Super User

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Mercoledì, 27 August 2014 02:00

Hammangi

Dal degrado al restauro

Mercoledì, 27 August 2014 02:00

Hammangi

 

Le origini del cimitero di Tripoli

Mercoledì, 27 August 2014 02:00

Hammangi

"Restituiamo dignità ai nostri cari defunti" Il risanamento del cimitero dimenticato di Tripoli

Mercoledì, 27 August 2014 02:00

La nuova Libia

La primavera araba ha contagiato anche il popolo libico il quale ha trovato il coraggio di affrontare una lunga sanguinosa battaglia per ribellarsi all’ultraquarantennale dittatura di Gheddafi catturato e ucciso il 20 ottobre 2011.

Mercoledì, 27 August 2014 02:00

Esce il volume Sabbie

17 ottobre 2006, Roma.

Sabbie, raccolta dei racconti e delle poesie che sono risultate vincitrici e finaliste della prima edizione del nostro premio letterario ha trovato un editore prestigioso ne “Il Corriere di Tunisi” che da cinquant’anni pubblica non solo il quindicinale tunisino in lingua italiana ma anche volumi significativi di interesse euromediterraneo. Recentemente il Corriere di Tunisi, diretto da Elia Finzi, ha festeggiato il suo cinquantenario e, al contempo, i cinquanta anni di indipendenza della Tunisia rinnovandosi nella veste grafica e nei contenuti. Il periodico è ora una prestigiosa rivista con notizie non solo della Tunisia ma di tutta l’area Euromediterranea. Il 7 ottobre, nel corso della nostra Assemblea, il libro nel quale sono pubblicate anche undici poesie e undici racconti selezionati dalla Commissione Silfio, verrà presentato in uno spazio pomeridiano appositamente dedicato.

Mercoledì, 27 August 2014 02:00

Serata finale del premio letterario SABBIE

11 luglio

Si è tenuta ieri 11 luglio la serata finale del premio letterario SABBIE indetto da SILFIO Centro culturale dell'AIRL, Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia. Alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dr.Gianni Letta, la serata organizzata da Album International è stata presentata da Cesara Buonamici presso il Circolo del Ministero degli Affari Esteri ed ha premiato i finalisti delle sezioni poesia e narrativa che hanno espresso ricordi, sensazioni, emozioni ambientati nei Paesi del Maghreb caratterizzati dall'elemento deserto.

Sono intervenuti il Ministro Giampaolo Scarante Consigliere Diplomatico del Presidente del Consiglio e ildr.Francesco Pascalis in rappresentanza del Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia.

L'AIRL ha voluto con tale iniziativa, patrocinata dalla Presidenza del Consiglio, mantenere viva l'attenzione sul problema dei rimpatriati del 1970, espulsi dalla Libia ai qualia tutt'oggi è negato il visto per visitare il paese dove sono nati: oltre sessanta autori da tutto il mondo hanno inviato le loro opere di poesia e narrativa .

Giovanna Ortu , Presidente dell'Associazione e Francesco Prestopino presidente del Centro Culturale SILFIO e ideatore del premio, hanno accolto i numerosi ospiti che hanno seguito lo svolgimentio della serata e lo spoglio dei voti alla presenza della giuria composta da Folco Quilici, Michela Gambillara, Paolo Bembo, Giuseppe Petrone, Cesare Palandri, Federico Guiglia, David Meghnagi.

I vincitori sono:per la narrativa Daniele Drago (20 voti) con il racconto" Nonnopeppe": Carlo Martines(17 voti) con "Un vecchio nel deserto": Lucio Favaron Elfe con "L'aratro è sepolto nella sabbia" ex aequo con Nicoletta Torre con "Un granello di sabbia"

Per la poesia ha vinto Gianni Bonincontro (18 voti) con" Come il vento" seguito da Carla Malerba (16 voti) con "Hammangi", Giuseppe Giardina con "Negli occhi di mio padre"(15 voti) e Mirella Curcio con" Sahara". Tutti gli autori erano presenti in sala e sono stati premiati dalle personalità intervenute.

