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Comunicato stampa del 15 ottobre 2003

Comunicato stampa del 12 settembre 2003

La "Grande Storia" RAI discrimina gli Italiani di Libia
Comunicato stampa del 26 giugno 2002

Comunicati stampa al Convegno del 11/12 Maggio 2002

Lettera al Presidente del Consiglio di Amministrazione della RAI

16 maggio 2002

Comunicato stampa per la giornata d'Israele
15 aprile 2002

AIRL: comunicato congiunto con il Segretario dell' Ufficio Popolare della Grande Jamahirya Araba Libica

8 aprile 2002

Comunicato stampa del 17 Settembre 2001

Comunicato stampa del 4 aprile 2001

 

LETTERA APERTA

 

Al Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano

al Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Silvio Berlusconi

al Presidente del Senato, Sen. Renato Schifani

al Presidente della Camera dei Deputati, On. Gianfranco Fini

al Ministro del Tesoro, On. Giulio Tremonti

Comunicato stampa del 18 gennaio 2010

La lettura del decreto attuativo della legge 7/09 art. 4 predisposto dal Ministro per l'Economia, che sarà esaminato dalla Commissione Bilancio del Senato mercoledì prossimo per il previsto parere, ci induce ad appellarci alle Istituzioni, affinché possa essere trovata una soluzione per evitare che, l'applicazione di un provvedimento, varato dall'intero Parlamento in nostro favore, assuma le caratteristiche di un vero e proprio insulto.

Ripercorriamo brevemente la vicenda dei ventimila Italiani espulsi da Gheddafi nel 1970, dopo aver

subito la confisca di tutti i beni in violazione del Trattato internazionale del 1956, del quale l'Italia non ha preteso il rispetto.

Per quarant'anni, dopo modeste leggi di acconto, uscite negli anni ottanta, a favore di tutti coloro che avevano perso beni all'estero, abbiamo atteso la soddisfazione dei nostri diritti, del tutto trascurati anche nella stipula del nuovo accordo internazionale siglato da Berlusconi e Gheddafi il 30 agosto 2008; solo in extremis, e dopo nostre proteste e manifestazioni, la Camera dei Deputati ha sanato questa grave ingiustizia inserendo, coll'apporto di tutti i partiti, una disposizione in nostro favore nella legge di ratifica del Trattato.

Abbiamo ringraziato le Istituzioni, nonostante il singolare meccanismo previsto per l'attuazione della legge: da una parte uno stanziamento non solo modesto ma rigidamente predeterminato (150 milioni di euro in tre anni), dall'altra le complicazioni burocratiche del Ministero per l'Economia che – nel più “assoluto segreto” – ha partorito, a distanza di un anno, uno schema di decreto indecente.

Con ogni sorta di artifizio, al fine di abbassare la misura del coefficiente, è stata aumentata l'entità del “monte indennizzi”, passato da 205 milioni di euro a 359 perché gravato di possibili incidenze future dei contenziosi in corso e da improbabili consistenti esborsi a favore di chi, non avendo per quarant'anni potuto provare la titolarità dei beni, difficilmente potrà produrre oggi nuovi documenti.

Tutto ciò ha portato ad una conclusione persecutoria e assurda: il nuovo indennizzo, con il coefficiente 30 per cento, consentirebbe in pratica ad ogni beneficiario di ricevere oggi, a quarant'anni di distanza, la metà del valore nominale della perdita subita alla data della confisca; in altre parole, chi ha perso beni per 10 milioni di lire nel 1970 riceverebbe ora ben 2.500 euro! Non un appartamento di allora ma il primo acconto per una utilitaria.

Non possiamo non chiederci se quanto lo Stato spenderà per l'istruzione delle pratiche e la relativa liquidazione sia giustificato di fronte alla soddisfazione degli aventi diritto: un rapporto costi-benefici indegno di uno Stato moderno.

Naturalmente il pensiero corre alla totale disponibilità e magnanimità dimostrata nei confronti di Gheddafi che, talvolta a prezzo della dignità del nostro Paese, è servita e servirà ad assicurare consistenti commesse alle grandi imprese italiane anche di Stato.

In conclusione i Rimpatriati, pur non pretendendo di giudicare la politica estera ed economica del Governo, sperano di non dover ricevere questo ennesimo schiaffo dalle Istituzioni che hanno sempre rispettato.

 


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ITALIA-LIBIA: PER I RIMPATRIATI PACE O VENDETTA?

 

Comunicato stampa del 25 agosto 2009

“Frecce Tricolori nei cieli di Libia sì o no?”. Se lo chiedono con una punta di amarezza in più anche i rimpatriati dalla Libia che nel 1970, quando dovettero abbandonare quel Paese – dopo aver subito la confisca di tutti i beni –, furono esposti a vessazioni di ogni genere senza che l'Italia decidesse di mandare navi o aerei militari per facilitare il loro rimpatrio.

“Il tempo è una grande medicina – dice Giovanna Ortu, Presidente dell'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia – e noi siamo sempre rimasti molto vicini al popolo libico, rispettosi dei loro rappresentanti, soddisfatti di aver avuto successo sia nella lunga, altalenante battaglia condotta per porre fine alla discriminazione subita in tema di visti turistici per gli italiani nati in Libia, sia nell'opera di restauro del cimitero di Tripoli, rimasto per decenni in condizioni di inaccettabile degrado.

Certo non avremmo immaginato, dopo l'ingiustizia subita tanti anni fa (la confisca avvenne in violazione di un trattato bilaterale del 1956) di vedere rinnovato tante volte il nostro dolore: dai missili lanciati su Lampedusa, al Mig libico caduto sulla Sila negli anni ‘80, fino all'offensivo atteggiamento in occasione della liberazione del terrorista condannato per Lockerbie, passando per le provocazioni della recente visita di Gheddafi in Italia e le drammatiche e inarrestabili vicende dei clandestini che partono dai porti libici.

La decisione del presidente Berlusconi di partecipare, nonostante tutto, ai festeggiamenti per il primo anniversario del cosiddetto “Trattato storico” bilaterale e di far esibire la nostra straordinaria pattuglia acrobatica per il 40° anniversario della rivoluzione libica dimostra che il nostro Governo intende perseguire ad ogni costo una politica basata esclusivamente sulla convenienza economica, senza peraltro ricordarsi dell'antico debito verso chi ha perso tutto, non solo beni materiali.

Per questo attendiamo fiduciosamente che il Consiglio dei Ministri accolga la proposta del Ministro La Russa, tesa ad ottenere un risarcimento per i beni perduti che sia meno umiliante di quello concesso nel gennaio scorso, solo dopo manifestazioni dei rimpatriati e ripetute pressione dell'intero Parlamento.

Anche noi - conclude Giovanna Ortu – abbiamo un importante anniversario da celebrare: il 7 ottobre 2010 ricorre il quarantennale della nostra cacciata, fino all'anno passato ricordato dalla Libia come “giorno della vendetta”. Noi invece dobbiamo poterlo celebrare come il completamento del nostro riscatto in Patria.”


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SOTTO LA TENDA DI GHEDDAFI L'AIRL NON C'ERA

Comunicato stampa del 13 giugno 2009

L'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia, al termine della visita di Gheddafi a Roma, tiene a precisare di ritenersi umiliata dall'atteggiamento tenuto ancora una volta dal nostro Governo nei suoi confronti.

 

Nell'ambito della ritrovata amicizia tra Italia e Libia, seguita alla firma dello storico accordo del 30 agosto 2008, con conseguente rilancio di vantaggiose intese economiche tra i due Paesi, è deplorevole che non si sia ritenuto necessario inserire nell'agenda ufficiale terminata ieri un incontro con una rappresentanza dei Rimpatriati italiani che hanno subito la confisca dei beni e l'umiliazione della cacciata.

 

“Dopo l'interessamento della Presidenza della Repubblica – spiega Giovanna Ortu, Presidente dell'AIRL -, l'Ambasciatore Gaddur mi aveva sollecitato a fargli pervenire un elenco di nominativi per l'incontro di sabato mattina, autonomamente organizzato dal Cerimoniale libico contattando privatamente singole persone nate a Tripoli. L'elenco è stato fornito, gli inviti previsti non sono arrivati, per cui l'Associazione non ha partecipato.”

 

“Per noi Rimpatriati questa è solo l'ultima delle tante mortificazioni subite – conclude la Ortu -; chiediamo tuttavia al nostro Ministero degli Esteri che ci venga fornito almeno il discorso del Colonnello il quale, al di là delle manifestazioni di amicizia verso i presenti, avrebbe fatto anche rivelazioni scioccanti sulle modalità della nostra espulsione.”


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GHEDDAFI A ROMA: PRIMA DI LUI BERLUSCONI E NAPOLITANO INCONTRINO ANCHE NOI

 

Comunicato stampa del 13 maggio 2009

“Prima della visita di Gheddafi a Roma, Napolitano e Berlusconi ricevano anche noi”. Così i Rimpatriati dalla Libia, in risposta alla notizia sul possibile arrivo del leader libico nella Capitale, previsto nel giugno prossimo.

“Siamo stati tra i primi ad aver accolto favorevolmente il ritrovato clima di concordia tra Italia e Libia seguito all'accordo del 30 agosto”, dichiara Giovanna Ortu, Presidente dell'Associazione Rimpatriati dalla Libia “la rinnovata amicizia tra i due Paesi ci ha permesso di tornare a Tripoli, dove abbiamo partecipato all'inaugurazione del restaurato cimitero cattolico, dopo molti anni di ingiustificata discriminazione; lì abbiamo potuto avvertire nuovamente l'affetto e l'amicizia che la popolazione libica nutre nei nostri confronti, ma anche la solidarietà del Governo italiano, così ben evidenziata dalle parole del Sottosegretario Mantica”.

“Una vera pacificazione non può però, a nostro avviso” continua la Ortu “prescindere dal superamento della dolorosa pagina che ci ha visto vittime della confisca e della cacciata subìte nel 1970. Vogliamo e dobbiamo far parte di questo processo, a maggior ragione ora che il Colonnello Gheddafi si appresta a venire in Italia, per la prima volta dalla sua ascesa al potere.”

“I nostri governanti lo accolgano pure a braccia aperte ma riservino lo stesso trattamento a noi Rimpatriati, diversamente da quanto accaduto finora, nonostante i nostri ripetuti appelli. Al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio” conclude la Ortu “chiediamo perciò di mettere in agenda un incontro con una nostra delegazione ma che ciò avvenga necessariamente prima dell'arrivo di Gheddafi in Italia”.

 


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LETTERA APERTA AL PARLAMENTO ITALIANO IN DIFESA DEI NOSTRI NONNI

 

Comunicato stampa del 12 marzo 2009

Come non essere sconvolti leggendo le dichiarazioni di un Presidente del Consiglio che – anche più del necessario e anche quando non è necessario – infanga il passato del proprio Paese senza alcuna dignità davanti al Capo di uno stato straniero e senza alcuna utilità davanti ai responsabili delle aziende che potranno andare a lavorare in Libia, dietro pagamento di una cospicua commissione annuale?

Ci rendiamo conto che il nostro Presidente possa non sapere, perché era appena adolescente, quello che accadde nel 1951: fu allora che l'ONU decise le sorti della Libia e l'Italia stabilì di chiudere il passato coloniale dando un risarcimento assai generoso (5 milioni di sterline) alla neonata Monarchia Libica la quale, con la firma del trattato bilaterale del 1956, si impegnò – così come le Nazioni Unite avevano richiesto – alla collaborazione e al rispetto delle collettività straniere residenti nel Paese.

Ciò doveva avere il significato di porre la pietra tombale su tutti gli orrori che occupazioni e guerre comportano: le sofferenze inflitte dall'Impero Ottomano al popolo libico per oltre un secolo, gli errori della nostra tardiva colonizzazione pagata, tra l'altro, con l'orrore delle centinaia di bersaglieri italiani uccisi così crudelmente a Sciara Sciat.

La “damnatio memoriae” è sempre un esercizio pericoloso: di questo passo potrebbe anche accadere che, a distanza di anni, le battaglie di libertà nelle quali il nostro Paese è impegnato oggi a fianco di democrazie deboli, siano scambiate per neocolonialismo e i nostri nipoti potrebbero anche accusarci di “averne combinate di tutti i colori”.

Ci rendiamo conto anche che, da trentenne impegnato a cantare sulle navi da crociera e, subito dopo, a dare l'avvio alla costruzione delle proprie fortune personali Berlusconi possa non ricordare che, in spregio a qualunque norma di diritto e di civile convivenza, Gheddafi si era ampiamente rifatto nel 1970, prendendo di mira noi cittadini italiani sottoposti a vessazioni di ogni genere, spogliati di ogni nostro avere e buttati fuori dal Paese nel quale eravamo nati, allontanandoci così fino ad oggi da un popolo che nell'esilio ci è rimasto assai più amico e vicino di tanti nostri connazionali.

Ma quel ragazzo e quell'imprenditore di successo è oggi il Presidente del Consiglio di tutti gli Italiani, anche nostro, e non può ignorare i nostri morti, non riconoscere il nostro sacrificio invece di darci finalmente anche il giusto risarcimento morale, dopo essere riuscito - su pressione dell'intero Parlamento – a trovare un piccolo e ancora insufficiente stanziamento per quell'indennizzo che da trentotto anni rivendichiamo.


