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I
RIMPATRIATI DALLA LIBIA: NO ALLE DISPARITA' DI TRATTAMENTO NELL'ATTUAZIONE
DEL TRATTATO
Comunicato
stampa del 27 agosto 2010
In
occasione della visita del Colonnello Gheddafi lunedì prossimo
30 agosto, a Roma per celebrare il secondo anniversario della
firma del Trattato italo-libico, i cittadini italiani Rimpatriati
rilevano la “disparità di trattamento” loro riservata.
Infatti,
se l'Italia si è affrettata a esaudire tutte le richieste
libiche contenute nel Trattato, se le nostre grandi aziende partecipano
alla gara bandita dallo Stato italiano per donare alla Libia la
famosa autostrada, se i nostri colossi bancari si avvantaggiano
della liquidità dei fondi libici, se l'Italia ha dovuto
pagare un alto prezzo per non essere invasa da migliaia di clandestini
se, insomma, gli accordi economici e commerciali tra i due Paesi
paiono fiorenti, altrettanto dinamismo non è stato posto
per la materiale corresponsione del simbolico indennizzo loro
riservato per i beni confiscati proprio da Gheddafi ormai quarant'anni
fa (valore ad oggi 3 miliardi di euro).
Dopo
essersi inseriti, grazie alla volontà unanime del Parlamento,
nella legge di ratifica del Trattato (legge n. 7/09, art. 4) gli
aventi diritto attendono ancora che il ministro Tremonti apponga
la sua firma al previsto decreto attuativo nonostante l'esiguità
della cifra stanziata (150 milioni di euro in tre anni), a fronte
di affari miliardari che coinvolgono aziende di Stato e non.
“Tutti
i tentativi dell'ultimo anno di comprendere la mancata materializzazione
di un atto dovuto sono rimasti finora senza esito – spiega Giovanna
Ortu, presidente dell'Associazione Italiani Rimpatriati dalla
Libia -. Rilevo, d'altra parte, con comprensibile soddisfazione
che, questa volta, il nostro Governo si è ricordato di
noi, invitandomi alla cerimonia che avrà luogo lunedì
30 agosto presso la Caserma dei Carabinieri Salvo d'Acquisto.”
“L'Associazione
ricorderà a breve il quarantesimo anniversario del nostro
doloroso rientro in patria con un convegno che avrà luogo
presso il Museo storico dell'Aeronautica Militare di Vigna di
Valle il prossimo 10 ottobre – conclude Giovanna Ortu -. Cogliamo
l'occasione per invitare fin d'ora un rappresentante della Giamahiria
libica al nostro incontro che, proprio per rinnovare il clima
di ritrovata serenità tra i due Paesi, sarà focalizzato
sulla componente umana ed emotiva dell'espulsione. Sarà
l'autorevole intervento del Professor Alessandro Meluzzi che,
in quella sede, ci aiuterà a trovare la strada per una
definitiva elaborazione del lutto.”
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I
RIMPATRIATI DALLA LIBIA A 40 ANNI DALLA CONFISCA
Comunicato
stampa del 20 luglio 2010
Domani
mercoledì 21 luglio ricorre il quarantesimo anniversario
della confisca delle proprietà italiane in Libia, operata
da Gheddafi nel 1970, pochi mesi dopo il colpo di stato che lo
portò al potere.
In
quella occasione, prima di essere espulsi dal Paese, 20.000 cittadini
italiani persero, in violazione del trattato internazionale del
1956, tutti i beni, persino i contributi previdenziali versati
prima all'INPS e poi all'istituto libico corrispondente.
Oggi,
specie dopo il nuovo Trattato di Amicizia tra Italia e Libia firmato
da Berlusconi e Gheddafi il 30 Agosto 2008, si parla del rapporto
fra Italia e Libia solo in termini entusiastici. I Rimpatriati,
pur comprendendo le ragioni politico/economiche che hanno reso
necessario il nuovo corso, attendono ancora giustizia dal Governo
italiano che, in sede di Trattato, nulla ha preteso dai libici
come risarcimento, aggiungendo anzi un altro consistente esborso
a favore di Gheddafi, a titolo di riparazione per i danni coloniali.
Anche
l'indennizzo, men che simbolico, per i Rimpatriati -inserito nella
legge di ratifica del Trattato per unanime volontà parlamentare-
a distanza di un anno e mezzo non può ancora essere liquidato,
perché il ministro Tremonti non appone la firma sul previsto
decreto attuativo.
“Tutto
ciò oltre che ingiusto è assai amaro. –commenta
Giovanna Ortu presidente dell'AIRL che da decenni si batte con
grande tenacia e modesti risultati- Non si possono accampare scuse
per eludere atti dovuti, soprattutto quando da autorevoli fonti
e da documenti della Farnesina abbiamo appreso che, dietro il
colpo di stato in Libia, ci furono i servizi segreti italiani
e che Moro definì un errore della nostra politica estera
l'aver affidato la sorte della collettività italiana di
Libia e i loro beni alla protezione dello Stato egiziano”.
“Due
sono i festeggiamenti che ci attendono nei prossimi mesi; –conclude
Giovanna Ortu- il 30 agosto Gheddafi sarà in Italia per
celebrare con Berlusconi il secondo anniversario della firma del
Trattato; il 10 ottobre prossimo i rimpatriati ricorderanno il
quarantesimo anniversario della loro espulsione dalla Libia con
un grande convegno presso il Museo Storico dell'Aereonautica Militare
di Vigna di Valle. Riusciremo ad avere la presenza del Presidente
del Consiglio Berlusconi che fino ad ora ci ha ignorato? Me lo
auguro davvero!”
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SEMPRE
PIU' STRETTO IL FEELING BERLUSCONI-GHEDDAFI.
E
I RIMPATRIATI?
Comunicato stampa
del 12 giugno 2010
Il
Presidente del Consiglio italiano si è subito reso disponibile
a volare a Tripoli per prendere in consegna il cittadino svizzero
fino ad ora trattenuto nelle carceri libiche e riportarlo nel
suo Paese in cambio di chissà quali contropartite del governo
Elvetico in favore dell'Italia, in emulazione del viaggio compiuto
da Cecilia Sarkozy per strappare alla pena capitale le infermiere
bulgare.
“E'
una vicenda che trascende le nostre povere cose – commenta Giovanna
Ortu, Presidente dell'Associazione Italiani Rimpatriati dalla
Libia - e sarà certamente occasione di un nuovo scambio
di effusioni e cortesie tra Berlusconi e Gheddafi, in vista della
nuova visita del leader libico in Italia il prossimo 30 agosto,
per il secondo anniversario della firma del Trattato che ci auguriamo
possa essere meno folcloristica della precedente”
I
rimpatriati sono sempre più offesi dall'atteggiamento del
Governo e chiedono al Presidente del Consiglio di fare in modo
che il Ministro Tremonti, a sedici mesi di distanza firmi il decreto
attuativo che consente la liquidazione del modestissimo indennizzo
per i beni confiscati previsto dalla legge di ratifica del Trattato
italo-libico.
La
Libia ha già ricevuto e le prime rate del suo maxi risarcimento
e il regalo delle motovedette per il pattugliamento delle coste
e il permesso di soggiorno in Italia per mille lavoratori autonomi
libici in deroga ai flussi migratori mentre chi ha perso quarant'anni
fa beni e risparmi, case e cose, non riesce nemmeno ad ottenere
l'applicazione di una norma che consente un indennizzo men che
simbolico in quanto calcolato ai valori del 1970.
Questo
l'appello di Giovanna Ortu: “Nel centenario dell'Unità
d'Italia e nel quarantennale del nostro rimpatrio chiediamo a
tutte le Istituzioni un segnale definitivo di considerazione e
di riscatto. Al Presidente della Repubblica – pur rispettosi dell'ambito
delle sue prerogative – vorremmo chiedere di adoperarsi affinché
la nostra, come tutte le leggi di uno Stato di diritto, trovi
finalmente applicazione. Infine, ai moltissimi Parlamentari che
si sono battuti affinché il nostro simbolico indennizzo
fosse inserito nel Trattato, diciamo di seguitare a lottare per
noi”.
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I
RIMPATRIATI MANIFESTANO PER L'ATTUAZIONE DELLA LORO LEGGE
Comunicato
stampa del 25 maggio 2010
Una rappresentanza dei
Rimpatriati dalla Libia manifesterà domani mattina, mercoledì,
davanti al Ministero dell'Economia ed il giorno successivo, giovedì,
davanti alla Camera dei Deputati.
Nel momento in cui il Governo
vara una manovra che comporta duri sacrifici per tutti, i Rimpatriati,
che già tanto hanno dato al loro Paese, sono pronti a fare
la loro parte ed hanno fiducia nell'opera del Ministro Tremonti
per salvare l'euro e l'Italia.
Tuttavia giudicano inaccettabile
la mancata attuazione del provvedimento varato in loro favore
dal Parlamento oltre quindici mesi fa, ancor prima dello scoppio
della crisi greca.
In occasione della legge
di ratifica del Trattato italo-libico firmato nell'agosto 2008,
che concede a Gheddafi un risarcimento per danni coloniali di
3 miliardi di euro - dopo l'acconto versato dai Rimpatriati che
nel 1970 hanno subito una confisca di beni, rivalutati ad oggi,
pari ad una cifra grossomodo della stessa entità –, grazie
all'intervento plebiscitario di tutti i Deputati e Senatori è
stato inserito un articolo (art. 4 legge 7/09) che stanzia 150
milioni di euro per un indennizzo simbolico pari al 5% del credito
vantato dagli italiani di Libia o al 10%, tenendo conto del modesto
acconto percepito negli anni passati.
L'attuazione di tale articolo
era demandata ad un decreto del Ministero dell'Economia il quale,
con grande ritardo, ha inviato alle Camere uno schema di provvedimento
ingiustificatamente penalizzante, tale da far diminuire ulteriormente
la già miserrima percentuale. Dopo il previsto parere favorevole
delle Camere il decreto è tornato al Ministero e, a quattro
mesi di distanza, non si riesce a sapere perché non è
stato ancora stato firmato.
A quarant'anni dalla confisca
e dall'espulsione, per i Rimpatriati è inaccettabile ricevere
questa ulteriore umiliazione dalle Istituzioni, soprattutto se
rapportata alla pronta attuazione di ogni parte del Trattato relativa
alle richieste libiche, conclusasi con l'imbarazzante baciamano
a Gheddafi da parte del nostro Presidente del Consiglio, dal quale
invece i Rimpatriati attendono ancora un piccolo segno di considerazione.
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LETTERA
APERTA
Al
Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano
al
Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Silvio Berlusconi
al
Presidente del Senato, Sen. Renato Schifani
al
Presidente della Camera dei Deputati, On. Gianfranco Fini
al
Ministro del Tesoro, On. Giulio Tremonti
Comunicato
stampa del 18 gennaio 2010
La
lettura del decreto attuativo della legge 7/09 art. 4 predisposto
dal Ministro per l'Economia, che sarà esaminato dalla Commissione
Bilancio del Senato mercoledì prossimo per il previsto
parere, ci induce ad appellarci alle Istituzioni, affinché
possa essere trovata una soluzione per evitare che, l'applicazione
di un provvedimento, varato dall'intero Parlamento in nostro favore,
assuma le caratteristiche di un vero e proprio insulto.
Ripercorriamo
brevemente la vicenda dei ventimila Italiani espulsi da Gheddafi
nel 1970, dopo aver
subito
la confisca di tutti i beni in violazione del Trattato internazionale
del 1956, del quale l'Italia non ha preteso il rispetto.
Per
quarant'anni, dopo modeste leggi di acconto, uscite negli anni
ottanta, a favore di tutti coloro che avevano perso beni all'estero,
abbiamo atteso la soddisfazione dei nostri diritti, del tutto
trascurati anche nella stipula del nuovo accordo internazionale
siglato da Berlusconi e Gheddafi il 30 agosto 2008; solo in extremis,
e dopo nostre proteste e manifestazioni, la Camera dei Deputati
ha sanato questa grave ingiustizia inserendo, coll'apporto di
tutti i partiti, una disposizione in nostro favore nella legge
di ratifica del Trattato.
Abbiamo ringraziato
le Istituzioni, nonostante il singolare meccanismo previsto per
l'attuazione della legge: da una parte uno stanziamento non solo
modesto ma rigidamente predeterminato (150 milioni di euro in
tre anni), dall'altra le complicazioni burocratiche del Ministero
per l'Economia che – nel più “assoluto segreto” – ha partorito,
a distanza di un anno, uno schema di decreto indecente.
Con
ogni sorta di artifizio, al fine di abbassare la misura del coefficiente,
è stata aumentata l'entità del “monte indennizzi”,
passato da 205 milioni di euro a 359 perché gravato di
possibili incidenze future dei contenziosi in corso e da improbabili
consistenti esborsi a favore di chi, non avendo per quarant'anni
potuto provare la titolarità dei beni, difficilmente potrà
produrre oggi nuovi documenti.
Tutto ciò
ha portato ad una conclusione persecutoria e assurda: il nuovo
indennizzo, con il coefficiente 30 per cento, consentirebbe in
pratica ad ogni beneficiario di ricevere oggi, a quarant'anni
di distanza, la metà del valore nominale della perdita
subita alla data della confisca; in altre parole, chi ha perso
beni per 10 milioni di lire nel 1970 riceverebbe ora ben 2.500
euro! Non un appartamento di allora ma il primo acconto per una
utilitaria.
Non
possiamo non chiederci se quanto lo Stato spenderà per
l'istruzione delle pratiche e la relativa liquidazione sia giustificato
di fronte alla soddisfazione degli aventi diritto: un rapporto
costi-benefici indegno di uno Stato moderno.
Naturalmente
il pensiero corre alla totale disponibilità e magnanimità
dimostrata nei confronti di Gheddafi che, talvolta a prezzo della
dignità del nostro Paese, è servita e servirà
ad assicurare consistenti commesse alle grandi imprese italiane
anche di Stato.
In
conclusione i Rimpatriati, pur non pretendendo di giudicare la
politica estera ed economica del Governo, sperano di non dover
ricevere questo ennesimo schiaffo dalle Istituzioni che hanno
sempre rispettato.
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ITALIA-LIBIA:
PER I RIMPATRIATI PACE O VENDETTA?
Comunicato
stampa del 25 agosto 2009
“Frecce
Tricolori nei cieli di Libia sì o no?”. Se lo chiedono
con una punta di amarezza in più anche i rimpatriati dalla
Libia che nel 1970, quando dovettero abbandonare quel Paese –
dopo aver subito la confisca di tutti i beni –, furono esposti
a vessazioni di ogni genere senza che l'Italia decidesse di mandare
navi o aerei militari per facilitare il loro rimpatrio.
“Il
tempo è una grande medicina – dice Giovanna Ortu, Presidente
dell'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia – e noi siamo
sempre rimasti molto vicini al popolo libico, rispettosi dei loro
rappresentanti, soddisfatti di aver avuto successo sia nella lunga,
altalenante battaglia condotta per porre fine alla discriminazione
subita in tema di visti turistici per gli italiani nati in Libia,
sia nell'opera di restauro del cimitero di Tripoli, rimasto per
decenni in condizioni di inaccettabile degrado.
