Hammangi

"Restituiamo dignità ai nostri cari defunti" Il risanamento del cimitero dimenticato di Tripoli

Per molti anni l’Associazione degli Italiani Rimpatriati dalla Libia ha continuato a ricevere segnalazioni e testimonianze di questa dolente ferita alla dignità del nostro Paese. Quei resti di salme tra tombe dissestate e scoperte, tra detriti e rifiuti non sono soltanto i defunti della comunità italiana, i nostri morti. In realtà quelle ossa appartengono all'intera Nazione italiana, alla sua storia, alla sua identità. Quando in 20 mila, nel 1970, dovemmo lasciare quella terra, espulsi dal nuovo regime, solo alcuni ebbero l’opportunità di andare ad Hammangi a deporre l'ultimo fiore ed altri, in seguito, a far rimpatriare le salme dei propri cari. Da allora, a causa del divieto di rimettere piede in Libia imposto da Gheddafi agli italiani che vi sono nati noi esuli abbiamo seguito a distanza, impotenti, il progressivo degrado di quel luogo. Bisogna chiarire per onestà che soltanto per motivi storico-politici la Libia può essere chiamata in causa come indiretta responsabile del caso Hammangi. Purtroppo, come dimostra l’avvilente contrasto con la manutenzione dell'attiguo cimitero inglese, il degrado del luogo dei nostri morti è stato frutto di una prolungata incuria generale dello Stato italiano e della distrazione di coloro che, presenti (e talvolta residenti) in Libia con significativi ruoli economici ed anche religiosi, non potevano ignorare quella realtà cui avrebbero potuto trovare qualche rimedio, così come avrebbero dovuto provvedere le numerose missioni ai massimi livelli di governo che si recavano periodicamente in Libia, per affari, contratti, protocolli e trattati di rilievo più o meno storico. Numerosi interventi dell’Associazione, affinché si ponesse fine a questo indegno degrado, dovevano rimanere inascoltati fino a che nella primavera del 2001 un nostro associato ci trasmetteva la lettera di un suo vecchio amico, un cittadino libico, che colpito nella mente e nel cuore alla vista dello stato di abbandono del cimitero cattolico, si chiedeva perché nessuno intervenisse in "difesa di quelle povere anime" e ci invitava a fare pressione sulle autorità italiane e libiche. Dal rinnovato attivismo dell’AIRL nacque il Comitato misto bilaterale che, nel 2003, ha preso in esame la situazione di quel cimitero.

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