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RINNOVATE SCUSE DELL'ITALIA ALLA LIBIA, I RIMPATRIATI: “GHEDDAFI SI SCUSI CON NOI”

 

Comunicato stampa del 3 marzo 2009

I rimpatriati dalla Libia hanno registrato l'enfatizzazione delle scuse portate ieri dall'Italia a Gheddafi quando vi è stato lo scambio delle ratifiche dei trattati.

Dalla ratifica gli italiani espulsi dalla Libia sono stati beneficiati perché, grazie ad emendamenti presentati da AN, UdC, Radicali e fatti propri da tutto il Pd e dall'IdV, con l'autorevole placet del Ministro La Russa, sono riusciti ad incassare un “cip” sull'indennizzo minimo che avevano richiesto ed un pieno riconoscimento morale del loro sacrificio da parte di tutti i Parlamentari.

In più il Trattato ha posto fine ad una inammissibile discriminazione in tema di visti turistici, determinata non da una volontà vessatoria della Jamahiria, ma dalla necessità di Gheddafi di avere un così efficace strumento di pressione per arrivare alla soddisfazione di ogni pretesa.

Tuttavia, nel pensare che a luglio sarà montata la tenda di Gheddafi proprio in Sardegna, terra dei suoi padri, Giovanna Ortu esclama: “Ma perché Gheddafi in quell'occasione non trova modo di chiedere scusa anche a noi, così come ha suggerito un deputato della Lega che, insieme ai colleghi di tutti i partiti, si è battuto fino all'ultimo, in sede di ratifica del Trattato, per dare all'elargizione in nostro favore la dignità di un indennizzo?

Quando si fa pace bisogna farla veramente e con tutti, altrimenti si rischia di confondere i principi di dignità ed autorevolezza di un Paese con la realpolitik.”

“Inoltre – conclude la Ortu - non si capisce perché l'Italia democratica di oggi debba rispondere, scusandosi con così tanta enfasi, dell'operato di governi del secolo scorso mentre Gheddafi ha calpestato precisi trattati internazionali senza alcuna protesta da parte dell'Italia.”


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I RIMPATRIATI DALLA LIBIA: BERLUSCONI NON SEGUITARE A RINNEGARCI

Comunicato stampa del 20 dicembre 2008

 

Il Presidente del Consiglio che nella conferenza stampa di fine anno si è vantato della sua politica estera dedicando molto spazio all'accordo con la Libia, non ha voluto spendere nemmeno una parola per rassicurare i Rimpatriati i quali per quarant'anni hanno atteso che l'intesa internazionale ponesse fine anche al contenzioso derivante dalla confisca dei loro beni avvenuta in violazione dell'accordo bilaterale precedente.

Giovanna Ortu, presidente dell'Associazione dei Rimpatriati così ha commentato: “ Noi ci saremmo aspettati dal premier in persona una risposta concreta alle nostre istanze sia prima che dopo l'accordo. Registriamo con favore le iniziative parlamentari e la solidarietà di alcuni membri del Governo, ma pretendiamo la soddisfazione del nostro diritto contestualmente alla ratifica dell'accordo e certamente prima che Gheddafi metta piede sul suolo italiano”.


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INDENNIZZI AI RIMPATRIATI: L'AIRL RINGRAZIA IL GOVERNO

 

Comunicato stampa del 19 novembre 2008 

 

Le dichiarazioni del Ministro La Russa sull'impegno preso dal Consiglio dei Ministri per il risarcimento ai Rimpatriati contestualmente alla ratifica dell'accordo Italia-Libia firmato lo scorso 30 agosto, sono state registrate con soddisfazione da quanti nel 1970 subirono la confisca di tutti i beni e l'espulsione dal Paese nel quale erano nati e vissuti.

“In questi 38 anni abbiamo sofferto moralmente e materialmente – ha dichiarato Giovanna Ortu Presidente dell'Airl – ma ciò che ci ha ferito di più è stato il tentativo di oblio della nostra condizione e dei nostri diritti. Ottenere oggi, nel quadro della normalizzazione definitiva tra i due Paesi, un provvedimento di indennizzo tutto per noi da parte dello Stato italiano ha anche il significato di predisporci ad un miglior stato d'animo verso la Jamahirya, dove vivono tante persone con le quali pur nella distanza imposta dalle circostanze abbiamo mantenuto costanti rapporti di fraterna amicizia.”

“Ci auguriamo quindi che, passando dagli impegni ai fatti – conclude la Ortu – il provvedimento venga essere celermente varato e altrettanto celermente applicato, in modo tale che possano beneficiarne gli anziani Rimpatriati e non solo i loro eredi”.


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ITALIA-LIBIA: RIMPATRIATI, CHIEDIAMO 350 MILIONI, LETTA DISPONIBILE

   

ANSA

22 ottobre 2008

Luigi Ambrosino

 

"Abbiamo registrato la forte disponibilità di Gianni Letta ad occuparsi della parte relativa allo stanziamento" da parte del governo italiano degli indennizzi per gli italiani cacciati dalla Libia nel 1970, quantificati in altri "350 milioni di euro". Giovanna Ortu, presidente dell'Associazione italiani rimpatriati dalla Libia (Airl), commenta così l'incontro con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Una delegazione dei rimpatriati è stata infatti ricevuta ieri sera a Palazzo Chigi dopo le forti proteste dell'associazione seguite all'Accordo di Amicizia e Cooperazione tra Italia e Libia firmato lo scorso agosto a Bengasi dal premier Silvio Berlusconi e dal colonnello Gheddafi senza che la questione degli indennizzi ai rimpatriati fosse affrontata "in maniera organica".

Pur continuando a manifestare tutta la sua "amarezza" per il trattamento ricevuto "fino a ieri" dal governo, Ortu prende atto della " disponibilità " e della "cortesia" dimostrate da Gianni Letta, che ha assicurato di portare all'attenzione del ministro dell'Economia Giulio Tremonti le richieste dell'Airl: a fronte di confische e 'perdite' pari a 400 miliardi di lire del 1970 (anno della 'cacciata' dei connazionali dalla Libia), l'associazione chiede al governo italiano di stanziare in finanziaria 350 milioni di euro di indennizzi per i rimpatriati, oltre ai 160 milioni già ricevuti in questi anni.

Senza considerare il "patrimonio di affetti" perduto, "tenuto conto del coefficiente di svalutazione, avremmo diritto a circa 3 miliardi di euro (rispetto ai 400 miliardi di lire del 70), ma ci rendiamo conto delle attuali difficolta' di bilancio e siamo disponibili ad un provvedimento minimale" che però mostri di tenere in considerazione i diritti dei rimpatriati, afferma Ortu. La quale, lette le agenzie su una possibile visita a breve del colonnello Gheddafi in Italia, avverte: "Noi non consideriamo un onore che Gheddafi arrivi nel nostro Paese. E tuttavia non faremo nulla se per quella data il governo italiano, dopo aver stretto il famoso patto con il colonnello, avrà provveduto a risarcire anche noi. In caso contrario, a Roma la tenda di Gheddafi non si monta...".

 


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LIBIA: ORTU (AIRL), NO A GHEDDAFI IN ITALIA SE BERLUSCONI NON CI CHIEDE SCUSA 

Adnkronos

8 ottobre 2008

 

Continuano le polemiche tra l'Associazione degli italiani rimpatriati dalla Libia (Airl) e il governo. Dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri Franco Frattini, secondo cui l'Italia accoglierà con tutti gli onori il colonnello Muammar Gheddafi se dovesse venire a Roma, Giovanna Ortu presidente dell'Airl, denuncia: "Questo non potrà essere fatto fino a quando Berlusconi non ci chiederà scusa per non averci inserito nel Trattato" di amicizia che e' stato firmato lo scorso 30 agosto. "Berlusconi continua a non riceverci, ci umilia -accusa la Ortu- io mi chiedo se abbiano paura di noi o se si vergognino. Non sarebbe stato meglio darci un contentino? Evidentemente per l'amicizia fra Italia e Libia non c'e' bisogno di noi". Parlando della questione degli indennizzi ai rimpatriati, che Frattini ha più volte assicurato sarà risolta con una legge del Parlamento, la presidente dell'Airl ribadisce: "Finché non vediamo i soldi stanziati restiamo scettici".

 


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ITALIA-LIBIA: RIMPATRIATI, FRATTINI CATTIVO E OFFENSIVO

Ansa

3 ottobre 2008

 

“Il ministro Frattini, dopo aver risposto evasivamente alle interrogazioni rivoltegli ieri dal senatore Belisario sui risarcimenti dovuti agli italiani per i beni confiscati da Gheddafi affermando in sostanza che l'aver ottenuto per loro la fine della discriminazione in tema di visti turistici era un risarcimento piu' che sufficiente, ha rincarato la dose nelle successive dichiarazioni rese alla stampa con cattiveria ma soprattutto con palese ignoranza. I rimpatriati, gia' esterrefatti per le continue contraddizioni del ministro in materia, contestano ogni sua parola, ritenendola lesiva della loro dignità”. Lo dichiara Giovanna Ortu, presidente dell'Associazione italiana rimpatriati dalla Libia(Airl), in merito alle affermazioni di ieri del titolare della Farnesina sul trattato italo-libico e sulla questione degli indennizzi per i connazionali 'cacciati' dalla Libia negli anni '70. Circa il valore delle proprieta' confiscate agli italiani, Ortu sostiene che “il ministro non sa, ed e' grave, che gia' prima della confisca l'ambasciata italiana di Tripoli aveva inventariato tutte le proprieta' italiane e che all'indomani dell'espulsione una missione interministeriale si era recata a Tripoli per mettere a punto una relazione che e' stata la base per la corresponsione di un modesto acconto in attesa di accordi internazionali”. “Il ministro - prosegue la presidente dell'Airl - non sa, ed e' ancora piu' grave, che da oltre 36 anni due funzionari del suo ministero fanno parte della commissione interministeriale che corrisponde quei modesti acconti. Frattini non sa, ed e' gravissimo, che presso il ministero del Tesoro vi sono 6.000 fascicoli di pratiche accertate per molte delle quali la stima inadeguata e' stata oggetto di ricorso vittorioso presso la magistratura ordinaria”. “Il ministro non sa - sottolinea ancora Ortu -, ed e' incredibile, che i documenti forniti dall'associazione con tutti i prospetti degli acconti percepiti e del saldo ancora dovuto, sono state redatte da autorevoli commercialisti e attendono di essere validamente confutati. Quanto al tempo necessario, dato che attendiamo da 38 anni, possiamo attendere piu' di un giorno, ma certo non oltre la ratifica del Trattato con il quale Berlusconi ha venduto a Gheddafi il nostro credito”. “Ma il fondo di tutto - conclude - resta il dolore per le offese gratuite che nessuno, nemmeno un ministro, puo' permettersi di farci”.

 


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ORTU (AIRL), RIVENDICHIAMO GIUSTI INDENNIZZI PRIMA DI RATIFICA ACCORDO

"VERRA' NOTIFICATA A PREMIER ISTANZA PER CONSEGBA E CONOSCNEZA TESTO"

 

Adnkronos

27 settembre 2008

"Rivendichiamo il diritto di essere ricevuti dal Presidente del Consiglio per poter ottenere assicurazioni in merito agli indennizzi che ci sono dovuti. Questo deve accadere prima della ratifica
parlamentare dell'accordo di amicizia, partenariato e collaborazione con la Libia". Lo dichiara all'Adnkronos la presidente dell'Associazione Italiana Rimpatriati dalla Libia Giovanna Ortu. L'associazione ha promosso da martedì, davanti alla sede del Governo a Palazzo Chigi, un presidio permanente costituito da due persone che si alternano ogni tre ore, per dodici ore consecutive. "La nostra iniziativa - aggiunge Giovanna Ortu - non è contro la persona di Silvio Berlusconi, ma contro un governo che ha firmato un accordo con Gheddafi senza prima ascoltarci e senza fornire le giuste garanzie di risarcimento per le violazioni che abbiamo subito nel 1970, anno della nostra espulsione dal paese nordafricano"."Voglio peraltro ricordare -prosegue la presidente dell'Associazione Italiana dei Rimpatriati dalla Libia - che il testo dell'accordo è frutto di un lavoro bipartisan, essendo stato preparato dall'esecutivo precedente l'attuale, anche se rammento che Massimo D'Alema mi manifestò diverse perplessità in merito. Non è mia intenzione condurre la politica estera del Paese, ma metto in evidenza che nel '70 abbiamo perduto tutto, un enorme patrimonio morale, affettivo, economico: ci sono stati confiscati beni per 400 miliardi di lire dell'epoca, circa 3 miliardi di euro di oggi. Siamo 20mila persone prive di qualsiasi protezione da parte del nostro governo, ci sentiamo veri capri espiatori di decisioni assunte senza ascoltarci. Abbiamo compiuto molti passi istituzionali, senza però ricevere una risposta dal premier".E sottolineo anche che la presenza di molti italiani e nostri antenati in Libia risale al 1865, decenni prima della colonizzazione del 1912 e del periodo fascista"."Io non sono affatto contro la stipula dell'accordo con Gheddafi nè contro la Libia; pretendiamo di essere trattati come persone che meritano rispetto. Peraltro voglio segnalare che l'esatto contenuto del patto non è stato ancora conosciuto nè reso noto, alimentando le versioni più disparate e contrastanti su di esso. E' un diritto dei cittadini, non solo di quelli direttamente coinvolti nella vicenda in esame, averne piena cognizione: a questo proposito comunico che un ufficiale giudiziario notificherà alla Presidenza del Consiglio un'istanza per la consegna dell'accordo, per renderne trasparente il testo all'opinione pubblica".