Certo
non avremmo immaginato, dopo l'ingiustizia subita tanti anni fa
(la confisca avvenne in violazione di un trattato bilaterale del
1956) di vedere rinnovato tante volte il nostro dolore: dai missili
lanciati su Lampedusa, al Mig libico caduto sulla Sila negli anni
‘80, fino all'offensivo atteggiamento in occasione della liberazione
del terrorista condannato per Lockerbie, passando per le provocazioni
della recente visita di Gheddafi in Italia e le drammatiche e
inarrestabili vicende dei clandestini che partono dai porti libici.
La
decisione del presidente Berlusconi di partecipare, nonostante
tutto, ai festeggiamenti per il primo anniversario del cosiddetto
“Trattato storico” bilaterale e di far esibire la nostra straordinaria
pattuglia acrobatica per il 40° anniversario della rivoluzione
libica dimostra che il nostro Governo intende perseguire ad ogni
costo una politica basata esclusivamente sulla convenienza economica,
senza peraltro ricordarsi dell'antico debito verso chi ha perso
tutto, non solo beni materiali.
Per
questo attendiamo fiduciosamente che il Consiglio dei Ministri
accolga la proposta del Ministro La Russa, tesa ad ottenere un
risarcimento per i beni perduti che sia meno umiliante di quello
concesso nel gennaio scorso, solo dopo manifestazioni dei rimpatriati
e ripetute pressione dell'intero Parlamento.
Anche
noi - conclude Giovanna Ortu – abbiamo un importante anniversario
da celebrare: il 7 ottobre 2010 ricorre il quarantennale della
nostra cacciata, fino all'anno passato ricordato dalla Libia come
“giorno della vendetta”. Noi invece dobbiamo poterlo celebrare
come il completamento del nostro riscatto in Patria.”
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SOTTO
LA TENDA DI GHEDDAFI L'AIRL NON C'ERA
Comunicato stampa
del 13 giugno 2009
L'Associazione
Italiani Rimpatriati dalla Libia, al termine della visita di Gheddafi
a Roma, tiene a precisare di ritenersi umiliata dall'atteggiamento
tenuto ancora una volta dal nostro Governo nei suoi confronti.
Nell'ambito
della ritrovata amicizia tra Italia e Libia, seguita alla firma
dello storico accordo del 30 agosto 2008, con conseguente rilancio
di vantaggiose intese economiche tra i due Paesi, è deplorevole
che non si sia ritenuto necessario inserire nell'agenda ufficiale
terminata ieri un incontro con una rappresentanza dei Rimpatriati
italiani che hanno subito la confisca dei beni e l'umiliazione
della cacciata.
“Dopo
l'interessamento della Presidenza della Repubblica – spiega Giovanna
Ortu, Presidente dell'AIRL -, l'Ambasciatore Gaddur mi aveva sollecitato
a fargli pervenire un elenco di nominativi per l'incontro di sabato
mattina, autonomamente organizzato dal Cerimoniale libico contattando
privatamente singole persone nate a Tripoli. L'elenco è
stato fornito, gli inviti previsti non sono arrivati, per cui
l'Associazione non ha partecipato.”
“Per
noi Rimpatriati questa è solo l'ultima delle tante mortificazioni
subite – conclude la Ortu -; chiediamo tuttavia al nostro Ministero
degli Esteri che ci venga fornito almeno il discorso del Colonnello
il quale, al di là delle manifestazioni di amicizia verso
i presenti, avrebbe fatto anche rivelazioni scioccanti sulle modalità
della nostra espulsione.”
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GHEDDAFI
A ROMA: PRIMA DI LUI BERLUSCONI E NAPOLITANO INCONTRINO ANCHE
NOI
Comunicato
stampa del 13 maggio 2009
“Prima
della visita di Gheddafi a Roma, Napolitano e Berlusconi ricevano
anche noi”. Così i Rimpatriati dalla Libia, in risposta
alla notizia sul possibile arrivo del leader libico nella Capitale,
previsto nel giugno prossimo.
“Siamo
stati tra i primi ad aver accolto favorevolmente il ritrovato
clima di concordia tra Italia e Libia seguito all'accordo del
30 agosto”, dichiara Giovanna Ortu, Presidente dell'Associazione
Rimpatriati dalla Libia “la rinnovata amicizia tra i due Paesi
ci ha permesso di tornare a Tripoli, dove abbiamo partecipato
all'inaugurazione del restaurato cimitero cattolico, dopo molti
anni di ingiustificata discriminazione; lì abbiamo potuto
avvertire nuovamente l'affetto e l'amicizia che la popolazione
libica nutre nei nostri confronti, ma anche la solidarietà
del Governo italiano, così ben evidenziata dalle parole
del Sottosegretario Mantica”.
“Una
vera pacificazione non può però, a nostro avviso”
continua la Ortu “prescindere dal superamento della dolorosa pagina
che ci ha visto vittime della confisca e della cacciata subìte
nel 1970. Vogliamo e dobbiamo far parte di questo processo, a
maggior ragione ora che il Colonnello Gheddafi si appresta a venire
in Italia, per la prima volta dalla sua ascesa al potere.”
“I nostri
governanti lo accolgano pure a braccia aperte ma riservino lo
stesso trattamento a noi Rimpatriati, diversamente da quanto accaduto
finora, nonostante i nostri ripetuti appelli. Al Presidente della
Repubblica e al Presidente del Consiglio” conclude la Ortu “chiediamo
perciò di mettere in agenda un incontro con una nostra
delegazione ma che ciò avvenga necessariamente prima dell'arrivo
di Gheddafi in Italia”.
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LETTERA
APERTA AL PARLAMENTO ITALIANO IN DIFESA DEI NOSTRI NONNI
Comunicato
stampa del 12 marzo 2009
Come non essere sconvolti
leggendo le dichiarazioni di un Presidente del Consiglio che –
anche più del necessario e anche quando non è necessario
– infanga il passato del proprio Paese senza alcuna dignità
davanti al Capo di uno stato straniero e senza alcuna utilità
davanti ai responsabili delle aziende che potranno andare a lavorare
in Libia, dietro pagamento di una cospicua commissione annuale?
Ci rendiamo conto che il
nostro Presidente possa non sapere, perché era appena adolescente,
quello che accadde nel 1951: fu allora che l'ONU decise le sorti
della Libia e l'Italia stabilì di chiudere il passato coloniale
dando un risarcimento assai generoso (5 milioni di sterline) alla
neonata Monarchia Libica la quale, con la firma del trattato bilaterale
del 1956, si impegnò – così come le Nazioni Unite
avevano richiesto – alla collaborazione e al rispetto delle collettività
straniere residenti nel Paese.
Ciò doveva avere
il significato di porre la pietra tombale su tutti gli orrori
che occupazioni e guerre comportano: le sofferenze inflitte dall'Impero
Ottomano al popolo libico per oltre un secolo, gli errori della
nostra tardiva colonizzazione pagata, tra l'altro, con l'orrore
delle centinaia di bersaglieri italiani uccisi così crudelmente
a Sciara Sciat.
La “damnatio memoriae”
è sempre un esercizio pericoloso: di questo passo potrebbe
anche accadere che, a distanza di anni, le battaglie di libertà
nelle quali il nostro Paese è impegnato oggi a fianco di
democrazie deboli, siano scambiate per neocolonialismo e i nostri
nipoti potrebbero anche accusarci di “averne combinate di tutti
i colori”.
Ci rendiamo conto anche
che, da trentenne impegnato a cantare sulle navi da crociera e,
subito dopo, a dare l'avvio alla costruzione delle proprie fortune
personali Berlusconi possa non ricordare che, in spregio a qualunque
norma di diritto e di civile convivenza, Gheddafi si era ampiamente
rifatto nel 1970, prendendo di mira noi cittadini italiani sottoposti
a vessazioni di ogni genere, spogliati di ogni nostro avere e
buttati fuori dal Paese nel quale eravamo nati, allontanandoci
così fino ad oggi da un popolo che nell'esilio ci è
rimasto assai più amico e vicino di tanti nostri connazionali.
Ma quel ragazzo e quell'imprenditore
di successo è oggi il Presidente del Consiglio di tutti
gli Italiani, anche nostro, e non può ignorare i nostri
morti, non riconoscere il nostro sacrificio invece di darci finalmente
anche il giusto risarcimento morale, dopo essere riuscito - su
pressione dell'intero Parlamento – a trovare un piccolo e ancora
insufficiente stanziamento per quell'indennizzo che da trentotto
anni rivendichiamo.
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RINNOVATE
SCUSE DELL'ITALIA ALLA LIBIA, I RIMPATRIATI: “GHEDDAFI SI SCUSI
CON NOI”
Comunicato
stampa del 3 marzo 2009
I rimpatriati dalla Libia
hanno registrato l'enfatizzazione delle scuse portate ieri dall'Italia
a Gheddafi quando vi è stato lo scambio delle ratifiche
dei trattati.
Dalla ratifica gli italiani
espulsi dalla Libia sono stati beneficiati perché, grazie
ad emendamenti presentati da AN, UdC, Radicali e fatti propri
da tutto il Pd e dall'IdV, con l'autorevole placet del Ministro
La Russa, sono riusciti ad incassare un “cip” sull'indennizzo
minimo che avevano richiesto ed un pieno riconoscimento morale
del loro sacrificio da parte di tutti i Parlamentari.
In più il Trattato
ha posto fine ad una inammissibile discriminazione in tema di
visti turistici, determinata non da una volontà vessatoria
della Jamahiria, ma dalla necessità di Gheddafi di avere
un così efficace strumento di pressione per arrivare alla
soddisfazione di ogni pretesa.
Tuttavia, nel pensare che
a luglio sarà montata la tenda di Gheddafi proprio in Sardegna,
terra dei suoi padri, Giovanna Ortu esclama: “Ma perché
Gheddafi in quell'occasione non trova modo di chiedere scusa anche
a noi, così come ha suggerito un deputato della Lega che,
insieme ai colleghi di tutti i partiti, si è battuto fino
all'ultimo, in sede di ratifica del Trattato, per dare all'elargizione
in nostro favore la dignità di un indennizzo?
Quando si fa pace bisogna
farla veramente e con tutti, altrimenti si rischia di confondere
i principi di dignità ed autorevolezza di un Paese con
la realpolitik.”
“Inoltre – conclude la
Ortu - non si capisce perché l'Italia democratica di oggi
debba rispondere, scusandosi con così tanta enfasi, dell'operato
di governi del secolo scorso mentre Gheddafi ha calpestato precisi
trattati internazionali senza alcuna protesta da parte dell'Italia.”
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I RIMPATRIATI DALLA LIBIA: BERLUSCONI
NON SEGUITARE A RINNEGARCI
Comunicato
stampa del 20 dicembre 2008
Il
Presidente del Consiglio che nella conferenza stampa di fine anno
si è vantato della sua politica estera dedicando molto
spazio all'accordo con la Libia, non ha voluto spendere nemmeno
una parola per rassicurare i Rimpatriati i quali per quarant'anni
hanno atteso che l'intesa internazionale ponesse fine anche al
contenzioso derivante dalla confisca dei loro beni avvenuta in
violazione dell'accordo bilaterale precedente.
Giovanna
Ortu, presidente dell'Associazione dei Rimpatriati così
ha commentato: “ Noi ci saremmo aspettati dal premier in persona
una risposta concreta alle nostre istanze sia prima che dopo l'accordo.
Registriamo con favore le iniziative parlamentari e la solidarietà
di alcuni membri del Governo, ma pretendiamo la soddisfazione
del nostro diritto contestualmente alla ratifica dell'accordo
e certamente prima che Gheddafi metta piede sul suolo italiano”.
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INDENNIZZI
AI RIMPATRIATI: L'AIRL RINGRAZIA IL GOVERNO
Comunicato
stampa del 19 novembre 2008
Le dichiarazioni del Ministro
La Russa sull'impegno preso dal Consiglio dei Ministri per il
risarcimento ai Rimpatriati contestualmente alla ratifica dell'accordo
Italia-Libia firmato lo scorso 30 agosto, sono state registrate
con soddisfazione da quanti nel 1970 subirono la confisca di tutti
i beni e l'espulsione dal Paese nel quale erano nati e vissuti.
“In questi 38 anni abbiamo
sofferto moralmente e materialmente – ha dichiarato Giovanna Ortu
Presidente dell'Airl – ma ciò che ci ha ferito di più
è stato il tentativo di oblio della nostra condizione e
dei nostri diritti. Ottenere oggi, nel quadro della normalizzazione
definitiva tra i due Paesi, un provvedimento di indennizzo tutto
per noi da parte dello Stato italiano ha anche il significato
di predisporci ad un miglior stato d'animo verso la Jamahirya,
dove vivono tante persone con le quali pur nella distanza imposta
dalle circostanze abbiamo mantenuto costanti rapporti di fraterna
amicizia.”
“Ci auguriamo quindi che,
passando dagli impegni ai fatti – conclude la Ortu – il provvedimento
venga essere celermente varato e altrettanto celermente applicato,
in modo tale che possano beneficiarne gli anziani Rimpatriati
e non solo i loro eredi”.
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ITALIA-LIBIA:
RIMPATRIATI, CHIEDIAMO 350 MILIONI, LETTA DISPONIBILE
ANSA
22 ottobre
2008
Luigi
Ambrosino
"Abbiamo
registrato la forte disponibilità di Gianni Letta ad occuparsi
della parte relativa allo stanziamento" da parte del governo
italiano degli indennizzi per gli italiani cacciati dalla Libia
nel 1970, quantificati in altri "350 milioni di euro".
Giovanna Ortu, presidente dell'Associazione italiani rimpatriati
dalla Libia (Airl), commenta così l'incontro con il sottosegretario
alla presidenza del Consiglio.
Una delegazione
dei rimpatriati è stata infatti ricevuta ieri sera a Palazzo
Chigi dopo le forti proteste dell'associazione seguite all'Accordo
di Amicizia e Cooperazione tra Italia e Libia firmato lo scorso
agosto a Bengasi dal premier Silvio Berlusconi e dal colonnello
Gheddafi senza che la questione degli indennizzi ai rimpatriati
fosse affrontata "in maniera organica".
Pur continuando
a manifestare tutta la sua "amarezza" per il trattamento
ricevuto "fino a ieri" dal governo, Ortu prende atto
della " disponibilità " e della "cortesia"
dimostrate da Gianni Letta, che ha assicurato di portare all'attenzione
del ministro dell'Economia Giulio Tremonti le richieste dell'Airl:
a fronte di confische e 'perdite' pari a 400 miliardi di lire
del 1970 (anno della 'cacciata' dei connazionali dalla Libia),
l'associazione chiede al governo italiano di stanziare in finanziaria
350 milioni di euro di indennizzi per i rimpatriati, oltre ai
160 milioni già ricevuti in questi anni.
Senza
considerare il "patrimonio di affetti" perduto, "tenuto
conto del coefficiente di svalutazione, avremmo diritto a circa
3 miliardi di euro (rispetto ai 400 miliardi di lire del 70),
ma ci rendiamo conto delle attuali difficolta' di bilancio e siamo
disponibili ad un provvedimento minimale" che però
mostri di tenere in considerazione i diritti dei rimpatriati,
afferma Ortu. La quale, lette le agenzie su una possibile visita
a breve del colonnello Gheddafi in Italia, avverte: "Noi
non consideriamo un onore che Gheddafi arrivi nel nostro Paese.
