti della Libia è cambiata e siamo contentissimi di questo. Per lunghi anni, siamo stati sul banco degli imputati perché avevamo mantenuto un colloquio con quel Paese. Prima di tutto, infatti, con i vicini è essenziale cercare di avere buoni rapporti.

Vent’ anni fa trovandomi a Los Angeles per la chiusura delle Olimpiadi, e avendo in programma un colloquio con il Presidente Reagan, gli consegnai una copia del Libro Verde che avevo appena ricevuto dal Colonnello Gheddafi dal quale mi ero recato in visita immediatamente prima. Reagan mi guardò sorridendo mentre i suoi assistenti scuotevano la testa.

In un’altra occasione, a Londra, in Conferenza Stampa, la signora Tatcher ci rimproverò di essere troppo deboli nei confronti della Libia. Io risposi che noi rispettavamo l’obbligo dell’embargo e avevamo ridotto la nostra presenza in quel Paese da quattordici mila a tremila unità; e feci notare che gli inglesi pur avendo interrotto le relazioni diplomatiche, dopo l’incidente dinanzi all’Ambasciata libica a Londra, avevano aumentato i lavoratori da duemila a seimila.

Il fatto che ora vi sia un rapporto corrente e cordiale, che il Presidente del Consiglio sia andato più volte in visita da Gheddafi e che prima di lui il Presidente D’Alema si sia recato in Libia, è un fatto estremamente positivo perchè dobbiamo saper guardare avanti. Naturalmente per coerenza, dobbiamo dire che le belle parole di oggi sono la rettifica di un indirizzo che c’è stato nel passato, sul quale dobbiamo cercare di costruire il futuro facendo leva su diversi punti.

Il Colonnello Gheddafi ha dato vita a un disegno politico di una importanza enorme, quando ha lanciato l’idea della Unione Africana in quel discorso tenuto a Sirte, davanti al Sottosegretario Serri che rappresentava il nostro Paese, l’unico non … presente.

Certo, sappiamo benissimo che come non è facile l’Unione Europea, ancora più difficile è l’Unione Africana per la complessità delle sue etnie. Però si tratta di un’iniziativa che deve essere valutata in tutta la sua importanza costruttiva. Ricordo che nel 1978 il Colonnello Gheddafi mi parlò del fondamentalismo e mi disse: “Originariamente avevo visto questi giovani con un certo favore perché erano motivati, erano religiosi; mi ero poi reso conto che volevano addirittura andare a recuperare l’Andalusia”. E guardandomi concluse: “Questi sono dei pazzi che sicuramente ci creeranno grandi problemi”.

Credo, tra l’altro, che questo rapporto che si instaura è bilateralmente nuovo perché ci può consentire di contribuire a quello che è forse oggi il tema più difficile della vita internazionale, cioè il colloquio con l’Islam: non è ovviamente pensabile identificare l’Islam con il terrorismo perché non tutti gli islamici sono terroristi e non tutti i terroristi sono islamici.

Nella storia precedente a quel 1911 che il Colonnello giustamente ricorda come una data negativa dal suo punto di vista, l’Italia fece delle riunioni in Egitto con una delegazione di rappresentanti dell’Islam per assicurare che, quello che sarebbe stato poi il disegno coloniale, avrebbe assolutamente rispettato le tradizioni e le esigenze del mondo islamico.

Ora stiamo facendo passi fondamentali per far luce su un momento brutto, con le deportazioni dopo il 1911; si è costituita una delegazione bilaterale guidata dal Professor Rossi della nostra Università La Sapienza con colleghi libici: questo è un percorso di rasserenamento graduale.

Vorrei fare solo una raccomandazione, questo vale per tutti, vale per i cristiani, vale per gli ebrei: non dividetevi mai dinanzi a questi problemi perché ci sono degli interessi comuni, interessi morali e anche materiali (legittimi interessi materiali). Faccio proprio questa raccomandazione. Una volta che sono andato a trovare il Colonnello insieme a Raffaello Fellah, ho visto che si sono abbracciati ricordando le comuni esperienze giovanili. Recuperiamo questo tipo di comportamento! Vorrei rallegrarmi con Giovanna Ortu per aver scelto di chiamare questa esperienza “la traversata del deserto”, un deserto nel quale le oasi erano poche: si è trattato quindi di un cammino particolarmente duro.

