Lunedì, 21 February 2011 01:00

Libia: i rimpatriati vicini alle vittime di gheddafi

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Comunicato stampa del 21 febbraio 2011

I Rimpatriati dalla Libia sono vicini, in queste ore turbolente, alla popolazione libica vittima della repressione voluta dal Colonnello Gheddafi.

Noi siamo stati tra i primi, nel 1970, a subire i provvedimenti del Raìs che ci ha confiscato beni mobili e immobili per un valore di 400 milioni di lire dell'epoca (rivalutati ad oggi 3 miliardi di euro), costringendoci ad abbandonare le nostre case e gli amici libici con i quali eravamo cresciuti.

Ora che molti di questi stessi amici rischiano la vita per tentare di affrancarsi da una dittatura feroce, i nostri sentimenti sono contrastanti: non c'è soddisfazione per la possibile fine del Colonnello ma è inevitabile tornare con la memoria a questi quarant'anni di rapporti tra Italia e Libia: dal colpo di stato denominato operazione Hilton, ai missili su Lampedusa del 1986, al bombardamento americano del 1996, fino al definitivo sdoganamento del regime avvenuto con il Trattato italo libico firmato nel 2008 da Berlusconi e Gheddafi.

Quel Trattato ha permesso, tra l'altro, al Colonnello le sue scorribande italiane tra tende, cavalli e hostess, attualizzando una vicenda che risale ad oltre quarant'anni fa e rinnovando un dolore mai completamente metabolizzato.

Oggi è forte il turbamento per la sorte di una terra che consideriamo, malgrado tutto, come una seconda Patria e alla quale siamo legati da sentimenti profondi. Ci auguriamo che il popolo libico possa trovare il percorso più consono per raggiungere una vera democrazia al di là del potere che Gheddafi ha sempre detto di aver completamente delegato ai Comitati del Popolo; non dimentichiamo le famiglie delle centinaia di vittime che, anche se dovesse cadere il regime, nessuno potrà restituire alla vita, martiri della libertà equiparabili ai giovani che sono morti durante il nostro Risorgimento per l'Unità d'Italia.

Auspichiamo inoltre che il nostro Governo, seppur tardivamente, condanni le violenze e le stragi di queste ore e comprenda l'errore di valutazione compiuto assecondando Gheddafi in tutte le sue bizzarrie: considerarlo interlocutore affidabile e di più, amico fraterno degno di baciamani e regalie, senza mostrare la necessaria fermezza, ha sminuito la dignità dell'Italia e anche di noi Rimpatriati, dimenticati dal Trattato, sviliti dal decreto attuativo della legge di ratifica 7/09 e retrocessi anche nell'ultimo Milleproroghe.

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