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Lunedì, 02 May 1983 02:00

Legge 2 MAGGIO 1983, N. 181

Ricostituzione nell'assicurazione italiana delle posizioni assicurative trasferite all'Istituto nazionale di assicurazione sociale libico.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
PROMULGA
la seguente legge:

Art.1.
A favore dei cittadini italiani e dei lo‚ro superstiti, sono considerate efficaci a tutti gli effetti, nell'assicurazione obbligatoria per l'invaliditý, la vecchiaia ed i superstiti gestita dall'istituto nazionale della previdenza sociale, le posizioni assicurative trasferite all'Istituto nazionale di assicurazione sociale libico (INAS) ai sensi dell'articolo 12 dell'accordo italo-libico del 2 ottobre 1956, ratificato con legge 17 agosto 1957, n. 843.

Parimenti sono considerate efficaci nella predetta assicurazione le posizioni assicurative per qualsiasi motivo non trasferite all'Istituto nazionale di assicurazione sociale libico in base all'articolo 12 dell'accordo, di cui al comma precedente.

Agli effetti del precedente primo comma, Ë dovuto all'Istituto nazionale della previdenza sociale, da parte dello Stato, l'ammontare, ridotto del 50 per cento, delle riserve matematiche delle pensioni o quote di pensioni corrispondenti alle posizioni assicurative da costituire, determinate ai sensi dell'articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, e successive modificazioni.

Art. 2. 
I periodi intercorrenti tra la data dell'ultimo contributo accreditato sulle posizioni assicurative di cui al precedente articolo 1 e quella di entrata in vigore della presente legge, non coperti da contribuzione nell'assicurazione obbligatoria per l'invaliditý, la vecchiaia ed i superstiti gestita dall'Istituto nazionale della previdenza sociale, sono esclusi dal computo del quinquennio per l'accertamento dei requisiti contributivi per il diritto alla pensione per l'invaliditý, la vecchiaia e i superstiti e per l'ammissione al versa mento dei contributi volontari.

Art. 3.
Nei confronti dei titolari di pensione, i contributi di cui alle posizioni assicurative ricostituite per effetto dell'articolo i danno luogo alla ricostituzione del trattamento pensionistico, se antecedenti alla decorrenza della pensione, ovvero alla liquidazione di un supplemento di pensione da corrispondersi con le norme comuni, se successivi.

Art. 4.
» rimborsato d'ufficio agli interessati, in occasione della liquidazione della pensione, l'ammontare dei contributi o delle somme versati direttamente dagli interessati all'Istituto nazionale della previdenza sociale in relazione a periodi per i quali sono considerate efficaci le posizioni assicurative in base al precedente articolo 1.

Art. 5.
A seguito della ricostituzione delle posizioni assicurative, di cui all'articolo 1 della presente legge, saranno corrisposte agli interessati le prestazioni spettanti secondo le norme dell'assicurazione obbligatoria per l'invaliditý, la vecchiaia ed i superstiti gestita dall'istituto nazionale della previdenza sociale da data, comunque, non anteriore a quella del primo giorno del mese successivo alla data di entrata in vigore della legge stessa.

Dalla decorrenza delle prestazioni di cui al comma precedente non vengono corrisposte agli stessi beneficiari le pensioni giý concesse dall'Istituto nazionale di assicurazione sociale libico ed in pagamento da parte dell'Istituto nazionale della previdenza sociale.

Le disposizioni in materia previdenziale contenute nel decreto-legge 28 agosto 1970, n. 622, convertito, con modificazioni nella legge 19 ottobre 1970, n. 744, prorogate a tempo indeterminato dall'articolo 23-bis del decreto-legge 30 giugno 1972, n. 267, convertito, con modificazioni, nella legge 11 agosto 1972, n. 485, continuano a trovare applicazione per la parte non incompatibile con le disposizioni della presente legge.

Il Governo italiano Ë autorizzato a sostituirsi agli interessati negli eventuali diritti verso l'istituto nazionale di assicurazione sociale libico e a regolare con il Governo libico ogni questione concernente i diritti stessi.

Art. 6.
L'integrazione ai trattamenti minimi delle pensioni a carico dell'istituto nazionale di assicurazione sociale libico, di cui all'articolo 8 della legge 30 aprile 1969 n. 153, e all'articolo 15 del decreto-legge 28 agosto 1970, n. 622, convertito, con modificazioni, nella legge 19 ottobre 1970, n. 744, spetta, a carico del fondo pensioni dei lavoratori dipendenti, ai cittadini italiani che hanno ottenuto la pensione libica con decorrenza successiva al 31 dicembre 1965, e a partire dalla data di decorrenza della pensione stessa, anche per i periodi compresi tra il lƒ gennaio 1966 ed il 31 dicembre 1969.

Art. 7.
All'onere derivante dall'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 1 del la presente legge, valutato in lire 22 miliardi, si provvede mediante riduzione del Fondo iscritto al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l'anno finanziario 1983.

Il Ministro del tesoro Ë autorizzato a apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

La presente legge, munita dei sigilli dello Stato, sarý inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. » fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addÏ 2 maggio 1983
PERTINI - FANFANI - SCOTTI - COLOMBO - GORIA - BODRAT
Visto, il Guardasigilli: DARIDA

Venerdì, 05 April 1985 02:00

Legge 5 APRILE 1985, N. 135

Art. 1.

Il primo comma dell’articolo 1 della leg-ge 26 gennaio 1980, n. 16 è sostituito dal seguente:
I cittadini italiani, gli enti e le società italiane titolari direttamente o indirettamente, in parte o nella totalità, di beni, diritti e interessi perduti in territori già soggetti alla sovranità italiana, esclusi i titolari di beni di cui alla legge 6 marzo 1968, n.193, o all’estero, a seguito di confische o di provvedimenti limitativi od impeditivi della proprietà comunque adot-tati dalle autorità straniere esercenti la so-vranità su quei territori, potranno perce-pire gli indennizzi loro dovuti per tali perdite, ivi compresi quelli provenienti da accordi internazionali, e relative integrazio-ni, detratti eventuali partecipazioni o indennizzi parziali percepiti.

Art.2.

L’articolo 2 della legge 26 gennaio 1980, n. 16, è sostituito dal seguente:
<< A coloro che intendano reimpiegare in attività produttive industriali, agricole, commerciali e artigianali in tutto o in par-te, gli indennizzi dovuti ai sensi della pre-sente legge, sarà ulteriormente concesso, a domanda, un concorso statale dell’8 per cento costante quindicennale sugli inte-ressi da pagarsi per mutui che verranno contratti con enti, istituti e aziende di cre-dito fino alla concorrenza dell’indenniz-zo utilizzato>>.
Coloro per i quali siano già intervenu-te le liquidazioni del contributo nella misura prevista dell’articolo 2 della legge 26 gennaio 1980, n.16, possono presentare domanda, entro 120 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, per chiedere l’integrazione del contributo fino all’8 per cento.

Art. 3

L’articolo 4 della legge 26 gennaio 1960, n. 16, è sostituito dal seguente:
Agli stessi beni, diritti ed interessi si applica una valutazione sulla base dei prezzi di comune commercio correnti sul mercato ove le perdite si sono verificate, riferiti al 1938 e moltiplicati per un ulte-riore coefficiente di rivalutazione 200, detenendosi eventuali anticipazioni o inden-nizzi parziali percepiti.
Si applicano anche nei confronti dei be-neficiari di cui al primo comma gli ultimi due commi dell’articolo 3 della presente legge>>.

Art. 4.