Possiamo dire ora che tutto è risolto? Certamente no. Vi sono una serie di problemi, ma essenziale è lo spirito con cui noi li affrontiamo. Se riusciremo ad avere ospite in Italia il Colonnello Gheddafi, quel giorno sentiremo di aver fatto tutti un passo avanti al servizio, tra l’altro, della pace nell’area mediterranea.

Subito dopo la guerra - io iniziavo allora la mia vita politica - ci sembrò penalizzante ed ingiusto che ci levassero le colonie o anche le province metropolitane come la Tripolitania. I vincitori, invece, da una parte si tenevano le loro terre d’oltremare, dall’altra, nei confronti dell’Italia, facevano quasi un problema teologico-morale. Quando poi abbiamo visto cosa è successo in altri Paesi -basti citare il caso dell’Algeria- abbiamo capito che non aver seguito quella strada è stata una benedizione di Dio.

Lasciatemi dire infine che io, forse, qualche volta sono stato considerato un debole, ma quando sento gli islamici iniziare sempre i loro discorsi “In nome di Dio, clemente e misericordioso”, penso che questo possa essere un ottimo punto di incontro e mi auguro che sia così.

 

 

L'intervento di Riccardo Pedrizzi, Presidente Commissione Finanze e Tesoro del Senato

E’ un compito veramente arduo in questo momento con uno scenario nazionale che vede l’economia italiana andare avanti a ritmi non troppo brillanti. Non mi sottrarrò, però, a parlare degli indennizzi ma qualche considerazione di carattere generale, la devo fare.

Innanzitutto, voglio ricordare un mio carissimo amico, Angelo Boscarino, col quale ho lavorato nel corso delle ultime tre legislature, un amico e un personaggio che in questa occasione avrebbe gioito, insieme a noi.

Oggi, per usare una espressione di un grande storico, Ernst Nolte, possiamo dire che finalmente il passato è passato.

E’ finita la traversata nel deserto, come ha detto Giovanna Ortu, una traversata che è durata trentaquattro anni, dal 1970 ai nostri giorni; una traversata che si è conclusa non oggi ma qualche giorno fa, con l’incontro tra il Colonnello Gheddafi e il nostro Primo Ministro Silvio Berlusconi.

Oggi, possiamo dire, che le tessere del mosaico sono andate finalmente tutte a posto. Si è passati dal “giorno della vendetta” al “giorno della amicizia”. Voi tornate a essere italiani che possono vantare le proprie origini e la propria identità.

E’ vero, dobbiamo guardare al futuro, Presidente Andreotti, ma il dolore, le gioie, le memorie non si possono dimenticare. Su quei dolori, su quelle gioie, su quelle memorie questa comunità è maturata. Si sono incrementati i rapporti di amicizia tra l’Italia e la Libia e sempre, pur rivendicando onore e dignità, questa Comunità ha saputo fare da trade d’union e da ponte tra i due Paesi.

Ho apprezzato molto il messaggio cordiale, affettuoso, di pace che il rappresentante del Colonnello Gheddafi ci ha letto. E’ un invito al dialogo, a quel dialogo al quale ci siamo riferiti in questi trenta anni.

E’ un invito alla vostra comunità, di svolgere un ruolo importante e determinante di congiunzione e di ponte tra i nostri due paesi e tra i nostri due popoli. Il Mar Mediterraneo, da oggi, da ieri, dal 7 ottobre 2004, può diventare veramente, nel futuro, il Mare Nostrum, intendo nostro per Libico ed Italiano e di tutti quei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Devo darne atto, al Presidente Berlusconi -anche se la politica estera italiana si è mossa sulla scia della tradizionale politica estera italiana- e a Gianfranco Fini, che ha richiesto al Presidente Berlusconi di cancellare la giornata della vendetta di farla diventare la giornata di amicizia.

E veniamo al problema che ci interessa da vicino, veniamo cioè al compito del Governo.