E tuttavia non faremo nulla se per quella data il governo italiano,
dopo aver stretto il famoso patto con il colonnello, avrà
provveduto a risarcire anche noi. In caso contrario, a Roma la
tenda di Gheddafi non si monta...".
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LIBIA:
ORTU (AIRL), NO A GHEDDAFI IN ITALIA SE BERLUSCONI NON CI CHIEDE
SCUSA
Adnkronos
8
ottobre 2008
Continuano
le polemiche tra l'Associazione degli italiani rimpatriati dalla
Libia (Airl) e il governo. Dopo le dichiarazioni del ministro
degli Esteri Franco Frattini, secondo cui l'Italia accoglierà
con tutti gli onori il colonnello Muammar Gheddafi se dovesse
venire a Roma, Giovanna Ortu presidente dell'Airl, denuncia: "Questo
non potrà essere fatto fino a quando Berlusconi non ci
chiederà scusa per non averci inserito nel Trattato"
di amicizia che e' stato firmato lo scorso 30 agosto. "Berlusconi
continua a non riceverci, ci umilia -accusa la Ortu- io mi chiedo
se abbiano paura di noi o se si vergognino. Non sarebbe stato
meglio darci un contentino? Evidentemente per l'amicizia fra Italia
e Libia non c'e' bisogno di noi". Parlando della questione
degli indennizzi ai rimpatriati, che Frattini ha più volte
assicurato sarà risolta con una legge del Parlamento, la
presidente dell'Airl ribadisce: "Finché non vediamo
i soldi stanziati restiamo scettici".
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ITALIA-LIBIA:
RIMPATRIATI, FRATTINI CATTIVO E OFFENSIVO
Ansa
3
ottobre 2008
“Il
ministro Frattini, dopo aver risposto evasivamente alle interrogazioni
rivoltegli ieri dal senatore Belisario sui risarcimenti dovuti
agli italiani per i beni confiscati da Gheddafi affermando in
sostanza che l'aver ottenuto per loro la fine della discriminazione
in tema di visti turistici era un risarcimento piu' che sufficiente,
ha rincarato la dose nelle successive dichiarazioni rese alla
stampa con cattiveria ma soprattutto con palese ignoranza. I rimpatriati,
gia' esterrefatti per le continue contraddizioni del ministro
in materia, contestano ogni sua parola, ritenendola lesiva della
loro dignità”. Lo dichiara Giovanna Ortu, presidente dell'Associazione
italiana rimpatriati dalla Libia(Airl), in merito alle affermazioni
di ieri del titolare della Farnesina sul trattato italo-libico
e sulla questione degli indennizzi per i connazionali 'cacciati'
dalla Libia negli anni '70. Circa il valore delle proprieta' confiscate
agli italiani, Ortu sostiene che “il ministro non sa, ed e' grave,
che gia' prima della confisca l'ambasciata italiana di Tripoli
aveva inventariato tutte le proprieta' italiane e che all'indomani
dell'espulsione una missione interministeriale si era recata a
Tripoli per mettere a punto una relazione che e' stata la base
per la corresponsione di un modesto acconto in attesa di accordi
internazionali”. “Il ministro - prosegue la presidente dell'Airl
- non sa, ed e' ancora piu' grave, che da oltre 36 anni due funzionari
del suo ministero fanno parte della commissione interministeriale
che corrisponde quei modesti acconti. Frattini non sa, ed e' gravissimo,
che presso il ministero del Tesoro vi sono 6.000 fascicoli di
pratiche accertate per molte delle quali la stima inadeguata e'
stata oggetto di ricorso vittorioso presso la magistratura ordinaria”.
“Il ministro non sa - sottolinea ancora Ortu -, ed e' incredibile,
che i documenti forniti dall'associazione con tutti i prospetti
degli acconti percepiti e del saldo ancora dovuto, sono state
redatte da autorevoli commercialisti e attendono di essere validamente
confutati. Quanto al tempo necessario, dato che attendiamo da
38 anni, possiamo attendere piu' di un giorno, ma certo non oltre
la ratifica del Trattato con il quale Berlusconi ha venduto a
Gheddafi il nostro credito”. “Ma il fondo di tutto - conclude
- resta il dolore per le offese gratuite che nessuno, nemmeno
un ministro, puo' permettersi di farci”.
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ORTU
(AIRL), RIVENDICHIAMO GIUSTI INDENNIZZI PRIMA DI RATIFICA ACCORDO
"VERRA'
NOTIFICATA A PREMIER ISTANZA PER CONSEGBA E CONOSCNEZA TESTO"
Adnkronos
27
settembre 2008
"Rivendichiamo il diritto di essere
ricevuti dal Presidente del Consiglio per poter ottenere assicurazioni
in merito agli indennizzi che ci sono dovuti. Questo deve accadere
prima della ratifica
parlamentare dell'accordo di amicizia, partenariato e collaborazione
con la Libia". Lo dichiara all'Adnkronos la presidente dell'Associazione
Italiana Rimpatriati dalla Libia Giovanna Ortu. L'associazione ha
promosso da martedì, davanti alla sede del Governo a Palazzo
Chigi, un presidio permanente costituito da due persone che si alternano
ogni tre ore, per dodici ore consecutive. "La nostra iniziativa
- aggiunge Giovanna Ortu - non è contro la persona di Silvio
Berlusconi, ma contro un governo che ha firmato un accordo con Gheddafi
senza prima ascoltarci e senza fornire le giuste garanzie di risarcimento
per le violazioni che abbiamo subito nel 1970, anno della nostra
espulsione dal paese nordafricano"."Voglio peraltro ricordare
-prosegue la presidente dell'Associazione Italiana dei Rimpatriati
dalla Libia - che il testo dell'accordo è frutto di un lavoro
bipartisan, essendo stato preparato dall'esecutivo precedente l'attuale,
anche se rammento che Massimo D'Alema mi manifestò diverse
perplessità in merito. Non è mia intenzione condurre
la politica estera del Paese, ma metto in evidenza che nel '70 abbiamo
perduto tutto, un enorme patrimonio morale, affettivo, economico:
ci sono stati confiscati beni per 400 miliardi di lire dell'epoca,
circa 3 miliardi di euro di oggi. Siamo 20mila persone prive di
qualsiasi protezione da parte del nostro governo, ci sentiamo veri
capri espiatori di decisioni assunte senza ascoltarci. Abbiamo compiuto
molti passi istituzionali, senza però ricevere una risposta
dal premier".E sottolineo anche che la presenza di molti italiani
e nostri antenati in Libia risale al 1865, decenni prima della colonizzazione
del 1912 e del periodo fascista"."Io non sono affatto
contro la stipula dell'accordo con Gheddafi nè contro la
Libia; pretendiamo di essere trattati come persone che meritano
rispetto. Peraltro voglio segnalare che l'esatto contenuto del patto
non è stato ancora conosciuto nè reso noto, alimentando
le versioni più disparate e contrastanti su di esso. E' un
diritto dei cittadini, non solo di quelli direttamente coinvolti
nella vicenda in esame, averne piena cognizione: a questo proposito
comunico che un ufficiale giudiziario notificherà alla Presidenza
del Consiglio un'istanza per la consegna dell'accordo, per renderne
trasparente il testo all'opinione pubblica".
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ACCORDO
ITALIA-LIBIA: DA DOMANI UN PRESIDIO DEI RIMPATRIATI DAVANTI A
PALAZZO CHIGI PER OTTENERE GLI INDENNIZZI
Comunicato
stampa del 22 settembre 2008
«Berlusconi
vuol farsi gioco di noi?» Se lo chiedono i Rimpatriati dalla
Libia dopo i vani tentativi di incontrare il Presidente del Consiglio
già prima della firma dello “storico accordo” con la Libia,
nel quale non si prevede alcun indennizzo economico per la confisca
subita nel 1970.
Stanchi
di aspettare una risposta da Berlusconi i Rimpatriati presidieranno
Palazzo Chigi da domani 23 settembre e a oltranza, dalle ore 8
alle 22, con una staffetta di due persone, cui verrà dato
il cambio ad intervalli regolari.
«E'
vero che siamo vecchi e stanchi dopo 38 anni di attesa – dice
Giovanna Ortu, Presidente dell'Associazione Rimpatriati dalla
Libia - ma grazie a Dio ancora in possesso delle nostre facoltà
mentali, tanto da non poter essere imbrogliati da chi crede di
far carta straccia dei nostri diritti, offrendoci in cambio il
visto turistico per “tornare nella nostra Patria” o addirittura
di sbarazzarsi di noi rispedendoci a vivere nei duecento complessi
di edilizia abitativi che il Trattato prevede»
«Il
Presidente del Consiglio, pur nell'ansia di concludere l'“accordo
storico” con la Libia avrebbe dovuto far meglio i suoi conti,
includendovi anche lo stanziamento per il nostro definitivo anche
se tardivo indennizzo e soprattutto avrebbe dovuto darci un segno
della sua considerazione e del suo rispetto, ricevendo una nostra
delegazione come gli è stato richiesto direttamente con
lettere, telefonate, telegrammi ed anche per l'autorevole tramite
dei Ministri La Russa e Calderoli, del Sottosegretario Mantica,
del Senatore Gasparri e dei nostri referenti diplomatici presso
il MAE, cui va un sentito grazie.
Le
precisazioni in Senato del Ministro Frattini - ha concluso la
Ortu - circa la volontà del Governo italiano di indennizzarci
ci hanno rincuorato ma non è lui che tiene i cordoni della
borsa, vogliamo vedere i soldi stanziati per il nostro provvedimento,
approvato in contemporanea con la ratifica del Trattato.»
Il
turno inaugurale del picchetto, martedì 23 dalle ore 8
alle 11, sarà coperto da Giovanna Ortu e da Gabriella Marchino,
nipote di quel Giacomo Marchino, che rappresentando la minoranza
italiana alle Nazioni Unite, riuscì a garantirne i beni
nella Libia indipendente.
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INTESA
ITALIA-LIBIA: CINQUE MILIARDI PER GHEDDAFI E NIENTE PER I VENTIMILA
ITALIANI CONFISCATI?
Comunicato
stampa del 30 agosto 2008
"Avrà
Berlusconi, di ritorno da Bengasi, un sussulto di dignità,
di umanità e di rispetto riuscendo a dare una risposta
personale ai ventimila cittadini italiani che fino ad ora hanno
invano reclamato un idoneo stanziamento da parte del loro Governo
a chiusura del contenzioso per i beni confiscati da Gheddafi in
violazione di un accordo internazionale? (valore ad oggi 3 miliardi
di euro). "
Lo chiedono
increduli e sdegnati i superstiti e gli eredi della ex collettività
italiana di Tripoli ai rappresentanti dell'Associazione Italiani
Rimpatriati dalla Libia che da trentotto anni si batte per ottenere
quella legge definitiva sempre negata "per mancanza di fondi".
"Berlusconi
ci ha dimostrato che, quando si vuole o meglio quando si è
costretti tutto è possibile, anche far saltare fuori dalle
poste di un bilancio critico come il nostro cifre enormi.... -
ha dichiarato Giovanna Ortu presidente dell'Associazione - ma
bisogna trovare in contemporanea il coraggio di dare riscontro
a chi ha pagato, per conto del Governo italiano, il più
pesante degli acconti ed è in credito da quasi quarant'anni."
Questo cinismo
da parte di tutti gli esponenti di centro-destra, dopo le tante
lusinghe e promesse durante i lunghi anni in cui erano all'opposizione,
non ce lo saremmo mai aspettato!
E pensare
che il Ministro degli Esteri, attraverso l'ambasciatore italiano
a Tripoli, ha addirittura osato chiedere all'Associazione (che
sopravvive faticosamente con le quote annuali di 35 euro versate
dagli associati) di assumersi l'onere della manutenzione (35.000
euro annuali) del Cimitero italiano di Tripoli lasciato per
oltre trant'anni nel più totale degrado e faticosamente
restaurato su iniziativa dell'AIRL.
Del resto
di offese ne abbiamo ricevute anche altre: molti dei nostri lavoratori
sono morti senza la pensione poichè erano state confiscate
anche quelle, mentre come abbiamo letto sul Sole 24 Ore,
l'Italia sarebbe ora costretta ad indennizzare i discendenti dei
libici che quasi un secolo fa hanno militato nell'esercito italiano.
"Giustizia dove sei?" ha concluso amaramente Giovanna
Ortu.
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L'ACCORDO
ENI-LIBIA ACCONTENTA TUTTI. E I RIMPATRIATI?
Comunicato
stampa del 16 ottobre 2007
Anche
gli Italiani Rimpatriati dalla Libia prendono atto della giustificata
soddisfazione espressa dall'Ad dell'Eni Scaroni in merito al colossale
accordo per la fornitura di gas raggiunto con la Libia.
“Mi
fa piacere apprendere - ha dichiarato Giovanna Ortu, presidente
dell'Associazione – che l'Eni abbia deciso di investire 150 milioni
di dollari in attività sociali a favore della popolazione
libica, anche se due anni fa ha risposto picche alla nostra richiesta
di partecipare almeno in parte alla ristrutturazione del cimitero
cattolico di Tripoli”.
L'investimento
previsto nei prossimi dieci anni - di cui la quota parte a carico
dell'Eni ammonta a 14 miliardi di dollari - rende perfettamente
l'idea dell'importanza che la Libia riveste per le relazioni commerciali
dell'Italia.
Non si capisce, quindi, per quale ragione
nell'ambito di questo interscambio il governo italiano si ostini
a non voler trovare, neanche nella Finanziaria in corso, i pochi
milioni di euro chiesti dai rimpatriati per una legge di indennizzo
che li ricompensi almeno parzialmente dell'ingiustizia subita nel
1970 con la confisca di tutti i beni.
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CONVEGNO
ASSOCIAZIONE ITALIANI RIMPATRIATI DALLA LIBIA
Comunicato
stampa del 7 ottobre 2006
Alla
presenza di oltre quattrocento associati e delegati, fra cui molti
giovani, si è svolto oggi a Roma il Convegno dell'Associazione
Italiani Rimpatriati dalla Libia: “Italia-Libia 2006: quale 7
ottobre?”
In
questo giorno, infatti, i libici hanno sempre ricordato l'espulsione
della collettività italiana avvenuta nel 1970 come “vendetta”
contro il colonialismo, con la sola eccezione del 2004 quando
il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il Colonnello
Gheddafi annunciarono la celebrazione della “Giornata dell'Amicizia”.
All'Assemblea
è pervenuto il messaggio del Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano il quale ha espresso la sua viva speranza che
i rimpatriati possano tornare a visitare la terra dove hanno vissuto
ed operato perché “una decisione libica in tal senso costituirebbe
un segnale significativo nell'ambito del processo di continuo
rafforzamento dei rapporti bilaterali”.
Le
relazioni e gli interventi sono stati coordinati da Gerardo Pelosi,
inviato de Il Sole 24 Ore.
