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Venerdì, 01 March 2013 01:00

N° 2-2013

 

SOMMARIO DEL N° 2-2013

EDITORIALE

La Libia verso quali orizzonti?

di Matilde Cencelli De Luca  

Convocazione dell' Assemblea Generale 2013

ATTUALITA’

Ricordi d'Africa 4

Schede prenotazione Convegno AIRL 2013

Giulio Andreotti addio di Giovanna Ortu

Mahdi el Senussi, morto a Bengasi

Incontri dell' Airl e non di Giovanna Ortu

Sempre uniti di Francesco Prestopino

Insieme a primavera di Amilcare Angelucci

 Tra Happy Hour e New Entry di Franco Macauda

I ragazzi della Dahra di Duilio Disco

IL PERSONAGGIO

Una simbiosi tutta particolare di Daniele Lombardi

CULTURA

I pescatori berberi di Farwa di Umberto Paradisi

"Mediterranea" di Ileana Christoudis

AMARCORD

Le vacanze nel Gebel di Valerio Cappello

Per dormire meglio di Toni Tinti

La sabbia del deserto di Mario Lorenzini

Nostalgia della mia terra

 

 


 La Libia verso quali orizzonti?

Nulla ricompenserà la nostra fatica se non la vostra presenza, e numerosa, al Convegno AIRL 2013 che si terrà il 6 ottobre a Roma.

La sede sarà anche quest’anno la prestigiosa Aula Magna della splendida Pontificia Università Urbaniana.

Vogliamo spiegare il titolo del nostro Convegno che in un primo momento avrebbe dovuto essere: “La Libia verso nuovo orizzonti”, come segno di speranza, convinti che la filosofia “think positive” sia spesso premiante e che i tre mesi che ci separavano dal Convegno avrebbero potuto servire… a confermare il nostro ottimismo.

Purtroppo al momento in cui questo giornale va in stampa sembra proprio non essere così e quindi l’incertezza è doverosa come il cambio del titolo conferma.

La bomba sotto l’auto della nostra Ambasciata che non ha fatto vittime solo per la prontezza del carabiniere autista, dopo l’attentato senza conseguenze al Console di Bengasi Guido De Sanctis nel gennaio scorso, dà al presente tutta l’atmosfera della più oscura incognita.

Comunque la nostra intenzione, nel lanciare l’assemblea AIRL domenica 6 ottobre, è di riuscire a intravedere una speranza anche attraverso la nuvola impalpabile di “sabbia” che certamente tre mesi non basteranno a dissolvere.

Il nostro amato Paese, dopo il sacrificio di tanti giovani morti nella primavera araba, non ha trovato la giusta “sciara” per una meritata pace al termine di tanti anni di tirannia e di sangue.

Il dopo Gheddafi, salutato con tanta speranza ci ha deluso non poco. In Libia ancora non c’è un governo che si possa chiamare tale e che possa garantire un minimo di ordine e sicurezza alla popolazione.

In questa situazione passa in secondo piano il successo ottenuto dall’AIRL in loco con la sistemazione di Hammangi, affrontata per la seconda volta, e alcuni fondati timori sulle misure di sicurezza attualmente in essere ha protezione di quel luogo.

Sul piano interno, dopo la nascita del nuovo Governo abbiamo preso contatto con la Presidenza del Consiglio e i nuovi Ministri degli Esteri e dell’Economia per ricordare loro le nostre problematiche. Abbiamo visto con favore l’avvicendamento dei vertici burocratici del Ministero dell’Economia che dovrebbe facilitare, rispetto al passato, il dialogo per avere notizie certe ed attendibili sui tempi della seconda tornata di pagamenti prevista dalla legge 7/09 art. 4 e rimandata di settimana in settimana.

Comunque, intendiamo rassicurare tutti che il nostro ufficio continuerà ad assistere ed aiutare gli associati in ogni richiesta o problema per ottenere al più presto il giusto riconoscimento dopo decenni di attesa.

Infine, da queste colonne rivolgiamo un caldo augurio al nuovo Ministro della Giustizia, la “nostra” Anna Maria Cancellieri, con la speranza che riesca a venire al convegno dell’Associazione per portare il suo saluto.

Tornando all’organizzazione dell’incontro, segnaliamo che, per essere sempre vicini alle esigenze dei soci, con l’aiuto del nostro Consigliere John Abela, abbiamo prenotato delle stanze, a prezzi concordati e di favore, così come la volta precedente, presso la foresteria del complesso dell’Università Urbaniana, con la possibilità di estendere o prolungare il soggiorno romano di quanti vorranno approfittare di questa bella e confortevole opportunità.

