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Domenica, 01 April 2012 02:00

N° 4-2012

SOMMARIO DEL N° 4-2012

EDITORIALE

È “primavera” laica? 

di Giovanna Ortu

Italia, cresci o esci 

di Daniele Lombardi

RUBRICHE

Letti per voi 

La nostra biblioteca 

Cous cous caffé 

Voi per l’AIRL 

In memoria 

La vetrina 

ATTUALITÀ

Walter Arbib in aiuto ai terremotati 

di Giovanna Ortu

AMARCORD

Occhi azzurri a Bengasi

di Anita Sandri

Il mio mal d’Africa 

di Valerio Cappello

LUCI DELLA RIBALTA

Anima e voce 

di Ileana Christoudis 

RASSEGNA STAMPA

RUBRICHE

Letti per voi 

La nostra biblioteca 

Cous cous caffé 

Voi per l’AIRL 

In memoria

La vetrina 

 


È “primavera” laica?

di Giovanna Ortu

Con quali sentimenti ho vissuto le prime elezioni della nuova Libia? Molti, diversi ed alcuni apparentemente inspiegabili. Il pensiero è andato subito all’Italia del 1946, al referendum per la scelta tra Monarchia e Repubblica.

Ero una bambina di sette anni, ma ricordo l’emozione di mia sorella, allora poco più che maggiorenne (a quei tempi lo si diventava a ventun anni) nei preparativi per recarsi alle urne. Era la prima volta, non solo per lei ma per tutto il gentil sesso. Del resto anche gli uomini italiani, durante il Ventennio, si erano dimenticati di cosa significasse entrare in una cabina elettorale.

E al ritorno dei miei dal seggio, ho ancora vivo nella memoria il loro racconto delle attese, delle lunghe file, la paura dei disordini, l’incertezza della situazione in generale.

Il caso della Libia, che mi sembra sia l’ultimo dei Paesi attraversati dalla Primavera araba ad avere iniziato le

consultazioni elettorali, è completamente diverso: si tratta di una popolazione giovane e ricca che rapidamente ma a carissimo prezzo si è liberata da quarant’anni di oppressione e non ha potuto fino ad ora dimostrare quella maturità democratica che tutti noi auspichiamo.

Gli episodi gravi di intolleranza, l’inaccettabile violenza della fine di Gheddafi, la persecuzione feroce dei lealisti avevano raffreddato non poco il mio entusiasmo e il mio ottimismo per il futuro del Paese. Mi sembravano distanti anni luce dall’atmosfera rilassata e felice che avevo trovato a Bengasi lo scorso settembre e l’apparente volontà di iniziare tutti insieme a lavorare per costruire una nazione prospera e felice.

Ma ancor prima di conoscere il responso delle urne, sono state le immagini relative allo svolgimento delle elezioni a confortarmi e commuovermi: sono certa che anche i nostri lettori avranno provato le stesse sensazioni nel vedere le immagini della copertina che il nostro amico Ali Grimida ci ha inviato, autore il suo collega fotografo Sami.

La fila ordinata di gente paziente sotto il sole estivo, i volti increduli e soddisfatti dei giovani, la solerzia dell’addetta al seggio nell’aiutare l’anziana donna, la soddisfazione con la quale ci si sottopone al rito dell’indice intriso nell’inchiostro hanno un valore simbolico che va al di là del risultato e fa ben sperare che la fase dei disordini possa presto essere superata.

Esaminando i primi risultati delle elezioni del 7 luglio, già annunciati ufficialmente (anche se prima della proclamazione bisognerà attendere l’esame di eventuali ricorsi), non sembra ancora tramontata quella fase di incertezza che finora ha caratterizzato la nuova Libia post Gheddafi.

Anzi, per certi versi, sembra essersi acuita poiché si guardava alla consultazione elettorale proprio come ad un punto di svolta che potesse chiarire una volta per tutte i rapporti di forza all’interno delle varie anime tribali. E invece l’“Alleanza delle forze nazionali”, il partito laico guidato da Jibril, seggi contro i 17 su “Giustizia e ricostruzione”, la lista dei Fratelli musulmani ma dovrà tener conto della volontà dei 120 eletti “indipendenti”, non assimilabili cioè (almeno a prima vista) a nessun partito.