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ACCORDO ITALIA-LIBIA: DA DOMANI UN PRESIDIO DEI RIMPATRIATI DAVANTI A PALAZZO CHIGI PER OTTENERE GLI INDENNIZZI

Comunicato stampa del 22 settembre 2008

 

«Berlusconi vuol farsi gioco di noi?» Se lo chiedono i Rimpatriati dalla Libia dopo i vani tentativi di incontrare il Presidente del Consiglio già prima della firma dello “storico accordo” con la Libia, nel quale non si prevede alcun indennizzo economico per la confisca subita nel 1970.

 

Stanchi di aspettare una risposta da Berlusconi i Rimpatriati presidieranno Palazzo Chigi da domani 23 settembre e a oltranza, dalle ore 8 alle 22, con una staffetta di due persone, cui verrà dato il cambio ad intervalli regolari.

 

«E' vero che siamo vecchi e stanchi dopo 38 anni di attesa – dice Giovanna Ortu, Presidente dell'Associazione Rimpatriati dalla Libia - ma grazie a Dio ancora in possesso delle nostre facoltà mentali, tanto da non poter essere imbrogliati da chi crede di far carta straccia dei nostri diritti, offrendoci in cambio il visto turistico per “tornare nella nostra Patria” o addirittura di sbarazzarsi di noi rispedendoci a vivere nei duecento complessi di edilizia abitativi che il Trattato prevede»

 

«Il Presidente del Consiglio, pur nell'ansia di concludere l'“accordo storico” con la Libia avrebbe dovuto far meglio i suoi conti, includendovi anche lo stanziamento per il nostro definitivo anche se tardivo indennizzo e soprattutto avrebbe dovuto darci un segno della sua considerazione e del suo rispetto, ricevendo una nostra delegazione come gli è stato richiesto direttamente con lettere, telefonate, telegrammi ed anche per l'autorevole tramite dei Ministri La Russa e Calderoli, del Sottosegretario Mantica, del Senatore Gasparri e dei nostri referenti diplomatici presso il MAE, cui va un sentito grazie.

Le precisazioni in Senato del Ministro Frattini - ha concluso la Ortu - circa la volontà del Governo italiano di indennizzarci ci hanno rincuorato ma non è lui che tiene i cordoni della borsa, vogliamo vedere i soldi stanziati per il nostro provvedimento, approvato in contemporanea con la ratifica del Trattato.»

 

Il turno inaugurale del picchetto, martedì 23 dalle ore 8 alle 11, sarà coperto da Giovanna Ortu e da Gabriella Marchino, nipote di quel Giacomo Marchino, che rappresentando la minoranza italiana alle Nazioni Unite, riuscì a garantirne i beni nella Libia indipendente.


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INTESA ITALIA-LIBIA: CINQUE MILIARDI PER GHEDDAFI E NIENTE PER I VENTIMILA ITALIANI CONFISCATI?

Comunicato stampa del 30 agosto 2008

 

"Avrà Berlusconi, di ritorno da Bengasi, un sussulto di dignità, di umanità e di rispetto riuscendo a dare una risposta personale ai ventimila cittadini italiani che fino ad ora hanno invano reclamato un idoneo stanziamento da parte del loro Governo a chiusura del contenzioso per i beni confiscati da Gheddafi in violazione di un accordo internazionale? (valore ad oggi 3 miliardi di euro). "

Lo chiedono increduli e sdegnati i superstiti e gli eredi della ex collettività italiana di Tripoli ai rappresentanti dell'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia che da trentotto anni si batte per ottenere quella legge definitiva sempre negata "per mancanza di fondi".

"Berlusconi ci ha dimostrato che, quando si vuole o meglio quando si è costretti tutto è possibile, anche far saltare fuori dalle poste di un bilancio critico come il nostro cifre enormi.... - ha dichiarato Giovanna Ortu presidente dell'Associazione - ma bisogna trovare in contemporanea il coraggio di dare riscontro a chi ha pagato, per conto del Governo italiano, il più pesante degli acconti ed è in credito da quasi  quarant'anni."

Questo cinismo da parte di tutti gli esponenti di centro-destra, dopo le tante lusinghe e promesse durante i lunghi anni in cui erano all'opposizione, non ce lo saremmo mai aspettato!

E pensare che il Ministro degli Esteri, attraverso l'ambasciatore italiano a Tripoli, ha addirittura osato chiedere all'Associazione (che sopravvive faticosamente con le quote annuali di 35 euro versate dagli associati) di assumersi l'onere della manutenzione (35.000 euro annuali) del Cimitero italiano di Tripoli lasciato per oltre trant'anni nel più totale degrado e faticosamente restaurato su iniziativa dell'AIRL.

Del resto di offese ne abbiamo ricevute anche altre: molti dei nostri lavoratori sono morti senza la pensione poichè erano state confiscate anche quelle, mentre come abbiamo letto sul Sole 24 Ore, l'Italia sarebbe ora costretta ad indennizzare i discendenti dei libici che quasi un secolo fa hanno militato nell'esercito italiano.

"Giustizia dove sei?" ha concluso amaramente Giovanna Ortu.

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L'ACCORDO ENI-LIBIA ACCONTENTA TUTTI. E I RIMPATRIATI?

Comunicato stampa del 16 ottobre 2007

 

Anche gli Italiani Rimpatriati dalla Libia prendono atto della giustificata soddisfazione espressa dall'Ad dell'Eni Scaroni in merito al colossale accordo per la fornitura di gas raggiunto con la Libia.

 

“Mi fa piacere apprendere - ha dichiarato Giovanna Ortu, presidente dell'Associazione – che l'Eni abbia deciso di investire 150 milioni di dollari in attività sociali a favore della popolazione libica, anche se due anni fa ha risposto picche alla nostra richiesta di partecipare almeno in parte alla ristrutturazione del cimitero cattolico di Tripoli”.

 

L'investimento previsto nei prossimi dieci anni - di cui la quota parte a carico dell'Eni ammonta a 14 miliardi di dollari - rende perfettamente l'idea dell'importanza che la Libia riveste per le relazioni commerciali dell'Italia.

 

Non si capisce, quindi, per quale ragione nell'ambito di questo interscambio il governo italiano si ostini a non voler trovare, neanche nella Finanziaria in corso, i pochi milioni di euro chiesti dai rimpatriati per una legge di indennizzo che li ricompensi almeno parzialmente dell'ingiustizia subita nel 1970 con la confisca di tutti i beni.

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CONVEGNO ASSOCIAZIONE ITALIANI RIMPATRIATI DALLA LIBIA

Comunicato stampa del 7 ottobre 2006 

Alla presenza di oltre quattrocento associati e delegati, fra cui molti giovani, si è svolto oggi a Roma il Convegno dell'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia: “Italia-Libia 2006: quale 7 ottobre?”

 

In questo giorno, infatti, i libici hanno sempre ricordato l'espulsione della collettività italiana avvenuta nel 1970 come “vendetta” contro il colonialismo, con la sola eccezione del 2004 quando il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il Colonnello Gheddafi annunciarono la celebrazione della “Giornata dell'Amicizia”.

 

All'Assemblea è pervenuto il messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il quale ha espresso la sua viva speranza che i rimpatriati possano tornare a visitare la terra dove hanno vissuto ed operato perché “una decisione libica in tal senso costituirebbe un segnale significativo nell'ambito del processo di continuo rafforzamento dei rapporti bilaterali”.

 

Le relazioni e gli interventi sono stati coordinati da Gerardo Pelosi, inviato de Il Sole 24 Ore.

 

Dopo la relazione del Presidente, Giovanna Ortu, l'Avv. Giovanni Romano, affrontando il tema degli indennizzi, ha sottolineato come coloro che hanno subito la confisca, hanno beneficiato solo di leggi tardive e insufficienti che non hanno consentito un compenso tempestivo e congruo. A questo punto l'Avv. Romano ha indicato la via internazionale come la sola percorribile per costringere il Governo italiano ad arrivare a una soluzione politica.

 

L'On Cinzia Dato, affrontando la questione dei visti turistici per la Libia finora negati a quanti sono nati in quel Paese, ha definito inaccettabile la discriminazione che fa gravare sui cittadini il peso delle responsabilità dello Stato.

 

L'On. Carlo Leoni, Vicepresidente della Camera dei Deputati, ha messo in evidenza il ruolo di “facilitatore” che la Camera può svolgere per affrontare il vero problema, il reperimento delle risorse, attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro del quale l'AIRL sarà chiamata a far parte.

 

L'On. Alessandro Forlani, membro della Commissione Esteri, intervenendo in rappresentanza dell'On. Casini e dell'Udc ha riconosciuto che la comunità italiana di Libia è stata la più penalizzata anche dal punto di vista morale sottolineando, al tempo stesso, come la delicatezza del rapporto con i libici in tema di immigrazione, non debba pregiudicare la difesa dei diritti dei profughi.

 

L'On Dario Antoniozzi ha portato la sua testimonianza sentimentale di una trentennale vicinanza alle vicende dei profughi e della loro Associazione.

 

L'Ambasciatore Riccardo Sessa, Direttore generale per il Mediterraneo, appena nominato Ambasciatore a Pechino, ha riconfermato l'attenzione costante del Ministro D'Alema al problema dei visti, riproposto la scorsa estate dal Viceministro degli Esteri libico, Abdlulati Al Obidi e qualche settimana fa, nell'incontro con il Ministro Shalgam.

 

L'On. Paolo Cento, Sottosegretario per l'Economia, ha annullato all'ultimo momento l'importante appuntamento a causa di un imprevisto, assicurando un incontro ai vertici dell'Associazione nel corso della prossima settimana.

 


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RIMPATRIATI DALLA LIBIA: BRAVI AMATO E BIANCHI

Comunicato stampa del 21 agosto 2006

 

I rimpatriati dalla Libia hanno accolto con favore le dichiarazioni di fermezza del nostro Governo (ministri Amato e Bianchi) a non voler più mercanteggiare con la Libia quantità e modalità delle pretese riparazioni in cambio dell'arresto del flusso dei clandestini, la cui miserevole condizione merita ben altro rispetto.

Se si vuole davvero voltare pagina una volta per tutte, dopo tanti maldestri tentativi di firmare protocolli poco dignitosi, intese fumose o impegni troppo onerosi, bisogna affrontare la questione con la serenità e la concretezza che richiede il lungo lasso di tempo intercorso fra i fatti dei quali siamo chiamati a rispondere e la situazione odierna.

“E' stata persa una grande occasione quando abbiamo fornito a Gheddafi la chiave per essere ammesso a pieno titolo a dialogare con le grandi potenze occidentali senza contemporaneamente sistemare tutto il nostro contenzioso con la Jamahirya. - così afferma Giovanna Ortu , Presidente dell' AIRL - Il primo grande gesto verso quel Paese, a compensazione di presunte colpe del precedente Governo fascista, lo hanno fatto proprio tutti i membri della collettività italiana là residente, costretti a restituire al popolo libico case, cose e ricordi, per trovare in Patria scarsa solidarietà umana e nessun riconoscimento a fronte di un preciso diritto. Se questo al Colonnello non è bastato, toccava all'Italia definire con fermezza e con sollecitudine tutti gli aspetti del contenzioso aperto (che comprende anche i crediti vantati dalle aziende italiane per commesse eseguite negli anni Ottanta) anziché imbarcarsi sulla strada senza uscita di un cedimento progressivo a richieste via via più ricattatorie”


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AIRL E AIRIL INTERVENGONO NELL'INTESA TELEFONICA PRODI-GHEDDAFI: CI SIAMO ANCHE NOI!

Comunicato stampa del 8 agosto 2006

In merito alle rassicurazioni che Prodi avrebbe fornito al leader libico sull'impegno italiano a dar corso alla costruzione della famosa autostrada intervengono l' AIRL , che rappresenta i profughi espulsi da Gheddafi nel 1970 e l' AIRIL , che raggruppa le imprese creditrici della Libia per lavori eseguiti negli anni Ottanta.

Leone Massa , presidente dell' AIRIL , rivendica l'assoluta priorità dei diritti delle imprese che rappresenta: “Ricordo che, nonostante siano intervenute numerose sentenze passate in giudicato e tutti i crediti siano stati passati al vaglio di una commissione bilaterale, dopo oltre vent'anni nessun pagamento è intervenuto”. Giovanna Ortu , presidente dell' AIRL , ribadisce quanto già evidenziato nel colloquio del 24 luglio scorso con il Ministro degli Esteri e Vicepresidente del Consiglio, on. Massimo D'Alema: “Gheddafi, per i danni dell'occupazione italiana, ha già incassato nel 1970 una significativa anticipazione confiscando tutti i nostri beni, che il Governo italiano non può non indennizzare nel momento in cui reperisce - anche con soluzioni avanzate di ingegneria finanziaria - i fondi necessari per far fronte alle richieste libiche.”


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DIFFIDANO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ITALIANO

I RIMPATRIATI DALLA LIBIA E I CREDITORI DI GHEDDAFI

Comunicato stampa del 30 marzo 2006

 

L' AIRL (Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia) e l' AIRIL (Associazione Italiana per i Rapporti Italo-Libici) tramite il loro legale hanno notificato al Presidente del Consiglio una Diffida formale ad adempiere , affinché non provveda al pagamento in favore della Libia di alcuna somma a qualsiasi titolo ed in particolare a titolo di risarcimento dei danni di guerra dalla stessa avanzati, se non dopo aver provveduto all'integrale soddisfazione dei crediti e dei diritti vantati dagli aderenti delle due associazioni.