L’articolo 5 della legge 26 gennaio 1980, n. 16 è sostituito dal seguente:
Le valutazioni saranno fatte, per le perdite avvenute anteriormente al 1° gennaio 1950, esclusi i titolari di beni di cui alla legge 6 marzo 1968, n. 193, sulla base dei prezzi di comune commercio correnti su mercato ove le perdite si sono verificate, riferiti all’anno 1938 e moltiplicati per 100 volte.
Per le perdite avvenute posteriormente al 1° gennaio 1950, le valutazioni saranno fatte sulla base dei prezzi di comune commercio, correnti sul mercato ove le perdite si sono verificate e nel momento in cui furono adottati dalle autorità straniere i primi provvedimenti limitativi o impeditivi della proprietà o comunque nel momento in cui si è di fatto verificato lo spossessamento, moltiplicati per un coefficiente di rivalutazione 1,90.
Per gli aventi diritto di cui al precedente articolo 3, la conversione in lire italiane dell’ammontare delle valutazioni sarà effettuata secondo un tasso di cambio stabilito con decreto del Ministro del tesoro, in misura pari a quello corrente alla data in cui si è verificato l’evento che ha causato il danno da indennizzare.
Per le perdite subite in Tunisia nel nodo 1944-47, le valutazioni saranno fatte sulla base dei prezzi di comune com-mercio in quello Stato al 1938 e al cam-bio del franco francese di quella data mol-tiplicato per il coefficiente 200. 
Gli interessati che presentino la do-manda per beneficiare delle provvidenze di cui alla presente legge possono, nella domanda stessa, chiedere una revisione della stima dei beni già effettuata con ca-rattere di dichiarata provvisorietà sulla base delle precedenti disposizoni di leg-ge che regolano la materia".


Art. 5.

La domanda per ottenere i benefici pre-visti dalla legge 26 gennaio 1980, n. 16, e dalla presente legge deve essere presen-tata, sotto pena di decadenza, al Ministe-ro del tesoro, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, dall’originario avente diritto all’in-dennizzo o dai suoi aventi causa, o, nel caso di più aventi diritto, anche da uno solo di essi per sé e per gli altri ovvero da colui cui sia stata ceduta in tutto o in parte la titolarità dell’indennizzo.
Dall’onere della presentazione della domanda prevista dal precedente comma sono esonerati coloro che hanno già presen-tato domanda d’indennizzo o denuncia di danno ai sensi delle precedenti disposizioni normative regolanti la materia.

Art. 6.

Il terz’ultimo comma dell’articolo 9 del-la legge 26 gennaio 1980, n. 16, è sostituito dai seguenti:
<< Il Ministro del tesoro stabilirà, con propri decreti, le caratteristiche dei tito-li, il tasso di interesse e le modalità relative alla consegna ed al collocamento dei titoli medesimi presso gli istituti di cre-dito di diritto pubblico.
Stabilirà altresì, con decreto da ema-nare entro il 30 giugno 1985, il piano e le modalità di ammortamento.
I1 tasso di interesse non potrà essere in-feriore ai due terzi del tasso ufficiale di sconto>>.

Art. 7.

L’articolo 11 della legge 26 gennaio 1980, n. 16, è sostituito dal seguente:
<< Alla regolamentazione interna delle commissioni, alla nomina dei componenti effettivi e supplenti, alle sostituzioni degli stessi e alla nomina di esperti previsti dalle norme istitutive delle singole commissioni, stabilendo anche le scadenze degli incarichi, provvede il Ministro del Tesoro, al quale compete altresì stabilire i compensi da erogarsi ai componenti delle commissioni ed agli esperti nonché cu-rare ogni altro adempimento occorrente della presente legge>>.

Art. 8.

Ai titolari di beni di cui alla legge 6 marzo1968, n. 193, verrà a corrisposto, a saldo definitivo di ogni ulteriore pretesa e diritto, un indennizzo determinato me-diante valutazioni con riferimento ai prezzi di comune commercio correnti al 1938 nei territori in cui erano situati i beni stes-si, moltiplicati per il coefficiente unico 200, detratti eventuali anticipazioni o in-dennizzi parziali percepiti.
Ai medesimi titolari si applicano le di-sposizioni di cui al precedente articolo 2.
La competenza per la liquidazione e le riliquidazioni è devoluta alle commissioni previste dalle leggi precedenti in ma-teria, integrate dai rappresentanti delle ca-tegorie, mentre gli indennizzi saranno corrisposti in contanti ed in titoli di credito in base ai criteri ed alle modalità pre-viste dalla legge 26 gennaio 1980, n 16. 
Dall’importo risultante dalla maggiora-zione degli indennizzi, prevista dal pre-cedente primo comma, saranno detratte le somme già corrisposte a qualsiasi tito-lo agli aventi diritto.
L’indennizzo, relativo alle domande che fino alla data dell’entrata in vigore della presente legge non hanno potuto es-sere liquidate per insufficiente documen-tazione in ordine alla quantificazione del danno, sarà liquidato dalle commissioni interministeriali competenti per materia con i criteri stabiliti dall’articolo 1226 del codice civile previa presentazione da parte dell’avente diritto di una dichiarazione giurata ai sensi dell’articolo 4 della legge 4 gennaio 1968, n.15.
Per gli immobili tale dichiarazione giu-rata deve venir resa, oltre che dall’avente diritto, anche da quattro cittadini italiani profughi già residenti nello stesso co-mune del richiedente.
Sono valide le domande già presentate ai sensi dei precedenti provvedimenti in materia. Nuove domande o integrazioni di quelle già prodotte potranno venire presentate entro centoventi giorni dall’en-trata in vigore della presente legge.
Sono altresì valide ai fini della conces-sione dell’indennizzo le domande presen-tate per ottenere la libera disponibilità ai sensi dell’accordo italo-jugoslavo del 3 Lu-glio 1965, ratificato con decreto del Pre-sidente della Repubblica 10 gennaio 1966, n. 575, e dell’articolo 4 del trattato di Osimo, ratificato con legge 14 marzo 1977, n. 73, e che, anche in parte, non siano state accolte.

Art. 9.

La precedenza nella liquidazione degli indennizzi previsti dalla presente legge dalle leggi citate nei precedenti articoli verrà concessa in base ai seguenti criteri e nell’ordine:
a) mancata effettuazione di qualsiasi pagamento ai sensi delle leggi sopra indicate;
b) gravi infermità o menomazioni;
c) priorità inversa rispetto all’entità del-l’indennizzo;
d) secondo l’epoca del verificarsi delle perdite;
e) reimpiego degli indennizzi.
Gli interessati faranno valere il diritto alla precedenza mediante domanda munita della specifica documentazione, diretta al Ministero del tesoro.

Art 10.

All’articolo 3 della legge 26 gennaio 1980, n. 16, la lettera c) è sostituita dalla seguente lettera:
<>.

Art. 11.

Gli indennizzi corrisposti in base alla presente legge sono esenti da ogni imposta.

Art. 12.

