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Giovedì, 23 September 2004 02:00

Le condizioni per chiudere la partita

Comunicato del 23 settembre 2004

Bene , ci dicono che Gheddafi si è messo sulla strada dell'ordine internazionale. Dopo aver accettato la rinuncia al terrorismo e alle armi nucleari, adesso collaborerà nel contrasto all'emigrazione clandestina e ai traffici illegali nel Mediterraneo. Speriamo davvero che sia così. In cambio il leader libico ha ottenuto qualcosa non da poco: il perdono di oltre 30 anni di dittatura spietata con i dissidenti; con una piena rilegittimazione internazionale compresa la rimozione delle sanzioni economiche e la possibilità di acquistare tutti gli armamenti che gli occorrono. Un affare davvero vantaggioso, degno -lo diciamo con ammirazione- della tradizione dei grandi negoziati sotto la tenda tra parti occidentali e parti arabe.

Ma tutti hanno guadagnato in questa storia. Usa, Gran Bretagna, Francia e Germania sono stati risarciti materialmente passando un colpo di spugna sulle centinaia di vittime del terrorismo attribuito alla Libia. L'Europa ha rimosso l'embargo soddisfatta della riapertura di un bel mercato praticamente ancora vergine. Per di più l'Occidente ha acquisito la Libia come sicuro avamposto nella lotta contro l'Islam integralista. Siamo d'accordo, ne valeva davvero la pena. Ma l'Italia? Bella domanda.

Abbiamo sentito i commentatori dei mass media affermare che la rimozione dell'embargo è stato una vittoria della nostra diplomazia, per aver ottenuto il via libera dei partner europei. Semmai è stato un successo personale del ministro Giuseppe Pisanu -con il quale ci complimentiamo sinceramente- che è riuscito a far passare la tesi secondo cui Gheddafi non avrebbe potuto sinora bloccare le navi degli immigrati in partenza dalle coste libiche, perché non ne aveva i mezzi. E dunque bisognava vendergli motovedette e binocoli. Bene, ammettiamo pure che “Bruto era un uomo d'onore”, ma lo stesso ministro dell'Interno vorrà convenire con noi che, a questo punto, un giudizio non di maniera sull'operazione resta necessariamente sospeso, in attesa di verificare la concreta collaborazione della Libia. Dio, voglia che il colonnello, soddisfatto dei propri successi –lui sì che ne ha motivi immediati- mantenga la parola, almeno stavolta. Sarebbe terribile se invece continuasse a usare le ondate di clandestini come strumento di pressione sull'Italia per ottenere altre soddisfazioni.

Questa è solo la prima e ovvia condizione cui resta affidata la faccia del nostro Paese, ossia il nostro onore nazionale, celebrato troppo spesso con ostentazioni di vuota retorica. Poi c'è una seconda condizione, ormai davvero ineludibile . Ed è il nostro ruolo nella lunga e insensata storia del contenzioso italo-libico , nell'alternarsi di eventi e tragedie di cui noi rimpatriati non siamo solo le vittime tuttora dolenti e in attesa di risarcimento finale. Ma siamo il simbolo dell'umiliazione a suo tempo ricevuta dall'Italia, lo spettro shakespeariano che si aggira inquieto sulle torri del castello. Poiché la nostra espulsione nel 1970 e l'ostracismo che ancora ci perseguita rivivono ogni anno nel “giorno della vendetta” che Gheddafi continua a celebrare e di cui non a caso Gianfranco Fini ha chiesto l'abolizione in contemporanea con la revoca dell'embargo internazionale . Finalmente, una mossa politica che ha stabilito le regole per chiudere almeno alla pari la partita con Tripoli .

Il nuovo realismo politico di Fini ha anche dato una risposta finale all'interrogativo che noi rimpatriati dalla Libia avevamo sottoposto al governo alla fine di agosto, alla vigilia dell'ultima visita del presidente Berlusconi a Sirte. Avevamo chiesto se i nostri diritti storici, politici ed economici, potevano essere archiviati, come forse qualcuno, giustificandosi con la situazione di cassa dello Stato, pensava di fare. Le ultime vicende italo-libiche hanno rivelato che in politica e soprattutto nella politica internazionale i problemi accantonati non possono scomparire e quindi riemergono fatalmente, anche più gravi e perentori di prima. Così è stato finora per l'irrisolto nodo complessivo Italia-Libia , nel quale siamo stati sinora il capro espiatorio.