Se sceglierete questa opzione vi raccomandiamo di aderire al più presto perché la nostra prenotazione scade il prossimo 15 luglio.

Per partecipare al Convegno AIRL 2013 e prenotare il pranzo vi rimandiamo alle pagine successive ove è pubblicata la scheda di adesione con le modalità cui attenersi restando a vostra disposizione per ogni ulteriore informazione.

Contiamo sulla vostra preziosa partecipazione, certi che non vorrete mancare a questo importante appuntamento: al di là della piacevole ed emozionante occasione di stare come sempre insieme e tenere vivi interessi e ricordi che ci legano, l’incontro - al momento in cui scrivo - ha tutte le inquietudini di una storia di cui non si conosce ancora il finale, che ci auguriamo possa essere di qui a tre mesi talmente positivo da doverlo festeggiare tutti insieme.

Matilde Cencelli De Luca


Giulio Andreotti addio

La scomparsa del Presidente Giulio Andreotti, malato da qualche anno, ha occupato per giorni i media di tutto il mondo con la pubblicazione di interviste e autorevoli commenti di ogni tipo e la riproposizione di vecchi documenti e discorsi.

Noi vogliamo ricordarlo per il particolare rapporto che ha avuto con l’Associazione e personalmente con molti di noi, a partire da me.

Quando ho iniziato ad occuparmi dei nostri problemi, alcuni anni dopo il rimpatrio, nel lontano 1977, mi sono trovata di fronte ad un muro nel dialogo con le nostre istituzioni e gran parte di questo muro era stato costruito, non so quanto consapevolmente, proprio da Giulio Andreotti.

Documenti resi pubblici decenni dopo avrebbero dimostrato che due scelte del Governo Italiano avevano segnato il nostro destino: quella di affidare all’Egitto la protezione della collettività italiana di Libia e quella di privilegiare, nei rapporti bilaterali, gli interessi dell’Eni e della Fiat anziché quelli, forse di maggior consistenza economica ma di minor valenza strategica, dei cittadini italiani residenti nel Paese.

Da qui tutta la cautela dei nostri governanti a dare spazio alle nostre rivendicazioni per non turbare i rapporti sempre più intensi e fecondi con Gheddafi.

In questo quadro, dopo varie richieste di colloquio con diversi Presidenti del Consiglio e Ministri degli Esteri inoltrate dalle associazioni dei rimpatriati, che allora ahimè erano addirittura una decina, il primo atto dell’AIRL nei confronti del Presidente del Consiglio Andreotti in visita a Tripoli, fu l’affissione di un manifesto lungo il percorso verso l’aeroporto di Ciampino per accompagnarlo con un significativo “buon viaggio”!

Il testo di quell’appello uscito dalla penna felice di Mario Alberto Fazio, ebbe eco sulla stampa e determinò un’inversione di tendenza nell’attenzione delle Istituzioni in generale e di Andreotti in particolare nei nostri confronti.

Giovanna Ortu

 

Domenica, 01 September 2013 02:00

N° 3-2013

SOMMARIO DEL N° 3-2013

EDITORIALE

La Libia, la Storia e Noi pag. 2

di Daniele Lombardi

ATTUALITÀ

Un caldo invito pag. 3

Programma della manifestazione pag. 4

Scheda di adesione pag. 5

La memoria dei protagonisti pag. 7 di Stefano Trinchese

Ricordi d’Africa pag. 8 di Giovanni Maria Loriga

Fratel Amedeo “angelo della concordia” pag. 9

Una serata indimenticabile pag. 10 di Elena Tascone

Sul Tevere il the del deserto pag. 11 di Barbara Spadaro

 

AMARCORD

Una storia dimenticata pag. 19 di Valerio Cappello

Il cadetto di Tripoli pag. 23 di Mario Lorenzini

CULTURA

 Una spedizione anomala pag. 12 di Gianfranco Catania

LUCI DELLA RIBALTA

Una contrada in festa pag. 24 di Aurelio Iezzi

Un meritato riconoscimento pag. 25 di Ileana Christoudis

RUBRICHE

Cous cous cafè pag. 26

Voi per l’AIRL pag. 28

Lettere al giornale pag. 29

Letti per voi pag. 30

In memoria pag. 31

La vetrina pag. 32

 


 

La Libia, la Storia e Noi. Orizzonti lontani per la primavera araba

Quando abbiamo pensato al titolo del nostro Convegno, che si svolge a Roma domenica 6 ottobre presso la Pontificia Università Urbaniana, siamo stati i più ottimisti tra i pessimisti.