L’onere complessivo derivante dall’attuazione della presente legge, ad eccezione del precedente articolo 2, è valutato in lire 550 miliardi, da ripartire sessennio 1985-1990. Le quote relative agli anni 1985, 1986 e 1987 restano rispettivamente determinate in lire 79 miliardi, lire 38 miliardi e lire 37 miliardi.
Per la concessione del concorso statale nel pagamento degli interessi di cui la precedente articolo 2 sono autorizzati, in aggiunta al limite d’impegno di cui al terzo comma dell’articolo 12 della legge 26 gennaio 1980, n. 16, gli ulteriori im-pegno quindicennali di lire 1 miliardo per ciascuno degli anni del 1985 al 1990

All’onere di lire 80 miliardi per l’anno 1985 si provvede, quanto a lire 40 miliard-i, a carico dello stanziamento iscritto al capitolo n. 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno finan-ziario 1984 e, quanto a lire 40 miliardi, con riduzione del medesimo capitolo n. 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1985, all’uo-po utilizzando, per entrambi, lo specifico accantonamento <>.
All’onere di 40 miliardi per ciascuno degli anni 1986 e 1987 si provvede mediante corrispondente riduzione della proiezione per gli anni medesimi dell’accantonamento indicato nel comma prece-dente iscritto, ai fini del bilancio trien-nale 1985-1987, al capitolo n. 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno finanziario 1985.
Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica Italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 5 aprile 1985

PERTINI
CRAXI, Presidente del Consiglio dei Ministri

Visto il Guardasigilli: MARTINAZZOLI

Sabato, 01 June 1991 02:00

Legge 1 GIUGNO 1991, N. 166

IL TESTO DELLA LEGGE
N. 166 deL 1° giugno 1991 pubblicata sulla G.U. n. 143 del 20 giugno 1991

LEGGE 1° giugno 1991, n. .166

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 marzo 1991, n. 103, recante disposizioni urgenti in materia previdenziale.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA
PROMULGA

la seguente legge:

Art. 1.

Il decreto-legge 29 mano 1991, n. 103, recante disposizioni urgenti in materia previdenziale, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.

Restano validi gli atti ed i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodotti ed i rapporti giuridici sorti. sulla base dei decreti-legge 22 novembre 1990, n. 338 e 28 gennaio 1991, n. 28.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 1° giugno 1991

COSSIGA

ANDREOTTI, Presidente del Consiglio dei Ministri
MARINI, Ministro del lavoro e della Previdenza Sociale


OMISSIS

Art. 4

Interventi a favore dei cittadini italiani rimpatriati dalla Libia

1. I cittadini italiani rimpatriati dalla Libia possono ottenere dall’INPS la ricostituzione, nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, delle posizioni assicurative relative a periodi di lavoro dipendente ed autonomo effettuato in Libia dal 1° luglio 1957 al 21 luglio 1970, previa presentazione di domanda corredata da documentazione comprovante l’attività svolta e la durata dei periodi di assicurazione ovvero, nell’impossibilità di produrla, da dichiarazione sostitutiva ai sensi dell’articolo 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, e con effetti dalla data di presentazione della domanda medesima. La predetta facoltà compete anche ai superstiti ai fini del conseguimento di pensioni indirette o di reversibilità.

2. La ricostituzione di cui al comma 1 dà titolo ad un accredito, per ciascuna settimana di attività lavorativa prestata in Libia, del contributo base corrispondente alla classe media di contribuzione in vigore in Italia nei periodi cui l’accredito si riferisce ed i relativi one-ri, determinati ai sensi dell’articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, sono posti a carico della gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali di cui all’articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88, che viene corrispondentemente reintegrata sulla base di apposita rendicontazione.

3. L’importo dei contributi versati direttamente dai lavoratori all’INPS per i periodi per i quali viene effettuata la ricostituzione in base ai commi 1 e 2 sarà rimborsato, a domanda degli interessati, dedotta la quota parte relativa ai periodi già goduti della corrispondente pensione.

4, All’onere derivante dall’applicazione del presente articolo, valutato in lire 85 miliardi per l’anno 1990, si provvede a carico delle disponibilità in conto residui del capitolo 3665 dello stato di previsione del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale per l’anno 1991.

Sabato, 29 January 1994 01:00

Legge 29 GENNAIO 1994, N. 98

Interpretazioni autentiche e norme procedurali relative, alla legge 5 aprile 1985, n. 135, recante:"Disposizioni sulla corresponsione di indennizzi a cittadini ed imprese italiane per beni perduti in territori già soggetti alla sovranità italiana e all'estero".

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga la seguente legge:

Art. 1
Norme di interpretazione autentica

1. Per i beni indennizzabili previsti dall'articolo 1 della legge 26 gennaio 1980, n. 135, debbono intendersi sia quelli materiali che quelli immateriali. Il Ministero del tesoro Ë autorizzato, a domanda degli interessati, da presentare al Ministero del tesoro entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, a liquidare alle ditte esercenti attività industriali, commerciali, agricole, di servizi, marittime, immobiliari, professionali ed artigianali, l'indennizzo relativo all'avviamento delle attività di cui erano titolari nei Paesi di provenienza.
La quantificazione viene calcolata sulla base delle risultanze degli ultimi tre bilanci. Sono valide le domande già presentate in merito. Ove gli interessati non siano in grado di produrre idonea documentazione, la commissione competente potrà ai sensi dell'articolo 1226 del codice civile, riconoscere un ulteriore indennizzo per l'avviamento commerciale fino all'ammontare massimo del 30 per cento di quanto riconosciuto per i beni materiali dell'azienda.

2. I coefficienti di rivalutazione previsti dalla legge 5 aprile 1985, n. 135, e successive modificazioni, debbono intendersi applicabili agli indennizzi dovuti per perdite subite sia in beni immateriali compresi i crediti di lavoro ed in valuta, i titoli, le azioni e le partecipazioni societarie. Per le società le cui azioni non fossero state quotate in borsa, il valore di esse verrà determinato in base al patrimonio netto dell'azienda.

3. Il requisito della cittadinanza italiana richiesto per poter fruire dei benefici di cui alla presente legge ed alle precedenti leggi in materia, deve essere comprovato con riferimento al momento del verificarsi delle perdite dei beni, diritti ed interessi. I soggetti di cui al primo comma dell'articolo 1 della legge 26 gennaio 1980, n. 16, come sostituito dall'articolo 1 della legge 5 aprile 1985. n. 135, che non possano produrre gli atti dimostrativi della proprietà, per mancata corrispondenza da parte delle autorità dello stato nel cui territorio le proprietà stesse erano situate, sono autorizzati a corredare la domanda con una dichiarazione giurata che attesti la notoria appartenenza dei beni al richiedente l'indennizzo, per quale titolo essi siano pervenuti, i motivi che hanno impedito all'avente diritto il possesso della citata documentazione ed ogni altro elemento utile a dimostrare detta appartenenza. Tale dichiarazione deve essere resa al pretore o ad un notaio dall'interessato e da quattro cittadini italiani a diretta conoscenza dei fatti. La stessa facoltà Ë concessa ai cittadini e ditte italiani, già titolari o possessori di di valori mobiliari andati smarriti. In presenza degli atti di acquisti, ovvero di altra documentazione comprovante il possesso utile degli immobili agli effetti dell'articolo 1158 del codice civile, non Ë richiesta la certificazione dell'avvenuta intavolazione, anche ove questa fosse stata prevista dalla legislazione vigente nel territorio in cui era situato l'immobile. La dichiarazione giurata degli interessati di cui al presente comma resa in presenza di elementi precisi e concordanti, deve essere asseverata da conformi attestazioni di congruità da parte dei competenti uffici dell'Amministrazione dello Stato.

4. L'articolo 11 della legge 5 aprile 1985, n. 135 deve intendersi operante sia per l'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), sia per quella sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG), sia per l'imposta locale sui redditi (ILOR), sia per le quote di utili, anche se distribuite ai soci, derivanti dall'avvenuta liquidazione degli indennizzi e contributi previsti dalle leggi in materia, come per ogni altra imposta e tassa presente e futura.

5. Il concorso statale dell'8 per cento sugli interessi da pagarsi per mutui per la durata di quindici anni, previsto dall'articolo 2 della legge 26 gennaio 1980, n. 16 come sostituito dal primo comma dell'articolo 2 della legge 5 aprile 1985, n. 135 relativo alreipiego degli indennizzi in attività produttive marittime, industriali, agricole, commerciali, artigianali, di servizi ed edili, deve intendersi riconosciuto su un importo pari al complesso degli indennizzi corrisposti a norma della presente legge nonché delle predette leggi n. 16 del 1980 e n. 135 del 1985.