Se il contenzioso tra i due Paesi fosse stato affrontato e risolto a suo tempo, se le ingiuste pretese libiche fossero state ridimensionate con sincero e fermo realismo, senza indulgenze tattiche, oggi probabilmente Gheddafi non insisterebbe ancora per ottenere un “gesto” di espiazione da parte dell'Italia. Ma speriamo che tutto questo diventi ormai acqua passata. Dopo le promesse e le illusioni ricevute da questo governo e dopo una sgradevole fase di “telefoni staccati”, abbiamo ricevuto nuovi credibili segnali d'attenzione da Palazzo Chigi e soprattutto dal ministro Mirko Tremaglia in vista della legge finanziaria d'autunno. Con spirito di attesa e di rinnovata fiducia andiamo al nostro convegno-assemblea del 30 e 31 ottobre, aprendo fin da adesso la discussione su quelle che saranno le nostre condizioni per dichiarare se effettivamente la partita possa essere chiusa.

Lunedì, 27 September 2004 02:00

Convegno Nazionale Airl 2004

Comunicato Stampa del 27 ottobre 2004

Ritorno a Tripoli : è in questo sottotitolo che si può riassumere il significato del convegno che l'AIRL, Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia, terrà sabato 30 ottobre a Roma sul tema “ Italia e Libia tra vecchio e nuovo ” ( Domus Pacis, via di Torre Rossa 94, ore 16.30-18.00 ). L'improvvisa quanto positiva evoluzione dei rapporti tra Roma e Tripoli, la riapertura della frontiera agli ex residenti italiani, la fine dell'oblio e la trasformazione della “Festa della vendetta” in “Giornata dell'amicizia” tra i due popoli hanno, infatti, riacceso i riflettori su una storia a lungo dimenticata e finalmente avviata a conclusione. Una ‘traversata del deserto' - è stata definita - che ha contemplato, in oltre 30 anni di sofferenze ed umiliazioni, l'espulsione di 20.000 nostri connazionali dalla Libia, la confisca dei loro beni (pensioni comprese), nonché l'impossibilità di tornare nella loro terra d'origine e, per le nuove generazioni nate in Italia, di conoscere la terra dei loro padri.

Al convegno partecipano il Ministro per gli Affari Esteri Franco Frattini , il senatore Giulio Andreotti , l'ambasciatore della Giamahiria presso la Santa Sede Abdulhafed Gaddur, il Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato Riccardo Pedrizzi.

In apertura dei lavori S.E. Abdulati Alobidi , inviato da Tripoli in rappresentanza del Governo libico, comunicherà formalmente la data del prossimo rientro in Libia di una prima delegazione ufficiale di esuli.

Comunicato del 6 ottobre 2004 

La quarta visita di Berlusconi al colonnello Gheddafi prevista per domani è un caso unico nelle relazioni diplomatiche mondiali. Primo, perché nessun leader di governo ha mai accettato di andare per quattro volte in visita in un altro Paese senza alcun gesto di reciprocità. Secondo, perché a tutti gli accordi finora proclamati da parte italiana per risolvere l'inaudito contenzioso tra i due Paesi –caso unico tra uno Stato europeo e uno Stato arabo- sono seguite clamorose sconfessioni degli stessi accordi da parte libica. La sceneggiata del ponte aereo per rimandare i clandestini, ostentata dal ministro dell'interno Pisanu, è stata infatti bloccata da una telefonata di Gheddafi a Berlusconi. Ed ecco perché il nostro Presidente del consiglio è costretto di nuovo a correre sotto la tenda del leader libico, cogliendo come pretesto l'inaugurazione del gasdotto Libia-Sicilia. Ma il fatto più clamoroso è che il capo del nostro governo abbia scelto proprio la giornata di domani, 7 ottobre, ossia la data nella quale Gheddafi ha sempre celebrato il suo “giorno della vendetta” contro l'Italia , per ricordare la cacciata dei 20 mila italiani nati e residenti di Libia. Gli stessi italiani espropriati nel 1970 dei loro beni ai quali il governo ha rifiutato in questi stessi giorni l'atto di risarcimento promesso, in dolorosa coerenza con una linea di auto mortificazione della dignità nazionale.