La nostra scelta era caduta su “La Libia verso quali orizzonti?”, per sottolineare l’incertezza di una situazione politica e sociale, complicata dal persistere delle violenze a distanza di due anni dalla morte di Gheddafi, ma che sembrava recare in sé il germe di una nascente democrazia o quantomeno di un superamento del vuoto di potere che portasse finalmente stabilità e pace al bistrattato popolo libico.

Purtroppo, come la cronaca quotidianamente ci ricorda, le cose non sono andate nel modo in cui noi avevamo sperato né è possibile ad oggi ipotizzare la fine dei disordini in Libia. Quegli “orizzonti” da noi auspicati sembrano essere stati spazzati via da una tempesta che non accenna a placarsi.

E allora, ci chiediamo, come descrivere questa fase triste e confusa della Libia? Quando presente e futuro sono incerti, la certezza può venire solo dal passato! Per questo focalizziamo il nostro incontro sulla storia della Libia e sul suo profondo legame con gli italiani che lì hanno vissuto per decenni.

“La Libia, la Storia e noi” è, dunque, il nuovo titolo del Convegno, destinato ad approfondire questo difficile momento, insieme al Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara che, su input del suo Direttore, Professor Stefano Trinchese (vedi articolo a pagina 7), si concentra già da un paio di anni in una meritoria opera di analisi della presenza italiana in Libia, senza dare esclusivo rilievo alla bibliografia finora edita spesso non troppo scevra da giudizi di merito.

Al momento di andare in stampa è confermata la partecipazione di Seddig Erghig Presidente dell’Ente Città Storiche della Libia e di due autorevoli rappresentanti dello stesso ente e noi ne siamo felici anche perché queste presenze sono possibili grazie alla sinergia fra noi e gli Exlali.

Nella sua storia la Libia ha già avuto una volta l’occasione di essere organizzata dall’esterno (tra il ‘43 ed il ‘51), quando la formula del protettorato per le ex-colonie poteva avere un senso.

Ma quella è un’epoca passata: Gheddafi, tra le tante sofferenze che ha inflitto al suo popolo, ha però infuso loro uno spirito nazionale, anche se distorto, esagerato e basato su falsi miti. E questo non si può scardinare con la rivoluzione: il mondo esterno può dare una mano alla Libia, ma solo se richiesta.

Purtroppo però, come spiega Pierluigi Battista sul Corriere della Sera nel suo fondo “Ipocrisia democratica”, l’occidente ha perso la bussola dei valori democratici e non è in grado di dare il suo contributo alla rinascita dei Paesi rimasti orfani delle illusorie speranze della «primavera araba». “Altro che primavera” scrive Battista. Non credevamo possibile “sperare un giorno nella riuscita di un golpe, non indignarsi per la repressione militare, vedere nei soldati che sparano sulla folla, lasciando sul terreno centinaia di vittime, nientemeno che il «male minore».” E invece oggi molti occidentali auspicano che sia la forza dei cingolati “a tenere a bada le spinte estremiste e fanatiche del fondamentalismo islamista”, quasi rimpiangendo gli “aguzzini spietati di Gheddafi, un dittatore pagliaccio alla Ubu Roi che però, una volta dismessi gli abiti del pericoloso terrorista internazionale

con le mani insanguinate dall’eccidio di Lockerbie, era diventato un gendarme dell’ordine mondiale” e al quale era stata affidata nientemeno che la direzione della “commissione per la difesa dei diritti umani dell’Onu”, a uno “che i diritti umani li faceva a pezzettini”.

In assenza di un sistema giudiziario che metta a posto le responsabilità, i libici si stanno facendo giustizia da soli. Certo, nel mirino finiscono persone di ogni specie, ma la borghesia di laggiù non pare sentirsi minacciata dalle violenze. Quanto agli scontri tribali, anche essi sono parte di un processo che, secondo i libici, porterà ad aggiustamenti ed accordi. Del resto nessuno sta seriamente provando a prendere il potere al posto di coloro che sono stati eletti, il che significa che anche un eventuale “uomo forte” sta aspettando che l’ondata finisca anzi, ritiene che essa finirà certamente.

In questo quadro, complesso e angoscioso, ancora una volta i rimpatriati possono fare la loro parte: d’altronde sono stati (gli ultimi) testimoni di una Libia prospera e solidale, nella quale le differenze culturali e religiose erano al minimo storico e alla quale forse è bene guardare per cercare di ritrovare quello spirito di fratellanza all’interno del popolo libico e della Libia verso il mondo (e l’Italia in particolare) che deve costituire la base per un futuro nel quale gli “orizzonti” siano nuovamente riconoscibili.