Abbiamo tentato nel passato di mettere qualche pezza, di presentare emendamenti. Io, per motivi scaramantici, non voglio fare promesse, voglio solamente riferire che in Commissione Bilancio è stato presentato un emendamento da parte di tutto il gruppo di Alleanza Nazionale, che prevede uno stanziamento per il 2005, 2006 e 2007 abbastanza adeguato; questo emendamento è stato dichiarato ammissibile, vale a dire la copertura finanziaria è stata dichiarata compatibile con le esigenze di bilancio. Speriamo che in aula, alla Camera e poi al Senato, questo emendamento del gruppo di Alleanza Nazionale possa essere approvato.

Mi fermo qui, augurando a tutti voi di assumere quel ruolo di ponte tra i due Paesi che è stata auspicata dal rappresentante del Colonnello Gheddafi e da tutte le autorità italiane. Grazie.

 

L'intervento di Gianfranco Fini, videpresidente del Consiglio dei Ministri:

Buonasera a tutti e grazie. Come credo si immagini e si veda, ci tenevo davvero molto a essere qui questa sera, mi scuso se per non mancare all’appuntamento non ho avuto neanche il tempo di andarmi a vestire da Vice Presidente del Consiglio, ma so che Giovanna non avrebbe perdonato la mia assenza.

qui rappresento il Governo ma, spero me lo consentiate, rappresento la gioia di tantissimi italiani, di ogni colore politico, che finalmente sanno di poter vivere insieme a voi un momento bello e per molti aspetti irripetibile: il momento in cui la speranza diventa realtà.

Il Governo ha fatto la sua parte, ma se non fosse stato per Giovanna Ortu, per la vostra Associazione, per la vostra quotidiana azione volta a non dimenticare e volta anche a sollecitare le Autorità politiche affinché vi fosse l’attenzione delle istituzioni nazionali nei confronti della vostra tragica vicenda, se non fosse stato per voi, in questi anni, molto probabilmente, la gioia che è evidente in questa assemblea, sarebbe stata rinviata ancora nel tempo.

La presenza del Presidente Andreotti mi autorizza a dire che tutti coloro che hanno avuto responsabilità di Governo importanti, come nel caso del Presidente in questi anni, sanno perfettamente che l’azione, lo stimolo, la presenza, l’intelligenza con cui Giovanna Ortu e tutti quanti voi avete continuato a chiedere alle Autorità, di dimostrare non soltanto la verbale solidarietà ma di agire politicamente perché si raggiungesse il risultato, bene, la presenza di Andreotti, dicevo, mi autorizza a dire che la sensibilità delle istituzioni che c’era si è rafforzata proprio perché in ogni circostanza c’era il vostro invito a tenere ben presente che, a fronte di vicende storiche, a fronte di quello che è accaduto 34 anni fa, amici miei sono tanti 34 anni, a fronte di quelle vicende occorreva lavorare con tenacia, occorreva mettere una pietra dopo l’altra, occorreva cogliere l’occasione nello stesso momento in cui si fosse presentata, per consegnare al passato quella vicenda e per proiettare nel futuro i rapporti tra la Comunità italiana e la Giamahiria libica e per rilanciare dei rapporti di collaborazione, dei rapporti di amicizia, dei rapporti che sono oggi indispensabili, in quanto nel nostro Mar Mediterraneo vi sono tali e tante minacce, tali e tante insidie, da rendere doverosa un’azione congiunta tra il Governo italiano e il Governo di Tripoli.

Ve lo voglio dire con la massima chiarezza: non è stato facile; ci sono stati dei momenti in cui la traversata nel deserto sembrava non dovesse finire mai, ci sono stati dei momenti di forte incomprensione; mi assumo la responsabilità di dire che ci sono stati dei momenti in cui non abbiamo capito e, anzi, in molti casi, abbiamo stigmatizzato quello che accadeva dall’una e dall’altra parte del Mare Mediterraneo. Ma non avrebbe senso adesso recriminare.

Adesso è il momento di costruire. E’ il momento di assaporare la soddisfazione di chi è giunto al termine di una lunga marcia. E’ il momento credo di ricordare coloro che questa gioia non l’hanno vissuta. Quanti hanno chiuso gli occhi con la speranza di poter tornare laddove erano nati, là dove avevano lavorato, là dove avevano lasciato gli affetti e i beni. Qualcuno dice non ha senso porre la questione dei beni. Amici miei, ha senso. Ha senso perché non c’è definitiva pacificazione se non c’è riconoscimento dei torti subiti e se non c’è la volontà di lavorare insieme.