Venerdì, 15 October 2004 02:00

Grave falsificazione della Rai

Comunicato del 16 ottobre 2004

La presidenza dell'Associazione Italiani rimpatriati di Libia comunica: ieri venerdì 15 ottobre il programma Rai tv “La storia siamo noi” di Giovanni Minoli ha mandato in onda un servizio sulla colonizzazione italiana in Libia che riteniamo superficiale e violentemente offensivo per la nostra comunità, per le sue origini, per il suo lavoro, per la sua dignità storica. Per motivi che ci sfuggono l'autore del programma ha tentato di contrastare il clima di affettuosa risonanza creatosi attorno a noi grazie alle iniziative del governo italiano d'intesa con il governo libico. Denunciamo pertanto la scorrettezza professionale del Minoli che ha utilizzato e manipolato anche riferimenti e testimonianze espressamente ottenuti dalla nostra Associazione. Chiediamo alla Commissione parlamentare sulla Rai di verificare e sanzionare l'utilizzo di un programma destinato alla cultura storica dei telespettatori con simili espedienti a sensazione.

Domenica, 14 November 2004 01:00

Dopodomani torniamo in Libia dopo 34 anni

Comunicato Stampa del 15 novembre 2004

Dopodomani mercoledì 17 si recherà a Tripoli il primo gruppo di Italiani ex residenti che hanno ottenuto dalle autorità della Grande Jamahiria il visto d'ingresso per rivedere la terra nella quale sono nati e hanno vissuto e da dove furono allontanati nel settembre 1970 a seguito dei noti provvedimenti adottati dal nuovo governo rivoluzionario. Il desiderato ritorno, dopo un distacco di 34 anni, si è reso possibile sulla base degli accordi bilaterali del 1998, nell'ambito del processo di normalizzazione tra i due Paesi, sviluppato dagli intensi incontri tra Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi. Nel convegno dell'AIRL tenuto a Roma il 30 ottobre scorsi, il leader Gheddafi, per bocca del suo inviato speciale a Roma Adulati Alobidi, ha anticipato il suo benvenuto in Libia agli ex residenti con un caldo messaggio in cui li definisce “anello di congiunzione tra i due popoli e i due Stati” e confida nel loro ruolo attivo per il completamento delle intese diplomatiche italo-libiche e per lo sviluppo concreto di fruttuose relazioni bilaterali.

Questo viaggio così speciale sarà seguìto in ogni momento da inviati della stampa italiana e libica, sulla base del programma predisposto dalle Autorità libiche di concerto con l'AIRL e con l'assistenza del Ministero degli Esteri italiano. Sono previsti incontri con rappresentanti delle istituzioni e del popolo libico nonché la ricerca di volti e luoghi della memoria degli esuli. Un ruolo determinante è stato svolto dall'Ambasciatore Claudio Pacifico che concluderà definitivamente con questa missione il suo mandato di 4 anni a Tripoli, da lui dedicato con saggezza, passione e successo alla piena riconciliazione tra Italia e Libia e alle ragioni degli ex residenti Italiani.

La delegazione guidata dal Presidente dell'AIRL Giovanna Ortu è composta da rappresentanti dei rimpatriati di varie generazioni, membri del Direttivo dell'AIRL. Sono: Giancarlo Consolandi, 55 anni, dirigente generale di Poste Italiane S.p.a.; Raffaele Iannotti, 55 anni, dirigente pubblici servizi; Mario Puccinelli, 70 anni, amministratore d'azienda; Luigi Sillano, 67 anni, imprenditore edile; Giovanni Spinelli, 74 anni, farmacista. In rappresentanza dei rimpatriati più giovani, farà parte della delegazione Ornella Sillano, 34 anni, professionista nel settore import-export, che lasciò la Libia appena cinque giorni dopo la nascita.

L'AIRL ringrazia caldamente le autorità libiche e i rappresentanti diplomatici a Roma della Grande Jamahiria per aver dato rapido corso alle procedure concernenti la missione italiana nonostante ilparticolare periodo della festa di Ramadan. Un particolare ringraziamento va agli uffici competenti della Direzione Mediterraneo e Medio Oriente del Ministero affari esteri italiano.