Autorevoli commentatori, da Mimmo Candito ad Angelo del Boca, non reputano, tuttavia, questa incertezza come un fattore negativo e, addirittura, la considerano il miglior lascito del dittatore Gheddafi; la laicizzazione esasperata della Libia operata dalla Jamahirya attraverso la repressione di ogni principio di estremismo religioso, ha consegnato nelle mani dei primi elettori liberi della storia del Paese un’idea politica differente da quella degli altri soggetti coinvolti nel processo rivoluzionario delle Primavere arabe, Tunisia ed Egitto, smentendo anche i facili malpensanti convinti ormai che ci si fosse incamminati verso una deriva islamica foriera di minacce anche per l’equilibrio politico europeo.

Nella nuova Libia post elezioni i problemi non mancheranno: dal mettere insieme diverse anime e diverse richieste, passando per la formazione di un parlamento e un governo senza esperienza chiamati a combattere improbe battaglie di libertà, per la stesura di una costituzione che rechi in sé i fondamenti democratici e lo spirito della rivoluzione, fino alla condizione paritaria delle donne (accreditate da un primo conteggio nell’incoraggiante numero di 30 sui 200 eletti).

Sfide difficili, come ci si aspettava dopo oltre quarant’anni di dittatura. Ma il cammino intrapreso è quello giusto e l’Occidente farà bene a non sottovalutarlo né ostacolarlo, guardando invece con curiosità e favore a questo processo politico in divenire, un melting pot tutto particolare tra democrazia, laicismo e islamismo.

Noi intanto abbiamo ricordato, proprio nei giorni dell’ufficializzazione del risultato, il quarantaduesimo anniversario

della confisca, il primo dell’era post Gheddafi, con un sentimento polivalente fatto di soddisfazione, incertezza e trepidazione: ma il passo compiuto da quel giovane e coraggioso popolo è tale da farci ben sperare che un accordo, il miglior accordo possibile tra le differenti posizioni, venga presto trovato in nome di un nuovo corso fatto di giustizia e libertà.

Lunedì, 01 October 2012 02:00

N° 5-2012

SOMMARIO DEL N° 5-2012

EDITORIALE

Libia senza pace 

di Giovanna Ortu

ATTUALITÀ

Il successo della nostra giornata 

di Daniele Lombardi

Ex-lali sempre uniti 

di Antonio Stefanile

Il popolo delle navi bianche

di Francesco Prestopino

CULTURA

Taccuino libico 

di Gina Lagorio

Storie di ali perdute 

di Gianfranco Catania

In Iª e IVª di copertina: il sorriso dei bimbi

per il primo anniversario della Libia

democratica. In IIª e IIIª manifestazioni

e gravi disordini nel paese.

RASSEGNA STAMPA

 

AMARCORD

Il Ramadan 

di Giovanni Trovato

Tra i ricordi del nonno 

IL PERSONAGGIO

Una eroica crocerossina 

di Carlo Prandstraller 

RUBRICHE

Letti per voi 

Lettere 

Voi per l’AIRL 

Cous cous caffé 

In memoria 

La vetrina 

 


 Libia senza pace

di Giovanna Ortu

Avevamo affidato alla stupenda foto della nostra copertina la celebrazione del primo anniversario della Libia senza Gheddafi.

Il futuro di un Paese rappresentato al meglio da un bimba sorridente abbigliata con quella bandiera che, a caro prezzo, è stata simbolo di riscossa e di libertà.

Ma abbiamo dovuto constatare come il dolore, il lutto, l’incertezza, l’autentico orrore non siano ancora finiti: sono ancora nei nostri occhi le immagini del sacrificio dell’Ambasciatore americano, Christopher Stevens, sorpreso a Bengasi da un attentato terroristico che gli è stato fatale: è stato accertato che in questa storia i libici c’entrano ben poco mentre sono i terroristi presenti nel Paese che hanno trovato il modo di ricordare al mondo che non è impossibile organizzare, dove meglio capita, qualcosa di orribile nella ricorrenza di quell’11 settembre che più di due lustri fa ha cambiato il nostro modo di vivere e di pensare.

Tuttavia dobbiamo ormai rassegnarci ad ammettere che in Libia regna il caos e che il difficile percorso verso la stabilizzazione democratica del Paese sembra tragicamente interrotto.

Le notizie si susseguono in un alternarsi di conferme e smentite: addirittura uno dei figli del Rais, il pretoriano Khamis, dato per ucciso un anno fa, sarebbe stato l’artefice dei disordini di Bani Walid che nelle settimane scorse hanno causato decine di morti, fra cui molti bambini. Al momento in cui questo giornale va in tipografia, non sappiamo quale sia stata la sorte del figlio di Gheddafi e in quale circostanze sia stato ucciso, ma è certo che – ad onta delle elezioni tenutesi

democraticamente solo pochi mesi fa – il governo libico mostra tutta la sua debolezza e la sua incapacità di controllare

il Paese, non potendo contare su un esercito regolare.