Dopo
la relazione del Presidente, Giovanna Ortu, l'Avv. Giovanni Romano,
affrontando il tema degli indennizzi, ha sottolineato come coloro
che hanno subito la confisca, hanno beneficiato solo di leggi
tardive e insufficienti che non hanno consentito un compenso tempestivo
e congruo. A questo punto l'Avv. Romano ha indicato la via internazionale
come la sola percorribile per costringere il Governo italiano
ad arrivare a una soluzione politica.
L'On
Cinzia Dato, affrontando la questione dei visti turistici per
la Libia finora negati a quanti sono nati in quel Paese, ha definito
inaccettabile la discriminazione che fa gravare sui cittadini
il peso delle responsabilità dello Stato.
L'On.
Carlo Leoni, Vicepresidente della Camera dei Deputati, ha messo
in evidenza il ruolo di “facilitatore” che la Camera può
svolgere per affrontare il vero problema, il reperimento delle
risorse, attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro del
quale l'AIRL sarà chiamata a far parte.
L'On.
Alessandro Forlani, membro della Commissione Esteri, intervenendo
in rappresentanza dell'On. Casini e dell'Udc ha riconosciuto che
la comunità italiana di Libia è stata la più
penalizzata anche dal punto di vista morale sottolineando, al
tempo stesso, come la delicatezza del rapporto con i libici in
tema di immigrazione, non debba pregiudicare la difesa dei diritti
dei profughi.
L'On
Dario Antoniozzi ha portato la sua testimonianza sentimentale
di una trentennale vicinanza alle vicende dei profughi e della
loro Associazione.
L'Ambasciatore
Riccardo Sessa, Direttore generale per il Mediterraneo, appena
nominato Ambasciatore a Pechino, ha riconfermato l'attenzione
costante del Ministro D'Alema al problema dei visti, riproposto
la scorsa estate dal Viceministro degli Esteri libico, Abdlulati
Al Obidi e qualche settimana fa, nell'incontro con il Ministro
Shalgam.
L'On.
Paolo Cento, Sottosegretario per l'Economia, ha annullato all'ultimo
momento l'importante appuntamento a causa di un imprevisto, assicurando
un incontro ai vertici dell'Associazione nel corso della prossima
settimana.
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RIMPATRIATI
DALLA LIBIA: BRAVI AMATO E BIANCHI
Comunicato
stampa del 21 agosto 2006
I
rimpatriati dalla Libia hanno accolto con favore le dichiarazioni
di fermezza del nostro Governo (ministri Amato e Bianchi) a non
voler più mercanteggiare con la Libia quantità e
modalità delle pretese riparazioni in cambio dell'arresto
del flusso dei clandestini, la cui miserevole condizione merita
ben altro rispetto.
Se
si vuole davvero voltare pagina una volta per tutte, dopo tanti
maldestri tentativi di firmare protocolli poco dignitosi, intese
fumose o impegni troppo onerosi, bisogna affrontare la questione
con la serenità e la concretezza che richiede il lungo
lasso di tempo intercorso fra i fatti dei quali siamo chiamati
a rispondere e la situazione odierna.
“E'
stata persa una grande occasione quando abbiamo fornito a Gheddafi
la chiave per essere ammesso a pieno titolo a dialogare con le
grandi potenze occidentali senza contemporaneamente sistemare
tutto il nostro contenzioso con la Jamahirya. - così afferma
Giovanna Ortu , Presidente dell' AIRL
- Il primo grande gesto verso quel Paese, a compensazione
di presunte colpe del precedente Governo fascista, lo hanno fatto
proprio tutti i membri della collettività italiana là
residente, costretti a restituire al popolo libico case, cose
e ricordi, per trovare in Patria scarsa solidarietà umana
e nessun riconoscimento a fronte di un preciso diritto. Se questo
al Colonnello non è bastato, toccava all'Italia definire
con fermezza e con sollecitudine tutti gli aspetti del contenzioso
aperto (che comprende anche i crediti vantati dalle aziende italiane
per commesse eseguite negli anni Ottanta) anziché imbarcarsi
sulla strada senza uscita di un cedimento progressivo a richieste
via via più ricattatorie”
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AIRL
E AIRIL INTERVENGONO NELL'INTESA TELEFONICA PRODI-GHEDDAFI: CI
SIAMO ANCHE NOI!
Comunicato
stampa del 8 agosto 2006
In
merito alle rassicurazioni che Prodi avrebbe fornito al leader
libico sull'impegno italiano a dar corso alla costruzione della
famosa autostrada intervengono l' AIRL , che
rappresenta i profughi espulsi da Gheddafi nel 1970 e l' AIRIL
, che raggruppa le imprese creditrici della Libia per
lavori eseguiti negli anni Ottanta.
Leone
Massa , presidente
dell' AIRIL , rivendica l'assoluta priorità
dei diritti delle imprese che rappresenta: “Ricordo che, nonostante
siano intervenute numerose sentenze passate in giudicato e tutti
i crediti siano stati passati al vaglio di una commissione bilaterale,
dopo oltre vent'anni nessun pagamento è intervenuto”. Giovanna
Ortu , presidente dell' AIRL , ribadisce
quanto già evidenziato nel colloquio del 24 luglio scorso
con il Ministro degli Esteri e Vicepresidente del Consiglio, on.
Massimo D'Alema: “Gheddafi, per i danni dell'occupazione italiana,
ha già incassato nel 1970 una significativa anticipazione
confiscando tutti i nostri beni, che il Governo italiano non può
non indennizzare nel momento in cui reperisce - anche con soluzioni
avanzate di ingegneria finanziaria - i fondi necessari per far
fronte alle richieste libiche.”
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DIFFIDANO
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ITALIANO
I
RIMPATRIATI DALLA LIBIA E I CREDITORI DI GHEDDAFI
Comunicato
stampa del 30 marzo 2006
L'
AIRL (Associazione Italiani Rimpatriati dalla
Libia) e l' AIRIL (Associazione Italiana per
i Rapporti Italo-Libici) tramite il loro legale hanno notificato
al Presidente del Consiglio una Diffida formale ad adempiere
, affinché non provveda al pagamento in favore
della Libia di alcuna somma a qualsiasi titolo ed in particolare
a titolo di risarcimento dei danni di guerra dalla stessa avanzati,
se non dopo aver provveduto all'integrale soddisfazione dei
crediti e dei diritti vantati dagli aderenti delle due associazioni.
Così
hanno spiegato le ragioni di questo atto i Presidenti dei due
sodalizi.
Leone
Massa in rappresentanza
delle aziende italiane creditrici del Governo libico: «I
crediti delle imprese italiane, accertati dal MAE, supportati
da sentenze delle Corti libiche o con depositi presso banche di
quel paese, a distanza di oltre vent'anni sono tuttora in sofferenza,
nonostante quanto stabilito dal comunicato congiunto del 1998
e ribadito nell'accordo bilaterale sottoscritto da Berlusconi
e l'omologo Shamek in presenza di Gheddafi il 28 ottobre 2002.
La data limite per il pagamento del 31 marzo 2003 è trascorsa
senza un nulla di fatto e gli incontri successivi del comitato
misto, appositamente costituito, sono miseramente naufragati.
Il futuro Presidente del Consiglio, eletto dalla maggioranza degli
italiani, è chiamato ad onorare i crediti delle aziende
italiane, prima di compiere eventuali gesti significativi
nei confronti della Libia a chiusura del contenzioso coloniale».
Giovanna
Ortu in rappresentanza dei
rimpatriati italiani che hanno subito nel 1970 la confisca di
tutti i beni: «Persino Gheddafi ha sempre dichiarato che
i beni sono stati espropriati agli italiani non per rappresaglia
contro i singoli, ma come acconto per le responsabilità
derivanti dalla colonizzazione . Anche nella recente
intervista a Sky TG 24, il Colonnello ha indicato nel Governo
italiano il responsabile del risarcimento dovuto ai rimpatriati.
Il Governo Prodi, con l'accordo del 1998, rinunciò definitivamente
a pretendere un risarcimento dal Governo libico per i beni confiscati.
Il Governo Berlusconi, a partire dal 2001, ha posticipato di anno
in anno lo stanziamento per un provvedimento definitivo in nostro
favore. Il lodevole impegno profuso per eliminare la discriminazione
in tema di visti turistici per la Libia, non ha sortito alcun
esito e comunque il riconoscimento di questo importante diritto
non può essere barattato con il valore delle nostre case,
delle nostre cose e della nostra dignità».
Puoi
scaricare la Diffida notificata al Presidente del Consiglio per
conto dell'AIRL a cura dello Studio Legale Romano:
Diffida
PCM AIRL
Relata
di Notifica della Diffida PCM AIRL
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Lettera
aperta ai candidati premier: On. Silvio Berlusconi e On. Romano
Prodi
Comunicato
stampa del 20 marzo 2006
A
nome dei Rimpatriati dalla Libia che rappresento,
ho deciso di rivolgermi al Presidente del Consiglio che guiderà
l'Italia nella prossima legislatura per chiedere precise garanzie
su modi e tempi con i quali verrà affrontata e definita
la questione relativa agli indennizzi per i beni italiani confiscati
da Gheddafi nel 1970.
L'accordo
del 1998 tra la Jamahiria libica e il Governo Prodi,
che ha regolato ogni aspetto del contenzioso, non tocca
l'argomento del risarcimento a noi dovuto per i beni
perduti. Rinunciando definitivamente a richiederlo alla controparte
libica, è evidente che il Governo italiano si è
assunto l'onere di provvedere direttamente al risarcimento dopo
gli acconti corrisposti negli anni passati.
Tuttavia
durante i cinque anni di governo Berlusconi –
a fronte delle ripetute rassicurazioni in merito – non
vi è stato alcuno stanziamento per un provvedimento
a nostro favore. Al contrario è stata presa in considerazione
la richiesta libica di indennizzo per i “danni coloniali”, ad
integrazione di quanto già percepito, prima con l'accordo
del 1956 e poi con l'esproprio del '70.
Chiediamo
al futuro Capo di Governo: considera il nostro un vero
e proprio credito nei confronti dell'Italia che non ci ha tutelato
al momento della confisca, ricorrendo all'arbitrato previsto dall'accordo
del 1956 e che in seguito, nel contenzioso economico con il Colonnello
Gheddafi, ha intenzionalmente omesso di porre sul piatto della
bilancia il valore dei nostri beni espropriati?
L'evidenza
del nostro credito risulta dal messaggio di Gheddafi portato al
congresso AIRL 2004 dal suo inviato ambasciatore Abdulati Alobidi:
«Il fratello leader ritiene che quanto patito dal popolo
libico, in termini di uccisioni, deportazioni, torture ed usurpazioni
di propri beni e terre non sia stato per vostra colpa. Si trattò
di responsabilità dei governi coloniali e delle politiche
espansionistiche che avevano coinvolto le popolazioni in questi
problemi».
La
recente tensione nei rapporti bilaterali, materializzatasi nei
disordini di Bengasi e nel minaccioso discorso del Colonnello,
hanno indotto il Consiglio dei Ministri a decidere di accogliere
con misure significative le pretese libiche, in ciò trovando
consenziente anche l'opposizione.
Tali
intendimenti sono stati favorevolmente accolti anche da noi, da
sempre favorevoli ad ogni iniziativa che possa portare ad una
normalizzazione dei rapporti, purché non lesiva dei nostri
diritti. Lo stesso Gheddafi, nell'intervista trasmessa
oggi da Sky, ha indicato nel Governo italiano il responsabile
del nostro risarcimento.
Attendiamo
pertanto una sollecita risposta dall'On. Berlusconi e dall'On.
Prodi: il Governo presieduto dal vincitore della prossima
competizione elettorale si impegna a far fronte agli oneri connessi
ad un provvedimento definitivo che attendiamo da 36 anni, dopo
aver ricevuto acconti tardivi, parziali e provvisori?
In
attesa di riscontro porgo i più cordiali saluti
Giovanna
Ortu
Puoi
scaricare la risposta inviata dall'On. Prodi:
La
risposta dell'On. Prodi
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L'odio
di Gheddafi: incredulità e sgomento dei rimpatriati dalla
Libia
Comunicato stampa del 3 marzo 2006
I rimpatriati
dalla Libia sono increduli e sgomenti: sembra di essere tornati
indietro al 1970 quando Gheddafi, dopo le iniziali rassicurazioni
dell'anno precedente, con un veemente discorso pronunciato a Misurata
il 9 luglio anticipò i provvedimenti che avrebbe preso
solo qualche settimana dopo contro la collettività italiana:
la confisca di tutti i beni il 21 luglio, seguita il 7 ottobre
dall'espulsione accompagnata da vessazioni di ogni genere.
«Non
è credibile che sia il popolo libico a nutrire sentimenti
di vendetta contro gli italiani di oggi per le “colpe” dell'Italia
di un secolo fa. - afferma Giovanna Ortu presidente dell'AIRL-
I libici che ci aiutarono allora in ogni modo offrendoci ospitalità,
cibo e denaro, sono rimasti in contatto con noi per tutti questi
anni e ci hanno accolto fraternamente l'anno passato sia a livello
di popolazione che di autorità».
Gheddafi,
dalla posizione di debolezza del regime oggi, lancia le sue invettive
contro un Paese che ha avuto l'unica colpa di blandirlo senza
mai prendere una posizione ferma, chiara e definitiva, né
quando si trattava di protestare né quando era il caso
di fare delle concessioni anche generose per ritrovare normali
rapporti di collaborazione ed interscambio.
«Accanto
alle grandi criticità del rapporto bilaterale - ricorda
la Ortu- c'è da sempre il nostro contenzioso sottovalutato
e volutamente dimenticato da tutti i governi avvicendatisi
in Italia che hanno preferito, spesso purtroppo senza esito, anteporre
i grandi interessi nazionali alla difesa della dignità
e dei diritti sia dei rimpatriati che dei titolari di commesse
non onorate».
Tutti
i rimpatriati insistono affinché la Casa delle Libertà
e l'Unione non sfruttino a fini elettorali una situazione delicata
e difficile, ma trovino il modo di condannare insieme le offensive
espressioni del Colonnello in nome dei principi di libertà
e democrazia che accomunano gli italiani tutti.
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Cauto
ottimismo dei rimpatriati dalla Libia per le decisioni del
Consiglio dei Ministri
Comunicato
stampa del 23 febbraio 2006
Le
decisioni adottate oggi all'unanimità dal Consiglio
dei Ministri in tema di rapporti italo-libici, sono state registrate
con soddisfazione dai Rimpatriati dalla Libia che, tuttavia, dopo
le molte delusioni degli anni passati, attendono che si concretizzi
il rilascio dei visti più volte promesso.
"Finchè
le misure altamente significative da concordare con la parte
libica, necessarie per superare le criticità
passate, non verranno definite, i nostri visti resteranno
sulla carta e tutto il rapporto bilaterale non potrà decollare; -
osserva Giovanna Ortu, presidente dell'Associazione - indubbiamente
il riconoscimento del nostro diritto ha un particolare
significato per il suo valore morale. Non possiamo dimenticare
nè l'accoglienza che abbiamo ricevuto l'anno passato a
Tripoli e le proposte di collaborazione che in quell'occasione
ci sono state avanzate dalle autorità libiche, nè
i decenni che abbiamo trascorso in Libia a fianco di quel popolo
nel più totale rispetto reciproco delle religioni di appartenenza".