Comunicato stampa del 21 marzo 2005

A distanza di oltre 5 mesi dall'annuncio del rilascio dei visti turistici per gli italiani nati in Libia, diramato da Berlusconi e Gheddafi in occasione dell'abolizione della "festa della vendetta" lo scorso 7 ottobre, l'Associazione dei rimpatriati ha dovuto prendere atto che alle parole non sono seguiti i fatti.
Con un articolo che apparirà sul prossimo numero di Italiani d'Africa, mensile dell'Associazione, Giovanna Ortu che ha guidato la prima missione ufficiale dell'AIRL in Libia, svoltasi dal 17 al 22 novembre scorso, registra tutta la sua accorata indignazione, rispondendo così alla delusione e all'incredulità di migliaia di associati. 
Dopo l'affettuosa attenzione con cui i media di tutto il mondo hanno seguito la vicenda del ritorno che doveva porre fine ad una ingiustificata discriminazione, la Presidente dell'Associazione confida che la denuncia di questo grande inganno possa avere altrettanto risalto sui mezzi di informazione.

Martedì, 05 April 2005 02:00

Pesce d'aprile per i visti ai rimpatriati?

Comunicato stampa del 5 aprile 2005

“Adolfo Urso, in visita a Tripoli domani e dopodomani con centinaia di imprese italiane, cercherà negli <affari> con la Jamahiria una consolazione alla bruciante sconfitta elettorale del suo partito e della coalizione di centro-destra”. Così commenta -a nome dei rimpatriati dalla Libia- Giovanna Ortu presidente dell'Associazione, ironicamente augurando <buon viaggio> al Viceministro delle Attività Produttive.

"La nostra politica con la Libia seguita ad essere ambigua e, per rincorrere le opportunità del momento, mette a repentaglio la credibilità e la dignità del nostro Paese. - prosegue la Ortu - È di ieri la notizia che le autorità libiche, nella totale indifferenza della nostra Ambasciata a Tripoli, della Farnesina e  del sottosegretario Mantica, si sono rimangiati la decisione in merito al rilascio dei visti turistici per coloro che sono nati in Libia, decisione platealmente annunciata da Berlusconi e Gheddafi lo scorso 7 ottobre in occasione della <giornata dell'amicizia> che doveva prendere il posto della <giornata della vendetta>.  Infatti dal 1° aprile al Consolato libico di Roma è affisso in bacheca un annuncio che subordina la concessione dei visti per quanti sono nati a Tripoli alla condizione che abbiano superato i 65 anni di età".

"Si tratta di un pesce d'aprile? - si chiede G. Ortu- E' difficile spiegare altrimenti il motivo di una inversione di rotta contraria alla logica, al diritto, agli impegni solennemente presi, specie dopo il caloroso messaggio di Gheddafi  al congresso dell'AIRL e le proposte di collaborazione rivolte dalle autorità libiche alla delegazione dell'Associazione che si è recata a Tripoli lo scorso novembre".

"Questo governo si è comportato con noi come nessuno mai aveva osato fare - scrive la Ortu in una lettera di protesta indirizzata   a Gianfranco Fini (alle ore 14.45 di ieri ad urne ancora chiuse) - per quattro anni ci ha illuso promettendoci uno stanziamento nella finanziaria per gli indennizzi, ci ha beffato con la farsa dei visti senza considerazione alcuna per la nostra dignità e i nostri sentimenti; persino per il restauro del cimitero di Tripoli non sono stati resi disponibili, nemmeno in parte, i fondi necessari ( quattro milioni di euro). Non mi consola pensare che le elezioni politiche sono vicine e che potremo lì concretizzare la nostra protesta.”