Voglio anche dire, perché è giusto dirlo, che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel rapporto con il Colonnello Gheddafi, è stato su questa questione lungimirante, determinato, in una parola sola, bravo.

Quando seppi che il Presidente del Consiglio si sarebbe recato nuovamente in Libia per rendere con il Colonnello Gheddafi ancora più stretti quei rapporti che finalmente si cominciavano a costruire, rapporti importanti per fronteggiare l’immigrazione clandestina, per arginare le spinte fondamentaliste islamiche, per battere in breccia il terrorismo, quando seppi che il Presidente del Consiglio era fortemente determinato nel riconoscere al Colonnello Gheddafi quella autorità che nessuno discute, ma anche quella capacità di guidare, in un momento così difficile per l’intera comunità mediterranea, il suo popolo, gli dissi prima privatamente e poi pubblicamente: cerca di raggiungere non solo quell’obiettivo, che pure è importante, della collaborazione, cerca di determinare quell’evento - forse a carattere altamente simbolico ma certamente indispensabile - tale da far capire a tutti che per davvero si è chiuso un secolo, per davvero il libro della storia ha voltato pagina, per davvero c’è la possibilità di lavorare insieme per il rispettivo benessere.

Quell’evento non poteva che essere, almeno per me, almeno per la cultura politica che credo di rappresentare, almeno per quello che avevo capito nel corso degli anni incontrando tante volte molti tra di voi e, in particolar modo, Giovanna, la fine di una persecuzione, l’apologia di una discriminazione, la gioia nei confronti di una vendetta.

Voglio ringraziare Silvio Berlusconi e il Colonnello Gheddafi perché quel che è stato detto e quello che è divenuto realtà con la cancellazione di quella giornata intitolata alla vendetta, perché diventasse la giornata della pacificazione, dell’amicizia, del nuovo incontro, di una fase totalmente diversa, ha rappresentato certamente uno dei momenti più belli, in termini morali. Perché la politica non è solo amministrazione, la politica non è solo buon governo, la politica non è solo la dialettica fra le parti politiche; o la politica è all’insegna di valori o rischia di essere soltanto una delle tante attività che, a volte, la pubblica opinione non capisce.

Ecco, credo sia stato uno dei momenti più belli di questi tre anni perché tanti hanno avuto la riprova che per quei valori, non soltanto è giusto impegnarsi, ma quando si crede in quei valori, è giusto essere determinati al punto da raggiungere un risultato.

Oggi, la pagina del libro della storia è davvero diversa, è davvero voltata. C’è ancora qualcosa da fare, ci sono delle diffidenze da superare, c’è una collaborazione che deve diventare sempre più stretta, c’era nel passato, da parte delle istituzioni la vicinanza e la solidarietà; oggi, a maggior ragione, c’è da parte delle istituzioni politiche, non solo del Governo, la consapevolezza che il tunnel oscuro è alle spalle, che non necessariamente tutto il percorso è in discesa, che molte cose dovranno ancora essere affrontate e con qualche difficoltà regolate. Dal XX secolo, con tutte le sue tragedie, con tutte le sue discriminazioni, con tutti i suoi dolori siamo usciti e, nello stesso momento in cui ne usciamo, credo sia giusto impegnare le energie di ognuno di noi perché se ne esca all’insegna della verità. La verità che va ricordata, la verità che certamente è scritta in quei libri di storia che non tutti hanno saputo leggere onestamente e, in alcuni casi, non hanno saputo nemmeno scrivere onestamente. Una verità che non ha mai due volti. Una verità che, almeno per quello che mi riguarda, richiama le responsabilità del colonialismo.

