Mercoledì, 22 October 2008 02:00

Italia-Libia: rimpatriati, chiediamo 350 milioni, Letta disponibile

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ANSA, 22 ottobre 2008 (Luigi Ambrosino)

"Abbiamo registrato la forte disponibilità di Gianni Letta ad occuparsi della parte relativa allo stanziamento" da parte del governo italiano degli indennizzi per gli italiani cacciati dalla Libia nel 1970, quantificati in altri "350 milioni di euro". Giovanna Ortu, presidente dell'Associazione italiani rimpatriati dalla Libia (Airl), commenta così l'incontro con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Una delegazione dei rimpatriati è stata infatti ricevuta ieri sera a Palazzo Chigi dopo le forti proteste dell'associazione seguite all'Accordo di Amicizia e Cooperazione tra Italia e Libia firmato lo scorso agosto a Bengasi dal premier Silvio Berlusconi e dal colonnello Gheddafi senza che la questione degli indennizzi ai rimpatriati fosse affrontata "in maniera organica".

Pur continuando a manifestare tutta la sua "amarezza" per il trattamento ricevuto "fino a ieri" dal governo, Ortu prende atto della " disponibilità " e della "cortesia" dimostrate da Gianni Letta, che ha assicurato di portare all'attenzione del ministro dell'Economia Giulio Tremonti le richieste dell'Airl: a fronte di confische e 'perdite' pari a 400 miliardi di lire del 1970 (anno della 'cacciata' dei connazionali dalla Libia), l'associazione chiede al governo italiano di stanziare in finanziaria 350 milioni di euro di indennizzi per i rimpatriati, oltre ai 160 milioni già ricevuti in questi anni.

Senza considerare il "patrimonio di affetti" perduto, "tenuto conto del coefficiente di svalutazione, avremmo diritto a circa 3 miliardi di euro (rispetto ai 400 miliardi di lire del 70), ma ci rendiamo conto delle attuali difficolta' di bilancio e siamo disponibili ad un provvedimento minimale" che però mostri di tenere in considerazione i diritti dei rimpatriati, afferma Ortu. La quale, lette le agenzie su una possibile visita a breve del colonnello Gheddafi in Italia, avverte: "Noi non consideriamo un onore che Gheddafi arrivi nel nostro Paese. E tuttavia non faremo nulla se per quella data il governo italiano, dopo aver stretto il famoso patto con il colonnello, avrà provveduto a risarcire anche noi. In caso contrario, a Roma la tenda di Gheddafi non si monta...".

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