Comunicato stampa del 2 maggio 2005

Riportiamo qui di seguito la lettera inviata in data odierna al Presidente della Camera, Onorevole Pierferdinando Casini dopo il suo rientro "a mani vuote" da Tripoli.
Nel richiedere all'On. Casini un incontro, Giovanna Ortu, Presidente dell'Associazione, ripercorre in un promemoria le tappe delle promesse mancate del Governo Berlusconi che fino ad ora non ha rispettato nemmeno la volontà parlamentare

Lettera all.On. Pierferdinando Casini, Presidente della Camera dei Deputati

La ringrazio vivamente per aver inserito nell'agenda dei Suoi colloqui con le autorità libiche la questione dei visti per gli ex residenti anche se mi sono resa conto che le risposte ottenute sono inaccettabilmente dilatorie. Le disposizioni del Governo libico sono in palese violazione dei diritti umani e confermano, purtroppo, che la nostra politica nei confronti di quel Paese è stata fallimentare.

E' evidente infatti che siamo stati usati: non abbiamo chiesto alcuna contropartita alla Libia prima di fornirgli l'aiuto richiesto per l'eliminazione dell'embargo e per il rientro nel consesso occidentale con il risultato che oggi, essendo meno isolata, la Jamahiria può permettersi di non rispettare gli impegni solennemente presi su diversi fronti. Ciò umilia non solo me e le migliaia di rimpatriati che rappresento, ma tutti i cittadini italiani. Per la soluzione di questo problema attendo che il Ministro degli Esteri dia corso alle iniziative di cui parla nella sua ultima lettera, fino ad applicare il principio di reciprocità.

Desidero qui richiamare la Sua attenzione su un altro aspetto del contenzioso che i rimpatriati hanno in tema di indennizzi per i beni confiscati, contenzioso che riguarda esclusivamente il Governo italiano. Ed è su questo argomento che mi permetto di chiederLe al più presto un breve incontro.

Accludo alla presente un promemoria che ripercorre le tappe del lungo inganno che si è consumato nell'arco di questa legislatura, contrariamente agli impegni solennemente presi in fase elettorale. Anche quest'anno il Governo probabilmente trascurerà di inserire un modesto stanziamento pluriennale per il nostro indennizzo nel DPF che si appresta a varare. Ciò in spregio alla volontà parlamentare espressa con la votazione plebiscitaria dell'o.d.g. n. 9/4489/61 del 17/12/2003.

Mi affido a Lei, all'equilibrio e alla saggezza che ha dimostrato in ogni circostanza, per avere una parola chiara e definitiva in merito, anche la più negativa: se non abbiamo diritto ad essere indennizzati dobbiamo saperlo; se i pochi fondi necessari non possono essere resi disponibili si trovino forme e modi per onorare il debito. Dopo trentacinque anni vorremmo poter mettere la parola fine alla nostra incredibile odissea!

La ringrazio e resto in attesa di essere contattata dalla Sua segreteria ai numeri in calce riportati. La prego di gradire i miei migliori saluti

                                                                                                           Giovanna Ortu

Indennizzi ai rimpatriati: le date delle promesse mancate

Maggio 2002 Il presidente della commissione Finanze del Senato Riccardo Pedrizzi di Alleanza nazionale presenta il d.d.l. n.1334 sottoscritto da altri 44 senatori dei due schieramenti politici che prevede il saldo degli indennizzi dovuti dallo Stato italiano ai rimpatriati per i beni confiscati dal governo libico.

01/08/2002 Berlusconi riceve a Palazzo Chigi il presidente dell'Airl Giovanna Ortu in previsione del suo primo incontro con Gheddafi che si terrà il 28 ottobre successivo.Berlusconi impartisce istruzioni ai funzionari presenti all'incontro affinché nella Legge finanziaria 2003 venga inserito uno stanziamento a fronte del d.d.l. 1334 Pedrizzi ed altri.

16/10/2002 Lettera d i Giovanna Ortu a Berlusconi : “Malgrado le istruzioni da Lei impartite durante il nostro colloquio, non siamo riusciti a trovare nella legge finanziaria il promesso stanziamento”.

24/10/2002 Gianfranco Fini riceve la presidente dell'Airl Giovanna Ortu insieme con il presidente dell'AIRIL Leone Massa in relazione alla visita di Berlusconi a Tripoli del 28 ottobre. Un comunicato di Palazzo Chigi rileva che “Fini ha confermato la determinazione del Governo italiano di tenere presente, nell'ambito dei nuovi rapporti italo-libici, anche le legittime aspettive di ordine morale ed economico sostenute dalle due Associazioni”.