Daniele Lombardi

 


La memoria dei protagonisti

La riflessione sulla storia della Libia, avviata da alcuni anni presso il Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara, ha lo scopo di ricomporre i molti modi in cui la Libia italiana è stata vissuta e percepita dai cittadini italiani, dalla conquista italiana all’indipendenza e poi fino al 1970. Il presente progetto di ricerca scaturisce da una serie di riflessioni emerse nel convegno di studi tenutosi presso l’Università degli Studi G. D’Annunzio nel marzo 2012, dal titolo La Libia nella storia d’Italia, al quale hanno partecipato, alla presenza di rappresentanti dell’Airl, i maggiori esponenti della storiografia sia italiana sia libica (Federico Cresti, Nicola La Banca, Gian Paolo Ferraioli, Mohammed Jerary, Salaheddin Hasan Sury): tale occasione di confronto è stata preceduta, nel 2008, da un seminario di due giorni tra specialisti italiani e stranieri, intitolato La Libia tra passato e presente, che ha visto la partecipazione di storici italiani e libici a Chieti, ed è stata recentemente seguita da un workshop per soli specialisti tenutosi a Ortona a Mare nello scorso giugno 2013, sul tema La Libia nella storiografia italiana, dedicato all’individuazione e sensibilizzazione di una decina di giovani ricercatori sull’argomento in oggetto.

Le specificità del colonialismo italiano – e in particolare il modo in cui è stato ricordato, a volte parziale se non distorto - sono oggetto del problema metodico sul quale il nostro lavoro di ricerca tenta di interrogarsi. La storiografia italiana e straniera si è concentrata nel porre attenzione alle vicende politico-diplomatiche e militari invece che alla rispettosa ricostruzione della preziosa e come sempre ineguagliabile memoria dei protagonisti. La costruzione dell’identità italiana, prima e soprattutto nel dopoguerra, non ha probabilmente consentito uno studio approfondito, sotto questo aspetto, del periodo coloniale italiano. I meccanismi dell’oblio sono stati determinati da una ingombrante esigenza di tutela nei confronti di errori e misfatti, anche nel tentativo malriuscito e maldestro di sanare una forte contrapposizione tra fascismo e antifascismo nel dopoguerra.

Questa sorta di indotta amnesia collettiva, però, che come tale ha omesso anche tutto il molto di buono da essi compiuto, non ha più motivo di esistere. Seguendo una linea interpretativa che ha affrontato per le altre ex colonie italiane il tema della ricostruzione della memoria attraverso l’utilizzo delle fonti orali, vorremmo porre al centro dell’attenzione innanzitutto, e prima che sia troppo tardi, il ruolo dei rimpatriati. Per quanto riguarda il caso specifico della Libia, il rientro in patria dei coloni durante il conflitto mondiale e il loro ritorno a seguito della politica di re Idriss, hanno contribuito a riproporre un legame tra gli ex coloni e la terra che li ha ospitati. La ignominiosa cacciata ad opera di Gheddafi ha infine imposto all’opinione pubblica italiana, anche se senza echi visibili nei media ufficiali e nella storiografia, una realtà troppo a lungo taciuta e dimenticata, avviando una serie di studi, non sempre attenti a questa ormai lunga storia di omissioni e di riserbi forzati.

L’intento che ci proponiamo con il nostro progetto di ricerca non è quello, però, di ricostruire le vicende politico istituzionali, ma di dar voce a coloro che hanno vissuto in prima persona l’esperienza della colonia e poi hanno deciso di restare a vivere in un luogo percepito quasi come una seconda patria.

Non manifestiamo dunque la volontà di riscrivere quella controversa storia, ma di scriverne una diversa, come elaborata dai cittadini italiani, nella memoria da essi vissuta a distanza dai grandi avvenimenti della politica. Il metodo utilizzato, dunque, non sarà solo la ricostruzione storica tout-court, ma ci si avvarrà di più approcci, da quello antropologico a quello sociologico, politico e culturale. Una riconsiderazione della memoria come approccio metodico dunque, che ponga al centro dell’attenzione il ricordo, il messaggio autobiografico e personale, dando così voce alle persone comuni, che diventano, in questo modo, i protagonisti della narrazione storica.