I
rimpatriati lamentano tuttavia che, quello stesso governo che
oggi ha ribadito il loro diritto a non essere discriminati
rispetto ai connazionali, ha tradito per cinque anni le loro aspettative
in tema di indennizzi per i beni che Gheddafi ha confiscato come
acconto dei supposti danni coloniali. Sarà necessario comprendere
nello stanziamento per le "misure altamente significative"
anche le misure più modeste, ma altrettanto dovute, per
un indennizzo definitivo ai rimpatriati poichè altrimenti
ricadrebbe su di loro il costo della ritrovata amicizia.
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“Sabbie”
il premio letterario dell'AIRL
Comunicato
stampa del 6 maggio 2005
L'Associazione
Italiani Rimpatriati dalla Libia (AIRL) organizza attraverso il
proprio Centro Culturale SILFIO un premio letterario dal titolo
“Sabbie”.
Il
premio si articola in due sezioni, poesia e narrativa, ed è
indirizzato a chi, italiano e non, vuole descrivere in quattro
cartelle di prosa o in quaranta versi di composizione poetica
sensazioni, emozioni, ricordi ambientati nei Paesi del Maghreb.
Il titolo del Premio prende spunto proprio dai Paesi del Nordafrica
–Libia, Tunisia, Algeria, Marocco- uniti dall'elemento del deserto
e vuole mantenere viva la memoria per i ventimila italiani che
nel 1970 dovettero abbandonare la Libia e che vedono ancora come
un miraggio la possibilità di ritornare a rivedere i luoghi
dove sono nati e vissuti.
L'ideazione
del premio letterario “Sabbie”, organizzato da Album International,
mira quindi a ricordare la lunga storia dell'AIRL ed è
un auspicio perché i vari aspetti dei rapporti bilaterali
tra Italia e Libia evolvano verso l'effettivo superamento di ogni
criticità passata.
Il
bando di concorso è
qui scaricabile.
Paolo
Bembo, Michela Gambillara, Federico Guiglia, David Meghnagi, Cesare
Palandri, Giuseppe Maria Petrone, Folco Quilici hanno accettato
di far parte della giuria composta da sette membri che voterà
i vincitori scelti fra tre finalisti per ogni sezione del premio
durante una serata che si svolgerà a Roma il prossimo mese
di luglio.
(torna su)
Casini
rientra da Tripoli "a mani vuote"
Comunicato
stampa del 2 maggio 2005
Riportiamo
qui di seguito la lettera inviata in data odierna al Presidente
della Camera, Onorevole Pierferdinando Casini dopo il suo rientro
"a mani vuote" da Tripoli.
Nel richiedere all'On. Casini un incontro, Giovanna Ortu, Presidente
dell'Associazione, ripercorre in un promemoria le tappe delle
promesse mancate del Governo Berlusconi che fino ad ora non ha
rispettato nemmeno la volontà parlamentare
Lettera
all.On. Pierferdinando Casini, Presidente della Camera dei Deputati
La
ringrazio vivamente per aver inserito nell'agenda dei Suoi colloqui
con le autorità libiche la questione dei visti per gli
ex residenti anche se mi sono resa conto che le risposte ottenute
sono inaccettabilmente dilatorie. Le disposizioni del Governo
libico sono in palese violazione dei diritti umani e confermano,
purtroppo, che la nostra politica nei confronti di quel Paese
è stata fallimentare.
E'
evidente infatti che siamo stati usati: non abbiamo chiesto alcuna
contropartita alla Libia prima di fornirgli l'aiuto richiesto
per l'eliminazione dell'embargo e per il rientro nel consesso
occidentale con il risultato che oggi, essendo meno isolata, la
Jamahiria può permettersi di non rispettare gli impegni
solennemente presi su diversi fronti. Ciò umilia non solo
me e le migliaia di rimpatriati che rappresento, ma tutti i cittadini
italiani. Per la soluzione di questo problema attendo che il Ministro
degli Esteri dia corso alle iniziative di cui parla nella sua
ultima lettera, fino ad applicare il principio di reciprocità.
Desidero
qui richiamare la Sua attenzione su un altro aspetto del contenzioso
che i rimpatriati hanno in tema di indennizzi per i beni confiscati,
contenzioso che riguarda esclusivamente il Governo italiano. Ed
è su questo argomento che mi permetto di chiederLe al più
presto un breve incontro.
Accludo
alla presente un promemoria che ripercorre le tappe del lungo
inganno che si è consumato nell'arco di questa legislatura,
contrariamente agli impegni solennemente presi in fase elettorale.
Anche quest'anno il Governo probabilmente trascurerà di
inserire un modesto stanziamento pluriennale per il nostro indennizzo
nel DPF che si appresta a varare. Ciò in spregio alla volontà
parlamentare espressa con la votazione plebiscitaria dell'o.d.g.
n. 9/4489/61 del 17/12/2003.
Mi
affido a Lei, all'equilibrio e alla saggezza che ha dimostrato
in ogni circostanza, per avere una parola chiara e definitiva
in merito, anche la più negativa: se non abbiamo diritto
ad essere indennizzati dobbiamo saperlo; se i pochi fondi necessari
non possono essere resi disponibili si trovino forme e modi per
onorare il debito. Dopo trentacinque anni vorremmo poter mettere
la parola fine alla nostra incredibile odissea!
La
ringrazio e resto in attesa di essere contattata dalla Sua segreteria
ai numeri in calce riportati. La prego di gradire i miei migliori
saluti
Giovanna Ortu
Indennizzi
ai rimpatriati: le date delle promesse mancate
Maggio
2002 Il presidente della
commissione Finanze del Senato Riccardo Pedrizzi
di Alleanza nazionale presenta il d.d.l. n.1334 sottoscritto da
altri 44 senatori dei due schieramenti politici che prevede il
saldo degli indennizzi dovuti dallo Stato italiano ai rimpatriati
per i beni confiscati dal governo libico.
01/08/2002
Berlusconi riceve a Palazzo
Chigi il presidente dell'Airl Giovanna Ortu
in previsione del suo primo incontro con Gheddafi che
si terrà il 28 ottobre successivo. Berlusconi
impartisce istruzioni ai funzionari presenti all'incontro affinché
nella Legge finanziaria 2003 venga inserito uno stanziamento a
fronte del d.d.l. 1334 Pedrizzi ed altri.
16/10/2002
Lettera d i Giovanna
Ortu a Berlusconi : “Malgrado le istruzioni
da Lei impartite durante il nostro colloquio, non siamo riusciti
a trovare nella legge finanziaria il promesso stanziamento”.
24/10/2002
Gianfranco Fini
riceve la presidente dell'Airl Giovanna Ortu insieme
con il presidente dell'AIRIL Leone Massa in relazione
alla visita di Berlusconi a Tripoli del 28 ottobre. Un comunicato
di Palazzo Chigi rileva che “Fini ha confermato la determinazione
del Governo italiano di tenere presente, nell'ambito dei nuovi
rapporti italo-libici, anche le legittime aspettive di ordine
morale ed economico sostenute dalle due Associazioni”.
23/12/2002
Gli indennizzi restano fuori
della Finanziaria 2003. Il presidente della commissione Finanze
del Senato Pedrizzi tenta in extremis di salvare
la faccia al Governo facendo approvare il 23 dicembre un emendamento
per una somma ridicola di 2,5 milioni di euro all'anno da frazionare
per tre anni. L'importo è tecnicamente mal stanziato e
quindi inutilizzabile. La questione resta aperta per l'anno successivo.
07/05/2003
Alla vigilia delle elezioni
amministrative del 25 maggio, il vicepresidente del consiglio
Gianfranco Fini riceve ancora Giovanna
Ortu a Palazzo Chigi ed assume il solenne impegno di
risolvere definitivamente il problema indennizzi con la Finanziaria
2004.
xxxxx10/2003
Lettera aperta di Giovanna
Ortu a Berlusconi per richiamare il
governo ai suoi doveri.
17/12/2003
Nonostante le promesse di
Fini, gli indennizzi vengono ignorati anche dalla Finanziaria
2004. Ma il Parlamento reagisce: la Camera dei Deputati approva
con 430 voti su 443 deputati presenti l'odg n. 9/4489/61 che impegna
il Governo a completare l'indennizzo dei rimpatriati dalla Libia.
23/09/2004
Un anno dopo , il ministro
per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia (dal
Secolo d'Italia ): “In un momento di rinnovati rapporti con la
Libia (la fine dell'embargo europeo n.d.r), il Governo non deve
dimenticare i nostri connazionali che in passato hanno sofferto
perdite morali ed economiche a seguito della cacciata dal Paese.
A loro dovrà essere corrisposto un indennizzo definitivo
dopo gli acconti percepiti in base alle leggi precedenti. Ciò
consentirà una dignitosa riparazione della vicenda sul
piano materiale”.
07/10/2004
La questione dei rimpatriati
entra nelle pagine della grande stampa. Ad esempio l 'Unità:
(Marcella Ciarnelli) : “Non si tratta di chiedere
ai libici di dare un colpo di spugna sul proprio passato e sulla
propria storia ma non può essere ridotta ad una ”vendetta”
compiuta rimandando a casa 20 mila persone, sequestrando loro
tutto quanto messo insieme in una vita. E negando qualunque tipo
di risarcimento. Resta una ferita ancora aperta dunque nonostante
le promesse di Berlusconi, che al ritorno con ogni incontro con
il colonnello ha sempre sostenuto che la questione ormai era risolta.
Ma soldi non se ne sono visti”.
09/10/2004
Ad esempio il Corriere della
Sera ( Edgardo Bartoli ) “Gli indennizzi ai rimpatriati
furono insufficienti, tardivi e distribuiti con esasperante parsimonia”.
14/10/2004
Il Viceministro all'Economia
Mario Baldassarri riceve una delegazione dell'AIRL
e garantisce lo stanziamento a copertura della legge d'indennizzo.
21/10/2004
Il Corriere della Sera elenca
i beni confiscati degli ex italiani di Libia: 37.000 ettari di
terra, 1.750 abitazioni, 5000 esercizi commerciali, 1.200 tra
autoveicoli, aerei, macchine agricole per un valore di 200 miliardi
di lire (nel 1970).
30/10/2004
Al Congresso dell'Airl messaggio
del ministro per gli Italiani el mondo Mirko Tremaglia
: “Confido nella positiva evoluzione anche del contenzioso
ancora in corso.”
30/10/2004
Al Congresso dell'Airl intervento
di Riccardo Pedrizzi “Veniamo al compito del
Governo. Io per motivi scaramantici non voglio fare promesse,
voglio solamente riferire che in Commissione Bilancio è
stato presentato un emendamento da parte di tutto il gruppo AN
con uno stanziamento abbastanza adeguato: la copertura finanziaria
è stata dichiarata compatibile con l'esigenze di bilancio”.
30/10/2004
Al Congresso dell'Airl intervento
del Vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini: “Quel
che ha detto il Senatore Pedrizzi certamente troverà seguito
in Parlamento, e se toccherà a me esprimere il parere del
Governo, il Governo esprimerà un parere favorevole”.
31/10/2004
Il Secolo d'Italia ( Desirèe
Ragazzi ). riferisce un'ulteriore dichiarazione di Gianfranco
Fini al Congresso dell'Airl: “ Il leader di AN ripercorre
le tappe della “Traversata del deserto” … non può mancare
il riferimento alla questione dei beni: “qualcuno ha detto che
non ha senso riproporla. Io penso l'esatto contrario, riproporre
la questione dei beni ha senso perché è la prova
della volontà di lavorare insieme… il Governo in carica
sta provvedendo dopo una lunga attesa al saldo degli indennizzi
per i beni confiscati”.
16/11/2004
Ancora il Secolo d'Italia.
Titolo : “L'opera del Centro-Destra ha reso possibile lo storico
rientro dopo gli annunci - flop dell'Ulivo”. Sottotitolo: “Si
sblocca anche la questione dei risarcimenti per i beni confiscati”.
17/11/2004
La Stampa ( Guido
Ruotolo ). “Il viceministro Baldassarri
ha promesso l'approvazione di un emendamento alla finanziaria
che stanzia per quest'anno i primi 50 milioni di euro.
18/11/2004
La Stampa (Guido
Ruotolo) . Mario Puccinelli , componente
della delegazione Airl a Tripoli: “No, non ho nulla da pretendere
dai libici, chi mi ha trattato peggio è stato il governo
italiano”.
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Urso
a Tripoli: i visti ai rimpatriati valutati 6 miliardi di euro
Comunicato
stampa del 7 aprile 2005
Apprendiamo che nell'incontro
odierno con il Viceministro Urso, il primo ministro libico
avrebbe affermato che la
concessione dei visti agli italiani nati in Libia è subordinata
al regalo della famosa autostrada da un confine all'altro del
Paese per un impegno economico che si aggira sui sei miliardi
di euro.
Questo il commento di Giovanna
Ortu, presidente dell'AIRL: “Nemmeno la nostra dignità,
che peraltro non ha prezzo, vale così tanto! Non spetta
certamente a noi analizzare i tempi e i modi in cui questa lievitazione
è avvenuta a partire dall'accordo del 1998 che nulla prevedeva
in materia. Si parlò poi di un centro ospedaliero (costruito
e donato alla città di Bengasi nel 2002) e successivamente
di 60 miliardi delle vecchie lire da destinare prima ad un importante
progetto sanitario, e poi all'elaborazione gratuita del progetto
di una strada.
Per quanto più strettamente
ci riguarda, non riusciamo a credere che i libici, dopo averci
riservato un'accoglienza straordinaria avanzando precise richieste
di collaborazione, vogliano far pagare nuovamente a noi, che già
abbiamo perduto ogni nostro avere, il prezzo del loro
contenzioso con il nostro Paese. Ricordiamo che il Colonnello
Gheddafi si è dichiarato addirittura disponibile a foto-ricordo
in nostra compagnia! ( intervista di Giovanni Minoli del dicembre
2004 ).
Comunque
il governo italiano risparmierà se, per farci dimenticare
la discriminazione di cui siamo oggetto e il clamoroso insuccesso
nella lunga trattativa con i libici, si impegnerà nell'emanazione
della legge che ci spetta per l'indennizzo dei beni confiscati
trentaquattro anni fa: l'onere del provvedimento in nostro favore
non arriva ad un ventesimo del regalo preteso dalle autorità
libiche”.
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Pesce
d'aprile per i visti ai rimpatriati?
Comunicato
stampa del 5 aprile 2005
“Adolfo
Urso, in visita a Tripoli domani e dopodomani con centinaia di
imprese italiane, cercherà negli <affari> con la Jamahiria
una consolazione alla bruciante sconfitta elettorale del suo partito
e della coalizione di centro-destra”. Così commenta -a
nome dei rimpatriati dalla Libia- Giovanna Ortu presidente dell'Associazione,
ironicamente augurando <buon viaggio> al Viceministro delle
Attività Produttive.
"La
nostra politica con la Libia seguita ad essere ambigua e, per
rincorrere le opportunità del momento, mette
a repentaglio la credibilità e la dignità del nostro
Paese. - prosegue la Ortu - È di ieri la notizia che
le autorità libiche, nella totale indifferenza della nostra
Ambasciata a Tripoli, della Farnesina e del sottosegretario
Mantica, si sono rimangiati la decisione in merito al rilascio
dei visti turistici per coloro che sono nati in Libia,
decisione platealmente annunciata da Berlusconi e Gheddafi lo
scorso 7 ottobre in occasione della <giornata dell'amicizia>
che doveva prendere il posto della <giornata della vendetta>.