23/12/2002 Gli indennizzi restano fuori della Finanziaria 2003. Il presidente della commissione Finanze del Senato Pedrizzi tenta in extremis di salvare la faccia al Governo facendo approvare il 23 dicembre un emendamento per una somma ridicola di 2,5 milioni di euro all'anno da frazionare per tre anni. L'importo è tecnicamente mal stanziato e quindi inutilizzabile. La questione resta aperta per l'anno successivo.

07/05/2003 Alla vigilia delle elezioni amministrative del 25 maggio, il vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini riceve ancora Giovanna Ortu a Palazzo Chigi ed assume il solenne impegno di risolvere definitivamente il problema indennizzi con la Finanziaria 2004.

xxxxx10/2003 Lettera aperta di Giovanna Ortu a Berlusconi per richiamare il governo ai suoi doveri.

17/12/2003 Nonostante le promesse di Fini, gli indennizzi vengono ignorati anche dalla Finanziaria 2004. Ma il Parlamento reagisce: la Camera dei Deputati approva con 430 voti su 443 deputati presenti l'odg n. 9/4489/61 che impegna il Governo a completare l'indennizzo dei rimpatriati dalla Libia.

23/09/2004 Un anno dopo , il ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia (dal Secolo d'Italia ): “In un momento di rinnovati rapporti con la Libia (la fine dell'embargo europeo n.d.r), il Governo non deve dimenticare i nostri connazionali che in passato hanno sofferto perdite morali ed economiche a seguito della cacciata dal Paese. A loro dovrà essere corrisposto un indennizzo definitivo dopo gli acconti percepiti in base alle leggi precedenti. Ciò consentirà una dignitosa riparazione della vicenda sul piano materiale”.

07/10/2004 La questione dei rimpatriati entra nelle pagine della grande stampa. Ad esempio l 'Unità: (Marcella Ciarnelli) : “Non si tratta di chiedere ai libici di dare un colpo di spugna sul proprio passato e sulla propria storia ma non può essere ridotta ad una ”vendetta” compiuta rimandando a casa 20 mila persone, sequestrando loro tutto quanto messo insieme in una vita. E negando qualunque tipo di risarcimento. Resta una ferita ancora aperta dunque nonostante le promesse di Berlusconi, che al ritorno con ogni incontro con il colonnello ha sempre sostenuto che la questione ormai era risolta. Ma soldi non se ne sono visti”.

09/10/2004 Ad esempio il Corriere della Sera ( Edgardo Bartoli ) “Gli indennizzi ai rimpatriati furono insufficienti, tardivi e distribuiti con esasperante parsimonia”.

14/10/2004 Il Viceministro all'Economia Mario Baldassarri riceve una delegazione dell'AIRL e garantisce lo stanziamento a copertura della legge d'indennizzo.

21/10/2004 Il Corriere della Sera elenca i beni confiscati degli ex italiani di Libia: 37.000 ettari di terra, 1.750 abitazioni, 5000 esercizi commerciali, 1.200 tra autoveicoli, aerei, macchine agricole per un valore di 200 miliardi di lire (nel 1970).

30/10/2004 Al Congresso dell'Airl messaggio del ministro per gli Italiani el mondo Mirko Tremaglia : “Confido nella positiva evoluzione anche del contenzioso ancora in corso.”

30/10/2004 Al Congresso dell'Airl intervento di Riccardo Pedrizzi “Veniamo al compito del Governo. Io per motivi scaramantici non voglio fare promesse, voglio solamente riferire che in Commissione Bilancio è stato presentato un emendamento da parte di tutto il gruppo AN con uno stanziamento abbastanza adeguato: la copertura finanziaria è stata dichiarata compatibile con l'esigenze di bilancio”.

30/10/2004 Al Congresso dell'Airl intervento del Vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini: “Quel che ha detto il Senatore Pedrizzi certamente troverà seguito in Parlamento, e se toccherà a me esprimere il parere del Governo, il Governo esprimerà un parere favorevole”.