Così hanno spiegato le ragioni di questo atto i Presidenti dei due sodalizi.

Leone Massa in rappresentanza delle aziende italiane creditrici del Governo libico: «I crediti delle imprese italiane, accertati dal MAE, supportati da sentenze delle Corti libiche o con depositi presso banche di quel paese, a distanza di oltre vent'anni sono tuttora in sofferenza, nonostante quanto stabilito dal comunicato congiunto del 1998 e ribadito nell'accordo bilaterale sottoscritto da Berlusconi e l'omologo Shamek in presenza di Gheddafi il 28 ottobre 2002. La data limite per il pagamento del 31 marzo 2003 è trascorsa senza un nulla di fatto e gli incontri successivi del comitato misto, appositamente costituito, sono miseramente naufragati. Il futuro Presidente del Consiglio, eletto dalla maggioranza degli italiani, è chiamato ad onorare i crediti delle aziende italiane, prima di compiere eventuali gesti significativi nei confronti della Libia a chiusura del contenzioso coloniale».

Giovanna Ortu in rappresentanza dei rimpatriati italiani che hanno subito nel 1970 la confisca di tutti i beni: «Persino Gheddafi ha sempre dichiarato che i beni sono stati espropriati agli italiani non per rappresaglia contro i singoli, ma come acconto per le responsabilità derivanti dalla colonizzazione . Anche nella recente intervista a Sky TG 24, il Colonnello ha indicato nel Governo italiano il responsabile del risarcimento dovuto ai rimpatriati. Il Governo Prodi, con l'accordo del 1998, rinunciò definitivamente a pretendere un risarcimento dal Governo libico per i beni confiscati. Il Governo Berlusconi, a partire dal 2001, ha posticipato di anno in anno lo stanziamento per un provvedimento definitivo in nostro favore. Il lodevole impegno profuso per eliminare la discriminazione in tema di visti turistici per la Libia, non ha sortito alcun esito e comunque il riconoscimento di questo importante diritto non può essere barattato con il valore delle nostre case, delle nostre cose e della nostra dignità».

 

Puoi scaricare la Diffida notificata al Presidente del Consiglio per conto dell'AIRL a cura dello Studio Legale Romano:

Diffida PCM AIRL

Relata di Notifica della Diffida PCM AIRL

 


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Lettera aperta ai candidati premier: On. Silvio Berlusconi e On. Romano Prodi

Comunicato stampa del 20 marzo 2006

 

A nome dei Rimpatriati dalla Libia che rappresento, ho deciso di rivolgermi al Presidente del Consiglio che guiderà l'Italia nella prossima legislatura per chiedere precise garanzie su modi e tempi con i quali verrà affrontata e definita la questione relativa agli indennizzi per i beni italiani confiscati da Gheddafi nel 1970.

L'accordo del 1998 tra la Jamahiria libica e il Governo Prodi, che ha regolato ogni aspetto del contenzioso, non tocca l'argomento del risarcimento a noi dovuto per i beni perduti. Rinunciando definitivamente a richiederlo alla controparte libica, è evidente che il Governo italiano si è assunto l'onere di provvedere direttamente al risarcimento dopo gli acconti corrisposti negli anni passati.

Tuttavia durante i cinque anni di governo Berlusconi – a fronte delle ripetute rassicurazioni in merito – non vi è stato alcuno stanziamento per un provvedimento a nostro favore. Al contrario è stata presa in considerazione la richiesta libica di indennizzo per i “danni coloniali”, ad integrazione di quanto già percepito, prima con l'accordo del 1956 e poi con l'esproprio del '70.

Chiediamo al futuro Capo di Governo: considera il nostro un vero e proprio credito nei confronti dell'Italia che non ci ha tutelato al momento della confisca, ricorrendo all'arbitrato previsto dall'accordo del 1956 e che in seguito, nel contenzioso economico con il Colonnello Gheddafi, ha intenzionalmente omesso di porre sul piatto della bilancia il valore dei nostri beni espropriati?

L'evidenza del nostro credito risulta dal messaggio di Gheddafi portato al congresso AIRL 2004 dal suo inviato ambasciatore Abdulati Alobidi: «Il fratello leader ritiene che quanto patito dal popolo libico, in termini di uccisioni, deportazioni, torture ed usurpazioni di propri beni e terre non sia stato per vostra colpa. Si trattò di responsabilità dei governi coloniali e delle politiche espansionistiche che avevano coinvolto le popolazioni in questi problemi».

La recente tensione nei rapporti bilaterali, materializzatasi nei disordini di Bengasi e nel minaccioso discorso del Colonnello, hanno indotto il Consiglio dei Ministri a decidere di accogliere con misure significative le pretese libiche, in ciò trovando consenziente anche l'opposizione.

Tali intendimenti sono stati favorevolmente accolti anche da noi, da sempre favorevoli ad ogni iniziativa che possa portare ad una normalizzazione dei rapporti, purché non lesiva dei nostri diritti. Lo stesso Gheddafi, nell'intervista trasmessa oggi da Sky, ha indicato nel Governo italiano il responsabile del nostro risarcimento.

Attendiamo pertanto una sollecita risposta dall'On. Berlusconi e dall'On. Prodi: il Governo presieduto dal vincitore della prossima competizione elettorale si impegna a far fronte agli oneri connessi ad un provvedimento definitivo che attendiamo da 36 anni, dopo aver ricevuto acconti tardivi, parziali e provvisori?

In attesa di riscontro porgo i più cordiali saluti

                                                                                                          Giovanna Ortu

 

Puoi scaricare la risposta inviata dall'On. Prodi:

La risposta dell'On. Prodi

 


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L'odio di Gheddafi: incredulità e sgomento dei rimpatriati dalla Libia

Comunicato stampa del 3 marzo 2006

 

I rimpatriati dalla Libia sono increduli e sgomenti: sembra di essere tornati indietro al 1970 quando Gheddafi, dopo le iniziali rassicurazioni dell'anno precedente, con un veemente discorso pronunciato a Misurata il 9 luglio anticipò i provvedimenti che avrebbe preso solo qualche settimana dopo contro la collettività italiana: la confisca di tutti i beni il 21 luglio, seguita il 7 ottobre dall'espulsione accompagnata da vessazioni di ogni genere.

«Non è credibile che sia il popolo libico a nutrire sentimenti di vendetta contro gli italiani di oggi per le “colpe” dell'Italia di un secolo fa. - afferma Giovanna Ortu presidente dell'AIRL- I libici che ci aiutarono allora in ogni modo offrendoci ospitalità, cibo e denaro, sono rimasti in contatto con noi per tutti questi anni e ci hanno accolto fraternamente l'anno passato sia a livello di popolazione che di autorità».

Gheddafi, dalla posizione di debolezza del regime oggi, lancia le sue invettive contro un Paese che ha avuto l'unica colpa di blandirlo senza mai prendere una posizione ferma, chiara e definitiva, né quando si trattava di protestare né quando era il caso di fare delle concessioni anche generose per ritrovare normali rapporti di collaborazione ed interscambio.

«Accanto alle grandi criticità del rapporto bilaterale - ricorda la Ortu- c'è da sempre il nostro contenzioso sottovalutato e volutamente dimenticato da  tutti i governi avvicendatisi in Italia che hanno preferito, spesso purtroppo senza esito, anteporre i grandi interessi nazionali alla difesa della dignità e dei diritti sia dei rimpatriati che dei titolari di commesse non onorate».

Tutti i rimpatriati insistono affinché la Casa delle Libertà e l'Unione non sfruttino a fini elettorali una situazione delicata e difficile, ma trovino il modo di condannare insieme le offensive espressioni del Colonnello in nome dei principi di libertà e democrazia che accomunano gli italiani tutti.

 


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Cauto ottimismo dei rimpatriati dalla Libia per le decisioni del Consiglio dei Ministri

Comunicato stampa del 23 febbraio 2006

 

Le decisioni adottate oggi all'unanimità  dal Consiglio dei Ministri in tema di rapporti italo-libici, sono state registrate con soddisfazione dai Rimpatriati dalla Libia che, tuttavia, dopo le molte delusioni degli anni passati, attendono che si concretizzi il rilascio dei visti più volte promesso.

"Finchè le misure altamente significative da concordare con la parte libica,  necessarie per superare le criticità  passate, non verranno definite,  i nostri visti  resteranno sulla carta e tutto il rapporto bilaterale non potrà decollare; - osserva Giovanna Ortu, presidente dell'Associazione -  indubbiamente il riconoscimento del nostro diritto  ha un particolare significato per il suo valore morale. Non possiamo dimenticare nè l'accoglienza che abbiamo ricevuto l'anno passato a Tripoli e le proposte di collaborazione che in quell'occasione ci sono state avanzate dalle autorità libiche, nè i decenni che abbiamo trascorso in Libia a fianco di quel popolo nel più totale rispetto reciproco delle religioni di appartenenza".

I rimpatriati lamentano tuttavia che, quello stesso governo che oggi ha  ribadito il loro diritto a non essere discriminati rispetto ai connazionali, ha tradito per cinque anni le loro aspettative in tema di indennizzi per i beni che Gheddafi ha confiscato come acconto dei supposti danni coloniali. Sarà necessario comprendere nello stanziamento per le "misure altamente significative" anche le misure più modeste, ma altrettanto dovute, per un indennizzo definitivo ai rimpatriati poichè altrimenti ricadrebbe su di loro il costo della ritrovata amicizia.


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“Sabbie” il premio letterario dell'AIRL

 Comunicato stampa del 6 maggio 2005

 

L'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia (AIRL) organizza attraverso il proprio Centro Culturale SILFIO un premio letterario dal titolo “Sabbie”.

Il premio si articola in due sezioni, poesia e narrativa, ed è indirizzato a chi, italiano e non, vuole descrivere in quattro cartelle di prosa o in quaranta versi di composizione poetica sensazioni, emozioni, ricordi ambientati nei Paesi del Maghreb. Il titolo del Premio prende spunto proprio dai Paesi del Nordafrica –Libia, Tunisia, Algeria, Marocco- uniti dall'elemento del deserto e vuole mantenere viva la memoria per i ventimila italiani che nel 1970 dovettero abbandonare la Libia e che vedono ancora come un miraggio la possibilità di ritornare a rivedere i luoghi dove sono nati e vissuti.

L'ideazione del premio letterario “Sabbie”, organizzato da Album International, mira quindi a ricordare la lunga storia dell'AIRL ed è un auspicio perché i vari aspetti dei rapporti bilaterali tra Italia e Libia evolvano verso l'effettivo superamento di ogni criticità passata.

Il bando di concorso è qui scaricabile.

Paolo Bembo, Michela Gambillara, Federico Guiglia, David Meghnagi, Cesare Palandri, Giuseppe Maria Petrone, Folco Quilici hanno accettato di far parte della giuria composta da sette membri che voterà i vincitori scelti fra tre finalisti per ogni sezione del premio durante una serata che si svolgerà a Roma il prossimo mese di luglio.


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Casini rientra da Tripoli "a mani vuote"

Comunicato stampa del 2 maggio 2005

Riportiamo qui di seguito la lettera inviata in data odierna al Presidente della Camera, Onorevole Pierferdinando Casini dopo il suo rientro "a mani vuote" da Tripoli.
Nel richiedere all'On. Casini un incontro, Giovanna Ortu, Presidente dell'Associazione, ripercorre in un promemoria le tappe delle promesse mancate del Governo Berlusconi che fino ad ora non ha rispettato nemmeno la volontà parlamentare

Lettera all.On. Pierferdinando Casini, Presidente della Camera dei Deputati

La ringrazio vivamente per aver inserito nell'agenda dei Suoi colloqui con le autorità libiche la questione dei visti per gli ex residenti anche se mi sono resa conto che le risposte ottenute sono inaccettabilmente dilatorie. Le disposizioni del Governo libico sono in palese violazione dei diritti umani e confermano, purtroppo, che la nostra politica nei confronti di quel Paese è stata fallimentare.

E' evidente infatti che siamo stati usati: non abbiamo chiesto alcuna contropartita alla Libia prima di fornirgli l'aiuto richiesto per l'eliminazione dell'embargo e per il rientro nel consesso occidentale con il risultato che oggi, essendo meno isolata, la Jamahiria può permettersi di non rispettare gli impegni solennemente presi su diversi fronti. Ciò umilia non solo me e le migliaia di rimpatriati che rappresento, ma tutti i cittadini italiani. Per la soluzione di questo problema attendo che il Ministro degli Esteri dia corso alle iniziative di cui parla nella sua ultima lettera, fino ad applicare il principio di reciprocità.

Desidero qui richiamare la Sua attenzione su un altro aspetto del contenzioso che i rimpatriati hanno in tema di indennizzi per i beni confiscati, contenzioso che riguarda esclusivamente il Governo italiano. Ed è su questo argomento che mi permetto di chiederLe al più presto un breve incontro.

Accludo alla presente un promemoria che ripercorre le tappe del lungo inganno che si è consumato nell'arco di questa legislatura, contrariamente agli impegni solennemente presi in fase elettorale. Anche quest'anno il Governo probabilmente trascurerà di inserire un modesto stanziamento pluriennale per il nostro indennizzo nel DPF che si appresta a varare. Ciò in spregio alla volontà parlamentare espressa con la votazione plebiscitaria dell'o.d.g. n. 9/4489/61 del 17/12/2003.