6. La domanda per ottenere il concorso statale di cui al comma 5 deve essere presentata entro il termine di centoventi giorni dalla data dela notifica del decreto ministeriale di liquidazione , ovvero da quella comunicazione dell'autorizzazione ministeriale di riliquidazione dell'indennizzo, effettuata a norma delle leggi di cui al comma 5.

7. Sono valide le domande presentate in merito prima della data di entrata in vigore della presente legge

Art. 2
Norme procedurali e di attuazione

1. Le riliquidazioni degli indennizzi già concessi a norma di leggi precedenti sono effettuate d'ufficio dai competenti organi del Ministero del tesoro, limitatamente alle parti di esse per le quali non siano state richieste revisioni di stime. Resta fermo il disposto del terzo comma dell'articolo 8 della legge 5 aprile 1985, n. 135.

2. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge i soggetti di cui al primo comma dell'articolo 1 della legge 26 gennaio 1980, n. 16 come sostituito dall'articolo 1 della legge 5 aprile 1985, n. 135, possono chiedere al Ministero del tesoro la revisione della stima già effettuata ai sensi delle precedenti disposizioni di legge che regolano la materia.

3. Le procedure tecniche saranno autorizzate dalla competente commissione interministeriale qualora la documentazione esibita dalla parte, ovvero le argomentazioni addotte assicurino l'acquisizione di elementi nuovi  atti al raggiungimento di una valutazione del bene diversa od integrativa di quella effettuata a suo tempo.

4. La competenza relativa alle vertenze fra gli aventi diritto e la pubblica amministrazione in merito all'attuazione della presente legge, nonché delle leggi precedenti in materia, Ë devoluta al giudice ordinario; l'amministrazione statale resta estranea ad ogni eventuale controversia che possa insorgere in ordine alla titolarità del diritto all'indennizzo.

5. Le provvidenze di cui agli articoli 3, 4 e 8 della legge 5 aprile 1985, n. 135, sono integrate dalle seguenti norme:
a) il diritto agli indennizzi previsti dalle leggi 26 gennaio 1980, n. 16, e successive modificazioni, e 5 aprile 1985 , n. 135, e successive modificazioni spetta con le modalità previste dalle stesse ai cittadini, agli enti e alle società italiani i cui beni urbani siano stati sottoposti a misure limitative da parte delle autorità tunisine con legge 27 giugno 1983, n. 83/61 e successive, nonché ai cittadini, agli enti e alle società italiani che abbiano perduto o dovuto abbandonare i loro beni in Zaire;
b)       alle liquidazioni, eseguite o meno, di indennizziper beni perduti nei territori ceduti alla Francia, a termini del trattato di pace, si applica il coefficiente previsto dall'articolo 8 della legge 5 aprile 1985, n.135.

6. L'articolo 9 della legge 5 aprile 1985, n. 135, e successive modificazioni, Ë sostituito dal seguente: «Art. 9 
1. La precedenza nella liquidazione degli indennizzi previsti dalla presente legge e dalle precedenti leggi in materia Ë concessa in base ai seguenti criteri e nell'ordine:
a) reimpiego degli indennizzi;
b) mancata effettuazione di qualsiasi pagamento ai sensi delle leggi sopra indicate;
c) data del verificarsi delle perdite;
d) gravi infermità o menomazioni;
e) priorità inversa rispetto all'entità dell'indennizzo.

2. Al fine di far valere il diritto alla precedenza di cui al comma 1, gli interessati presentano apposita domanda, corredata della specifica documentazione, al Ministero del Tesoro»

7. Gli interessati sono tenuti a corrispondere ad ogni richiesta da parte della publica amministrazione di notizie, atti e documenti occorrenti per la definizione delle domande a suo presentate , entro il termine di centottanta giorni decorrenti dalla data nella quale tali richieste siano state comunicate all'ultimo domicilio denunciato.

8. Trascorso il termine di cui al comma 7, la mancata trasmissione dei documenti richiesti, ovvero l'assenza di risposta al riguardo, determinerà l'automatica archiviazione della domanda e la conseguente decadenza dsai relativi benefici.

9. La pubblica amministrazione resta autorizzata a provvedere alla liquidazione frazionata delle istanze presentate da più soggetti ove solo alcuni degli interessati abbiano corrisposto alle richieste.

10. Entro il 31 marzo di ogni annoi, e sino all'espletamento di tutte le istanze relative agli indennizzi di cui alla presente legge, il ministro del tesoro presenta al Parlamento una relazione nella quale si indica per ogni singolo Paese:
a) il numero delle istanze liquidate;
b) l'importo complessivo erogato;
c) il numero delle istanze ancora da liquidare;
d) le iniziative assunte o da assumere perché la materia regolata dalla presente legge o dalle precedenti possa essere portata a compimento.

11. L'articolo 11 della legge 26 gennaio 1980, n. 16, cosÏ come sostituito dall'articolo 7 della legge 5 aprile 1985, n. 135, Ë abrogato.

Art. 3
Commissioni interministeriali

1. Le commissioni interministeriali amministrative di cui alle lettere a), b), c), d), ed e) del primo comma dell'articolo 10 della legge 26 gennaio 1980, n. 16 e la commissione interministeriale di cui agli articoli 5 e 7 della legge 18 marzo 1958, n. 269, sono soppresse.

2. Le competenze della commissione interministeriale amministrativa di cui alla lettera d) del primo comma dell'articolo 10 della legge 26 gennaio 1980, n. 16 e della commissione interministeriale di cui agli articoli 5 e 7 della legge 18 marzo 1958, n. 269, soppresse ai sensi del comma 1 del presente articolo, sono attribuite ad una commissione interministeriale amministrativa per l'esame delle istanze di indennizzi e contributi relative alle perdite subite nei territori ceduti alla Jugoslavia e nella zona B dell'ex territorio libero di Trieste, costituita da:
a) un Magistrato di Cassazione con funzione di presidente di sezione di Casazione o equiparato in servizio o a riposo, che la presiede;
b) un Consigliere di Cassazione o del Consiglio di Stato, con funzione di vice presidente;
c) un magistrato della Corte dei conti;
d) un rappresentante del Ministero degli affari esteri;
e) un rappresentante del Ministero del tesoro- Direzione generale del tesoro
f) un rappresentante del Ministero del tesoro - Ragioneria generale dello Stato;
g) un rappresentante dell'Avvocatura generale dello Stato;
h) un rappresentante del Dipartimento del territorio del Ministero delle finanze;
i) un rappresentante del Ministero dell'interno;
l) sei rappresentanti dei danneggiati, nominati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri su designazione delle associazioni più rappresentative;
m) un funzionario del Ministero del tesoro di livello non inferiore all'ottavo, con funzioni di segretario

3. Le competenze delle commissioni interministeriali amministrative di cui alle lettere a), b), c), d) ed e) del primo comma dell'articolo 10 della legge 26 gennaio 1980, n. 16, soppresse ai sensi del comma 1 del presente articolo, sono attribuite ad una commissione interministeriale amministrativa per l'esame delle istanze di indennizzi e contributi relative alle perdite subite nell'ex Colonie, in Albania, in Tunisia, in Libia, in Etiopia ed in altri Paesi composta da:
a) un magistrato di Cassazione con funzione di presidente di sezione di Cassazione o equiparato, in servizio o a riposo, che la presiede;
b) un Consigliere di Cassazione o del Consiglio di Stato con funzioni di vice presidente;
c) un magistrato della Corte dei conti;
d) un rappresentante del Ministero degli affari esteri;
e) un rappresentante del Ministero del tesoro - Direzione generale del tesoro;
f) un rappresentante del Ministero del tesoro- Ragioneria generale dello Stato;
g) un rappresentante dell'Avvocatura generale dello Stato;
h) un rappresentante del Dipartimento del territorio del Ministero delle finanze;
i) un rappresentante del Ministero dell'interno;
l) un rappresentante per ciascuna categoria delle seguenti categorie dei danneggiati, nominati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, su designazione delle associazioni più rappresentative:

1) nelle ex colonie;
2) in Albania;
3) in Tunisia;
4) in Libia;
5) in Etiopia;
6) in altri Paesi;

m) un funzionario del Ministero del tesoro di livello non inferiore all'ottavo, con funzioni di segretario.