Tuttavia ciò non significa che dobbiamo arrivare a rimpiangere Gheddafi e men che meno a trovare nella sua feroce dittatura elementi di positività.

Il professor Franco Cardini, al contrario, nel numero 29 di Panorama stigmatizza l’intervento occidentale a favore degli

insorti dovuto, a suo dire, “a qualche lucroso interesse disturbato” ed esalta il valore del “great man made river” e di altri progetti del Colonnello per lo sviluppo del Paese.

A Cardini fa da contraltare Arduino Paniccia, presidente della task force “Progetto Italia-Libia” con delle considerazioni

che a noi piacciono molto, in quanto non freddamente economiche, ma pervase da quell’afflato di contiguità che è da sempre stato il nostro: “i libici non possono essere lasciati soli, la Libia è fin dai tempi di Roma la nostra vera sponda nel Nord Africa: ancora oggi, quel popolo, nonostante la nostra passata politica filo Gheddafi, ci preferisce incurante delle blandizie di cinesi, francesi, inglesi, ecc…”

“L’Italia – conclude Paniccia – può avere un ruolo che va oltre il petrolio e la presenza dell’Eni impegnandosi a creare nel Paese un sistema di piccola e media impresa privata su ‘modello italiano’”.

Mi piace pensare, pur forse con una visione utopistica, a questo nuovo possibile ruolo dell’Italia nei confronti dell’ex Quarta sponda: anche per il delicato momento che l’Italia attraversa costituirebbe un forte rilancio l’affermazione

in un campo dove per decenni abbiamo avuto un ruolo da protagonisti e che oggi la crisi non solo economica ma anche morale mette a serio rischio.

Si è tenuta ieri 11 luglio la serata finale del premio letterario SABBIE indetto da SILFIO Centro culturale dell'AIRL, Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia. Alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dr.Gianni Letta, la serata organizzata da Album International è stata presentata da Cesara Buonamici presso il Circolo del Ministero degli Affari Esteri ed ha premiato i finalisti delle sezioni poesia e narrativa che hanno espresso ricordi, sensazioni, emozioni ambientati nei Paesi del Maghreb caratterizzati dall'elemento deserto.

Sono intervenuti il Ministro Giampaolo Scarante Consigliere Diplomatico del Presidente del Consiglio e ildr.Francesco Pascalis in rappresentanza del Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia.

L'AIRL ha voluto con tale iniziativa, patrocinata dalla Presidenza del Consiglio, mantenere viva l'attenzione sul problema dei rimpatriati del 1970, espulsi dalla Libia ai qualia tutt'oggi è negato il visto per visitare il paese dove sono nati: oltre sessanta autori da tutto il mondo hanno inviato le loro opere di poesia e narrativa .

Giovanna Ortu , Presidente dell'Associazione e Francesco Prestopino presidente del Centro Culturale SILFIO e ideatore del premio, hanno accolto i numerosi ospiti che hanno seguito lo svolgimentio della serata e lo spoglio dei voti alla presenza della giuria composta da Folco Quilici, Michela Gambillara, Paolo Bembo, Giuseppe Petrone, Cesare Palandri, Federico Guiglia, David Meghnagi.

I vincitori sono:per la narrativa Daniele Drago (20 voti) con il racconto" Nonnopeppe": Carlo Martines(17 voti) con "Un vecchio nel deserto": Lucio Favaron Elfe con "L'aratro è sepolto nella sabbia" ex aequo con Nicoletta Torre con "Un granello di sabbia"

Per la poesia ha vinto Gianni Bonincontro (18 voti) con" Come il vento" seguito da Carla Malerba (16 voti) con "Hammangi", Giuseppe Giardina con "Negli occhi di mio padre"(15 voti) e Mirella Curcio con" Sahara". Tutti gli autori erano presenti in sala e sono stati premiati dalle personalità intervenute.

Gli attori Serena La Pergola e Massimiliano Franciosa hanno letto i brani scelti dalla giuria.

L'AIRL dà appuntamento al prossimo anno per la seconda edizione del Premio letterario SABBIE.