Gli attori Serena La Pergola e Massimiliano Franciosa hanno letto i brani scelti dalla giuria.

L'AIRL dà appuntamento al prossimo anno per la seconda edizione del Premio letterario SABBIE.

Giovedì, 01 August 2002 02:00

N° 08-2002

SOMMARIO DEL N° 08-2002

Editoriale
Presidenti a colloquio di Giovanna Ortu

Attualità
Angeli al timone di Piero Pieroni

Cultura
Le parole amiche di Giulio Soravia
La posta in Libia di Bruno Crevato Selvaggi

Amarcord
Medico o veggente di Antonio Mammone
Un ballerino in banca di Giorgio De Angelis
Incidenti... di percorso di Giorgio Pompei
Sciara El Aluana di Toni Tinti

Tripolini nel mondo
Nostalgia della Hara di Emilio Sciueref
Pachinese doc Tripolino d’adozione di Franco Italia

Rubriche
Voi per l’AIRL - Il vostro sostegno 
Vita dell’l’AIRL 
Lettere al giornale 
Album di famiglia 
Rassegna Stampa 
Cous-cous caffé 
In memoria 
La vetrina

 

 


Presidenti a colloquio

di Giovanna Ortu

“Simpatico”. È una dote innegabile che i più riconoscono al Presidente del Consiglio dei Ministri ed è anche quella che gli ha facilitato i rapporti con i grandi potenti del Mondo. George (Bush) e Vladimir (Putin) alla pari di Jacques (Chirac) e Gerard (Schroeder), anche in presenza di divergenze, avranno apprezzato le sue battute distensive, la sua propensione per il canto, il suo desiderio di creare con l’interlocutore un’atmosfera di amicizia e di rapporto “one to one”.