4. Le commissioni di cui ai commi 2 e 3 possono nominare nel loro ambito una o più sottocommissioni, composte da cinque membri, di cui due rappresentanti dei danneggiati.

5. I componenti delle commissioni di cui ai commi 2 e 3 sono nominati dal Ministro del tesoro e durano in carica due anni. Per ciascun componente effettivo Ë nominato un supplente. Alle adunanze delle commissioni partecipa un esperto di estimo senza diritto di voto. Per la validità delle adunanze delle commissioni Ë necessario l'intervento di almeno dieci componenti, compreso il presidente o il vice presidente. A parità di voti prevale quello del presidente, a turno fra i componenti.

6. Le commissioni di cui ai commi 2 e 3 deliberano anche in via di equità e le loro deliberazioni hanno carattere vincolante; esse sono tenute a ratificare i verbali contenenti le deliberazioni adottate entro il mese dalla data delle adunanze. Le deliberazioni delle commissioni sono comunicate agli interessati da parte dei componenti uffici del Ministero del tesoro entro tre mesi dall'approvazione dei verbali.

7. Il Ministro del tesoro provvede con proprio decreto a stabilire l'emolumento spettante ai componenti delle commissioni di cui ai commi 2 e 3.

8. Gli oneri connessi al funzionamento delle commissioni di cui ai commi 2 e 3 non dovranno superare gli analoghi importi all'uopo previsti nel previsti nel bilancio dello Stato per l'anno finanziario 1993.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. » fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addÏ 29 gennaio 1994
SCALFARO
CIAMPI, Presidente del Consiglio dei Ministri

 

Venerdì, 12 March 1999 01:00

Legge 12 MARZO 1999, N. 68

"Norme per il diritto al lavoro dei disabili"
(Pubblicata nel Supplemento Ordinario n. 57/L alla Gazzetta Ufficiale 23 marzo 1999)

OMISSIS

Articolo 18
(Disposizioni transitorie e finali)

1. I soggetti già assunti ai sensi delle norme sul collocamento obbligatorio sono mantenuti in servizio anche se superano il numero di unità da occupare in base alle aliquote stabilite dalla presente legge e sono computati ai fini dell'adempimento dell'obbligo stabilito dalla stessa.

2. In attesa di una disciplina organica del diritto al lavoro degli orfani e dei coniugi superstiti di coloro che siano deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio, ovvero in conseguenza dell'aggravarsi dell'invalidità riportata per tali cause, nonché dei coniugi e dei figli di soggetti riconosciuti grandi invalidi per causa di guerra, di servizio e di lavoro e dei profughi italiani rimpatriati, il cui status è riconosciuto ai sensi della legge 26 dicembre 1981, n. 763, è attribuita in favore di tali soggetti una quota di riserva, sul numero di dipendenti dei datori di lavoro pubblici e privati che occupano più di cinquanta dipendenti, pari a un punto percentuale e determinata secondo la disciplina di cui all'articolo 3, commi 3, 4 e 6, e all'articolo 4, commi 1, 2 e 3, della presente legge. La predetta quota è pari ad un'unità per i datori di lavoro, pubblici e privati, che occupano da cinquantuno a centocinquanta dipendenti. Le assunzioni sono effettuate con le modalità di cui all'articolo 7, comma 1. Il regolamento di cui all'articolo 20 stabilisce le relative norme di attuazione.

3. Per un periodo di ventiquattro mesi a decorrere dalla data di cui all'articolo 23, comma 1, gli invalidi del lavoro ed i soggetti di cui all'articolo 4, comma 5, che alla medesima data risultino iscritti nelle liste di cui alla legge 2 aprile 1968, n. 482, e successive modificazioni, sono avviati al lavoro dagli uffici competenti senza necessità di inserimento nella graduatoria di cui all'articolo 8, comma 2. Ai medesimi soggetti si applicano le disposizioni dell'articolo 4, comma 6.

“Tutto è bene quel che finisce quasi bene. Riportiamo di seguito i resoconti stenografici delle sedute che la Camera dei Deputati, prima in commissione Esteri e poi in Aula, ha dedicato alla ratifica del Trattato italo-libico.

Quanti vorranno impegnarsi in questa lunga lettura avranno anche molte soddisfazioni, sia per l'emendamento del Governo indotto a raccogliere la volontà espressa nei numerosi emendamenti presentati per il nostro indennizzo da tutte le forze politiche, sia perché per due intere giornate l'attenzione dei Deputati è stata dedicata in misura significativa alla rievocazione del nostro sacrificio e dei nostri dimenticati diritti.

E' importante notare che il ribaltamento della posizione del Governo e del Relatore non è casuale ma è la risposta alle nostre lettere di protesta e di spiegazione inviate sia ai Sottosegretari che ai relatori e al presidio che abbiamo fatto per sei ore sotto Montecitorio martedì 20 gennaio insieme ai Radicali.

L'emendamento 3.7000 presentato dal Governo e approvato è il seguente ed è stato inserito dopo l'articolo 3:

Art. 3-bis.

(Riconoscimento di un ulteriore indennizzo ai soggetti titolari di beni, diritti ed interessi sottoposti in Libia a misure limitative)

1. Ai cittadini italiani nonché agli enti ed alle società di nazionalità italiana già operanti in Libia, in favore dei quali la legge 6 dicembre 1971, n. 1066, ha previsto la concessione di anticipazioni in relazione a beni, diritti e interessi perduti a seguito di provvedimenti adottati dalle autorità libiche, ovvero che hanno beneficiato delle disposizioni di cui alla legge 26 gennaio 1980, n. 16, alla legge 5 aprile 1985, n. 135, nonché alla legge 29 gennaio 1994, n. 98, è corrisposto un ulteriore indennizzo, per gli anni dal 2009 al 2011, nei limiti delle risorse del fondo di cui al comma 5. 
2. Agli effetti del comma 1 sono valide le domande già presentate, se confermate, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, dagli aventi diritto. 
3. Ai fini della corresponsione dell'indennizzo di cui al comma 1, le pratiche, già respinte per carenza di documentazione, sono, su domanda, prese nuovamente in esame dalla Commissione interministeriale istituita ai sensi dell'articolo 4 della legge 6 dicembre 1971, n. 1066, al fine di acquisire ogni elemento utile per l'integrazione della documentazione mancante. 
4. Agli indennizzi corrisposti in base al presente articolo si applicano le disposizioni di cui all'articolo 11 della legge 5 aprile 1985, n. 135, e all'articolo 1, comma 4, della legge 29 gennaio 1994, n. 98. 
5. Ai fini della corresponsione dell'indennizzo di cui al comma 1 è istituito, nello stato di previsione dei Ministero dell'economia e delle finanze, un apposito fondo con una dotazione di 50 milioni di euro annui dall'anno 2009 all'anno 2011. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono stabilite la misura e le modalità di corresponsione dell'indennizzo di cui al comma 1, nel limite della dotazione del predetto fondo.; 
all'articolo 4, comma 1, dopo le parole: dal 2009 al 2028 aggiungere le seguenti: nonché agli oneri derivanti dall'attuazione dell'articolo 3- bis della presente legge, pari a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2009 al 2011 .