Cercheremo insomma di studiare i grandi mutamenti occorsi in Libia, che si riflettono anche nella dimensione umana, ma che vengono filtrati attraverso gli occhi dei protagonisti. Questa memoria è naturalmente più flessibile e può riportare alla luce perfino delle contrapposizioni latenti, non codificate dalla storia ufficiale, tra i cittadini residenti in Libia e lo Stato italiano.

Alla luce di ciò è centrale nella nostra ricerca il ruolo dei rimpatriati e quello altamente apprezzabile dell’Associazione che li rappresenta, con la quale si intende condividere la messa in opera di un corposo progetto di ricerca, che confluisca in un importante convegno di studi internazionale, con la finalità della rappresentazione di una vicenda che – ci sembra – non abbia ancora trovato la giusta collocazione nella nostra storia nazionale.

Stefano Trinchese

 

Domenica, 01 December 2013 01:00

N° 4-2013

SOMMARIO DEL N° 4-2013

EDITORIALE

Importante riscontro al nostro impegno

di Matilde Cencelli De Luca

ATTUALITÀ

Cari amici, grazie…

di Giovanna Ortu

… e grazie ancora

di Hasan Gritli

Un legame naturale

di Daniele Lombardi

Il questionario come e perché

di Paola Pizzo

Omaggio a Raffaello

di Milena Pavani

Gli immigrati e noi

di Antonio Stefanile

Messe in suffragio

di Giancarlo Consolandi

 

ALBUM DI FAMIGLIA

RASSEGNA STAMPA

AMARCORD

Una storia dimenticata

di Valerio Cappello

LUCI DELLA RIBALTA

Una vita per l’arte

di Alessandra Rinaldi

RUBRICHE

Cous cous cafè

Voi per l’AIRL

In memoria


Importante riscontro al nostro impegno

Al momento in cui scrivo, lunedì 2 dicembre, sono trascorsi quasi due mesi dal nostro Convegno e dalle rassicurazioni che in quella sede sono state autorevolmente e ufficialmente fornite a tutti i presenti in merito al varo del secondo decreto attuativo della legge di indennizzo, “garantito” in tempi brevissimi.

D’altra parte da alcune settimane sapevamo che l’ufficio del Dottor Distasi aveva a tempo debito approntato il documento.

Da allora non siamo stati con le mani in mano e tutti noi dell’ufficio abbiamo impiegato il nostro tempo sia all’esterno che all’interno. All’interno per dare alle pressanti e giuste richieste di ciascuno di voi risposte sempre rassicuranti ma meno convinte via via che passavano i giorni: cominciavamo a dubitare di riuscire a portare a casa il risultato; all’esterno per sollecitare in ogni modo - attraverso i nostri autorevoli riferimenti presso il Ministero degli Esteri e il Ministero dell’Economia – la faticosa “marcia” del decreto. E spesso, dobbiamo ammetterlo, siamo stati pressanti, quasi indisponenti.

Ci auguriamo che il Ministro Michele Quaroni, Consigliere Diplomatico del Ministro Saccomanni, il Capo di Gabinetto Daniele Cabras e il suo braccio destro Alberto Tabacchi abbiano saputo comprendere e perdonare la nostra ansiosa insistenza. Così come ringraziamo il Consigliere Francesco Genuardi, del Gabinetto del Ministro Bonino che, attraverso i suoi report quasi quotidiani, fine settimana compresi, ha dimostrato di partecipare con competenza ed emotività alla nostra vicenda.

Ma il tempismo della positiva comunicazione finale è stata davvero sorprendente: venerdì 29 novembre, proprio quando stava per avere inizio la riunione del nostro Consiglio Nazionale, è arrivata sull’iPad della nostra Presidente la email liberatoria: “Il provvedimento è stato firmato e ne è stato disposto l’invio alle Camere per acquisire il parere non vincolante delle Commissioni competenti”.

Come ultimo step, il decreto sarà sottoposto all’esame della Corte dei Conti prima di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Da quel momento gli Uffici competenti potranno dare inizio alle nuove liquidazioni.

Sarà nostra cura seguire ognuno di questi passaggi con la stessa pazienza e fermezza di cui abbiamo dato prova in passato. E ve ne daremo conto, sperando tuttavia di non doverlo fare singolarmente! Tenetevi informati con l’Associazione attraverso il nostro sito.

Infine una schiarita anche per il rinnovo della Commissione Interministeriale che deve esaminare quelle pratiche per le quali è stato a suo tempo chiesto il riesame, in base al comma 3 dell’art. 4 della legge 7/09. Com’è noto, per incredibili complicazioni burocratiche la Commissione (scaduta oltre due anni fa) non era stata rinnovata. Vi informeremo sull’inizio effettivo delle riunioni del rinnovato organismo.