Anche il mio colloquio con Lui comincia così. Ed io non sono certo potente!
L’Onorevole Berlusconi scherza -cosa davvero non facile alle otto di sera del primo agosto - dicendomi che in fondo siamo colleghi perché tutti e due presidenti. Io sorrido divertita ma, non so perché, sono più intimidita di quanto mi sia accaduto in circostanze analoghe in passato e mi limito a rispondere: “Già, non ci avevo pensato!”. Mi verrebbe da aggiungere: “Potremmo anche scambiarci i ruoli!” ma non oso.
In concreto però io non saprei certamente fare il Capo dell’Esecutivo mentre lui, dall’interesse con cui si informa del mio stato d’animo riferito agli anni dell’“esilio” e all’emozione del ritorno, dimostra di sapersi calare alla perfezione nel mio piccolo ruolo e mi dà una lezione di sensibilità e di partecipazione. Insomma è un incontro tra Persone e così anche gli Apparati presenti all’incontro mi sembrano meno distanti.
Devo d’altra parte alla sensibilità del Ministro Cesare Maria Ragaglini, Consigliere Diplomatico Aggiunto della Presidenza del Consiglio, se l’On. Berlusconi mi ha fatto spazio nella sua agenda prima della pausa estiva, così come avevo richiesto; la presenza dell’Ambasciatore Antonio Badini, direttore generale per il Mediterraneo della Farnesina, in un momento per lui molto critico a livello personale, riveste un significato particolare. È a Roma anche l’Ambasciatore d’Italia a Tripoli Claudio Pacifico e a lui riferirò in tempo reale ogni aspetto dell’incontro.
Illustro al Presidente la posizione dell’AIRL: il desiderio di voltare davvero pagina dimenticando il torto subito tanti anni fa non solo dal Governo libico, ma anche dal Governo italiano che, non adottando adeguati solleciti interventi riparatori, ci ha relegato per trent’anni nello scomodo ruolo di capri espiatori; la delusione seguita all’accordo bilaterale del ‘98 per la mancata attuazione della parte relativa ai nostri visti; l’incredulità per le difficoltà di stanziamento relative ad una legge definitiva d’indennizzo, nonostante la modestia delle nostre pretese a fronte dell’innegabile diritto; la speranza riaccesa dal mio viaggio in Libia e dagli incontri con le autorità libiche; il desiderio di ridare dignità anche ai nostri morti ristrutturando il Cimitero di Tripoli; le aspettative in relazione ad una possibile missione dell’On. Berlusconi in Libia della quale chiedo timidamente di far parte.
Il Presidente mi informa sui risultati dell’incontro con le autorità libiche che si è appena concluso alla Farnesina: la questione dei visti è stata riproposta e anche lui ritiene possa essere definitivamente sbloccata in occasione del suo viaggio a Tripoli, per realizzare il quale fervono i lavori: “promette” di portare anche me. Guarda le foto dei cimiteri italiano e inglese, pubblicate sul numero di Italiani d’Africa che gli ho portato: appare davvero colpito, apprezza il valore morale della sottoscrizione che abbiamo idea di proporre e dà l’input ai suoi di accelerare il progetto di ristrutturazione. Sul fronte indennizzi aderisce alla mia proposta di inserire nella finanziaria del 2003 il primo stanziamento necessario per porre all’ordine del giorno il disegno di legge 1334 presentato dal Senatore Pedrizzi e da uno stuolo di colleghi di tutti i partiti.
Consegno all’On. Berlusconi un nostro ricordo: la medaglia dell’AIRL coniata per l’ultimo Convegno. Il Presidente mi accompagna fino all’ascensore e mi fa dono di una bellissima medaglia di Palazzo Chigi con la sua firma. Quando saluto il Capo del Cerimoniale, Ambasciatore Giuseppe Balboni Acqua, ed il suo staff mi sento ragionevolmente fiduciosa.
Nel momento in cui queste pagine vengono stampate la finanziaria è in corso di presentazione. Su indicazione del Presidente, il Ministro degli Esteri ha scritto al Ministro dell’Economia di riservarci uno stanziamento, ma non siamo ancora in grado di controllare se ciò sia avvenuto.
La questione relativa al cimitero è andata avanti nel lungo colloquio che ho avuto con l’Ambasciatore Alobidi circa i permessi che il Sindaco di Tripoli dovrà rilasciare e nel successivo incontro con l’Ambasciatore Badini alla Farnesina. Le aspettative, soprattutto per il problema visti, sono riposte nella sua missione a Tripoli, ai primi di ottobre, finalizzata a mettere a punto il viaggio in Libia del nostro Presidente.
E, come al solito, Inshallah.

Venerdì, 01 November 2002 01:00

N° 11-2002

SOMMARIO DEL N° 11-2002

Editoriale
Qualcosa è cambiato... di Giovanna Ortu

Rassegna stampa

Amarcord
Una “battuta” di caccia di Toni Tinti
A caccia nel Taraglat di Giorgio De Angelis

Libia ieri e oggi
“La mia Tripoli” di Carlo Enrico Rava

Rubriche
Album di famiglia 
Lettere al giornale 
Vita delll’AIRL 
Letti per voi 
In memoria 
Cous-cous caffé

 

 


Qualcosa è cambiato...

di Giovanna Ortu

... anche per noi! Lo avverto ancor prima che siano resi noti i risultati del viaggio del nostro Presidente del Consiglio in terra di Libia, anzi ancor prima della sua partenza.