Mi affido a Lei, all'equilibrio e alla saggezza che ha dimostrato in ogni circostanza, per avere una parola chiara e definitiva in merito, anche la più negativa: se non abbiamo diritto ad essere indennizzati dobbiamo saperlo; se i pochi fondi necessari non possono essere resi disponibili si trovino forme e modi per onorare il debito. Dopo trentacinque anni vorremmo poter mettere la parola fine alla nostra incredibile odissea!

La ringrazio e resto in attesa di essere contattata dalla Sua segreteria ai numeri in calce riportati. La prego di gradire i miei migliori saluti

                                                                                                           Giovanna Ortu

Indennizzi ai rimpatriati: le date delle promesse mancate

Maggio 2002 Il presidente della commissione Finanze del Senato Riccardo Pedrizzi di Alleanza nazionale presenta il d.d.l. n.1334 sottoscritto da altri 44 senatori dei due schieramenti politici che prevede il saldo degli indennizzi dovuti dallo Stato italiano ai rimpatriati per i beni confiscati dal governo libico.

01/08/2002 Berlusconi riceve a Palazzo Chigi il presidente dell'Airl Giovanna Ortu in previsione del suo primo incontro con Gheddafi che si terrà il 28 ottobre successivo. Berlusconi impartisce istruzioni ai funzionari presenti all'incontro affinché nella Legge finanziaria 2003 venga inserito uno stanziamento a fronte del d.d.l. 1334 Pedrizzi ed altri.

16/10/2002 Lettera d i Giovanna Ortu a Berlusconi : “Malgrado le istruzioni da Lei impartite durante il nostro colloquio, non siamo riusciti a trovare nella legge finanziaria il promesso stanziamento”.

24/10/2002 Gianfranco Fini riceve la presidente dell'Airl Giovanna Ortu insieme con il presidente dell'AIRIL Leone Massa in relazione alla visita di Berlusconi a Tripoli del 28 ottobre. Un comunicato di Palazzo Chigi rileva che “Fini ha confermato la determinazione del Governo italiano di tenere presente, nell'ambito dei nuovi rapporti italo-libici, anche le legittime aspettive di ordine morale ed economico sostenute dalle due Associazioni”.

23/12/2002 Gli indennizzi restano fuori della Finanziaria 2003. Il presidente della commissione Finanze del Senato Pedrizzi tenta in extremis di salvare la faccia al Governo facendo approvare il 23 dicembre un emendamento per una somma ridicola di 2,5 milioni di euro all'anno da frazionare per tre anni. L'importo è tecnicamente mal stanziato e quindi inutilizzabile. La questione resta aperta per l'anno successivo.

07/05/2003 Alla vigilia delle elezioni amministrative del 25 maggio, il vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini riceve ancora Giovanna Ortu a Palazzo Chigi ed assume il solenne impegno di risolvere definitivamente il problema indennizzi con la Finanziaria 2004.

xxxxx10/2003 Lettera aperta di Giovanna Ortu a Berlusconi per richiamare il governo ai suoi doveri.

17/12/2003 Nonostante le promesse di Fini, gli indennizzi vengono ignorati anche dalla Finanziaria 2004. Ma il Parlamento reagisce: la Camera dei Deputati approva con 430 voti su 443 deputati presenti l'odg n. 9/4489/61 che impegna il Governo a completare l'indennizzo dei rimpatriati dalla Libia.

23/09/2004 Un anno dopo , il ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia (dal Secolo d'Italia ): “In un momento di rinnovati rapporti con la Libia (la fine dell'embargo europeo n.d.r), il Governo non deve dimenticare i nostri connazionali che in passato hanno sofferto perdite morali ed economiche a seguito della cacciata dal Paese. A loro dovrà essere corrisposto un indennizzo definitivo dopo gli acconti percepiti in base alle leggi precedenti. Ciò consentirà una dignitosa riparazione della vicenda sul piano materiale”.

07/10/2004 La questione dei rimpatriati entra nelle pagine della grande stampa. Ad esempio l 'Unità: (Marcella Ciarnelli) : “Non si tratta di chiedere ai libici di dare un colpo di spugna sul proprio passato e sulla propria storia ma non può essere ridotta ad una ”vendetta” compiuta rimandando a casa 20 mila persone, sequestrando loro tutto quanto messo insieme in una vita. E negando qualunque tipo di risarcimento. Resta una ferita ancora aperta dunque nonostante le promesse di Berlusconi, che al ritorno con ogni incontro con il colonnello ha sempre sostenuto che la questione ormai era risolta. Ma soldi non se ne sono visti”.

09/10/2004 Ad esempio il Corriere della Sera ( Edgardo Bartoli ) “Gli indennizzi ai rimpatriati furono insufficienti, tardivi e distribuiti con esasperante parsimonia”.

14/10/2004 Il Viceministro all'Economia Mario Baldassarri riceve una delegazione dell'AIRL e garantisce lo stanziamento a copertura della legge d'indennizzo.

21/10/2004 Il Corriere della Sera elenca i beni confiscati degli ex italiani di Libia: 37.000 ettari di terra, 1.750 abitazioni, 5000 esercizi commerciali, 1.200 tra autoveicoli, aerei, macchine agricole per un valore di 200 miliardi di lire (nel 1970).

30/10/2004 Al Congresso dell'Airl messaggio del ministro per gli Italiani el mondo Mirko Tremaglia : “Confido nella positiva evoluzione anche del contenzioso ancora in corso.”

30/10/2004 Al Congresso dell'Airl intervento di Riccardo Pedrizzi “Veniamo al compito del Governo. Io per motivi scaramantici non voglio fare promesse, voglio solamente riferire che in Commissione Bilancio è stato presentato un emendamento da parte di tutto il gruppo AN con uno stanziamento abbastanza adeguato: la copertura finanziaria è stata dichiarata compatibile con l'esigenze di bilancio”.

30/10/2004 Al Congresso dell'Airl intervento del Vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini: “Quel che ha detto il Senatore Pedrizzi certamente troverà seguito in Parlamento, e se toccherà a me esprimere il parere del Governo, il Governo esprimerà un parere favorevole”.

31/10/2004 Il Secolo d'Italia ( Desirèe Ragazzi ). riferisce un'ulteriore dichiarazione di Gianfranco Fini al Congresso dell'Airl: “ Il leader di AN ripercorre le tappe della “Traversata del deserto” … non può mancare il riferimento alla questione dei beni: “qualcuno ha detto che non ha senso riproporla. Io penso l'esatto contrario, riproporre la questione dei beni ha senso perché è la prova della volontà di lavorare insieme… il Governo in carica sta provvedendo dopo una lunga attesa al saldo degli indennizzi per i beni confiscati”.

16/11/2004 Ancora il Secolo d'Italia. Titolo : “L'opera del Centro-Destra ha reso possibile lo storico rientro dopo gli annunci - flop dell'Ulivo”. Sottotitolo: “Si sblocca anche la questione dei risarcimenti per i beni confiscati”.

17/11/2004 La Stampa ( Guido Ruotolo ). “Il viceministro Baldassarri ha promesso l'approvazione di un emendamento alla finanziaria che stanzia per quest'anno i primi 50 milioni di euro.

18/11/2004 La Stampa (Guido Ruotolo) . Mario Puccinelli , componente della delegazione Airl a Tripoli: “No, non ho nulla da pretendere dai libici, chi mi ha trattato peggio è stato il governo italiano”.


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Urso a Tripoli: i visti ai rimpatriati valutati 6 miliardi di euro

Comunicato stampa del 7 aprile 2005

Apprendiamo che nell'incontro odierno con il Viceministro Urso, il primo ministro libico

avrebbe affermato che la concessione dei visti agli italiani nati in Libia è subordinata al regalo della famosa autostrada da un confine all'altro del Paese per un impegno economico che si aggira sui sei miliardi di euro.

Questo il commento di Giovanna Ortu, presidente dell'AIRL: “Nemmeno la nostra dignità, che peraltro non ha prezzo, vale così tanto! Non spetta certamente a noi analizzare i tempi e i modi in cui questa lievitazione è avvenuta a partire dall'accordo del 1998 che nulla prevedeva in materia. Si parlò poi di un centro ospedaliero (costruito e donato alla città di Bengasi nel 2002) e successivamente di 60 miliardi delle vecchie lire da destinare prima ad un importante progetto sanitario, e poi all'elaborazione gratuita del progetto di una strada.

Per quanto più strettamente ci riguarda, non riusciamo a credere che i libici, dopo averci riservato un'accoglienza straordinaria avanzando precise richieste di collaborazione, vogliano far pagare nuovamente a noi, che già abbiamo perduto ogni nostro avere, il prezzo del loro contenzioso con il nostro Paese. Ricordiamo che il Colonnello Gheddafi si è dichiarato addirittura disponibile a foto-ricordo in nostra compagnia! ( intervista di Giovanni Minoli del dicembre 2004 ).

Comunque il governo italiano risparmierà se, per farci dimenticare la discriminazione di cui siamo oggetto e il clamoroso insuccesso nella lunga trattativa con i libici, si impegnerà nell'emanazione della legge che ci spetta per l'indennizzo dei beni confiscati trentaquattro anni fa: l'onere del provvedimento in nostro favore non arriva ad un ventesimo del regalo preteso dalle autorità libiche”.


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Pesce d'aprile per i visti ai rimpatriati?

Comunicato stampa del 5 aprile 2005

“Adolfo Urso, in visita a Tripoli domani e dopodomani con centinaia di imprese italiane, cercherà negli <affari> con la Jamahiria una consolazione alla bruciante sconfitta elettorale del suo partito e della coalizione di centro-destra”. Così commenta -a nome dei rimpatriati dalla Libia- Giovanna Ortu presidente dell'Associazione, ironicamente augurando <buon viaggio> al Viceministro delle Attività Produttive.

"La nostra politica con la Libia seguita ad essere ambigua e, per rincorrere le opportunità del momento, mette a repentaglio la credibilità e la dignità del nostro Paese. - prosegue la Ortu - È di ieri la notizia che le autorità libiche, nella totale indifferenza della nostra Ambasciata a Tripoli, della Farnesina e  del sottosegretario Mantica, si sono rimangiati la decisione in merito al rilascio dei visti turistici per coloro che sono nati in Libia, decisione platealmente annunciata da Berlusconi e Gheddafi lo scorso 7 ottobre in occasione della <giornata dell'amicizia> che doveva prendere il posto della <giornata della vendetta>.  Infatti dal 1° aprile al Consolato libico di Roma è affisso in bacheca un annuncio che subordina la concessione dei visti per quanti sono nati a Tripoli alla condizione che abbiano superato i 65 anni di età".

"Si tratta di un pesce d'aprile? - si chiede G. Ortu- E' difficile spiegare altrimenti il motivo di una inversione di rotta contraria alla logica, al diritto, agli impegni solennemente presi, specie dopo il caloroso messaggio di Gheddafi  al congresso dell'AIRL e le proposte di collaborazione rivolte dalle autorità libiche alla delegazione dell'Associazione che si è recata a Tripoli lo scorso novembre".

"Questo governo si è comportato con noi come nessuno mai aveva osato fare - scrive la Ortu in una lettera di protesta indirizzata   a Gianfranco Fini (alle ore 14.45 di ieri ad urne ancora chiuse) - per quattro anni ci ha illuso promettendoci uno stanziamento nella finanziaria per gli indennizzi, ci ha beffato con la farsa dei visti senza considerazione alcuna per la nostra dignità e i nostri sentimenti; persino per il restauro del cimitero di Tripoli non sono stati resi disponibili, nemmeno in parte, i fondi necessari ( quattro milioni di euro). Non mi consola pensare che le elezioni politiche sono vicine e che potremo lì concretizzare la nostra protesta.”

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Italia-Libia: i visti dei rimpatriati smarriti nel deserto

Comunicato stampa del 21 marzo 2005

A distanza di oltre 5 mesi dall'annuncio del rilascio dei visti turistici per gli italiani nati in Libia, diramato da Berlusconi e Gheddafi in occasione dell'abolizione della "festa della vendetta" lo scorso 7 ottobre, l'Associazione dei rimpatriati ha dovuto prendere atto che alle parole non sono seguiti i fatti.
Con un articolo che apparirà sul prossimo numero di Italiani d'Africa, mensile dell'Associazione, Giovanna Ortu che ha guidato la prima missione ufficiale dell'AIRL in Libia, svoltasi dal 17 al 22 novembre scorso, registra tutta la sua accorata indignazione, rispondendo così alla delusione e all'incredulità di migliaia di associati.
Dopo l'affettuosa attenzione con cui i media di tutto il mondo hanno seguito la vicenda del ritorno che doveva porre fine ad una ingiustificata discriminazione, la Presidente dell'Associazione confida che la denuncia di questo grande inganno possa avere altrettanto risalto sui mezzi di informazione.


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Cimiteri italiani: le gravi responsabilità dello Stato

Comunicato Stampa del 20 gennaio 2004

 

La distruzione del cimitero abbandonato di Mogadiscio da parte di gruppi di fanatici antitaliani era un evento prevedibile, che ripropone le gravi responsabilità dello Stato italiano e dei suoi organi internazionali per la tutela dei cimiteri d'Italia nel mondo. L'Associazione degli ex italiani di Libia sta conducendo una battaglia da anni per il recupero e la messa in protezione del cimitero già deturpato di Hammangi a Tripoli, del quale la nostra stampa ha offerto vivide testimonianze. Ma ostacoli burocratici e avarizie di Stato tuttora frenano l'erogazione dei fondi per far partire il progetto già autorizzato dalle autorità libiche. Per il nostro Governo è arrivato il momento di promuovere un'iniziativa globale di censimento e riordino di tutti i cimiteri d'Italia all'estero, riorganizzando le competenze destinate alla loro salvaguardia. La civiltà di un Paese non si misura sulle demagogie dei vivi ma sul reale rispetto per i morti.