Matilde Cencelli De Luca

 


Cari amici, grazie…

grazie prima di tutto a quanti, e sono stati quasi trecento, hanno risposto al mio “caldo invito”. Penso che non siate tornati a casa delusi almeno a giudicare dai ringraziamenti, il più autorevole dei quali riproduciamo in calce.

Mi rendo conto anche io che qualcosa sarebbe potuto andare ancora meglio; mi è stato riferito che c’era un fruscio di ritorno sugli auricolari della traduzione e non abbiamo capito se l’inconveniente fosse dovuto all’impianto in sala o alla non funzionalità degli apparecchi.

Certamente non tutte le portate del pranzo saranno state all’altezza dei vostri gusti ma il cibo era buono, abbondante e anche servito in tempi ragionevoli.

La lotteria è stata splendidamente condotta da Antonietta Imperatore la quale ha offerto i più importanti premi in gara insieme ad altri generosi come Franco Santagati oltre a quelli messi in palio dall’Associazione.

Lo spettacolo del pomeriggio, sebbene un po’ troppo lungo, è stato di grande interesse non solo per noi ma per tutti gli invitati che hanno avuto modo di ripercorrere le vicende della nostra vita, mai abbastanza conosciute dagli altri italiani.

L’ottimo dj ingaggiato da Franco Macauda per il ballo non ha avuto la soddisfazione di vedere in pista molte coppie, ma al termine di una lunga giornata anche le musiche anni Sessanta hanno meno presa su persone non più giovanissime.

Tornando all’aspetto centrale dell’incontro, è perfettamente riuscito il connubio tra i docenti dell’Università di Chieti e gli importanti testimonials libici per la cui presenza non ringrazieremo mai abbastanza gli amici Exlali dai quali li abbiamo “ereditati”.

In tutto questo sfuma, forse, la principale ragione della nostra giornata: lo svolgimento dell’Assemblea Generale che ha dato vita al nuovo Consiglio Nazionale rinnovato per un terzo come specificato nelle pagine successive. A questo proposito colgo l’occasione per informarvi che in sede di Consiglio Nazionale è stato poi eletto il nuovo esecutivo: confermati Giovanna Ortu Presidente, Francesco Prestopino Vicepresidente, Raffaele Iannotti Vicepresidente, Mario Puccinelli Consigliere Amministrativo, Giovanni Spinelli Tesoriere.

Avremo invece un nuovo Segretario Generale, data l’indisponibilità del Consigliere Alberto Soldati trasferitosi fuori Roma. La carica è quindi andata alla Dottoressa Franca Pieraccioni che ringrazio vivamente per la disponibilità. Tutti voi imparerete a conoscerla e ad apprezzarne il garbo e la professionalità.

Infine, nel rinnovare la mia gratitudine a tutti, focalizzo l’attenzione, anche di coloro che non erano presenti, sul questionario che è stato distribuito nel corso della giornata e che è allegato a questo giornale.

È importante davvero che ciascuno di voi dedichi un po’ di tempo alla sua compilazione. Ne uscirà un documento importante non solo per noi ma per la Storia, quella con la S maiuscola alla quale ciascuno di noi potrà dire di aver contribuito con la sua doverosa testimonianza.

Giovanna Ortu

 

Lunedì, 10 February 2014 01:01

N° 2-2014

SOMMARIO N° 2-2014

 

IdL 02 14 1B

- 5 Maggio 2008

Lettera al Presidente Berlusconi

Signor Presidente,

mi rivolgo a Lei innanzi tutto per felicitarmi dell'ottimo successo elettorale conseguito che La mette in condizioni di terminare quel processo di rinnovamento del Paese interrotto due anni fa, anche per quanto riguarda le relazioni con la Libia e la vicenda delle riparazioni che il suo leader rivendica per cancellare il “passato colonialista dell'Italia”.

Purtroppo lo stato dei rapporti bilaterali desta preoccupazione già prima che il Suo Governo si sia insediato e abbia quindi la possibilità di intervenire in maniera concreta.

Mi riferisco alle affermazioni di Saif Gheddafi e alla inaccettabile ingerenza politica nei confronti del nostro Paese e del Suo autorevole lavoro di formazione del Governo.

A mio avviso questo è un atto che non giunge inaspettato in quanto negli anni i rapporti con la Libia sono stati caratterizzati da troppa condiscendenza. Sono certamente consapevole dell'importanza di intrattenere buone relazioni con un partner strategicamente rilevante sotto molteplici aspetti, ma ritengo che questo risultato non possa essere conseguito a scapito della dignità dei cittadini italiani in generale e dei rimpatriati dalla Libia in particolare.