È cambiata, rispetto ai Governi precedenti, l’attenzione dell’Esecutivo nei nostri confronti, come l’On. Gianfranco Fini, Vicepresidente dei Consiglio dei Ministri, sottolinea durante il lungo incontro di venerdì 25 ottobre con i rappresentanti di AIRL e AIRIL, associazione degli imprenditori che vantano crediti miliardari nei confronti dello stato libico per lavori eseguiti negli anni ’80.
È vero che l’On. Berlusconi accettando l’invito di Gheddafi è disposto, in nome di una totale normalizzazione dei rapporti, a fare quel “grande gesto” al quale si erano già impegnati i suoi predecessori nel tentativo di far dimenticare definitivamente al popolo libico “colpe” antiche, senza troppo ricordare i risvolti positivi delle nostre “malefatte” né il risarcimento già corrisposto con il trattato del 1957 (5 milioni di sterline) e con la confisca delle proprietà italiane (400 miliardi delle vecchie lire al ‘70).
Non si tratta di debolezza, ma di lungimiranza: troppi sono i legami non solo geografici, economici e politici, ma anche sentimentali per restare arroccati su posizioni di principio che non sono degne di un paese democratico ed evoluto come il nostro.
E pazienza se dovremo rinunciare alla splendida Venere di Cirene che ci eravamo abituati ad ammirare a Roma tra altrettanto prestigiose opere d’arte al Museo delle Terme, uno dei nostri tanti ricchissimi musei!
Sarà un motivo di più per i turisti italiani per tornare ad ammirarla in Libia. E qui si registra il cambiamento: fra quei turisti ci saremo anche noi!
In mezzo a tante concessioni e privazioni (anche concrete perché il grande gesto ha la portata di oltre 60 milioni di euro) la questione del rilascio dei visti agli ex residenti riveste finalmente per il Governo italiano “carattere di priorità”: è stata così demandata al colloquio a due fra il nostro Premier e il leader della Jamahiriya.
È l’On. Fini a confermarlo nel riferirci del colloquio avuto poche ore prima con l’On. Berlusconi sui temi che interessano AIRL e AIRIL. Dichiaro la mia soddisfazione, ma pongo l’accento sul fatto che il Governo italiano deve nel contempo provvedere al nostro indennizzo definitivo.
Le ragioni sono contenute nella lettera al Presidente Berlusconi pubblicata su questo stesso giornale insieme al comunicato stampa diffuso al termine del nostro incontro con il Vicepresidente Fini.
Sarebbe infatti inaccettabile ed iniquo se in un puzzle in cui tutte le opposte ragioni trovano collocazione restasse una sola piccola tessera fuori posto. Rimarremmo i soli ad aver pagato un prezzo troppo alto per colpe che gli stessi libici dicono non attribuibili a noi singoli. Il visto per la Libia e la legge definitiva d'indennizzo sono dunque due scampoli di dignità per noi irrinunciabili.
Lunedì 28 ottobre è per noi una lunga giornata di attesa: dobbiamo aspettare fino alle diciotto per le prime notizie diffuse dalle agenzie di stampa; il volto insolitamente tirato di Berlusconi nelle immagini TV non promette niente di buono; poi malgrado “i dossier sbattuti sul tavolo” per la richiesta di un “gesto” diverso e più costoso (un’autostrada al posto dell’ospedale), l’atmosfera sembra rasserenarsi, complice forse la magia del tramonto su Tripoli, la bontà della “shorba” servita a cena e le straordinarie riserve di “creatività” dei due protagonisti: superprofessionista del potere da trentatré anni il primo, dilettante (ma di classe aggiungiamo noi!) il secondo. 