Non c’è ombra di dubbio che il colonialismo ha rappresentato, nel secolo scorso, uno dei momenti più difficili nel rapporto tra i popoli e nel rapporto tra l’Europa e, in questo caso, il Nord-Africa ma, e ovviamente parlo a titolo personale, quando si parla di colonialismo italiano, credo che occorra parlarne ben consapevoli del fatto che sono altri in Europa che si devono vergognare di certe pagine brutte perché anche noi abbiamo le nostre responsabilità ma, almeno in Libia, gli italiani hanno portato, insieme alle strade e al lavoro, anche quei valori, quella civiltà, quel diritto che rappresenta un faro per l’intera cultura, non soltanto per la cultura Occidentale.

Questa è la storia, viviamo nel presente, la dobbiamo proiettare nel futuro. Dobbiamo sempre di più lavorare per una piena comprensione e per il reciproco rispetto e credo che proprio dopo tante incomprensioni, dopo tante difficoltà, voi possiate essere un ideale ponte tra l’Italia e la Libia, possiate essere un ideale ponte nella collaborazione e nella reciproca comprensione tra l’Europa e il mondo musulmano, possiate essere, più di chiunque altro, la riprova che per evitare lo scontro, per evitare che la notte buia torni ad avvelenare le coscienze, per evitare che il fanatismo, l’integralismo, le discriminazioni possano di nuovo attecchire, occorre innanzitutto comprendere e rispettare.

Ecco, credo che la vostra Comunità, per quello che ha sopportato, per la determinazione che ha avuto, per l’esempio che è stata capace di dare, sia la dimostrazione evidente e visiva che ci si deve conoscere, ci si deve capire, ci si deve incontrare, si deve sempre e comunque rispettare l’altro. Il rispetto costituisce l’antidoto all’integralismo, la reciproca volontà di capirsi fa da barriera nei confronti dell’odio. La capacità di vivere e di lavorare insieme è la certezza che non vi sarà alcuno scontro tra civiltà ma, al contrario, il secondo incontro tra culture, tradizioni, religioni, storie; ognuno, con la sua identità, ognuno nel rispetto dell’altro.

Queste parole, che vi prego di credere sincere, sgorgano spontanee dal mio cuore, senza alcuna ufficialità, con il ringraziamento ancora una volta doveroso per chi ha operato affinchè questo momento diventasse realtà, impegnandosi a continuare a farlo.

Quel che ha detto prima il Senatore Pedrizzi certamente troverà un seguito in Parlamento, e se toccherà a me esprimere il parere del Governo, il Governo esprimerà un parere favorevole. Ovviamente, dovremo verificare la compatibilità finanziaria, ma non consideriamo conclusa una pagina, consideriamo abbattuto un muro, consideriamo riaccesa una fiamma e una fiaccola di speranza, consideriamo in qualche modo sanata una ingiustizia.

Adesso, avanti, con lo stesso spirito con cui, tanti anni fa, molti tra voi e ancor di più, i vostri padri andarono lontano dalla loro terra con la speranza di poter lavorare con la certezza di progredire economicamente.

Avanti per il progresso reciproco di quei popoli. Avanti per un’amicizia che divenga sempre più duratura, avanti perché quel mare sembra sempre più stretto. Avanti nel nome di un valore comune che è non solo nel rispetto e nella dignità ma anche nella necessità di combattere chi vuole che il passato non passi.

E’ qualche anno che anche personalmente sono impegnato perché il passato passi. In questo momento, abbiamo tutti la riprova che un’altra pietra in quel cantiere, un altro mosaico è stato costruito e che il passato, per davvero, può essere archiviato e consegnato alla storia.

 


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Convegno di Bergamo 23/5/2004

La mozione dell'assemble a Bergamo del 23/5/2004

Bergamo 23/5/2004

 

L’assemblea dell’AIRL, riunita a Bergamo il giorno 23 maggio 2004,  ascoltata la relazione del presidente Giovanna Ortu e presa visione dei documenti presentati, tra i quali l’edizione del giornale “Speciale Hammangi”, sull’andamento del contenzioso tra la collettività degli ex italiani di Libia e lo Stato italiano e sulle prospettive di trovare adeguate soluzioni ai gravi problemi tuttora aperti,

dichiara

la sua viva soddisfazione per l’impegno assunto dal Ministero degli Affari esteri, Direzione generale Mediterraneo e Medio Oriente, di provvedere d’intesa con le autorità libiche al risanamento del cimitero cattolico di Hammangi a Tripoli, il cui stato di tragico degrado e di rischio sanitario sono stati più volte denunciati dall’Associazione stessa; e invita pertanto il ministero a realizzare al più presto quest’opera di civiltà, alla quale l’AIRL e tutti i suoi iscritti assicurano sostegno e collaborazione;

invita

inoltre il Ministero degli Affari Esteri a continuare a insistere sulle autorità libiche affinché mantengano l’impegno preso nell’ambito del processo di normalizzazione bilaterale, di concedere i visti d’ingresso turistico anche agli italiani nati in Libia, ponendo fine all’attuale indegno trattamento di discriminazione.