Sono certa che saprà far valere presso il Colonnello Gheddafi le ragioni dell'Italia e in particolar modo riuscirà, a differenza del precedente Governo, a mettere sul piatto della bilancia anche la questione dei beni confiscati ai cittadini italiani nel 1970 e mai considerati nelle trattative come già incamerati dal governo libico.

Mi auguro che, nonostante i Suoi molteplici impegni, Lei riesca a riservarmi un piccolo spazio nella Sua agenda.

AugurandoLe di cuore buon lavoro nella difficile esperienza di governo del Paese in un periodo particolarmente arduo, Le porgo cordiali saluti.

Venerdì, 19 September 2008 02:00

Libia: Gasparri incontra delegazione rimpatriati

- 19 Settembre 2008

Il presidente del gruppo parlamentare Pdl al Senato, sen. Maurizio Gasparri, ha incontrato questo pomeriggio al Senato una delegazione dell'Airl, Associazione italiana rimpatriati dalla Libia, guidata dalla dottoressa Ortu. La delegazione ha illustrato i problemi relativi agli italiani espulsi dalla Libia nel 1970 ed ancora in attesa di un indennizzo per i danni patiti in quell'occasione. Tale esigenza si è posta ancora con maggiore forza dopo le intese tra l'Italia e la Libia e gli impegni economici assunti dal governo italiano nei confronti di quello libico.

"Conoscevo da tempo la questione - ha dichiarato Gasparri al termine della riunione - ed ho volentieri incontrato la delegazione dell'Airl. La politica del governo, tesa ad una cooperazione tra i popoli nel Mediterraneo e che ha portato alle recenti intese, deve ovviamente essere accompagnata da adeguati interventi nei confronti dei cittadini italiani che furono espulsi dalla Libia nel 1970. Ho preso atto della proposta dell'Airl affinchè ci possa essere un incontro con il presidente del Consiglio Berlusconi ed i presidenti di Camera e Senato. Personalmente sosterrò le loro iniziative, convinto che ci debba essere giustizia per tutti, su tutte le sponde del Mediterraneo. E le esigenze con grande senso di responsabilità poste dall'Airl saranno da me appoggiate presso la Presidenza del Consiglio che ben conosce l'annosa vicenda".

Comunicato stampa della Segreteria del Senatore Gasparri

Avvenire - 23 Settembre 2008

Da oggi gli italiani rimpatriati a forza dalla Libia nel 1970 effettueranno un picchetto no stop e a oltranza davanti a Palazzo Chigi per «ottenere da Berlusconi un incontro e un impegno preciso circa i risarcimenti» che reclamano.

«E' vero che siamo vecchi e stanchi dopo 38 anni di attesa – dice Giovanna Ortu, Presidente dell'Associazione Rimpatriati dalla Libia - ma nessuno pensi di imbrogliarci facendo carta straccia dei nostri diritti, offrendoci in cambio il visto turistico per “tornare nella nostra Patria” o addirittura di sbarazzarsi di noi rispedendoci a vivere nei duecento complessi di edilizia abitativi che il Trattato prevede»

«Il Presidente del Consiglio – prosegue Ortu - pur nell'ansia di concludere l'“accordo storico” con la Libia avrebbe dovuto far meglio i suoi conti, includendovi anche lo stanziamento per il nostro definitivo anche se tardivo indennizzo e soprattutto avrebbe dovuto darci un segno della sua considerazione e del suo rispetto, ricevendo una nostra delegazione»

Giovanni Grasso

9 colonne - 24 Settembre 2008

Questa mattina i parlamentari che si sono recati a Montecitorio hanno trovato in piazza Colonna i rappresentanti dell'Associazione Rimpatriati dalia Libia (AIRL), che manifestano davanti Palazzo Chigi per chiedere al governo di onorare uno storico debito che l'Italia ha nei loro confronti. "Hanno pienamente ragione e desidero esprimere tutta la mia solidarietà ai rimpatriati dalla Libia", Così, Marco Marsilio, deputato del Pdl-An, secondo cui "nel momento in cui il Governo italiano si appresta a chiudere uno storico contenzioso con la Libia di Gheddafi, diventa allo stesso tempo imprescindibile risarcire i 40mi!a italiani che vennero espropriati di tutti i loro beni nei 1970, quando vennero espulsi dalla Libia. Se è realisticamente impossibile che la Libia riconosca di dover loro qualcosa, è assolutamente inevitabile che tale diritto venga riconosciuto dall'Italia. Sollecito pertanto il Governo a prendere iniziative in questa direzione, associando le pratiche per la ratifica del trattato con Gheddafi alla definizione nella misura dell'indennizzo dei nostri concittadini: è un dovere morale che il centrodestra non può non onorare".