 

Il risultato raggiunto è notevole perché il fatto di essere stati inseriti nel Trattato è una riparazione morale di grande importanza.

Purtroppo questo però ha comportato che le Commissioni Esteri, Bilancio e Affari Costituzionali, riunite per dare il parere in pochi minuti, hanno tolto il coefficiente di maggiorazione – che per noi rappresenta la misura dell'indennizzo integrativo – e limitato necessariamente l'onere finanziario ai primi tre anni.

Il testo licenziato dalla Camera, completo naturalmente del nostro emendamento, è stato esaminato a gran velocità al Senato, prima in Commissione Esteri, lunedì 26 gennaio e poi in Aula, lunedì 3 febbraio.

Anche a Palazzo Madama numerosi sono stati gli emendamenti presentati dalle opposizioni per migliorare lo stanziamento a noi destinato. Ma come era ovvio e come noi già sapevamo nessuno degli emendamenti, sostenuti peraltro con passione dai presentatori che ringraziamo, è stato approvato.

Come tutti sanno, infatti, ciò avrebbe comportato il rinvio del testo alla Camera per la relativa approvazione.

L'attività e l'impegno del nostro ufficio continua ora con il Ministero dell'Economia e la Ragioneria dello Stato per arrivare ad un decreto di attuazione che specifichi il coefficiente e contenga l'impegno a rinnovare lo stanziamento al termine dei primi tre anni.

Agli interessati più che chiedere spiegazioni sul modo di procedere chiediamo, come sempre, di fidarsi del nostro impegno e della nostra determinazione che ci ha portato fin qui. Il primo modo per far sentire la vostra approvazione è il sostegno finanziario all'impegno dell'Associazione.

Qui di seguito riportiamo: la legge di ratifica del Trattato pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 18/2/2009 - l'articolo che ci riguarda è il numero 4 - e i vari resoconti stenografici delle sedute Parlamentari, sia in Commissione che in Aula.”

Giovanna Ortu

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Giovedì, 25 October 2007 02:00

Petizione ex art. 50 della Costituzione

Al Signor Presidente del Senato e agli Onorevoli Senatori

 

Al Signor Presidente della Camera dei Deputati e agli Onorevoli Deputati

Interpretazione autentica dell'art. 1 della legge 24 maggio 1970 n.336.

Questa Associazione, che - come è noto - tutela i diritti e gli interessi dei Profughi dalla Libia, ha deciso di utilizzare lo strumento della Petizione per chiedere al Parlamento Italiano di sanare con urgenza, anche se tardivamente, una discriminante interpretazione della legge 336/70 che ha arrecato e arreca gravi danni agli interessi dei lavoratori rimpatriati dalla Libia a seguito dell'espulsione operata da Gheddafi.

La presente petizione è volta a chiedere l'emanazione di una norma di interpretazione autentica del disposto dell'art. 1 della legge 24 maggio 1970 n. 336 (Norme a favore dei dipendenti civili dello Stato ed Enti pubblici ex combattenti ed assimilati) laddove prevede che delle agevolazioni della legge stessa possano beneficiare “i profughi per l'applicazione del trattato di pace e categorie equiparate”.

Le parole “categorie equiparate” usate dagli estensori della legge hanno dato adito nel tempo a contrastanti interpretazioni nell'ambito delle pubbliche amministrazioni interessate, le quali, dapprima, hanno concesso i benefici di carriera, di retribuzione e di pensione ai profughi della Libia, rimpatriati dopo il colpo di stato di Gheddafi nel settembre del 1969, considerandoli, correttamente, equiparati, a tutti gli effetti, ai profughi per l'applicazione del trattato di pace, in base al disposto dellart. 1, punto 4 della legge 26 dicembre 1981 n. 763, ed ora, invece, li negano prendendo a pretesto una superata giurisprudenza della Corte di Cassazione, peraltro contraddetta da contrarie decisioni della Corte dei Conti, in qualità di Giudice Unico delle pensioni.

Il nuovo atteggiamento delle pubbliche amministrazioni è illegittimo e del tutto discriminatorio nei confronti dei suddetti profughi ed è tanto più grave allorché agli stessi viene chiesto il rimborso, per importi considerevoli, delle somme erogate negli anni a fronte dei benefici concessi, somme che non tutti sono in grado di restituire. Inoltre, anche gli Enti previdenziali, tra cui l'INPS, revocano o non concedono la maggiorazione della pensione di originarie lit. 30.000, prevista dall'art. 6 della legge 15 aprile 1985 n. 140 per i soggetti appartenenti alle categorie di cui dalla legge n. 336/70, basandosi sulla cennata giurisprudenza della Cassazione, secondo la quale hanno diritto ai benefici della legge n. 336/70 soltanto quei profughi che sono rimasti coinvolti in modo immediato e diretto negli effetti del trattato di pace, nonché quelli che ad essi, con apposite leggi, hanno ottenuto una specifica parificazione(Cass. Sez. Lavoro n:1321 del 15.02.85 e n. 3749 dell'11.04098).

I Giudici della Cassazione hanno, però, interpretato in senso restrittivo la portata del tutto innovativa della Normativa Organica per i profughi di cui alla legge 763/81, il cui art. 1, punto 4, prevede che i profughi da territori esteri in seguito a situazioni di carattere generale che hanno determinato lo stato di necessità al rimpatrio sono equiparati, a tutti gli effetti di legge, ai profughi di cui ai precedenti punti 1,2,3 dello stesso articolo. La Cassazione non ha inoltre considerato il disposto del successivo art. 2, lett. C,4° cpv. , il quale stabilisce che: “Sono considerati profughi, ai sensi del n. 4) dell'articolo precedente i cittadini italiani che siano rimpatriati dai Paesi esteri, o, trovandosi in Italia non possano farvi ritorno a causa di situazioni di carattere eccezionale ivi determinatesi e riconosciute con formale provvedimento dichiarativo dello stato di necessità al rimpatrio.”

Questo è proprio il caso dei cittadini italiani residenti in Libia ed espulsi da quel Paese, previa confisca di tutti i loro beni, nel 1970 a seguito del colpo di stato di Gheddafi del settembre 1969. Pertanto il certificato di profugo della Libia, rilasciato dalle competenti autorità italiane ai sensi della legge n. 763/81, attribuisce loro il diritto di beneficiare di tutte le agevolazioni di stipendio, di carriera e di pensione previste dalla legge 336/70, od, eventualmente, della maggiorazione di pensione prevista dall'art. 6 della legge n. 140/1985.

Il denunciato comportamento delle pubbliche amministrazioni (ministeri, Enti pubblici, INPS) ha determinato un cospicuo contenzioso tra i profughi oggetto dell'azione discriminatoria e le pubbliche amministrazioni stesse, che finora ha avuto esiti contrastanti. Infatti, la Corte dei Conti, sia in sede di controllo che giurisdizionale, ha più volte dichiarato che l'inciso “categorie equiparate” ai profughi per il trattato di pace, contenuto nell'art. 1 della legge 336/70, implica non tanto il riferimento alle situazioni espressamente contemplate nel trattato di pace, ma piuttosto alle equiparazioni che a tale situazione sono state fatte dalla legislazione successiva ed in particolare dalla legge n. 763/81 (delibera delle Sezioni Controllo della Corte dei Conti assunta nell'adunanza del 15.07.1983 e, da ultimo, sentenza 3 marzo 2006, n. 818 della Corte dei Conti – Sez. Giurisdizionale per la Regione Lazio). La Magistratura ordinaria, invece, competente per le cause riguardanti il rapporto di lavoro, si è attenuta ai precedenti della Cassazione in materia.