La conferma che “qualcosa” è davvero cambiato nella considerazione che il Governo ci riserva arriva dalle dichiarazioni di Berlusconi al TG5: “la concessione dei visti ai rimpatriati del ’70 è un problema morale che deve essere risolto”. 
Quasi in contemporanea l’Adnkronos batte una notizia singolare: “il Governo libico – dice Berlusconi riferendosi al colloquio appena avuto con Gheddafi – ci ha dato assicurazione che saranno concessi i visti ai nostri rimpatriati dalla Libia dal 1970 è un problema che ci sta molto a cuore. Ieri sera ho parlato con il Vicepresidente dell’associazione degli italiani che chiedono di poter ritornare qui nel territorio libico: abbiamo avuto l’assicurazione che i visti saranno concessi”.
Telefono a Clem Pagani, il quale, commosso, conferma che l’On. Berlusconi poche ore prima della partenza per Tripoli lo ha davvero chiamato al telefono. Appresa la notizia, crollano anche le resistenze di Francesco Prestopino che fino all’ultimo, in nome della cultura, avrebbe voluto protestare per il “sacrificio” della Venere, mentre Antonio Rosati con un’aria più soddisfatta che rassegnata si accinge a cercare nella sua sterminata biblioteca le migliori immagini della statua per la controcopertina del nostro giornale.
Non sappiamo, e forse non sapremo mai, cosa Silvio Berlusconi prima di accettare con un gran sorriso il dono di un moschetto del 1924 abbia detto a Gheddafi in merito all’opportunità di mantenere in calendario la “giornata della vendetta” che stride clamorosamente con la cordialità del rapporto instauratosi fra i due leader ma anche con quelli mai interrotti fra tanti di noi e gli amici libici. La presenza a Roma di Haifa Ben Yaga, mia accompagnatrice a Tripoli lo scorso maggio, che festeggia a casa mia con la “famiglia italiana dell’AIRL” il suo trentaduesimo compleanno ne è la riprova!
Il giorno dopo la missione in Libia è l’Ambasciatore Badini, direttore generale per il Mediterraneo della Farnesina, a chiamarmi direttamente sul cellulare per leggermi la parte del documento ancora riservato che ci riguarda: “Le due parti hanno discusso del problema dei visti per i cittadini italiani colpiti dai provvedimenti del 1970, tematica alla quale il Governo italiano attribuisce grande priorità. La parte libica si è impegnata ad assicurare al più presto la normalizzazione del regime dei visti per tale categoria”.
Ringrazio l’Ambasciatore che, dopo una giornata intensa come quella precedente, ha pensato subito ad informarmi e questo è il segno definitivo che qualcosa è cambiato davvero. Non torneranno più i tempi del ’98, quando l’accordo bilaterale fu stipulato a nostra insaputa, né i tempi in cui Massimo D’Alema si dimostrava indifferente alle nostre istanze e resisteva persino all’invito per un “risotto” rivoltogli via radio.
La cautela comunque è d’obbligo tanto che nel primo pomeriggio dico a Maria Grazia Napolitano (Adnkronos): “quando il primo sconosciuto nato a Tripoli andrà all’Ambasciata libica a Roma e non si vedrà restituire il passaporto senza visto, quello sarà il momento della verità”.
A voi lettori, comprensibilmente più ansiosi del solito, dico come sempre inshallah!