Giovedì, 25 September 2008 02:00

Italiani d'africa, dimenticati dallo Stato

Famiglia Cristiana - 25 Settembre 2008

In attesa rischia di diventare interminabile. Ma loro, gli italiani di Libia, non mollano. Sono passati 38 anni da quando, salito al potere, il colonnello Gheddafi cacciò 20 mila italiani che vivevano e lavoravano in Libia, espropriandoli dei loro beni e delle loro attività nel Paese. «Nel 1970, quando fummo cacciati, io avevo trent'anni e abbiamo vissuto un dramma di vita», ricorda Giovanna Ortu, presidente dell'Associazione italiani rimpatriati dalla Libia (Airl). «Nel 1976, Gheddafi era appena entrato nel capitale della Fiat investendo 360 miliardi di lire: noi italiani ne avevamo persi 400». Ma i rimpatriati non ce l'hanno tanto con Gheddafi, quanto con lo Stato italiano, che ancora non ha risolto la questione. Il problema è tornato con forza in occasione dell'accordo firmato a Tripoli da Berlusconi e dal Colonnello. «In parte siamo stati risarciti da un primo acconto. Ma dobbiamo ancora recuperare molto. Eravamo protetti da un Trattato del 1956 e quando Gheddafi lo ha violato, l'Italia non ci ha difesi. Non entriamo nel merito dell'accordo, ma vogliamo ciò che ci spetta. In questo, destra e sinistra sono bipartisan: nell'atteggiamento di ossequio verso Gheddafi, prima per il petrolio, ora per il problema dell'immigrazione».

Giulia Cerqueti

ADN Kronos - 27 Settembre 2008

"Rivendichiamo il diritto di essere ricevuti dal Presidente del Consiglio per poter ottenere assicurazioni in merito agli indennizzi che ci sono dovuti. Questo deve accadere prima della ratifica 
parlamentare dell'accordo di amicizia, partenariato e collaborazione con la Libia". Lo dichiara all'Adnkronos la presidente dell'Associazione Italiana Rimpatriati dalla Libia Giovanna Ortu. L'associazione ha promosso da martedì, davanti alla sede del Governo a Palazzo Chigi, un presidio permanente costituito da due persone che si alternano ogni tre ore, per dodici ore consecutive. "La nostra iniziativa - aggiunge Giovanna Ortu - non è contro la persona di Silvio Berlusconi, ma contro un governo che ha firmato un accordo con Gheddafi senza prima ascoltarci e senza fornire le giuste garanzie di risarcimento per le violazioni che abbiamo subito nel 1970, anno della nostra espulsione dal paese nordafricano"."Voglio peraltro ricordare -prosegue la presidente dell'Associazione Italiana dei Rimpatriati dalla Libia - che il testo dell'accordo è frutto di un lavoro bipartisan, essendo stato preparato dall'esecutivo precedente l'attuale, anche se rammento che Massimo D'Alema mi manifestò diverse perplessità in merito. Non è mia intenzione condurre la politica estera del Paese, ma metto in evidenza che nel '70 abbiamo perduto tutto, un enorme patrimonio morale, affettivo, economico: ci sono stati confiscati beni per 400 miliardi di lire dell'epoca, circa 3 miliardi di euro di oggi. Siamo 20mila persone prive di qualsiasi protezione da parte del nostro governo, ci sentiamo veri capri espiatori di decisioni assunte senza ascoltarci. Abbiamo compiuto molti passi istituzionali, senza però ricevere una risposta dal premier".E sottolineo anche che la presenza di molti italiani e nostri antenati in Libia risale al 1865, decenni prima della colonizzazione del 1912 e del periodo fascista"."Io non sono affatto contro la stipula dell'accordo con Gheddafi nè contro la Libia; pretendiamo di essere trattati come persone che meritano rispetto. Peraltro voglio segnalare che l'esatto contenuto del patto non è stato ancora conosciuto nè reso noto, alimentando le versioni più disparate e contrastanti su di esso. E' un diritto dei cittadini, non solo di quelli direttamente coinvolti nella vicenda in esame, averne piena cognizione: a questo proposito comunico che un ufficiale giudiziario notificherà alla Presidenza del Consiglio un'istanza per la consegna dell'accordo, per renderne trasparente il testo all'opinione pubblica".

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