 

Ricordiamo che ad iniziativa dell'AIRL è stata aperta una raccolta per il risanamento di Hammangi, già firmato da Italia e Libia, ma al momento privo della copertura finanziaria della Farnesina. Le condizioni del cimitero e il progetto di restauro sono consultabili sul sito www.airl.it. Le offerte possono essere inviate tramite c/c postale: n. 64010002 AIRL oppure tramite bonifico bancario: Banca di Roma c/c n. 3961-33 ABI 03002 CAB 03260 specificando nella causale “pro Hammangi”.


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Dopodomani torniamo in Libia dopo 34 anni

Comunicato Stampa del 15 novembre 2004

Dopodomani mercoledì 17 si recherà a Tripoli il primo gruppo di Italiani ex residenti che hanno ottenuto dalle autorità della Grande Jamahiria il visto d'ingresso per rivedere la terra nella quale sono nati e hanno vissuto e da dove furono allontanati nel settembre 1970 a seguito dei noti provvedimenti adottati dal nuovo governo rivoluzionario. Il desiderato ritorno, dopo un distacco di 34 anni, si è reso possibile sulla base degli accordi bilaterali del 1998, nell'ambito del processo di normalizzazione tra i due Paesi, sviluppato dagli intensi incontri tra Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi. Nel convegno dell'AIRL tenuto a Roma il 30 ottobre scorsi, il leader Gheddafi, per bocca del suo inviato speciale a Roma Adulati Alobidi, ha anticipato il suo benvenuto in Libia agli ex residenti con un caldo messaggio in cui li definisce “anello di congiunzione tra i due popoli e i due Stati” e confida nel loro ruolo attivo per il completamento delle intese diplomatiche italo-libiche e per lo sviluppo concreto di fruttuose relazioni bilaterali.

Questo viaggio così speciale sarà seguìto in ogni momento da inviati della stampa italiana e libica, sulla base del programma predisposto dalle Autorità libiche di concerto con l'AIRL e con l'assistenza del Ministero degli Esteri italiano. Sono previsti incontri con rappresentanti delle istituzioni e del popolo libico nonché la ricerca di volti e luoghi della memoria degli esuli. Un ruolo determinante è stato svolto dall'Ambasciatore Claudio Pacifico che concluderà definitivamente con questa missione il suo mandato di 4 anni a Tripoli, da lui dedicato con saggezza, passione e successo alla piena riconciliazione tra Italia e Libia e alle ragioni degli ex residenti Italiani.

 La delegazione guidata dal Presidente dell'AIRL Giovanna Ortu è composta da rappresentanti dei rimpatriati di varie generazioni, membri del Direttivo dell'AIRL. Sono: Giancarlo Consolandi, 55 anni, dirigente generale di Poste Italiane S.p.a.; Raffaele Iannotti, 55 anni, dirigente pubblici servizi; Mario Puccinelli, 70 anni, amministratore d'azienda; Luigi Sillano, 67 anni, imprenditore edile; Giovanni Spinelli, 74 anni, farmacista. In rappresentanza dei rimpatriati più giovani, farà parte della delegazione Ornella Sillano, 34 anni, professionista nel settore import-export, che lasciò la Libia appena cinque giorni dopo la nascita.

L'AIRL ringrazia caldamente le autorità libiche e i rappresentanti diplomatici a Roma della Grande Jamahiria per aver dato rapido corso alle procedure concernenti la missione italiana nonostante ilparticolare periodo della festa di Ramadan. Un particolare ringraziamento va agli uffici competenti della Direzione Mediterraneo e Medio Oriente del Ministero affari esteri italiano.


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Convegno Nazionale Airl 2004

Comunicato Stampa del 27 ottobre 2004

Ritorno a Tripoli : è in questo sottotitolo che si può riassumere il significato del convegno che l'AIRL, Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia, terrà sabato 30 ottobre a Roma sul tema “ Italia e Libia tra vecchio e nuovo ” ( Domus Pacis, via di Torre Rossa 94, ore 16.30-18.00 ). L'improvvisa quanto positiva evoluzione dei rapporti tra Roma e Tripoli, la riapertura della frontiera agli ex residenti italiani, la fine dell'oblio e la trasformazione della “Festa della vendetta” in “Giornata dell'amicizia” tra i due popoli hanno, infatti, riacceso i riflettori su una storia a lungo dimenticata e finalmente avviata a conclusione. Una ‘traversata del deserto' - è stata definita - che ha contemplato, in oltre 30 anni di sofferenze ed umiliazioni, l'espulsione di 20.000 nostri connazionali dalla Libia, la confisca dei loro beni (pensioni comprese), nonché l'impossibilità di tornare nella loro terra d'origine e, per le nuove generazioni nate in Italia, di conoscere la terra dei loro padri.

Al convegno partecipano il Ministro per gli Affari Esteri Franco Frattini , il senatore Giulio Andreotti , l'ambasciatore della Giamahiria presso la Santa Sede Abdulhafed Gaddur, il Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato Riccardo Pedrizzi.

In apertura dei lavori S.E. Abdulati Alobidi , inviato da Tripoli in rappresentanza del Governo libico, comunicherà formalmente la data del prossimo rientro in Libia di una prima delegazione ufficiale di esuli.


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Grave falsificazione della Rai

Comunicato del 16 ottobre 2004

La presidenza dell'Associazione Italiani rimpatriati di Libia comunica: ieri venerdì 15 ottobre il programma Rai tv “La storia siamo noi” di Giovanni Minoli ha mandato in onda un servizio sulla colonizzazione italiana in Libia che riteniamo superficiale e violentemente offensivo per la nostra comunità, per le sue origini, per il suo lavoro, per la sua dignità storica. Per motivi che ci sfuggono l'autore del programma ha tentato di contrastare il clima di affettuosa risonanza creatosi attorno a noi grazie alle iniziative del governo italiano d'intesa con il governo libico. Denunciamo pertanto la scorrettezza professionale del Minoli che ha utilizzato e manipolato anche riferimenti e testimonianze espressamente ottenuti dalla nostra Associazione. Chiediamo alla Commissione parlamentare sulla Rai di verificare e sanzionare l'utilizzo di un programma destinato alla cultura storica dei telespettatori con simili espedienti a sensazione.


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Berlusconi ancora da Gheddafi: l'Italia continua ad umiliarsi

Comunicato del 6 ottobre 2004 

La quarta visita di Berlusconi al colonnello Gheddafi prevista per domani è un caso unico nelle relazioni diplomatiche mondiali. Primo, perché nessun leader di governo ha mai accettato di andare per quattro volte in visita in un altro Paese senza alcun gesto di reciprocità. Secondo, perché a tutti gli accordi finora proclamati da parte italiana per risolvere l'inaudito contenzioso tra i due Paesi –caso unico tra uno Stato europeo e uno Stato arabo- sono seguite clamorose sconfessioni degli stessi accordi da parte libica. La sceneggiata del ponte aereo per rimandare i clandestini, ostentata dal ministro dell'interno Pisanu, è stata infatti bloccata da una telefonata di Gheddafi a Berlusconi. Ed ecco perché il nostro Presidente del consiglio è costretto di nuovo a correre sotto la tenda del leader libico, cogliendo come pretesto l'inaugurazione del gasdotto Libia-Sicilia. Ma il fatto più clamoroso è che il capo del nostro governo abbia scelto proprio la giornata di domani, 7 ottobre, ossia la data nella quale Gheddafi ha sempre celebrato il suo “giorno della vendetta” contro l'Italia , per ricordare la cacciata dei 20 mila italiani nati e residenti di Libia. Gli stessi italiani espropriati nel 1970 dei loro beni ai quali il governo ha rifiutato in questi stessi giorni l'atto di risarcimento promesso, in dolorosa coerenza con una linea di auto mortificazione della dignità nazionale.


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Le condizioni per chiudere la partita

Comunicato del 23 settembre 2004

Bene , ci dicono che Gheddafi si è messo sulla strada dell'ordine internazionale. Dopo aver accettato la rinuncia al terrorismo e alle armi nucleari, adesso collaborerà nel contrasto all'emigrazione clandestina e ai traffici illegali nel Mediterraneo. Speriamo davvero che sia così. In cambio il leader libico ha ottenuto qualcosa non da poco: il perdono di oltre 30 anni di dittatura spietata con i dissidenti; con una piena rilegittimazione internazionale compresa la rimozione delle sanzioni economiche e la possibilità di acquistare tutti gli armamenti che gli occorrono. Un affare davvero vantaggioso, degno -lo diciamo con ammirazione- della tradizione dei grandi negoziati sotto la tenda tra parti occidentali e parti arabe.

Ma tutti hanno guadagnato in questa storia. Usa, Gran Bretagna, Francia e Germania sono stati risarciti materialmente passando un colpo di spugna sulle centinaia di vittime del terrorismo attribuito alla Libia. L'Europa ha rimosso l'embargo soddisfatta della riapertura di un bel mercato praticamente ancora vergine. Per di più l'Occidente ha acquisito la Libia come sicuro avamposto nella lotta contro l'Islam integralista. Siamo d'accordo, ne valeva davvero la pena. Ma l'Italia? Bella domanda.

Abbiamo sentito i commentatori dei mass media affermare che la rimozione dell'embargo è stato una vittoria della nostra diplomazia, per aver ottenuto il via libera dei partner europei. Semmai è stato un successo personale del ministro Giuseppe Pisanu -con il quale ci complimentiamo sinceramente- che è riuscito a far passare la tesi secondo cui Gheddafi non avrebbe potuto sinora bloccare le navi degli immigrati in partenza dalle coste libiche, perché non ne aveva i mezzi. E dunque bisognava vendergli motovedette e binocoli. Bene, ammettiamo pure che “Bruto era un uomo d'onore”, ma lo stesso ministro dell'Interno vorrà convenire con noi che, a questo punto, un giudizio non di maniera sull'operazione resta necessariamente sospeso, in attesa di verificare la concreta collaborazione della Libia. Dio, voglia che il colonnello, soddisfatto dei propri successi –lui sì che ne ha motivi immediati- mantenga la parola, almeno stavolta. Sarebbe terribile se invece continuasse a usare le ondate di clandestini come strumento di pressione sull'Italia per ottenere altre soddisfazioni.

Questa è solo la prima e ovvia condizione cui resta affidata la faccia del nostro Paese, ossia il nostro onore nazionale, celebrato troppo spesso con ostentazioni di vuota retorica. Poi c'è una seconda condizione, ormai davvero ineludibile . Ed è il nostro ruolo nella lunga e insensata storia del contenzioso italo-libico , nell'alternarsi di eventi e tragedie di cui noi rimpatriati non siamo solo le vittime tuttora dolenti e in attesa di risarcimento finale. Ma siamo il simbolo dell'umiliazione a suo tempo ricevuta dall'Italia, lo spettro shakespeariano che si aggira inquieto sulle torri del castello. Poiché la nostra espulsione nel 1970 e l'ostracismo che ancora ci perseguita rivivono ogni anno nel “giorno della vendetta” che Gheddafi continua a celebrare e di cui non a caso Gianfranco Fini ha chiesto l'abolizione in contemporanea con la revoca dell'embargo internazionale . Finalmente, una mossa politica che ha stabilito le regole per chiudere almeno alla pari la partita con Tripoli .

Il nuovo realismo politico di Fini ha anche dato una risposta finale all'interrogativo che noi rimpatriati dalla Libia avevamo sottoposto al governo alla fine di agosto, alla vigilia dell'ultima visita del presidente Berlusconi a Sirte. Avevamo chiesto se i nostri diritti storici, politici ed economici, potevano essere archiviati, come forse qualcuno, giustificandosi con la situazione di cassa dello Stato, pensava di fare. Le ultime vicende italo-libiche hanno rivelato che in politica e soprattutto nella politica internazionale i problemi accantonati non possono scomparire e quindi riemergono fatalmente, anche più gravi e perentori di prima. Così è stato finora per l'irrisolto nodo complessivo Italia-Libia , nel quale siamo stati sinora il capro espiatorio.

Se il contenzioso tra i due Paesi fosse stato affrontato e risolto a suo tempo, se le ingiuste pretese libiche fossero state ridimensionate con sincero e fermo realismo, senza indulgenze tattiche, oggi probabilmente Gheddafi non insisterebbe ancora per ottenere un “gesto” di espiazione da parte dell'Italia. Ma speriamo che tutto questo diventi ormai acqua passata. Dopo le promesse e le illusioni ricevute da questo governo e dopo una sgradevole fase di “telefoni staccati”, abbiamo ricevuto nuovi credibili segnali d'attenzione da Palazzo Chigi e soprattutto dal ministro Mirko Tremaglia in vista della legge finanziaria d'autunno. Con spirito di attesa e di rinnovata fiducia andiamo al nostro convegno-assemblea del 30 e 31 ottobre, aprendo fin da adesso la discussione su quelle che saranno le nostre condizioni per dichiarare se effettivamente la partita possa essere chiusa.