Mercoledì, 01 January 2003 01:00

N° 01-2003

SOMMARIO DEL N° 1-2003

Editoriale
Una piccola grande vittoria di Giovanna Ortu

Attualità
Attraversare l’oceano non è difficile!? di Piero Pieroni
Rassegna Stampa

Cultura
Colonialismo e decolonizzazione nel Mediterraneo di Giampaolo Calchi Novati
I debiti culturali tra Europa e Islam di Francesco Prestopino
Vescovo e Cadi a colloquio di Jole Terreni
Splendori di Libia di Francesco Prestopino

Il personaggio
Il Dottor Prosdocimo e la sua Luisella di Giovanna Ortu

Opinioni a confronto
Una voce contro di Ugo Passanisi

Vita dell’AIRL
Tripolini che si fanno onore di Antonio Rosati

Amarcord
L’incontro con l’Hamraia di Antonio Chichiriccò
Amavo l’Africa, sognavo l’Italia di Grazia Finocchiaro Guccione

Rubriche
Voi per l’AIRL 
Lettere al giornale 
Letti per voi 
Cous-cous caffé 
In memoria 
La vetrina

 

 


Una piccola grande vittoria

di Giovanna Ortu

Eccovi, cari amici, il racconto dei giorni del dubbio e della sfiducia. Eccovi la storia di quelle ore angosciose in cui lo spazio di novità e di speranza che si era aperto alla fine di ottobre, con la visita a Tripoli del Presidente Berlusconi, sembrava essersi inspiegabilmente oscurato. Poi, di colpo, quel cielo è tornato sereno e promettente. Grazie, de

bbo dirlo subito, alla riconfermata disponibilità del governo e ai tanti cari amici che continuano ad appoggiarci nelle istituzioni e nella società, i quali hanno raccolto il nostro appello estremo e perentorio. Ma, vi confesso, abbiamo temuto davvero di essere stati di nuovo dimenticati.
E’ accaduto quasi alla vigilia di Natale, quando nell’ambito della legge finanziaria, a proposito della questione degli indennizzi, ci siamo trovati al primo banco di prova delle importanti promesse ricevute dal governo di centro-destra, delle quali abbiamo dato ampio resoconto negli ultimi numeri del nostro giornale; promesse che, ben oltre il problema del risarcimento tuttora vivo e incombente per una parte dei rimpatriati dalla Libia, riguardano tutti noi che lasciammo quella terra indimenticata e indimenticabile e toccano il nostro cuore e la nostra identità storica.
Vi avevo salutato nel nostro ultimo appuntamento su “Italiani d’Africa”, comunicandovi con ottimismo “Qualcosa è cambiato”. Scenari inediti e lusinghieri si delineavano per noi, grazie agli impegni presi personalmente da Berlusconi, nell’ambito della faticosa normalizzazione dei rapporti tra Italia e Libia: innanzitutto lo sblocco della questione dei visti, l’abolizione di questo divieto crudele e umiliante; la possibilità di tornare anche per poco su quelle sabbie che rendemmo fertili; di fermarsi con gli occhi umidi a guardare le case e le scuole dove siamo nati e siamo cresciuti; di portare un fiore alla memoria dei nostri cari in un cimitero non più incolto e abbandonato. 
Io, come sapete, ho potuto farle queste cose.Ho ricevuto questo dono occasionale e prezioso, grazie al gesto di affetto dell’Ambasciatore libico a Roma Al Obeidi. Ma per tutti noi, l’esercizio di questo irrinunciabile diritto umano deve poter diventare al più presto una scelta lecita e normale. Proprio questa è stata la solenne promessa di Berlusconi, rinnovatami dal vicepresidente Gianfranco Fini; ed è stata la “priorità” politica -perché per il nostro governo si tratta ovviamente di una non secondaria questione politica- che Berlusconi stesso ha poi messo sul tavolo nel suo incontro con Gheddafi e sulla quale - come ci è stato riferito - anche il leader libico si è impegnato.
Dunque, visti, cimitero, indennizzi sono parte di un “pacchetto” unico sul quale andrà alla fine verificata la buona volontà delle parti a chiudere nel modo più onorevole per tutti questo contenzioso storico, nel quale i 20 mila italiani di Libia debbono e intendono restare un elemento “prioritario”. E poiché un conto sono gli impegni dei governi e un conto è dare ad essi un seguito concreto, evitando dispersioni e incurie burocratiche sia in Italia sia in Libia, è chiaro che bisognerà restare sempre attenti e vigili. E’ esattamente ciò che abbiamo fatto, alla vigilia di Natale, sulla questione degli indennizzi. 
Già dalla metà di ottobre eravamo in allarme, avendo constatato che, malgrado le istruzioni personali di Berlusconi (date al suo staff in mia presenza), nella bozza di legge finanziaria non c’era traccia di copertura per gli oneri previsti dal disegno di legge 1334, presentato da Riccardo Pedrizzi e da altri 40 senatori di vari partiti, per il definitivo risarcimento dei beni espropriati in Libia. Giunti alla vigilia dell’approvazione della finanziaria nell’aula del Senato, la situazione era rimasta la stessa. Le nostre instancabili pressioni sul Governo e le forze politiche si erano vanificate nella zuffa generale delle ultime ore sugli emendamenti. Un nostro emendamento a firma Pedrizzi era stato respinto in commissione su proposta del relatore di maggioranza, proprio da colui che l’aveva sottoscritto. 
Così il tempo trascorreva spietatamente, mentre la situazione ci sembrava ormai perduta. Con lo scomparso emendamento, crollava l’intero castello di promesse. Per un momento ci siamo sentiti offesi e traditi proprio dal governo che ci aveva dato le più forti speranze. Ma non ci siamo dati per vinti. In quelle ore convulse abbiamo reagito con forza, abbiamo mobilitato e martellato tutti i nostri referenti. Berlusconi, Fini, gli altri hanno capito. Quando l’emendamento è stato sottoposto all’aula, è stato appassionatamente difeso da Pedrizzi, sostenuto dalla senatrice Toia e dal senatore Novi. Alla fine, l’abbiamo spuntata. 
Si tratta di un micro stanziamento, una spesuccia da appena 7 milioni e mezzo di euro in tre anni, che però è fondamentale per tre motivi: perché l’emendamento conferma sia pure in via simbolica il buon orientamento del governo, dal quale per il futuro ci attendiamo ovviamente uno sforzo ben più concreto; e perché consentirà al nostro provvedimento di iniziare il suo iter; ma, soprattutto, questo piccolo, grande successo ci è caro perché è il frutto di una nuova battaglia vinta in nome della giustizia e della dignità ed è la prova che siamo ancora forti e vitali, perché siamo tanti ed uniti. Ve lo dico con gioia.