Risulta, in ogni caso, evidente che l'attuale linea di condotta adottata dalle pubbliche amministrazioni interessate assume carattere discriminatorio in quanto si traduce in una disparità di trattamento di soggetti che sono rientrati in Italia prima del colpo di stato in Libia del 1° settembre 1969 e soggetti che sono rientrati dopo e, quindi, tra profughi in uguali condizioni, in quanto titolari dell'attestato di profugo rilasciato a norma della legge n. 763/1981, così violando l'art. 3 della Costituzione, in particolare, il principio di uguaglianza in senso formale sancito dal primo comma.

Premesso quanto sopra, per superare la descritta incresciosa situazione in cui versano i profughi ingiustamente discriminati, si propone al Parlamento della Repubblica l'adozione di un provvedimento legislativo formulato come segue:

“il riferimento contenuto nell'art. 1 della legge 24 maggio 1970, n. 336 alle “categorie equiparate” ai profughi per l'applicazione del trattato di pace si interpreta nel senso che in dette categorie vanno inclusi, ai fini dei benefici di legge, tutti i profughi in possesso dell'attestato di profugo rilasciato dalle competenti autorità italiane ai sensi della legge 26 dicembre 1981 n. 763, compresi i cittadini italiani rimpatriati dalla Libia successivamente al 1° settembre 1969”.

Si porgono rispettosi saluti.

                                                                                            Il Presidente

                                                                                           Giovanna Ortu

25/10/2007

Mercoledì, 25 June 2014 02:00

Promemoria Leggi nn.336/70 e 140/85

Oggetto: discriminazione dei profughi dalla Libia, espulsi da Gheddafi nel 1970 e privati di tutti i loro beni nell’applicazione delle seguenti leggi:

Legge 24 maggio 1970, n. 336 (artt. 1 e 2), norme a favore dei dipendenti civili dello Stato ed Enti pubblici ex combattenti ed assimilati.

Legge 15 aprile 1985 n. 140 (art. 6), miglioramento e perequazione di trattamenti pensionistici ed aumento della pensione sociale.

A – Legge n. 336/70.

1 - Premesse

Attualmente alcune Pubbliche Amministrazioni, probabilmente influenzate dalla sfavorevole congiuntura finanziaria, non esitano ad attribuire valenza di legge ad alcune datate sentenze della Corte di Cassazione, a Sezioni semplici, che hanno fornito una interpretazione restrittiva del disposto dell’art. 1 della legge 336/70 con riguardo ai profughi aventi diritto ai benefici di legge, per negare o revocare le agevolazioni di carriera e pensionistiche ai dipendenti pubblici profughi dalla Libia, a seguito della nota espulsione ad opera del Governo di quel Paese. Tale atteggiamento della pubblica amministrazione, in aperto contrasto con la vigente legislazione e contrario alla prassi in precedenza seguita, sta comportando, oltre alla negazione dei benefici di legge, anche il formale inoltro di richieste di rimborso a titolo di indebito di somme,spesso ingenti, corrisposte negli anni ai predetti pubblici dipendenti a fronte dei diritti dagli stessi acquisiti come profughi, dando luogo ad un notevole conseguente contenzioso.

2 – Genesi della questione

Per rendersi conto dell’infondatezza del comportamento della Pubblica Amministrazione occorre fare riferimento agli articoli 1 e 2 della legge 336/70, che, ai fini del godimento dei previsti benefici, assimilano agli ex combattenti anche i “profughi per l’applicazione del Trattato di Pace e categorie equiparate” La legge riconosce a tutti i profughi ed alle categorie equiparate, per una sola volta nella carriera di appartenenza, la valutazione di due anni ai fini dell’attribuzione degli aumenti periodici e del conferimento della successiva classe di stipendio, paga o retribuzione, nonché 3 aumenti periodici di stipendio, paga o retribuzione all’atto della cessazione del servizio per qualsiasi causa, ai soli fini della liquidazione della pensione e delle indennità di buonuscita e di previdenza. I suddetti benefici, riconosciuti a tutti i profughi dipendenti dalla Pubblica Amministrazione e successivamente contrattualizzati nei contratti collettivi nazionali di lavoro dei pubblici dipendenti, vengono ora, come sopra enunciato, inopinatamente negati dalla Pubblica Amministrazione soltanto ai profughi della Libia rimpatriati a seguito dei noti eventi del 1970.

3 – Le motivazioni della Pubblica Amministrazione

La Pubblica amministrazione, rispolverando le motivazioni di una datata Giurisprudenza della Corte di Cassazione a Sezioni semplici ( Cass. Civ. Sez. Lav. 23 luglio 1982 n. 4304; Cass. Sez. Lav. 17.04.1984 n.2495; Cass. Sez. Lav. 5.02.1985 n. 1321; Cass. Sez. Civ. Lav. 11.04.1998 n. 3749), sostiene che i benefici della legge 336/70 sarebbero attribuibili solo ai profughi per l’applicazione del Trattato di Pace e categorie equiparate, dovendosi, però, intendere equiparati a questi soltanto quei profughi che siano stati coinvolti in modo immediato e diretto dagli effetti del trattato di Pace e non già coloro che risultano rimpatriati dalla Libia dopo l’agosto del 1969 per eventi non collegati direttamente alla guerra o al Trattato di Pace. Pertanto, chiunque abbia conseguito lo status di profugo per cause diverse da quelle menzionate, non avrebbe diritto di fruire dei benefici della legge 336/70 in materia di pubblico impiego, ma soltanto di quelli accordati dalla legislazione speciale dei profughi, come ad esempio la legge n. 137 del 1952 che nulla prevede in merito.

4 – Le motivazioni a difesa dei profughi discriminati

4/1 - La presa di posizione dell’amministrazione Pubblica non tiene in alcun conto che il letterale disposto della legge 336/70 non opera alcuna discriminazione tra categorie di profughi, anzi le unifica in un’unica grande categoria, composta da tutte le categorie attualmente esistenti e, cioè, quella dei profughi per l’applicazione del Trattato di Pace e quella delle categorie equiparate ai primi a norma di legge. Ed, in effetti, sia la Pubblica Amministrazione che la Giurisprudenza della Corte di Cassazione sopra menzionata omettono di considerare che la legge 26 dicembre 1981 n. 763 (normativa organica per i profughi) detta precise norme per la identificazione dello status di profugo e, al punto 4 dell’art.1, equipara “a tutti gli effetti” di legge i profughi da territori esteri in seguito a situazioni di carattere generale che hanno determinato lo stato di necessità al rimpatrio” ai profughi di cui ai precedenti punti 1, 2 e 3 dello stesso articolo e, cioè, ai profughi dalla Libia, Eritrea e Somalia; ai profughi dai territori sui quali è cessata la sovranità dello Stato Italiano; ai profughi dai territori esteri in seguito agli eventi bellici. Non si vede, quindi, su quale fondamento giuridico possa basarsi la discriminazione attuata nei confronti dei soli profughi dalla Libia a seguito della loro espulsione dal Paese nel 1970, che hanno ottenuto il formale riconoscimento della qualifica di profugo ai senti dell’art. 4 della citata legge 763/81. E’ appunto detta qualifica, ottenuta secondo i crismi di legge, che ha legittimato e legittima di per sé i profughi in discorso a godere dei benefici della legge 336/70. Né può sostenersi,come affermato dalla Pubblica Amministrazione, che i benefici della legge 336/70 non possono aggiungersi alle altre agevolazioni previste specificamente per i profughi dalla Normativa Organica che li riguarda. Non si spiegherebbe, infatti, perché il legislatore, già esistendo all’epoca, una legge organica in materia (legge n. 137/52) abbia ammesso con la legge n.336/70 i profughi per Trattato di Pace e “categorie equiparate” a godere dei benefici della legge stessa. Seguendo un tale ragionamento si potrebbe arrivare all’assurdo di negare i benefici a tutti indistintamente i profughi, compresi quelli a seguito dell’applicazione del Trattato di Pace. Assodato, quindi, che la legge 336/70 riguarda tutti profughi pubblici dipendenti in possesso di tale qualifica, la discriminazione che si va attuando nei soli confronti dei profughi dalla Libia forzatamente rimpatriati nel 1970, è assolutamente ingiustificata, contra legem, e viola palesemente l’art. 3 della Costituzione repubblicana che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.