denuncia

tuttavia il persistente stato di inadempienza nei ripetuti impegni assunti dall’attuale Governo di erogare lo stanziamento per gli indennizzi definitivi agli italiani di Libia a fronte dei beni confiscati dal regime libico nel 1970, invitando lo stesso Ministero degli Affari esteri a premere con la necessaria determinazione sugli altri organi dell’Esecutivo al fine di chiudere detta annosa questione; in proposito

ringrazia

il Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia per la sua calorosa partecipazione odierna all’assemblea della categoria e per il suo intervento di concreta solidarietà;

prende atto

pertanto dell’impegno chiaro e definitivo assunto dallo stesso ministro Tremaglia di portare ad una prossima riunione del Consiglio dei ministri un disegno di legge di indennizzi di sua iniziativa per una ormai irrevocabile soluzione del problema.


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Convegno di Bergamo 25/5/2003

La mozione Le foto del convegno

La mozione dell'Assemblea di Bergamo del 25/5/2003
Bergamo 25.5.2003

Gli Italiani rimpatriati dalla Libia

a conclusione dell'Assemblea annuale ordinaria dell'AIRL, tenutasi il 25 maggio a Bergamo, dopo aver ascoltato la relazione del Presidente Giovanna Ortu, e tenendo conto delle deliberazioni dell'Assemblea tenutasi nel 2002 a Roma e delle successive e ripetute promesse formulate dal Presidente Berlusconi di risolvere il contenzioso della categoria nel quadro delle nuove intese con la Libia, registrano con delusione e amarezza che la situazione non minimamente progredita.

In merito alla questione dei visti dingresso

debbono rilevare che, dopo la straordinaria eccezione concessa al Presidente Giovanna Ortu, ufficialmente invitata a recarsi in Libia in virtù dei contatti diretti con l'Ambasciatore libico a Roma e della cortesia personale di questultimo, il problema stato oggetto di colloqui diretti tra il colonnello Gheddafi e l'on. Berlusconi il quale dichiarava di aver ottenuto lo sblocco definitivo della vicenda. Nonostante tutto ci, nulla attualmente mutato.

Ed anche sulla questione degli indennizzi:

debbono inoltre constatare che il disegno di legge, solennemente illustrato dal Sen. Pedrizzi, Presidente della Commissione Finanze e Tesoro, alla presenza del Sottosegretario Mantica, giace tuttora inerte in Parlamento in quanto nella finanziaria 2003 sono stati tardivamente stanziati fondi di ammontare irrisorio, che vengono peraltro ritenuti dagli esperti tecnicamente inutilizzabili.

Gli Italiani di Libia si rivolgono pertanto

al Ministro per gli Italiani nel Mondo, on. Mirko Tremaglia, che anche questanno ha voluto darci testimonianza concreta della sua forte adesione alle nostre istanze, invitandolo a proseguire nel suo impegno di sensibilit politica e solidariet sociale e per diffondere ed esaltare la politica di italianit.

Sollecitano il Presidente e il Vicepresidente del Consiglio

affinch rendano al pi presto disponibili le risorse necessarie agli indennizzi previsti dal ddl Pedrizzi, ricordando che linterscambio con la Libia si aggira sui 7 miliardi di euro lanno; che sono in corso importanti commesse italiane in Libia e significative acquisizioni libiche in Italia; e che in questo quadro di crescita bilaterale, lonere passivo dei beni italiani da indennizzare costituisce unentit trascurabile e un solenne obbligo dello Stato verso tale categoria benemerita di cittadini.