Giovedì, 01 May 2003 01:00

N° 03-2003

SOMMARIO DEL N° 3-2003

Editoriale
Caro Silvio, Caro Muammar di Giovanna Ortu

Attualità
Problema case: pro e contro di Raffaele Iannotti
Il nostro bilancio 
Quel patto con il corsaro di Jole Terreni
Pietà in arrivo per Hammangi di Ileana Christoudis

Cultura
Colori e testimonianze del Pianeta Libia di Walter Nobile 
Gender, una norma in Sahara di Gioia Lia Chiauzzi 
Una politica per ritrovare la bellezza e la luce di Antonio Rosati 
Turismo in Libia di Gianfranco Catania

Il personaggio
La buona idea del Professor Ciotola di Giovanna Ortu

Amarcord
Quando il cuore torna al Villaggio Crispi di Antonio Pivetta

Rubriche
Voi per l’AIRL 
Cous-cous caffé 
Album di famiglia 
Vita dell’AIRL 
Lettere al giornale 
Letti per voi 
In memoria 
La vetrina

 

 


Caro Silvio, caro Muammar

di Giovanna Ortu

Con il prossimo luglio inizierà il semestre di presidenza italiana dell’Unione europea. In quest’ambito, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha annunciato al recente convegno della Confindustria di Torino che intende condurre un’iniziativa diplomatica a vasto raggio, ivi compresa, se le parti accetteranno, una conferenza sulla questione palestinese da tenersi a Erice in Sicilia. Un programma molto ambizioso che gli auguriamo sinceramente di poter realizzare. 