Infatti dal 1° aprile al Consolato libico di Roma è
affisso in bacheca un annuncio che subordina la concessione dei
visti per quanti sono nati a Tripoli alla condizione che abbiano
superato i 65 anni di età".
"Si
tratta di un pesce d'aprile? - si chiede G. Ortu- E' difficile
spiegare altrimenti il motivo di una inversione di rotta contraria
alla logica, al diritto, agli impegni solennemente presi, specie
dopo il caloroso messaggio di Gheddafi al congresso dell'AIRL
e le proposte di collaborazione rivolte dalle autorità
libiche alla delegazione dell'Associazione che si è recata
a Tripoli lo scorso novembre".
"Questo governo si è comportato
con noi come nessuno mai aveva osato fare - scrive la Ortu
in una lettera di protesta indirizzata a Gianfranco
Fini (alle ore 14.45 di ieri ad urne ancora chiuse) - per quattro
anni ci ha illuso promettendoci uno stanziamento nella finanziaria
per gli indennizzi, ci ha beffato con la farsa dei visti senza considerazione
alcuna per la nostra dignità e i nostri sentimenti; persino
per il restauro del cimitero di Tripoli non sono stati resi
disponibili, nemmeno in parte, i fondi necessari ( quattro milioni
di euro). Non mi consola pensare che le elezioni politiche sono
vicine e che potremo lì concretizzare la nostra protesta.”
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Italia-Libia:
i visti dei rimpatriati smarriti nel deserto
Comunicato
stampa del 21 marzo 2005
A distanza di oltre 5 mesi dall'annuncio del rilascio dei visti
turistici per gli italiani nati in Libia, diramato da Berlusconi
e Gheddafi in occasione dell'abolizione della "festa della
vendetta" lo scorso 7 ottobre, l'Associazione dei rimpatriati
ha dovuto prendere atto che alle parole non sono seguiti i fatti.
Con un articolo che apparirà
sul prossimo numero di Italiani d'Africa, mensile dell'Associazione,
Giovanna Ortu che ha guidato la prima missione ufficiale dell'AIRL
in Libia, svoltasi dal 17 al 22 novembre scorso, registra tutta
la sua accorata indignazione, rispondendo così alla delusione
e all'incredulità di migliaia di associati.
Dopo l'affettuosa attenzione con cui i media di tutto il mondo
hanno seguito la vicenda del ritorno che doveva porre fine ad
una ingiustificata discriminazione, la Presidente dell'Associazione
confida che la denuncia di questo grande inganno possa avere altrettanto
risalto sui mezzi di informazione.
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Cimiteri
italiani: le gravi responsabilità dello Stato
Comunicato
Stampa del 20 gennaio 2004
La
distruzione del cimitero abbandonato di Mogadiscio da parte di
gruppi di fanatici antitaliani era un evento prevedibile, che
ripropone le gravi responsabilità dello Stato italiano
e dei suoi organi internazionali per la tutela dei cimiteri d'Italia
nel mondo. L'Associazione degli ex italiani di Libia sta conducendo
una battaglia da anni per il recupero e la messa in protezione
del cimitero già deturpato di Hammangi a Tripoli, del quale
la nostra stampa ha offerto vivide testimonianze. Ma ostacoli
burocratici e avarizie di Stato tuttora frenano l'erogazione dei
fondi per far partire il progetto già autorizzato dalle
autorità libiche. Per il nostro Governo è arrivato
il momento di promuovere un'iniziativa globale di censimento e
riordino di tutti i cimiteri d'Italia all'estero, riorganizzando
le competenze destinate alla loro salvaguardia. La civiltà
di un Paese non si misura sulle demagogie dei vivi ma sul reale
rispetto per i morti.
Ricordiamo
che ad iniziativa dell'AIRL è stata aperta una raccolta
per il risanamento di Hammangi, già firmato da Italia e
Libia, ma al momento privo della copertura finanziaria della Farnesina.
Le condizioni del cimitero e il progetto di restauro sono consultabili
sul sito www.airl.it. Le offerte possono essere inviate tramite
c/c postale: n. 64010002 AIRL oppure tramite bonifico bancario:
Banca di Roma c/c n. 3961-33 ABI 03002 CAB 03260 specificando
nella causale “pro Hammangi”.
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Dopodomani
torniamo in Libia dopo 34 anni
Comunicato
Stampa del 15 novembre 2004
Dopodomani
mercoledì 17 si recherà a Tripoli il primo gruppo
di Italiani ex residenti che hanno ottenuto dalle autorità
della Grande Jamahiria il visto d'ingresso per rivedere la terra
nella quale sono nati e hanno vissuto e da dove furono allontanati
nel settembre 1970 a seguito dei noti provvedimenti adottati dal
nuovo governo rivoluzionario. Il desiderato ritorno, dopo un distacco
di 34 anni, si è reso possibile sulla base degli accordi
bilaterali del 1998, nell'ambito del processo di normalizzazione
tra i due Paesi, sviluppato dagli intensi incontri tra Silvio
Berlusconi e Muammar Gheddafi. Nel convegno dell'AIRL tenuto a
Roma il 30 ottobre scorsi, il leader Gheddafi, per bocca del suo
inviato speciale a Roma Adulati Alobidi, ha anticipato il suo
benvenuto in Libia agli ex residenti con un caldo messaggio in
cui li definisce “anello di congiunzione tra i due popoli e i
due Stati” e confida nel loro ruolo attivo per il completamento
delle intese diplomatiche italo-libiche e per lo sviluppo concreto
di fruttuose relazioni bilaterali.
Questo
viaggio così speciale sarà seguìto in ogni
momento da inviati della stampa italiana e libica, sulla base
del programma predisposto dalle Autorità libiche di concerto
con l'AIRL e con l'assistenza del Ministero degli Esteri italiano.
Sono previsti incontri con rappresentanti delle istituzioni e
del popolo libico nonché la ricerca di volti e luoghi della
memoria degli esuli. Un ruolo determinante è stato svolto
dall'Ambasciatore Claudio Pacifico che concluderà definitivamente
con questa missione il suo mandato di 4 anni a Tripoli, da lui
dedicato con saggezza, passione e successo alla piena riconciliazione
tra Italia e Libia e alle ragioni degli ex residenti Italiani.
La
delegazione guidata dal Presidente dell'AIRL Giovanna Ortu è
composta da rappresentanti dei rimpatriati di varie generazioni,
membri del Direttivo dell'AIRL. Sono: Giancarlo Consolandi, 55
anni, dirigente generale di Poste Italiane S.p.a.; Raffaele Iannotti,
55 anni, dirigente pubblici servizi; Mario Puccinelli, 70 anni,
amministratore d'azienda; Luigi Sillano, 67 anni, imprenditore
edile; Giovanni Spinelli, 74 anni, farmacista. In rappresentanza
dei rimpatriati più giovani, farà parte della delegazione
Ornella Sillano, 34 anni, professionista nel settore import-export,
che lasciò la Libia appena cinque giorni dopo la nascita.
L'AIRL
ringrazia caldamente le autorità libiche e i rappresentanti
diplomatici a Roma della Grande Jamahiria per aver dato rapido
corso alle procedure concernenti la missione italiana nonostante
ilparticolare periodo della festa di Ramadan. Un particolare ringraziamento
va agli uffici competenti della Direzione Mediterraneo e Medio
Oriente del Ministero affari esteri italiano.
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Convegno
Nazionale Airl 2004
Comunicato
Stampa del 27 ottobre 2004
Ritorno
a Tripoli : è in questo sottotitolo che si può
riassumere il significato del convegno che l'AIRL, Associazione
Italiani Rimpatriati dalla Libia, terrà sabato
30 ottobre a Roma sul tema “ Italia e Libia tra
vecchio e nuovo ” ( Domus Pacis, via di Torre Rossa
94, ore 16.30-18.00 ). L'improvvisa quanto positiva evoluzione
dei rapporti tra Roma e Tripoli, la riapertura della frontiera
agli ex residenti italiani, la fine dell'oblio e la trasformazione
della “Festa della vendetta” in “Giornata dell'amicizia” tra i
due popoli hanno, infatti, riacceso i riflettori su una storia
a lungo dimenticata e finalmente avviata a conclusione. Una ‘traversata
del deserto' - è stata definita - che ha contemplato, in
oltre 30 anni di sofferenze ed umiliazioni, l'espulsione di 20.000
nostri connazionali dalla Libia, la confisca dei loro beni (pensioni
comprese), nonché l'impossibilità di tornare nella
loro terra d'origine e, per le nuove generazioni nate in Italia,
di conoscere la terra dei loro padri.
Al
convegno partecipano il Ministro per gli Affari Esteri Franco
Frattini , il senatore Giulio Andreotti ,
l'ambasciatore della Giamahiria presso la Santa Sede Abdulhafed
Gaddur, il Presidente della Commissione Finanze e Tesoro
del Senato Riccardo Pedrizzi.
In
apertura dei lavori S.E. Abdulati Alobidi , inviato
da Tripoli in rappresentanza del Governo libico, comunicherà
formalmente la data del prossimo rientro in Libia di una prima
delegazione ufficiale di esuli.
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Grave
falsificazione della Rai
Comunicato
del 16 ottobre 2004
La
presidenza dell'Associazione Italiani rimpatriati di Libia comunica:
ieri venerdì 15 ottobre il programma Rai tv “La storia
siamo noi” di Giovanni Minoli ha mandato in onda un servizio sulla
colonizzazione italiana in Libia che riteniamo superficiale e
violentemente offensivo per la nostra comunità, per le
sue origini, per il suo lavoro, per la sua dignità storica.
Per motivi che ci sfuggono l'autore del programma ha tentato di
contrastare il clima di affettuosa risonanza creatosi attorno
a noi grazie alle iniziative del governo italiano d'intesa con
il governo libico. Denunciamo pertanto la scorrettezza professionale
del Minoli che ha utilizzato e manipolato anche riferimenti e
testimonianze espressamente ottenuti dalla nostra Associazione.
Chiediamo alla Commissione parlamentare sulla Rai di verificare
e sanzionare l'utilizzo di un programma destinato alla cultura
storica dei telespettatori con simili espedienti a sensazione.
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Berlusconi
ancora da Gheddafi: l'Italia continua ad umiliarsi
Comunicato
del 6 ottobre 2004
La
quarta visita di Berlusconi al colonnello Gheddafi prevista per
domani è un caso unico nelle relazioni diplomatiche mondiali.
Primo, perché nessun leader di governo ha mai accettato
di andare per quattro volte in visita in un altro Paese senza
alcun gesto di reciprocità. Secondo, perché a tutti
gli accordi finora proclamati da parte italiana per risolvere
l'inaudito contenzioso tra i due Paesi –caso unico tra uno Stato
europeo e uno Stato arabo- sono seguite clamorose sconfessioni
degli stessi accordi da parte libica. La sceneggiata del ponte
aereo per rimandare i clandestini, ostentata dal ministro dell'interno
Pisanu, è stata infatti bloccata da una telefonata di Gheddafi
a Berlusconi. Ed ecco perché il nostro Presidente del consiglio
è costretto di nuovo a correre sotto la tenda del leader
libico, cogliendo come pretesto l'inaugurazione del gasdotto Libia-Sicilia.
Ma il fatto più clamoroso è che il capo del nostro
governo abbia scelto proprio la giornata di domani, 7 ottobre,
ossia la data nella quale Gheddafi ha sempre celebrato il suo
“giorno della vendetta” contro l'Italia , per ricordare la cacciata
dei 20 mila italiani nati e residenti di Libia. Gli stessi italiani
espropriati nel 1970 dei loro beni ai quali il governo ha rifiutato
in questi stessi giorni l'atto di risarcimento promesso, in dolorosa
coerenza con una linea di auto mortificazione della dignità
nazionale.
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Le
condizioni per chiudere la partita
Comunicato
del 23 settembre 2004
Bene
, ci dicono che Gheddafi si è messo sulla strada dell'ordine
internazionale. Dopo aver accettato la rinuncia al terrorismo
e alle armi nucleari, adesso collaborerà nel contrasto
all'emigrazione clandestina e ai traffici illegali nel Mediterraneo.
Speriamo davvero che sia così. In cambio il leader libico
ha ottenuto qualcosa non da poco: il perdono di oltre 30 anni
di dittatura spietata con i dissidenti; con una piena rilegittimazione
internazionale compresa la rimozione delle sanzioni economiche
e la possibilità di acquistare tutti gli armamenti che
gli occorrono. Un affare davvero vantaggioso, degno -lo diciamo
con ammirazione- della tradizione dei grandi negoziati sotto la
tenda tra parti occidentali e parti arabe.
Ma
tutti hanno guadagnato in questa storia. Usa, Gran Bretagna, Francia
e Germania sono stati risarciti materialmente passando un colpo
di spugna sulle centinaia di vittime del terrorismo attribuito
alla Libia. L'Europa ha rimosso l'embargo soddisfatta della riapertura
di un bel mercato praticamente ancora vergine. Per di più
l'Occidente ha acquisito la Libia come sicuro avamposto nella
lotta contro l'Islam integralista. Siamo d'accordo, ne valeva
davvero la pena. Ma l'Italia? Bella domanda.
Abbiamo
sentito i commentatori dei mass media affermare che la rimozione
dell'embargo è stato una vittoria della nostra diplomazia,
per aver ottenuto il via libera dei partner europei. Semmai è
stato un successo personale del ministro Giuseppe Pisanu -con
il quale ci complimentiamo sinceramente- che è riuscito
a far passare la tesi secondo cui Gheddafi non avrebbe potuto
sinora bloccare le navi degli immigrati in partenza dalle coste
libiche, perché non ne aveva i mezzi. E dunque bisognava
vendergli motovedette e binocoli. Bene, ammettiamo pure che “Bruto
era un uomo d'onore”, ma lo stesso ministro dell'Interno vorrà
convenire con noi che, a questo punto, un giudizio non di maniera
sull'operazione resta necessariamente sospeso, in attesa di verificare
la concreta collaborazione della Libia. Dio, voglia che il colonnello,
soddisfatto dei propri successi –lui sì che ne ha motivi
immediati- mantenga la parola, almeno stavolta. Sarebbe terribile
se invece continuasse a usare le ondate di clandestini come strumento
di pressione sull'Italia per ottenere altre soddisfazioni.
Questa
è solo la prima e ovvia condizione cui resta affidata la
faccia del nostro Paese, ossia il nostro onore nazionale, celebrato
troppo spesso con ostentazioni di vuota retorica. Poi c'è
una seconda condizione, ormai davvero ineludibile . Ed è
il nostro ruolo nella lunga e insensata storia del contenzioso
italo-libico , nell'alternarsi di eventi e tragedie di cui noi
rimpatriati non siamo solo le vittime tuttora dolenti e in attesa
di risarcimento finale. Ma siamo il simbolo dell'umiliazione a
suo tempo ricevuta dall'Italia, lo spettro shakespeariano che
si aggira inquieto sulle torri del castello. Poiché la
nostra espulsione nel 1970 e l'ostracismo che ancora ci perseguita
rivivono ogni anno nel “giorno della vendetta” che Gheddafi continua
a celebrare e di cui non a caso Gianfranco Fini ha chiesto l'abolizione
in contemporanea con la revoca dell'embargo internazionale . Finalmente,
una mossa politica che ha stabilito le regole per chiudere almeno
alla pari la partita con Tripoli .