                                                                                                       


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Terzo tentativo ad alto rischio

Comunicato del 23 agosto 2004

 

Egregio Presidente Berlusconi, migliaia di messaggi e segnalazioni giunti alla nostra Associazione da parte di italiani ed ebrei espulsi dalla Libia e dalle altre categorie nazionali penalizzate e tuttora creditrici di quel regime testimoniano un vivo allarme per la Sua annunciata, terza visita al leader di quel Paese, dato il fallimento politico delle due precedenti. Lei stesso, al ritorno dalla seconda visita, ebbe infatti ad ammettere che lo sviluppo del processo di normalizzazione bilaterale si era bloccato per l'assurda pretesa di Gheddafi di ricevere in regalo dall'Italia addirittura una strada costiera di 2 mila chilometri.

Rispetto ad allora, nulla di nuovo e di credibile risulta emerso nei canali diplomatici bilaterali, ad eccezione dell'ennesimo e ancora non verificato impegno libico di aderire fattivamente alla lotta contro il traffico di emigrati. E' legittimo e doveroso chiederLe su quali concreti preparativi e affidamenti si fondi questo Suo nuovo viaggio in Libia ad alto rischio politico per l'immagine e gli interessi nazionali e su quale base fiduciaria e in vista di quali possibili sviluppi, il capo del governo di uno Stato democratico del rango dell'Italia ritenga per la terza volta di andare a rendere omaggio al leader libico, riammesso da poco tempo e fra molte incertezze nell'area della legalità internazionale, dopo i ben noti precedenti.

E soprattutto si vorrebbe capire perché mai il Presidente del consiglio continui ad assumere in discussione la falsa cambiale dei pretesi danni della colonizzazione italiana, continuando nel frattempo a ignorare il pesante credito delle confische dei beni italiani e rinviando sine die il saldo indennizzi da lui stesso promesso alla nostra Associazione di rimpatriati dalla Libia. C'è un legame tra queste posizioni? E' forse Gheddafi che gli ha suggerito di dirottare anche i magri fondi che ci spettano a favore della faraonica strada che pretende? Faccia finalmente chiarezza il Cavalier Berlusconi, dalla sua posizione di leader tra i grandi della Terra: 1) ammetta che Gheddafi nel 1970 confiscò i nostri beni quali “acconto” sui danni rivendicati della Libia, secondo la logica della “riparazione storica” che lo stesso Berlusconi alla fine sembra disposto ad accettare; 2) o invece riconosca che quelle confische furono solo l'ignobile spoliazione di 20 mila lavoratori, donne vecchi e bambini incolpevoli e indifesi. E in entrambi i casi il Cavaliere ci dica se tocca alla Libia di indennizzare la perdita dei nostri beni, e allora il governo italiano trovi i mezzi per convincerla a compiere quest'obbligo; oppure se, come è sempre stato detto dai nostri governi, l'onere del risarcimento spetti allo Stato Italiano, e si provveda quindi senza ulteriori rinvii al saldo degli indennizzi (per inciso, inferiori a un ventesimo del costo della strada). Su tutto ciò chiediamo al Presidente del consiglio un chiarimento definitivo, in mancanza del quale, dopo la presente formale diffida, ci rivolgeremo alle corti di giustizia internazionali.

La conclusione più immorale e autolesionistica di questa vicenda sarebbe infatti di continuare a subire i vecchi e nuovi ricatti di Tripoli, come in ultimo la minacciata invasione dal mare; di concedere alla Libia la revoca sull'embargo sulle armi, ritenute necessarie per la lotta ai traffici criminali; di assumere per giunta impegni pericolosi e non revocabili a favore della strada pretesa da Gheddafi. E, quale contrappeso di tutto ciò, cancellare de facto con sottile cinismo i diritti degli italiani esuli di Libia, archiviando la tragedia del 1970 come un fatale epilogo della colonizzazione. E' questa la politica di Berlusconi nella vertenza italo-libica? Se è questa, non è la migliore per entrare nella Storia.  


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Fini ha indicato la strada

Comunicato del 18 settembre 2004

Giovanna Ortu, Presidente dell'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia, ha dichiarato: “ Finalmente con le parole di Gianfranco Fini l'Italia assume una posizione chiara con Tripoli. Finalmente gli italiani espulsi da Gheddafi dopo aver subito la confisca dei beni si sentono efficacemente rappresentati da questo Governo. La nostra collettività è l'unica finora che con il suo sacrificio ha pagato il prezzo del contenzioso storico italo-libico. La fermezza di Fini è la sola strada per superare le antiche discordie e giungere ad un rapporto di reciproco rispetto e di vera amicizia tra i due Paesi.


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Gheddafi alla prova del suo riscatto

Comunicato del 27 aprile 2004

 

Al momento non è possibile valutare i risultati della visita di Gheddafi a Bruxelles, che il presidente Romano Prodi ha voluto con sospetta insistenza e radioso ottimismo, a mandato quasi scaduto e in piena campagna elettorale. Molti aspetti di questo scenografico evento, definito prematuramente “storico” dai mass media, dovranno essere esaminati con il rigore e la severità che il caso Libia richiede, visti i precedenti. La rinuncia al terrorismo e alle armi di distruzione di massa sono un primo passo fondamentale che non basta. Vedremo se il colonnello Gheddafi accetterà davvero il processo di Barcellona, come ha promesso, con le responsabilità e gli impegni concreti che questa formula di sviluppo democratico comporta per i Paesi aderenti. Vedremo se, come gli viene chiesto anche da Amnesty International, sarà capace di trasformare la Libia governata da un regime mono-familiare, in uno stato moderno, rispettoso dei diritti dei suoi cittadini e delle regole della comunità internazionale. Noi glielo auguriamo, perché amiamo quella terra e il suo popolo. Quest'uomo duro e superbo, 34 anni fa, espulse la nostra collettività di italiani nati in Libia, confiscandone i beni e la memoria e decretandone l'ostracismo a vita che pesa sulla nostra dignità. La storia lo ha spinto di nuovo verso quelle sponde d'Europa che aveva minacciato di aggredire. Lo aspettiamo volentieri alla prova della verità e del riscatto. E vedremo quindi, innanzitutto se, accettando le imperiose ragioni della storia come noi stessi abbiamo fatto, sarà capace di riconciliarsi con l'Italia e con gli italiani.


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Prodi in Libia: diffida degli italiani cacciati da Gheddafi

Comunicato del 26 febbraio 2004



Alla vigilia del viaggio odierno di Romano Prodi a Sirte per il vertice euro-africano e nella prospettiva di una possibile visita del colonnello Gheddafi a Bruxelles, l'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia ha inviato una lettera al Presidente della Commissione europea, per comunicargli "la sorpresa e il forte nervosismo della collettività" e preavvertirlo, nel caso in cui l'invito a Gheddafi si concretizzasse "delle inevitabili reazioni di protesta che ne scaturiranno". La lettera ricorda i pesanti sacrifici tuttora sofferti dagli italiani espulsi e depredati dei beni, mentre il processo di normalizzazione bilaterale si è trasformato in un "ricatto continuo verso l'Italia, giustificato da un ossessivo richiamo alle cosiddette colpe coloniali del nostro Paese".
"Tengo quindi ad informarLa doverosamente ed ufficialmente, per ogni futuro sviluppo -prosegue la lettera della presidente dell'Airl Giovanna Ortu- che a tutt'oggi, nonostante gli specifici impegni assunti dallo stesso Gheddafi il 28 ottobre 2002 nel suo incontro con il Presidente del consiglio italiano, le autorità consolari libiche continuano a rifiutare la concessione del visto ai cittadini italiani nati in Libia. Le chiedo se questa crudele discriminazione e violazione di un fondamentale diritto umano, sia compatibile con i principi ispiratori dell'Unione europea e quindi con l'accoglienza che la Commissione ai suoi massimi livelli si prepara a dare al responsabile politico di un simile misfatto".


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Gli italiani di Libia attendono adesso le decisioni di Berlusconi
Comunicato del 11 febbraio 2004


A seguito della visita di Berlusconi a Sirte del 10 febbraio, l'Associazione degli Italiani rimpatriati dalla Libia rinvia ogni valutazione su tale evento, in attesa delle conclusioni e decisioni che il Presidente del consiglio intenderà assumere per restituire giustizia e onore alla categoria, in coerenza con i solenni impegni di indennizzo da lui stesso presi.
Questa -ritiene l'Airl- è l'unica strada concreta per cominciare a risolvere, intanto da parte italiana, il difficile contenzioso italo-libico. Con l'auspicio che un autentico processo di riconciliazione possa svilupparsi su basi bilaterali nel modo pi dignitoso per l'Italia.


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Le attese degli italiani di Libia dalla visita di Berlusconi a Tripoli

Comunicato del 8 febbraio 2004

In attesa della seconda visita di Berlusconi a Tripoli, in programma dopodomani martedì 10 febbraio, i 20 mila Italiani espulsi dalla Libia e rappresentati dalla nostra Associazione danno pieno sostegno alla non facile missione del Presidente del consiglio, il cui obiettivo di fondo, al di là delle motivazioni di politica internazionale, è sbloccare -in un colloquio diretto con il colonnello Gheddafi- il contenzioso italo-libico, rimasto aperto nonostante il trattato bilaterale del 1998 e gli impegni già concordati nel primo incontro tra i due leader il 28 ottobre 2002.
Gli ex Italiani di Libia apprezzano altamente il nuovo, generoso e paziente tentativo di Berlusconi di ridefinire una misura attendibile del gesto di riconciliazione preteso da parte libica, ovvero del contributo dellItalia alla realizzazione di una nuova autostrada. Ma gli ricordano che tale apporto finanziario non potrà comunque intaccare le risorse prioritarie, in misura pari ad almeno 250 milioni di euro, necessarie per la copertura della legge per il definitivo indennizzo dei beni confiscati alla nostra Comunità solennemente promessa da questo governo.
Gli italiani espulsi e i loro figli, tuttora in attesa di ottenere anche il diritto civile di tornare da turisti in quel Paese, restano infatti nella vicenda storica del contenzioso italo-libico come la testimonianza vivente di un doloroso contributo che l'Italia ha già pagato alla Libia, e che è necessario venga anch' esso riassorbito per una piena normalizzazione tra i due popoli.


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Berlusconi e Fini ci hanno gettato nel cestino
Comunicato del 15 ottobre 2003

L’AIRL, che rappresenta i 20 mila Italiani espulsi dalla Libia,parteciperà con un gruppo di suoi rappresentanti alla manifestazione indetta domani giovedì alle 10,30 al Cinema Capranica di Roma dall’ Associazione delle aziende italiane creditrici della Libia. Il Presidente Giovanna Ortu intende denunciare il voltafaccia del governo e del Parlamento sul tema degli indennizzi alla categoria per i beni confiscati dal regime di Tripoli, avvenuto nonostante le ripetute promesse personali del Presidente del Consiglio Berlusconi e del Vicepresidente Fini e a causa dell’assenteismo degli esponenti politici a noi più vicini nei periodi di campagna elettorale. Nel frattempo, il governo italiano non è stato neppure capace di mantenere le generose promesse fatte alla Libia,compreso il progetto di un’autostrada, “irritando” con ciò il Colonnello Gheddafi, che ha celebrato nei giorni scorsi con maggior durezza del solito il tradizionale “giorno della vendetta”. In breve, l’ambizioso piano di Berlusconi di normalizzare i rapporti con l’“amico Moammar” sembra fallito. Se è ancora prematuro accusare Berlusconi e Fini di aver tradito il grande “contratto con gli italiani”, intanto dobbiamo constatare che il “contratto” con gli italiani di Libia lo hanno già gettato nel cestino. A domani, i retroscena di questa desolante vicenda.


BEN TORNATA TRIPOLI: ORMAI IL NOSTRO CREDITO E’ CON L’ITALIA
Comunicato del 12 settembre 2003

Nel bene e nel male, gli Stati che guidano la storia si distinguono sempre da quelli che la subiscono. Gli italiani espulsi nel 1970 dalla Libia hanno seguito con alterni sentimenti le vicende che porteranno stasera il Consiglio di sicurezza dell’Onu a votare la fine delle sanzioni al governo di Tripoli. Accogliamo questa svolta innanzitutto con l’augurio sincero che sia la base per una reale democratizzazione della Libia e per il suo convinto ritorno nella comunità internazionale.
Rileviamo però con delusione che una decisione storica come la rimozione dell’embargo per i misfatti attribuiti a quel Paese sia stata in sostanza venduta e comperata con una transazione mercantile, per tacitare le spoglie dei morti e il dolore dei vivi. La comunità internazionale avrebbe potuto verificare la sincerità della redenzione libica con mezzi ben più onorevoli per la dignità dell’Onu, degli Stati e della stessa Libia, oltre che delle famiglie coinvolte.
Constatiamo infine con amarezza che, comunque, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno saputo gestire il loro contenzioso con l’abituale determinazione, guadagnandosi un rango di rispetto nei futuri rapporti con Tripoli. Quanto all’Italia, ha patrocinato gratuitamente la fine delle sanzioni con la stessa sospetta generosità con la quale, dopo aver incassato senza reazioni lo schiaffo della nostra cacciata nel 1970 (primo di una lunga serie), non ha mai avanzato questo credito con !a Libia e non ha mai chiuso questo debito con noi rimpatriati.
E’ ben vero che noi siamo vivi, a differenza delle povere vittime di Lockerbie, dell’Uta e di altre storie. Ma è anche vero che una parte di noi è morta quando la Patria italiana ci ha abbandonati la prima volta e continuerà a morire finché il nostro risarcimento morale e materiale rimarrà aperto.