4/2 – A sostegno della illegittimità della discriminazione in esame soccorrono anche un autorevolissimo pronunciato, nell’adunanza del 5.7.1983, delle Sezioni controllo della Corte dei Conti ed alcune recenti decisioni delle Sezioni giurisdizionali regionali della Corte medesima che hanno condiviso le motivazioni delle Sezioni Controllo. Come è noto, la Corte dei Conti è competente ad esprimersi sulla questione, in quanto in caso di trattamento pensionistico già conseguito e di richiesta dei benefici pensionistici previsti dalla legge 336/790, la giurisdizione esclusiva è della Corte dei Conti, mentre la Corte di Cassazione è competente per controversie sorte in costanza di rapporto di lavoro con la Pubblica Amministrazione. Orbene la Corte dei Conti ha ritenuto che nella categoria dei beneficiari della legge 336/70 dovessero rientrare anche le “ categorie di connazionali rimpatriati successivamente agli eventi di guerra per cause connesse ad eventi politici verificatesi nei paesi di provenienza”. La Corte dei Conti ha posto in rilievo che:” Un indirizzo interpretativo della giurisprudenza civile ritiene che ai fini dell’attribuzione dei benefici combattentistici di cui all’art. 1 della legge 336/70 la categoria degli “equiparati” debba riferirsi non indistintamente a tutti i profughi ma solo a quelli equiparati con apposita legge rimasti coinvolti in maniera immediata e diretta dagli effetti del Trattato di Pace………La Sezione non ritiene di condividere tale assunto interpretativo in quanto è da considerare limitativo e contrastante con la esegesi della vigente normativa di riordinamento per i profughi dettata dalla legge n. 763/81………Il negare, invece, tali benefici alla ripetuta categoria di profughi (i c.d. rimpatriati per cause connesse ad eventi politici verificatisi nei paesi di provenienza) significherebbe non dare alcun significato o dare un mero carattere pleonastico, rispetto al precedente inciso, alla locuzione “equiparate” contenuta nell’art. 1 della citata legge 336/70, quando invece con detto disposto si intendeva rinviare per, l’identificazione della categoria equiparanda, alla normazione esistente o successiva che siffatta equiparazione espressamente prevedesse. Il che puntualmente si è previsto con la locuzione “ a tutti gli effetti” che leggesi al n. 4 dell’art. 1 della recente normativa organica per i profughi (legge 763/81)”. Le motivazioni della Corte dei Conti sono state fatte proprie anche dal Ministero della Difesa con circolari prot. 38025 del 16.01.1990; n. 34000/A/4 del 29.09.1995 e dalla Ragioneria Generale dello Stato IGOP, con nota 165646 del 26.09.1994.

4/3 – Considerate le conclusioni della Corte dei Conti, si deve quindi ribadire, come in precedenza osservato, che “l’interpretazione restrittiva” ed assolutamente incoerente data dalla Pubblica Amministrazione crea una grave ed illegittima disparità di trattamento tra soggetti in eguale identica condizione in quanto in possesso della qualifica di profugo, qualifica che ha valenza unitaria a tutti gli effetti di legge per tutte le categorie, nascente di per sé dal formale riconoscimento dello status di profugo ai sensi dell’art. 4 della legge 763/81.

4/4 – Ma v’è di più da considerare in merito alla denunciata discriminazione. Infatti, l’interpretazione dell’Amministrazione Pubblica pecca di illogicità nei confronti dei profughi rimpatriati dalla Libia dopo il 1969 che furono letteralmente “cacciati” dopo il noto colpo di Stato con la confisca di tutti i loro beni, rispetto a quelli che sono rimpatriati a seguito del Trattato di Pace, per i quali il rimpatrio , cessati gli eventi bellici, poteva anche dipendere da una loro personale scelta e non da una forzata espulsione. Un tale stato di cose ha generato e continua e generare, persistendo l’atteggiamento della Amministrazione, un cospicuo contenzioso, dato che, come ha osservato la difesa dei profughi discriminati nei suoi ricorsi dinanzi alle Sezioni regionali giurisdizionali della Corte dei Conti: “nella fattispecie, a ben guardare, neanche si può correttamente parlare di “interpretazione restrittiva” ma di vera ingerenza dell’Amministrazione nei poteri degli organi legislativi con conseguente incompetenza e straripamento di potere in senso stretto. “Infatti, non si può forzare a tal punto una legge volendo non farvi comprendere (come ben detto dalla Corte dei Conti) un qualcosa che assolutamente e positivamente vi è contemplato , facendo passare il tutto come una sorta di “interpretazione restrittiva”. Ciò che infatti oggi i profughi interessati reclamano, non è tanto un’interpretazione analogica e/o favorevole della legge 336/70, ma la vera e propria applicazione – stretta e pedissequa – della stessa legge e delle leggi successive a favore dei profughi, come la legge 763/81, le quali hanno effettuato una equiparazione degli stessi allo status giuridico degli “ex combattenti ed assimilati” con riconoscimento della spettanza dei benefici de quo di certo non negabili né interpretabili ex post, a distanza di circa 36 anni”.

B – Legge 15 aprile 1985 n. 140 (miglioramento e perequazione di Trattamento Pensionistico ed aumento della pensione sociale).

Purtroppo la cennata “interpretazione restrittiva”, da notizie pervenuteci, è stata anche adottata dall’INPS che si accingerebbe a revocare a distanza di anni, ai soli profughi dalla Libia espulsi nel 1970, la maggiorazione del trattamento pensionistico di originarie Lit. 30.000 prevista dall’art. 6 della legge 140/85 per i soggetti appartenenti alle categorie indicate dalla legge 336/70, anche non pubblici dipendenti, obbligatoriamente assicurati agli Enti previdenziali. Il comma 4 dell’art 6 della legge n.140/85 estende infatti il beneficio in esame anche ai privati dipendenti, ai lavoratori autonomi o esercenti libere professioni che siano titolari di trattamenti di pensione derivanti da iscrizioni assicurative obbligatorie. Anche contro tale assurda discriminazione valgono tutte le considerazioni sopra esposte per i benefici della legge 336/70. Si chiede pertanto un intervento del Governo teso a far cessare, con specifiche circolari o direttive,la denunciata discriminazione, e/o introducendo nel nostro ordinamento una norma interpretativa dell’art. 1 della legge 336/70 correlata alla legge 763/81 (normativa organica per i profughi) che ponga fine alla lamentata discriminazione ed al contenzioso giuridico in essere con la Pubblica Amministrazione.

Il Responsabile Dell’Ufficio Legale

Avv. Italo Casaccio

Sabato, 18 September 2004 02:00

Fini ha indicato la strada

Comunicato del 18 settembre 2004

 

Giovanna Ortu, Presidente dell'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia, ha dichiarato: “ Finalmente con le parole di Gianfranco Fini l'Italia assume una posizione chiara con Tripoli. Finalmente gli italiani espulsi da Gheddafi dopo aver subito la confisca dei beni si sentono efficacemente rappresentati da questo Governo. La nostra collettività è l'unica finora che con il suo sacrificio ha pagato il prezzo del contenzioso storico italo-libico. La fermezza di Fini è la sola strada per superare le antiche discordie e giungere ad un rapporto di reciproco rispetto e di vera amicizia tra i due Paesi.

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