31/10/2004 Il Secolo d'Italia ( Desirèe Ragazzi ). riferisce un'ulteriore dichiarazione diGianfranco Fini al Congresso dell'Airl: “ Il leader di AN ripercorre le tappe della “Traversata del deserto” … non può mancare il riferimento alla questione dei beni: “qualcuno ha detto che non ha senso riproporla. Io penso l'esatto contrario, riproporre la questione dei beni ha senso perché è la prova della volontà di lavorare insieme… il Governo in carica sta provvedendo dopo una lunga attesa al saldo degli indennizzi per i beni confiscati”.

16/11/2004 Ancora il Secolo d'Italia. Titolo : “L'opera del Centro-Destra ha reso possibile lo storico rientro dopo gli annunci - flop dell'Ulivo”. Sottotitolo: “Si sblocca anche la questione dei risarcimenti per i beni confiscati”.

17/11/2004 La Stampa ( Guido Ruotolo ). “Il viceministro Baldassarri ha promesso l'approvazione di un emendamento alla finanziaria che stanzia per quest'anno i primi 50 milioni di euro.

18/11/2004 La Stampa (Guido Ruotolo) . Mario Puccinelli , componente della delegazione Airl a Tripoli: “No, non ho nulla da pretendere dai libici, chi mi ha trattato peggio è stato il governo italiano”.

 

L'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia (AIRL) organizza attraverso il proprio Centro Culturale SILFIO un premio letterario dal titolo “Sabbie”.

Il premio si articola in due sezioni, poesia e narrativa, ed è indirizzato a chi, italiano e non, vuole descrivere in quattro cartelle di prosa o in quaranta versi di composizione poetica sensazioni, emozioni, ricordi ambientati nei Paesi del Maghreb. Il titolo del Premio prende spunto proprio dai Paesi del Nordafrica –Libia, Tunisia, Algeria, Marocco- uniti dall'elemento del deserto e vuole mantenere viva la memoria per i ventimila italiani che nel 1970 dovettero abbandonare la Libia e che vedono ancora come un miraggio la possibilità di ritornare a rivedere i luoghi dove sono nati e vissuti.

L'ideazione del premio letterario “Sabbie”, organizzato da Album International, mira quindi a ricordare la lunga storia dell'AIRL ed è un auspicio perché i vari aspetti dei rapporti bilaterali tra Italia e Libia evolvano verso l'effettivo superamento di ogni criticità passata.

Il bando di concorso è qui scaricabile.

Paolo Bembo, Michela Gambillara, Federico Guiglia, David Meghnagi, Cesare Palandri, Giuseppe Maria Petrone, Folco Quilici hanno accettato di far parte della giuria composta da sette membri che voterà i vincitori scelti fra tre finalisti per ogni sezione del premio durante una serata che si svolgerà a Roma il prossimo mese di luglio.

Comunicato stampa del 23 febbraio 2006

Le decisioni adottate oggi all'unanimità  dal Consiglio dei Ministri in tema di rapporti italo-libici, sono state registrate con soddisfazione dai Rimpatriati dalla Libia che, tuttavia, dopo le molte delusioni degli anni passati, attendono che si concretizzi il rilascio dei visti più volte promesso.

"Finchè le misure altamente significative da concordare con la parte libica,  necessarie per superare le criticità  passate, non verranno definite,  i nostri visti  resteranno sulla carta e tutto il rapporto bilaterale non potrà decollare; - osserva Giovanna Ortu, presidente dell'Associazione -  indubbiamente il riconoscimento del nostro diritto  ha un particolare significato per il suo valore morale. Non possiamo dimenticare nè l'accoglienza che abbiamo ricevuto l'anno passato a Tripoli e le proposte di collaborazione che in quell'occasione ci sono state avanzate dalle autorità libiche, nè i decenni che abbiamo trascorso in Libia a fianco di quel popolo nel più totale rispetto reciproco delle religioni di appartenenza".

I rimpatriati lamentano tuttavia che, quello stesso governo che oggi ha  ribadito il loro diritto a non essere discriminati rispetto ai connazionali, ha tradito per cinque anni le loro aspettative in tema di indennizzi per i beni che Gheddafi ha confiscato come acconto dei supposti danni coloniali. Sarà necessario comprendere nello stanziamento per le "misure altamente significative" anche le misure più modeste, ma altrettanto dovute, per un indennizzo definitivo ai rimpatriati poichè altrimenti ricadrebbe su di loro il costo della ritrovata amicizia.

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