La "Grande Storia" RAI discrimina gli Italiani di Libia
Comunicato del 26 giugno 2002

In merito alla puntata di "Correva l'anno" dedicata alla storia di Gheddafi, in onda questa sera su Rai Tre, l'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia ha denunciato al presidente della RAI Baldassarre la grave discriminazione della quale Ë stata oggetto con l'esclusione avvenuta in sede di montaggio - lo scorso aprile - dell'intervista a Giovanna Ortu presidente dell'Associazione, richiesta e rilasciata nel gennaio scorso. Una storia completa della Jamahiria e del suo leader non può prescindere dal puntuale ricordo dell'episodio della confisca delle proprietà italiane con la conseguente espulsione della collettività colà residente.
E' una scelta del tutto ingiustificata, mai avvenuta in passato, lesiva del più elementare principio di completezza dell'informazione oltrechË della dignità nazionale.
Tutto ciò avviene oltretutto nel momento in cui proprio il Governo Libico, direttamente sollecitato dall'Associazione, ha formalmente aperto ai Rimpatriati la possibilità di ottenere il visto turistico per la Libia.
La Jamahiria si dimostra così più sensibile dei dirigenti RAI.


Lettera al Presidente del Consiglio di Amministrazione della RAI
Del 16 maggio 2002
Egregio Professore, 
colgo l'occasione della Sua recente nomina ai vertici del rinnovato Consiglio di Amministrazione della RAI, per segnalarLe una discriminazione della quale ritengo di essere stata oggetto da parte di RAI Tre. 
Nel febbraio scorso il giornalista Antonio Carella chiedeva di intervistarmi per la trasmissione "Correva l'anno" nell'ambito della puntata dedicata alla storia di Gheddafi.
Concordato l'appuntamento, il Dottor Carella, veniva con la troupe presso la sede dell' A.I.R.L. in via Nizza, mi faceva una lunga ed esauriente intervista, chiedeva di fargli pervenire un mese dopo, alcune foto del periodo (lungo 30 anni) trascorso da me in Libia, da utilizzare in sede di montaggio come sfondo delle riprese; mi riferiva inoltre che gli altri intervistati erano Igor Mann, Giulio Andreotti ed Angelo Del Boca, tutte persone che conosco e che mi conoscono personalmente. Successivamente - circa un mese dopo - concordavo la consegna delle foto e tutto procedeva regolarmente verso il montaggio per la successiva messa in onda prevista per maggio. 
Nel mese di aprile, il Dottor Carella mi comunicava, non senza un certo imbarazzo, che in sede di montaggio era stato deciso (non da lui) di rinunciare completamente alla mia intervista: non "per pregiudiziali d'ordine politico", (fra l'altro quali?!) ma per "maggior funzionalità dei tempi". 
La trasmissione, come mi ha precisato Antonio Carella, dura circa un'ora. Nessuno degli intervistati fa riferimento o Ë invitato a commentare l'episodio della cacciata dei ventimila italiani e della confisca delle loro proprietà; vicenda che è solo ricordata dalla voce del commentatore. 
Mi guardo bene dall'entrare nel merito o nel metodo della scelte compiute dagli autori della trasmissione: non l'ho mai fatto nei trent'anni di rappresentanza della categoria, meno che mai potrei farlo ora che il tempo ha spento il rancore, ma non certo il bisogno di giustizia. 
Ritengo che disquisire sui rapporti che l'Italia ha avuto con la Libia di Gheddafi senza dare il giusto rilievo alla vicenda che ci ha visto purtroppo protagonisti togliendo voce, dopo averla raccolta, a chi rappresenta le vittime di un episodio tanto brutale, non contribuisca ad una esauriente presentazione nè del personaggio nè della Libia e sia una scelta molto lontana da quella imparzialità che Lei ha così chiaramente enunciato al momento del Suo insediamento.
La puntata, che secondo quanto mi ha riferito il giornalista Carella, è già stata montata, dovrebbe andare in onda (con un notevole ritardo sulla data prevista inizialmente) o il 5 o il 12 giugno alle ore 23.30. 
Poichè non mi era mai successa una cosa del genere, nè con la RAI nè con tutti gli altri mezzi di informazione comunque orientati, ci terrei molto se Lei potesse darmi una plausibile ragione di un così anomalo comportamento.
Insieme agli auguri di buon lavoro La prego di gradire i miei migliori saluti.
Il Presidente
Giovanna Ortu


Comunicati stampa al Convegno dell'11/12 Maggio 2002  

"Sarà la svolta buona?" Questa la principale questione alla quale si cercherà di rispondere sabato e domenica al Convegno organizzato dall'AIRL (Associazione italiani rimpatriati dalla Libia). L'Associazione si batte da molti anni, per ottenere una legge definitiva di indennizzo, per risolvere il grave problema dei visti, necessari per poter rientrare in Libia e per poter ridare dignità al cimitero cattolico di Hammangi, in totale stato di degradazione.
Sono trascorsi trentadue anni da quando i cittadini italiani residenti in Libia furono espulsi dal Paese, era il 1970, in seguito al colpo di Stato e l'ascesa di Gheddafi al potere.
A questi italiani furono confiscati tutti beni in violazione del Trattato Internazionale firmato nel 1956, nonchÈ delle risoluzioni dell'Assemblea generale dell'ONU, relative alla proclamazione di indipendenza che garantivano diritti ed interessi della comunità italiana. Successivamente i rimpatriati dalla Libia hanno beneficiato di leggi di indennizzo, parziali e senza rivalutazione monetaria, a favore di tutti i proprietari di beni perduti all'estero che, con estrema lentezza, sono ancora in via di applicazione; non hanno ottenuto tuttavia nessun provvedimento specifico che risolvesse in modo equo e definitivo il contenzioso in essere.
Il Governo si è impegnato a dare un svolta al problema. Il Ministro per gli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, ha espresso grande apprezzamento per l'abnegazione che l'Associazione dedica alla difesa dei diritti di quanti, ancora oggi, aspettano giustizia. Il Ministro ha inoltre proposto la costituzione di un Comitato guidato dal Presidente dell'AIRL, Giovanna Ortu, e dal Ministero per gli Italiani nel mondo, da lui stesso presieduto.
11-12 maggio 2002 DOMUS PACIS - Via di Torre Rossa ,94 ROMA


Comunicato stampa per la giornata d'Israele
Comunicato del 15 aprile 2002
 
L'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia è rappresentata alla giornata per Israele dal Vice Presidente Clemente Pagani, papà dell'indimenticabile Herbert che tanta parte della sua troppo breve vita di artista e di uomo ha dedicato alla causa della Pace tra Arabi ed Ebrei. In Libia dove per decenni Arabi, Ebrei e Cristiani hanno vissuto e lavorato fianco a fianco, la differenza di credo non ha mai costituito un problema a dispetto di episodi anche terribili che, in concomitanza con le tensioni mediorientali, hanno fatto pagare alla collettività di religione ebraica un alto prezzo di sangue.E, anche gli Ebrei residenti in Libia espulsi nel 1967 a seguito della Guerra dei Sei Giorni, alla pari di tutti gli altri Italiani hanno subito la confisca di tutte le proprietà e le attività a seguito dei decreti di confisca emanati dal Governo Libico nel 1970, in violazione di un trattato internazionale. L'ottantenne genitore di Herbert Pagani ha così dichiarato:"Oggi, la maggior parte della fiorente collettività ebraica di Libia vive ed opera in Italia, è riunita nell'associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia e fa da ponte con gli altri membri che hanno scelto di stabilirsi in altri Paesi e in Israele. A distanza di trent'anni dal nostro esodo dalla Libia, abbiamo superato la ferita materiale e morale infertaci dal governo libico, pur rivendicando tuttora il nostro buon diritto ad ottenere giustizia"."Comunque i nostri problemi nel contesto internazionale attuale sono poca cosa - prosegue Pagani - il pensiero va agli ebrei di Libia che vivono in Israele rischiando quotidianamente la vita. Non abbiamo nulla da dire contro il diritto degli arabi di Palestina ad avere un loro Stato, ma l'uccisione di civili innocenti financo nella cara Gerusalemme, culla del popolo ebraico, non poteva non determinare la reazione di Israele"."La difficile via della Pace - conclude Pagani - passa attraverso un comune impegno di Stati Uniti, Europa e Paesi Arabi Moderati, per porre fine a questa lunga tragedia come chiede anche il Santo Padre".


AIRL: comunicato congiunto con il Segretario dell'Ufficio Popolare della Grande Jamahirya Araba Libica
C
omunicato del 8 aprile 2002

Oggi 8 aprile il Segretario dell' Ufficio Popolare della Grande Jamahirya Araba Libica Sign. Abdulati Ibrahim Alobidi ha ricevuto la Signora Giovanna Ortu Presidente dell'Associazione Rimpatriati dalla Libia.
Il Sign. Alobidi e la Signora Ortu hanno preso atto con comprensione reciproca dei provvedimenti del '70, hanno espresso il comune desiderio di superare il passato, nella convinzione che i provvedimenti adottati riguardassero i due Governi e non fossero diretti contro i singoli.
Giovanna Ortu ha ricordato che l'Associazione non ha nulla da rivendicare dalla Jamahirya, ma intende tutelare i diritti dei propri associati dinanzi alle Autorità Italiane.
La presidente dell'AIRL ha trasmesso al Rappresentante della Jamahirya il saluto degli associati al Leader della rivoluzione ed ha espresso il desiderio di visitare al più presto la Libia per incontrare il colonnello Gheddafi al quale riserva il grande rispetto dovuto al Capo di una Nazione amica.


I rimpatriati su Gheddafi moderato
Comunicato del 17 settembre 2001

Nelle notizie di agenzia che riferiscono di un Gheddafi cauto, pronto addirittura a collaborare con l'America, dopo i gravissimi attentati in USA, l'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia vede uno spiraglio in un mare di orrore.
"La devastazione che quegli aerei hanno provocato non ha raggiunto solo il Pentagono e le Twin Towers, ma la coscienza di ciascuno di noi.-afferma Giovanna Ortu Presidente dell'AIRL- e i rimpatriati, fin dal primo momento, hanno seguito le notizie di stampa con particolare attenzione alla posizione della Libia cui in passato erano stati collegati tanti attentati anche arditi come quello all'aereoporto di Fiumicino con i missili puntati sulla pista.
Un atteggiamento connivente di Gheddafi oggi, avrebbe potuto alimentare sensi di colpa nelle Istituzioni Italiane che pochi anni fa si erano adoperate per "sdoganare" il Colonnello facendo da tramite con gli USA per la fine dell'embargo, presupposto per l'avvenuta "normalizzazione" dei rapporti italo-libici.
Fermo restando il nostro impegno per ottenere definitiva giustizia, dopo la perdita di tutti i beni e l'espulsione dalla Libia, -conclude G. Ortu-, accogliamo con sollievo le parole del leader libico.
Ogni paese che, anche in contraddizione con la propria storia recente, si sottrae alla logica dell'intolleranza e della guerra santa per unirsi al desiderio di giustizia del mondo civile, rende meno lontano il traguardo della pacifica convivenza tra i popoli.


I rimpatriati si meravigliano della meraviglia
Comunicato del 4 aprile 2001

Mentre Prodi cercava in ogni modo di convincere i partners europei sull'affidalbilità di Gheddafi e lo attendeva a Bruxelles a braccia aperte, D'Alema lo abbracciava per davvero al Cairo appena qualche ora prima del voltafaccia. Quale era il 'ritorno" che D'Alema e Prodi si attendevano dalle loro frequenti entusiastiche esternazioni nei confronti del leader libico? "A voler essere indulgenti hanno peccato d'ingenuità - afferma decisa Giovanna Ortu, Presidente dell'AIRL-, è evidente che non si può non trattare con la Libia, ma bisogna imparare a farlo". Conoscendo psicologicamente l'interlocutore lo si può affrontare sul suo stesso terreno senza pensare che una melliflua accondiscendenza paghi più di una dignitosa trattativa. A questa accondiscendenza è dovuto il fatto che il problema del risarcimento per i beni italiani confiscati da Gheddafi nel '70 non è entrato nel contenzioso bilaterale al momento dell'accordo italo-libico del luglio 1998. Per la preoccupazione di non turbare l'idillio economico in corso non è stata neppure pretesa l'attuazione del solo punto dell'accordo che riguardava gli italiani espulsi da Gheddafi nel 1970 per "colpe del governo italiano nel periodo coloniale": la possibilità di ritornare da turisti in Libia che è loro interdetta da trent'anni. "» stato molto amaro - prosegue Giovanna Ortu - constatare che, in quasi due anni di rapporti continui con la Libia, il Presidente del Consiglio si sia ostinatamente rifiutato di riceverci e di rispondere alle nostre istanze volte a trovare, almeno in sede interna, una dignitosa composizione del contenzioso che ci riguarda. Comunque indipendentemente dallo strascico che il discorso di Gheddafi avrà sui suoi rapporti con I'Italia non è consigliabile che egli vi metta piede finchè a noi non sarà consentito il libero ingresso in Libia alla pari dei nostri connazionali". "Vorrei ricordare a D'Alema che un suo predecessore, Giulio Andreotti, - ha concluso la Ortu - pur convinto sostenitore della necessità di voltare pagina con la Libia, non ha mai dimenticato in ogni trattativa con il leader libico, di porre sul tappeto la rivendicazione dei beni italiani confiscati e la riparazione di 5 milioni di sterline corrisposta dall'Italia alla Libia con il trattato bilaterale del 1956".
A.I.R.L. - Roma, 4 aprile 2000.

 

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