Si appellano al Capo dello Stato

sottolineando che il cosiddetto processo di riconciliazione tra Italia e Libia sembra essere stato abbandonato proprio sui capitoli che toccano le parti pi deboli del contenzioso bilaterale, forse da qualcuno ritenute sacrificabili, e quindi chiedono un decisivo intervento del Presidente della Repubblica, nella sua veste di supremo tutore della Nazione sulle questioni che coinvolgono i grandi interessi e il prestigio del Paese, lonore e il rispetto che l'Italia e i suoi cittadini meritano innanzitutto da parte delle autorit e delle leggi nazionali.


Convegno A.I.R.L. 2002 alla Domus Pacis

Il convegno 2002 in breve Le foto del convegno 2002

 

Il Convegno in breve

Sia il titolo "Sarà la Svolta buona?" che la frase scelta come "head line" del Convegno "So come gli uomini in esilio si nutrano con sogni di speranza..." si riferivano alla situazione attuale, a trentadue anni dall'espulsione dalla Libia conseguente ai provvedimenti di confisca attuati dal Governo Libico ed alle aspettative della categoria per la prima volta aperte ad una concreta speranza di soluzione delle problematiche pi importanti: la possibilit di ottenere, alla pari di tutti i cittadini italiani, il visto turistico per la Libia ed una definitiva legge d'indennizzo per i beni perduti.

Il Convegno stato aperto con la relazione del Presidente alla presenza del Sen. Riccardo Pedrizzi, presidente della Commissione Bilancio del Senato e del Sen. Alfredo Mantica, sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri.

Giovanna Ortu ha dato la notizia del visto a lei rilasciato solo il giorno prima dall'Ambasciatore di Libia a Roma Alobidi a conferma di una nuova atmosfera nelle relazioni bilaterali anche per quanto riguarda i profughi della Libia.

Il Sen. Pedrizzi ha poi preso la parola per illustrare il d.d.l. 1334 da lui presentato pochi giorni prima e confirmato da oltre 40 senatori di tutti i partiti. Il Sen. Mantica, sottosegretario del Ministero degli Affari Esteri, nel prendere la parola a nome del Governo, si complimentato per i risultati ottenuti, non ha nascosto le difficolt ancora esistenti ed ha concluso riaffermando la validit del buon diritto dei rimpatriati nei confronti del Governo Italiano perch "tradire i propri fratelli il peggiore dei delitti".

Il giorno successivo, dopo la Santa Messa celebrata da un frate gi residente in Libia e fatto giungere appositamente da Lugano, il Vicepresidente Clemente Pagani ha dato lettura del messaggio inviato dall'On. Mirko Tremaglia, Ministro per gli Italiani nel Mondo, riportato sul giornale. Quindi si sono tenute le relazioni previste nel programma e precisamente:
l'Amm. Renato Terreni, giunto appositamente dagli USA dove vive, ha parlato de "La collettività Italiana di Tripoli prima del 1911"
l'Ing. Francesco Prestopino, Vicepresidente AIRL, ha dato notizia della costituzione del "Centro Culturale dell'Associazione" che si propone come veicolo di interscambio culturale anche con i libici.

Simpatiche e animate le occasioni conviviali durante il Convegno. Alla cena sociale hanno partecipato quasi 600 persone e 490 al pranzo del giorno dopo. La musica anni '60 ha vivacizzato le danze del sabato sera che si sono interrotte solo dopo l'una come esplicitamente previsto e richiesto dalla direzione del locale.

In chiusura del Convegno il fuori programma di Valeria Rossi, cantante tripolina di successo che ha voluto mantenere l'impegno di essere presente nonostante la concomitanza con un importante premio che le era stato assegnato proprio la sera prima dalla Repubblica di S. Marino e, nel cuore della notte, ha raggiunto con i suoi fedelissimi la Domus Pacis dove giunta all'alba. Dopo un sonno ristoratore, ahim troppo breve, a mezzogiorno di domenica apparsa in sala luminosa e serena ed ha cantato le canzoni pi significative del suo repertorio, scatenando l'entusiasmo di tutti. Cos abbiamo capito cosa bisogna fare per avere una nutrita presenza dei nostri giovani: quando il richiamo della cultura non sufficiente, bisogna rivolgersi a Valeria!


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