Il
nuovo realismo politico di Fini ha anche dato una risposta finale
all'interrogativo che noi rimpatriati dalla Libia avevamo sottoposto
al governo alla fine di agosto, alla vigilia dell'ultima visita
del presidente Berlusconi a Sirte. Avevamo chiesto se i nostri
diritti storici, politici ed economici, potevano essere archiviati,
come forse qualcuno, giustificandosi con la situazione di cassa
dello Stato, pensava di fare. Le ultime vicende italo-libiche
hanno rivelato che in politica e soprattutto nella politica internazionale
i problemi accantonati non possono scomparire e quindi riemergono
fatalmente, anche più gravi e perentori di prima. Così
è stato finora per l'irrisolto nodo complessivo Italia-Libia
, nel quale siamo stati sinora il capro espiatorio.
Se
il contenzioso tra i due Paesi fosse stato affrontato e risolto
a suo tempo, se le ingiuste pretese libiche fossero state ridimensionate
con sincero e fermo realismo, senza indulgenze tattiche, oggi
probabilmente Gheddafi non insisterebbe ancora per ottenere un
“gesto” di espiazione da parte dell'Italia. Ma speriamo che tutto
questo diventi ormai acqua passata. Dopo le promesse e le illusioni
ricevute da questo governo e dopo una sgradevole fase di “telefoni
staccati”, abbiamo ricevuto nuovi credibili segnali d'attenzione
da Palazzo Chigi e soprattutto dal ministro Mirko Tremaglia in
vista della legge finanziaria d'autunno. Con spirito di attesa
e di rinnovata fiducia andiamo al nostro convegno-assemblea del
30 e 31 ottobre, aprendo fin da adesso la discussione su quelle
che saranno le nostre condizioni per dichiarare se effettivamente
la partita possa essere chiusa.
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Terzo
tentativo ad alto rischio
Comunicato
del 23 agosto 2004
Egregio
Presidente Berlusconi, migliaia di messaggi e segnalazioni giunti
alla nostra Associazione da parte di italiani ed ebrei espulsi
dalla Libia e dalle altre categorie nazionali penalizzate e tuttora
creditrici di quel regime testimoniano un vivo allarme per la
Sua annunciata, terza visita al leader di quel Paese, dato il
fallimento politico delle due precedenti. Lei stesso, al ritorno
dalla seconda visita, ebbe infatti ad ammettere che lo sviluppo
del processo di normalizzazione bilaterale si era bloccato per
l'assurda pretesa di Gheddafi di ricevere in regalo dall'Italia
addirittura una strada costiera di 2 mila chilometri.
Rispetto
ad allora, nulla di nuovo e di credibile risulta emerso nei canali
diplomatici bilaterali, ad eccezione dell'ennesimo e ancora non
verificato impegno libico di aderire fattivamente alla lotta contro
il traffico di emigrati. E' legittimo e doveroso chiederLe su
quali concreti preparativi e affidamenti si fondi questo Suo nuovo
viaggio in Libia ad alto rischio politico per l'immagine e gli
interessi nazionali e su quale base fiduciaria e in vista di quali
possibili sviluppi, il capo del governo di uno Stato democratico
del rango dell'Italia ritenga per la terza volta di andare a rendere
omaggio al leader libico, riammesso da poco tempo e fra molte
incertezze nell'area della legalità internazionale, dopo
i ben noti precedenti.
E
soprattutto si vorrebbe capire perché mai il Presidente
del consiglio continui ad assumere in discussione la falsa cambiale
dei pretesi danni della colonizzazione italiana, continuando nel
frattempo a ignorare il pesante credito delle confische dei beni
italiani e rinviando sine die il saldo indennizzi da lui stesso
promesso alla nostra Associazione di rimpatriati dalla Libia.
C'è un legame tra queste posizioni? E' forse Gheddafi che
gli ha suggerito di dirottare anche i magri fondi che ci spettano
a favore della faraonica strada che pretende? Faccia finalmente
chiarezza il Cavalier Berlusconi, dalla sua posizione di leader
tra i grandi della Terra: 1) ammetta che Gheddafi nel 1970 confiscò
i nostri beni quali “acconto” sui danni rivendicati della Libia,
secondo la logica della “riparazione storica” che lo stesso Berlusconi
alla fine sembra disposto ad accettare; 2) o invece riconosca
che quelle confische furono solo l'ignobile spoliazione di 20
mila lavoratori, donne vecchi e bambini incolpevoli e indifesi.
E in entrambi i casi il Cavaliere ci dica se tocca alla Libia
di indennizzare la perdita dei nostri beni, e allora il governo
italiano trovi i mezzi per convincerla a compiere quest'obbligo;
oppure se, come è sempre stato detto dai nostri governi,
l'onere del risarcimento spetti allo Stato Italiano, e si provveda
quindi senza ulteriori rinvii al saldo degli indennizzi (per inciso,
inferiori a un ventesimo del costo della strada). Su tutto ciò
chiediamo al Presidente del consiglio un chiarimento definitivo,
in mancanza del quale, dopo la presente formale diffida, ci rivolgeremo
alle corti di giustizia internazionali.
La
conclusione più immorale e autolesionistica di questa vicenda
sarebbe infatti di continuare a subire i vecchi e nuovi ricatti
di Tripoli, come in ultimo la minacciata invasione dal mare; di
concedere alla Libia la revoca sull'embargo sulle armi, ritenute
necessarie per la lotta ai traffici criminali; di assumere per
giunta impegni pericolosi e non revocabili a favore della strada
pretesa da Gheddafi. E, quale contrappeso di tutto ciò,
cancellare de facto con sottile cinismo i diritti degli italiani
esuli di Libia, archiviando la tragedia del 1970 come un fatale
epilogo della colonizzazione. E' questa la politica di Berlusconi
nella vertenza italo-libica? Se è questa, non è
la migliore per entrare nella Storia.
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Fini
ha indicato la strada
Comunicato
del 18 settembre 2004
Giovanna
Ortu, Presidente dell'Associazione Italiani Rimpatriati dalla
Libia, ha dichiarato: “ Finalmente con le parole di Gianfranco
Fini l'Italia assume una posizione chiara con Tripoli. Finalmente
gli italiani espulsi da Gheddafi dopo aver subito la confisca
dei beni si sentono efficacemente rappresentati da questo Governo.
La nostra collettività è l'unica finora che con
il suo sacrificio ha pagato il prezzo del contenzioso storico
italo-libico. La fermezza di Fini è la sola strada per
superare le antiche discordie e giungere ad un rapporto di reciproco
rispetto e di vera amicizia tra i due Paesi.
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Gheddafi
alla prova del suo riscatto
Comunicato
del 27 aprile 2004
Al
momento non è possibile valutare i risultati della visita
di Gheddafi a Bruxelles, che il presidente Romano Prodi ha voluto
con sospetta insistenza e radioso ottimismo, a mandato quasi scaduto
e in piena campagna elettorale. Molti aspetti di questo scenografico
evento, definito prematuramente “storico” dai mass media, dovranno
essere esaminati con il rigore e la severità che il caso
Libia richiede, visti i precedenti. La rinuncia al terrorismo
e alle armi di distruzione di massa sono un primo passo fondamentale
che non basta. Vedremo se il colonnello Gheddafi accetterà
davvero il processo di Barcellona, come ha promesso, con le responsabilità
e gli impegni concreti che questa formula di sviluppo democratico
comporta per i Paesi aderenti. Vedremo se, come gli viene chiesto
anche da Amnesty International, sarà capace di trasformare
la Libia governata da un regime mono-familiare, in uno stato moderno,
rispettoso dei diritti dei suoi cittadini e delle regole della
comunità internazionale. Noi glielo auguriamo, perché
amiamo quella terra e il suo popolo. Quest'uomo duro e superbo,
34 anni fa, espulse la nostra collettività di italiani
nati in Libia, confiscandone i beni e la memoria e decretandone
l'ostracismo a vita che pesa sulla nostra dignità. La storia
lo ha spinto di nuovo verso quelle sponde d'Europa che aveva minacciato
di aggredire. Lo aspettiamo volentieri alla prova della verità
e del riscatto. E vedremo quindi, innanzitutto se, accettando
le imperiose ragioni della storia come noi stessi abbiamo fatto,
sarà capace di riconciliarsi con l'Italia e con gli italiani.
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Prodi
in Libia: diffida degli italiani cacciati da Gheddafi
Comunicato
del 26 febbraio 2004
Alla vigilia del viaggio odierno di Romano Prodi a Sirte
per il vertice euro-africano e nella prospettiva di una possibile
visita del colonnello Gheddafi a Bruxelles, l'Associazione Italiani
Rimpatriati dalla Libia ha inviato una lettera al Presidente della
Commissione europea, per comunicargli "la sorpresa e il forte
nervosismo della collettività" e preavvertirlo, nel caso
in cui l'invito a Gheddafi si concretizzasse "delle inevitabili
reazioni di protesta che ne scaturiranno". La lettera ricorda
i pesanti sacrifici tuttora sofferti dagli italiani espulsi e
depredati dei beni, mentre il processo di normalizzazione bilaterale
si è trasformato in un "ricatto continuo verso l'Italia,
giustificato da un ossessivo richiamo alle cosiddette colpe coloniali
del nostro Paese".
"Tengo quindi ad informarLa doverosamente ed ufficialmente, per
ogni futuro sviluppo -prosegue la lettera della presidente dell'Airl
Giovanna Ortu- che a tutt'oggi, nonostante gli specifici impegni
assunti dallo stesso Gheddafi il 28 ottobre 2002 nel suo incontro
con il Presidente del consiglio italiano, le autorità consolari
libiche continuano a rifiutare la concessione del visto ai cittadini
italiani nati in Libia. Le chiedo se questa crudele discriminazione
e violazione di un fondamentale diritto umano, sia compatibile
con i principi ispiratori dell'Unione europea e quindi con l'accoglienza
che la Commissione ai suoi massimi livelli si prepara a dare al
responsabile politico di un simile misfatto".
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Gli
italiani di Libia attendono adesso le decisioni di Berlusconi
Comunicato del 11 febbraio 2004
A seguito della visita di Berlusconi a Sirte del 10 febbraio,
l'Associazione degli Italiani rimpatriati dalla Libia rinvia ogni
valutazione su tale evento, in attesa delle conclusioni e decisioni
che il Presidente del consiglio intenderà assumere per
restituire giustizia e onore alla categoria, in coerenza con i
solenni impegni di indennizzo da lui stesso presi.
Questa -ritiene l'Airl- è l'unica strada concreta per cominciare
a risolvere, intanto da parte italiana, il difficile contenzioso
italo-libico. Con l'auspicio che un autentico processo di riconciliazione
possa svilupparsi su basi bilaterali nel modo pi dignitoso per
l'Italia.
(torna su)
Le
attese degli italiani di Libia dalla visita di Berlusconi a Tripoli
Comunicato
del 8 febbraio 2004
In attesa
della seconda visita di Berlusconi a Tripoli, in programma dopodomani
martedì 10 febbraio, i 20 mila Italiani espulsi dalla Libia
e rappresentati dalla nostra Associazione danno pieno sostegno
alla non facile missione del Presidente del consiglio, il cui
obiettivo di fondo, al di là delle motivazioni di politica
internazionale, è sbloccare -in un colloquio diretto con
il colonnello Gheddafi- il contenzioso italo-libico, rimasto aperto
nonostante il trattato bilaterale del 1998 e gli impegni già
concordati nel primo incontro tra i due leader il 28 ottobre 2002.
Gli ex Italiani di Libia apprezzano altamente il nuovo, generoso
e paziente tentativo di Berlusconi di ridefinire una misura attendibile
del gesto di riconciliazione preteso da parte libica, ovvero del
contributo dellItalia alla realizzazione di una nuova autostrada.
Ma gli ricordano che tale apporto finanziario non potrà
comunque intaccare le risorse prioritarie, in misura pari ad almeno
250 milioni di euro, necessarie per la copertura della legge per
il definitivo indennizzo dei beni confiscati alla nostra Comunità
solennemente promessa da questo governo.
Gli italiani espulsi e i loro figli, tuttora in attesa di ottenere
anche il diritto civile di tornare da turisti in quel Paese, restano
infatti nella vicenda storica del contenzioso italo-libico come
la testimonianza vivente di un doloroso contributo che l'Italia
ha già pagato alla Libia, e che è necessario venga
anch' esso riassorbito per una piena normalizzazione tra i due
popoli.
(torna
su)
Berlusconi
e Fini ci hanno gettato nel cestino
Comunicato del 15 ottobre 2003
L’AIRL, che rappresenta
i 20 mila Italiani espulsi dalla Libia,parteciperà con
un gruppo di suoi rappresentanti alla manifestazione indetta domani
giovedì alle 10,30 al Cinema Capranica di Roma dall’
Associazione delle aziende italiane creditrici della Libia. Il
Presidente Giovanna Ortu intende denunciare il voltafaccia del
governo e del Parlamento sul tema degli indennizzi alla categoria
per i beni confiscati dal regime di Tripoli, avvenuto nonostante
le ripetute promesse personali del Presidente del Consiglio Berlusconi
e del Vicepresidente Fini e a causa dell’assenteismo degli
esponenti politici a noi più vicini nei periodi di campagna
elettorale. Nel frattempo, il governo italiano non è stato
neppure capace di mantenere le generose promesse fatte alla Libia,compreso
il progetto di un’autostrada, “irritando” con
ciò il Colonnello Gheddafi, che ha celebrato nei giorni
scorsi con maggior durezza del solito il tradizionale “giorno
della vendetta”. In breve, l’ambizioso piano di Berlusconi
di normalizzare i rapporti con l’“amico Moammar”
sembra fallito. Se è ancora prematuro accusare Berlusconi
e Fini di aver tradito il grande “contratto con gli italiani”,
intanto dobbiamo constatare che il “contratto” con
gli italiani di Libia lo hanno già gettato nel cestino.
A domani, i retroscena di questa desolante vicenda.
BEN
TORNATA TRIPOLI: ORMAI IL NOSTRO CREDITO E CON LITALIA
Comunicato del 12 settembre 2003
Nel bene e nel male,
gli Stati che guidano la storia si distinguono sempre da quelli
che la subiscono. Gli italiani espulsi nel 1970 dalla Libia hanno
seguito con alterni sentimenti le vicende che porteranno stasera
il Consiglio di sicurezza dellOnu a votare la fine delle
sanzioni al governo di Tripoli. Accogliamo questa svolta innanzitutto
con laugurio sincero che sia la base per una reale democratizzazione
della Libia e per il suo convinto ritorno nella comunità
internazionale.
Rileviamo però con delusione che una decisione storica
come la rimozione dellembargo per i misfatti attribuiti
a quel Paese sia stata in sostanza venduta e comperata con una
transazione mercantile, per tacitare le spoglie dei morti e il
dolore dei vivi. La comunità internazionale avrebbe potuto
verificare la sincerità della redenzione libica con mezzi
ben più onorevoli per la dignità dellOnu,
degli Stati e della stessa Libia, oltre che delle famiglie coinvolte.