Berlusconi ha anche riferito agli industriali di Torino di aver avuto in proposito un ulteriore colloquio telefonico con il leader libico Gheddafi che ci dicono essere diventato ormai un suo interlocutore permanente. I due si consultano spesso, chiamandosi per nome: “Caro Silvio, Caro Muammar”. È certo che il Cavaliere considera il colonnello un elemento chiave della partita diplomatica sul Medio Oriente e non tocca certo a noi obiettare sulla fondatezza delle analisi geopolitiche del capo del Governo, che fra l’altro è anche assistito dai suoi saggi ed efficienti consiglieri diplomatici.
Quanto invece ai rapporti con Gheddafi e con la Libia, qualcosa da dire al nostro Presidente del Consiglio, ce l’abbiamo eccome!.
C’è stato un magico arco temporale, tra l’ottobre scorso, momento del viaggio di Berlusconi a Tripoli, e la fine di dicembre, giorni della battaglia del Senatore Riccardo Pedrizzi sulla finanziaria. Da questo momento straordinario uscirono una serie di segnali che ci parvero non promettenti ma entusiasmanti: il formale impegno politico di Berlusconi a risolvere in blocco l’intero contenzioso dei rimpatriati (indennizzi, visti e cimitero), impegno espresso con un tono lusinghiero e generoso, oltre ai personali, diremmo fraterni affidamenti di Gianfranco Fini; e infine l’emendamento Pedrizzi uscito dallo scontro al Senato, di importo minuscolo perché - ci dissero - doveva solo fungere da innesco al d.d.l. 1334. Bene, davanti a questo governo così autorevole, così forte e amico, c’era forse qualche motivo per dubitare che tutti i nostri problemi sarebbero stati presto e felicemente risolti? C’erano motivi per immaginare che, andando a Tripoli ad abbracciare Gheddafi per una riconciliazione storica, mettendoci sopra anche un assegno da 60 milioni di euro per la nota autostrada delle oasi, Berlusconi non fosse sincero nella sua volontà di sistemare il sofferente “fronte interno” dei rimpatriati?
In apparenza questi motivi di dubbio non c’erano. In realtà invece, quel magico momento sembra già svanito. A distanza di sei mesi, tutte le assicurazioni ricevute non hanno avuto alcun seguito concreto. Anzi, l’Airl ha dovuto constatare in tutti gli ambienti della maggioranza di governo totale disinteresse e disattenzione nei confronti dei nostri problemi. Il d.d.l. 1334 è rimasto al punto di partenza al Senato, non si è mai mosso dalla palude delle iniziative cartacee che, per carenza di interesse e volontà politica, non diverranno mai leggi dello Stato. Lo stesso Senatore Pedrizzi ha ammesso che il testo da lui sbandierato nel maggio 2002 ai mille profughi convenuti a Roma, in realtà è destinato a rimanere teorico, non potendo essere messo all’ordine del giorno per mancanza di fondi adeguati. Il micro stanziamento di fine dicembre (sette milioni e mezzo di euro in tre anni) sono soltanto soldi virtuali, non spendibili e non ricevibili. I più autorevoli esperti del Ministero dell’Economia hanno escluso che quei soldi possano essere collegati al nostro disegno di legge. Inoltre, anche volendo e potendo destinare quella cifra irrisoria per chiudere le settemila pratiche, ne verrebbe fuori solo un’insultante elemosina.
Tornando a Berlusconi e a Gheddafi, ci risulta peraltro che il processo di riconciliazione formale tra Italia e Libia non sta andando affatto avanti come dovrebbe. Nessuna delle altre questioni in gioco (l’autostrada riparatrice, i rimborsi alle ditte creditrici, etc) ci risultano essere state risolte. Ci dicono che la missione guidata dal Vice Ministro Adolfo Urso sia tornata da Tripoli non troppo soddisfatta, dietro una patina di ottimismo di stampa, alimentato probabilmente da qualcuno che ne aveva qualche valida ragione. 
E allora? Allora se questo processo di storica riconciliazione dovesse ridursi alle telefonate tra il Caro Silvio e il Caro Muammar, un po’ per scena e un po’ magari per coprire i soliti interessi forti, vecchi e anche nuovi, ebbene questo gioco ci sembrerebbe un po’ poco. E anche un po’ squallido. E crediamo proprio che i ventimila rimpatriati dalla Libia non accetteranno di essere beffati e traditi proprio dal governo che ha assunto gli impegni più alti e più convincenti. Ecco, questo mandiamo intanto a dire, in attesa della nostra assemblea annuale di Bergamo e delle future azioni che insieme decideremo.

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