Constatiamo infine con amarezza che, comunque, Stati Uniti, Gran
Bretagna e Francia hanno saputo gestire il loro contenzioso con
labituale determinazione, guadagnandosi un rango di rispetto
nei futuri rapporti con Tripoli. Quanto allItalia, ha patrocinato
gratuitamente la fine delle sanzioni con la stessa sospetta generosità
con la quale, dopo aver incassato senza reazioni lo schiaffo della
nostra cacciata nel 1970 (primo di una lunga serie), non ha mai
avanzato questo credito con !a Libia e non ha mai chiuso questo
debito con noi rimpatriati.
E ben vero che noi siamo vivi, a differenza delle povere
vittime di Lockerbie, dellUta e di altre storie. Ma è
anche vero che una parte di noi è morta quando la Patria
italiana ci ha abbandonati la prima volta e continuerà
a morire finché il nostro risarcimento morale e materiale
rimarrà aperto.
La
"Grande Storia" RAI discrimina gli Italiani di Libia
Comunicato del 26 giugno 2002
In merito alla puntata di "Correva l'anno" dedicata alla storia
di Gheddafi, in onda questa sera su Rai Tre, l'Associazione Italiani
Rimpatriati dalla Libia ha denunciato al presidente della RAI Baldassarre
la grave discriminazione della quale Ë stata oggetto con l'esclusione
avvenuta in sede di montaggio - lo scorso aprile - dell'intervista
a Giovanna Ortu presidente dell'Associazione, richiesta e rilasciata
nel gennaio scorso. Una storia completa della Jamahiria e del suo
leader non può prescindere dal puntuale ricordo dell'episodio
della confisca delle proprietà italiane con la conseguente
espulsione della collettività colà residente.
E' una scelta del tutto ingiustificata, mai avvenuta in passato,
lesiva del più elementare principio di completezza dell'informazione
oltrechË della dignità nazionale.
Tutto ciò avviene oltretutto nel momento in cui proprio il
Governo Libico, direttamente sollecitato dall'Associazione, ha formalmente
aperto ai Rimpatriati la possibilità di ottenere il visto
turistico per la Libia.
La Jamahiria si dimostra così più sensibile dei dirigenti
RAI.
Lettera
al Presidente del Consiglio di Amministrazione della RAI
Del 16 maggio 2002
Egregio Professore,
colgo l'occasione della Sua recente nomina ai vertici del rinnovato
Consiglio di Amministrazione della RAI, per segnalarLe una discriminazione
della quale ritengo di essere stata oggetto da parte di RAI Tre.
Nel febbraio scorso il giornalista Antonio Carella chiedeva di
intervistarmi per la trasmissione "Correva l'anno" nell'ambito
della puntata dedicata alla storia di Gheddafi.
Concordato l'appuntamento, il Dottor Carella, veniva con la troupe
presso la sede dell' A.I.R.L. in via Nizza, mi faceva una lunga
ed esauriente intervista, chiedeva di fargli pervenire un mese
dopo, alcune foto del periodo (lungo 30 anni) trascorso da me
in Libia, da utilizzare in sede di montaggio come sfondo delle
riprese; mi riferiva inoltre che gli altri intervistati erano
Igor Mann, Giulio Andreotti ed Angelo Del Boca, tutte persone
che conosco e che mi conoscono personalmente. Successivamente
- circa un mese dopo - concordavo la consegna delle foto e tutto
procedeva regolarmente verso il montaggio per la successiva messa
in onda prevista per maggio.
Nel mese di aprile, il Dottor Carella mi comunicava, non senza
un certo imbarazzo, che in sede di montaggio era stato deciso
(non da lui) di rinunciare completamente alla mia intervista:
non "per pregiudiziali d'ordine politico", (fra l'altro quali?!)
ma per "maggior funzionalità dei tempi".
La trasmissione, come mi ha precisato Antonio Carella, dura circa
un'ora. Nessuno degli intervistati fa riferimento o Ë invitato
a commentare l'episodio della cacciata dei ventimila italiani
e della confisca delle loro proprietà; vicenda che è
solo ricordata dalla voce del commentatore.
Mi guardo bene dall'entrare nel merito o nel metodo della scelte
compiute dagli autori della trasmissione: non l'ho mai fatto nei
trent'anni di rappresentanza della categoria, meno che mai potrei
farlo ora che il tempo ha spento il rancore, ma non certo il bisogno
di giustizia.
Ritengo che disquisire sui rapporti che l'Italia ha avuto con
la Libia di Gheddafi senza dare il giusto rilievo alla vicenda
che ci ha visto purtroppo protagonisti togliendo voce, dopo averla
raccolta, a chi rappresenta le vittime di un episodio tanto brutale,
non contribuisca ad una esauriente presentazione nè del
personaggio nè della Libia e sia una scelta molto lontana
da quella imparzialità che Lei ha così chiaramente
enunciato al momento del Suo insediamento.
La puntata, che secondo quanto mi ha riferito il giornalista Carella,
è già stata montata, dovrebbe andare in onda (con
un notevole ritardo sulla data prevista inizialmente) o il 5 o
il 12 giugno alle ore 23.30.
Poichè non mi era mai successa una cosa del genere, nè
con la RAI nè con tutti gli altri mezzi di informazione
comunque orientati, ci terrei molto se Lei potesse darmi una plausibile
ragione di un così anomalo comportamento.
Insieme agli auguri di buon lavoro La prego di gradire i miei
migliori saluti.
Il Presidente
Giovanna Ortu
Comunicati
stampa al Convegno dell'11/12 Maggio 2002
"Sarà la svolta
buona?" Questa la principale questione alla quale si cercherà
di rispondere sabato e domenica al Convegno organizzato dall'AIRL
(Associazione italiani rimpatriati dalla Libia). L'Associazione
si batte da molti anni, per ottenere una legge definitiva di indennizzo,
per risolvere il grave problema dei visti, necessari per poter
rientrare in Libia e per poter ridare dignità al cimitero
cattolico di Hammangi, in totale stato di degradazione.
Sono trascorsi trentadue anni da quando i cittadini italiani residenti
in Libia furono espulsi dal Paese, era il 1970, in seguito al
colpo di Stato e l'ascesa di Gheddafi al potere.
A questi italiani furono confiscati tutti beni in violazione del
Trattato Internazionale firmato nel 1956, nonchÈ delle risoluzioni
dell'Assemblea generale dell'ONU, relative alla proclamazione
di indipendenza che garantivano diritti ed interessi della comunità
italiana. Successivamente i rimpatriati dalla Libia hanno beneficiato
di leggi di indennizzo, parziali e senza rivalutazione monetaria,
a favore di tutti i proprietari di beni perduti all'estero che,
con estrema lentezza, sono ancora in via di applicazione; non
hanno ottenuto tuttavia nessun provvedimento specifico che risolvesse
in modo equo e definitivo il contenzioso in essere.
Il Governo si è impegnato a dare un svolta al problema.
Il Ministro per gli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, ha espresso
grande apprezzamento per l'abnegazione che l'Associazione dedica
alla difesa dei diritti di quanti, ancora oggi, aspettano giustizia.
Il Ministro ha inoltre proposto la costituzione di un Comitato
guidato dal Presidente dell'AIRL, Giovanna Ortu, e dal Ministero
per gli Italiani nel mondo, da lui stesso presieduto.
11-12 maggio 2002 DOMUS PACIS - Via di Torre Rossa ,94 ROMA
Comunicato
stampa per la giornata d'Israele
Comunicato del 15 aprile 2002
L'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia è rappresentata
alla giornata per Israele dal Vice Presidente Clemente Pagani,
papà dell'indimenticabile Herbert che tanta parte della
sua troppo breve vita di artista e di uomo ha dedicato alla causa
della Pace tra Arabi ed Ebrei. In Libia dove per decenni Arabi,
Ebrei e Cristiani hanno vissuto e lavorato fianco a fianco, la
differenza di credo non ha mai costituito un problema a dispetto
di episodi anche terribili che, in concomitanza con le tensioni
mediorientali, hanno fatto pagare alla collettività di
religione ebraica un alto prezzo di sangue.E, anche gli Ebrei
residenti in Libia espulsi nel 1967 a seguito della Guerra dei
Sei Giorni, alla pari di tutti gli altri Italiani hanno subito
la confisca di tutte le proprietà e le attività
a seguito dei decreti di confisca emanati dal Governo Libico nel
1970, in violazione di un trattato internazionale. L'ottantenne
genitore di Herbert Pagani ha così dichiarato:"Oggi, la
maggior parte della fiorente collettività ebraica di Libia
vive ed opera in Italia, è riunita nell'associazione Italiani
Rimpatriati dalla Libia e fa da ponte con gli altri membri che
hanno scelto di stabilirsi in altri Paesi e in Israele. A distanza
di trent'anni dal nostro esodo dalla Libia, abbiamo superato la
ferita materiale e morale infertaci dal governo libico, pur rivendicando
tuttora il nostro buon diritto ad ottenere giustizia"."Comunque
i nostri problemi nel contesto internazionale attuale sono poca
cosa - prosegue Pagani - il pensiero va agli ebrei di Libia che
vivono in Israele rischiando quotidianamente la vita. Non abbiamo
nulla da dire contro il diritto degli arabi di Palestina ad avere
un loro Stato, ma l'uccisione di civili innocenti financo nella
cara Gerusalemme, culla del popolo ebraico, non poteva non determinare
la reazione di Israele"."La difficile via della Pace - conclude
Pagani - passa attraverso un comune impegno di Stati Uniti, Europa
e Paesi Arabi Moderati, per porre fine a questa lunga tragedia
come chiede anche il Santo Padre".
AIRL:
comunicato congiunto con il Segretario dell'Ufficio Popolare della
Grande Jamahirya Araba Libica
Comunicato del 8 aprile 2002
Oggi 8 aprile il Segretario
dell' Ufficio Popolare della Grande Jamahirya Araba Libica Sign.
Abdulati Ibrahim Alobidi ha ricevuto la Signora Giovanna Ortu
Presidente dell'Associazione Rimpatriati dalla Libia.
Il Sign. Alobidi e la Signora Ortu hanno preso atto con comprensione
reciproca dei provvedimenti del '70, hanno espresso il comune
desiderio di superare il passato, nella convinzione che i provvedimenti
adottati riguardassero i due Governi e non fossero diretti contro
i singoli.
Giovanna Ortu ha ricordato che l'Associazione non ha nulla da
rivendicare dalla Jamahirya, ma intende tutelare i diritti dei
propri associati dinanzi alle Autorità Italiane.
La presidente dell'AIRL ha trasmesso al Rappresentante della Jamahirya
il saluto degli associati al Leader della rivoluzione ed ha espresso
il desiderio di visitare al più presto la Libia per incontrare
il colonnello Gheddafi al quale riserva il grande rispetto dovuto
al Capo di una Nazione amica.
I
rimpatriati su Gheddafi moderato
Comunicato del 17 settembre 2001
Nelle notizie di agenzia
che riferiscono di un Gheddafi cauto, pronto addirittura a collaborare
con l'America, dopo i gravissimi attentati in USA, l'Associazione
Italiani Rimpatriati dalla Libia vede uno spiraglio in un mare
di orrore.
"La devastazione che quegli aerei hanno provocato non ha raggiunto
solo il Pentagono e le Twin Towers, ma la coscienza di ciascuno
di noi.-afferma Giovanna Ortu Presidente dell'AIRL- e i rimpatriati,
fin dal primo momento, hanno seguito le notizie di stampa con
particolare attenzione alla posizione della Libia cui in passato
erano stati collegati tanti attentati anche arditi come quello
all'aereoporto di Fiumicino con i missili puntati sulla pista.
Un atteggiamento connivente di Gheddafi oggi, avrebbe potuto alimentare
sensi di colpa nelle Istituzioni Italiane che pochi anni fa si
erano adoperate per "sdoganare" il Colonnello facendo da tramite
con gli USA per la fine dell'embargo, presupposto per l'avvenuta
"normalizzazione" dei rapporti italo-libici.
Fermo restando il nostro impegno per ottenere definitiva giustizia,
dopo la perdita di tutti i beni e l'espulsione dalla Libia, -conclude
G. Ortu-, accogliamo con sollievo le parole del leader libico.
Ogni paese che, anche in contraddizione con la propria storia
recente, si sottrae alla logica dell'intolleranza e della guerra
santa per unirsi al desiderio di giustizia del mondo civile, rende
meno lontano il traguardo della pacifica convivenza tra i popoli.
I
rimpatriati si meravigliano della meraviglia
Comunicato del 4 aprile 2001
Mentre Prodi cercava in ogni modo di convincere i partners europei
sull'affidalbilità di Gheddafi e lo attendeva a Bruxelles
a braccia aperte, D'Alema lo abbracciava per davvero al Cairo
appena qualche ora prima del voltafaccia. Quale era il 'ritorno"
che D'Alema e Prodi si attendevano dalle loro frequenti entusiastiche
esternazioni nei confronti del leader libico? "A voler essere
indulgenti hanno peccato d'ingenuità - afferma decisa Giovanna
Ortu, Presidente dell'AIRL-, è evidente che non si può
non trattare con la Libia, ma bisogna imparare a farlo".
Conoscendo psicologicamente l'interlocutore lo si può affrontare
sul suo stesso terreno senza pensare che una melliflua accondiscendenza
paghi più di una dignitosa trattativa. A questa accondiscendenza
è dovuto il fatto che il problema del risarcimento per
i beni italiani confiscati da Gheddafi nel '70 non è entrato
nel contenzioso bilaterale al momento dell'accordo italo-libico
del luglio 1998. Per la preoccupazione di non turbare l'idillio
economico in corso non è stata neppure pretesa l'attuazione
del solo punto dell'accordo che riguardava gli italiani espulsi
da Gheddafi nel 1970 per "colpe del governo italiano nel
periodo coloniale": la possibilità di ritornare da
turisti in Libia che è loro interdetta da trent'anni. "»
stato molto amaro - prosegue Giovanna Ortu - constatare che, in
quasi due anni di rapporti continui con la Libia, il Presidente
del Consiglio si sia ostinatamente rifiutato di riceverci e di
rispondere alle nostre istanze volte a trovare, almeno in sede
interna, una dignitosa composizione del contenzioso che ci riguarda.
Comunque indipendentemente dallo strascico che il discorso di
Gheddafi avrà sui suoi rapporti con I'Italia non è
consigliabile che egli vi metta piede finchè a noi non
sarà consentito il libero ingresso in Libia alla pari dei
nostri connazionali". "Vorrei ricordare a D'Alema che
un suo predecessore, Giulio Andreotti, - ha concluso la Ortu -
pur convinto sostenitore della necessità di voltare pagina
con la Libia, non ha mai dimenticato in ogni trattativa con il
leader libico, di porre sul tappeto la rivendicazione dei beni
italiani confiscati e la riparazione di 5 milioni di sterline
corrisposta dall'Italia alla Libia con il trattato bilaterale
del 1956".
A.I.R.L. - Roma, 4 aprile 2000. |