Venerdì, 27 June 2014 02:00

Esce il volume Sabbie

Sabbie, raccolta dei racconti e delle poesie che sono risultate vincitrici e finaliste della prima edizione del nostro premio letterario ha trovato un editore prestigioso ne “Il Corriere di Tunisi” che da cinquant’anni pubblica non solo il quindicinale tunisino in lingua italiana ma anche volumi significativi di interesse euromediterraneo. Recentemente il Corriere di Tunisi, diretto da Elia Finzi, ha festeggiato il suo cinquantenario e, al contempo, i cinquanta anni di indipendenza della Tunisia rinnovandosi nella veste grafica e nei contenuti. Il periodico è ora una prestigiosa rivista con notizie non solo della Tunisia ma di tutta l’area Euromediterranea. Il 7 ottobre, nel corso della nostraAssemblea, il libro nel quale sono pubblicate anche undici poesie e undici racconti selezionati dalla Commissione Silfio, verrà presentato in uno spazio pomeridiano appositamente dedicato.

Presentazione del libro "Italia-Libia, storia di un dialogo mai interrotto"

Mercoledì 28 novembre 2012 - ore 16,30

Luiss Guido Carli, School of Government
Sala delle Colonne - Via Pola, 12 - Roma

Ne discutono

Francesco Anghelone, Istituto di Studi Politici, San Pio V

Salvatore Bono, professore emerito Università di Perugia

Francesco Maria Corrao, direttore MISLAM LUISS SOG

Francesco Prestopino, Vicepresidente AIRL

Luigi Scoppola Iacopini, coautore

MODERA

Gerardo Pelosi, inviato de Il Sole 24 Ore

Venerdì, 27 June 2014 02:00

Presentazione del volume

Venerdì, 27 June 2014 02:00

Centro culturale Silfio

La storia, senza la cultura come chiave interpretativa, sarebbe una semplice cronologia di vicende umane. Il Centro Culturale Silfio dell'AIRL ONLUS è lo strumento nato come impulso naturale della nostra comunità, con l'ambizioso scopo di proiettare la nostra identità nel futuro, ancorandola nel fiume della storia come patrimonio vivo e permanente della nazione. Gli italiani di Libia sono gli ultimi diretti testimoni della grande avventura dei rapporti tra la penisola e i popoli delle vicine coste africane, iniziata secoli o millenni prima della colonizzazione, della quale è giusto e importante che vengano testimoniate e memorizzate sia le luci che le ombre. Ricostruire e rivitalizzare quel percorso della civiltà comune tra Italia e Libia, nella prospettiva di nuove architetture di cooperazione, è nostro obbligo e nostra volontà. Il Centro Culturale, dunque, non è nato in un giorno preciso con atto burocratico e notarile, ma come progressiva e spontanea consapevolezza del ruolo che ci compete e che intendiamo assolvere. Il vicepresidente dell’AIRL ONLUS Francesco Prestopino è il promotore e presidente del Centro, il suo più autorevole interprete e l’attento custode delle sue finalità di alta promozione umanistica. Ad affiancarlo, con la preziosa collaborazione e lo spirito di iniziativa Silvana Ticci Pirrello, consigliere nazionale e direttrice di Silfio.
Le attività culturali, iniziate nella primavera del 2001, hanno prodotto negli anni significative manifestazioni di cui in basso trovate degli esempi. La ricchezza inesauribile dei nostri archivi documentari e fotografici e, soprattutto, della nostra memoria collettiva sono la garanzia di nuovi appuntamenti di grande interesse.
Per partecipare alle attività del Centro Culturale Silfio, per proporre iniziative o suggerire buone idee, basta contattare la segreteria dell'Ing. Prestopino (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e i nostri uffici (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

Venerdì, 27 June 2014 02:00

La rivista dell’Associazione

Pubblicata dal febbraio del 1979, negli anni si è arricchita di pagine, contenuti e veste grafica. L’ultimo cambiamento, in occasione della fine di Gheddafi, ha riguardato il nome: da Italiani d’Africa a Italiani di Libia.

Sabato, 01 December 2012 01:00

N° 6-2012

SOMMARIO DEL N° 6-2012

EDITORIALE

La politica è di tutti noi 

di Giovanna Ortu

ATTUALITÀ

Un "eroe" tra noi 

di Giovanna Ortu

Rinnovato successo

di Daniele Lombardi

La mia Libia

di Daniele Lombardi

Un omaggio al maestro Angelini

Un dialogo mai interrotto

Di Daniele Lombardi

Roberto Costantini intimista

di Ileana Christoudis

Hammangi in sicurezza o quasi

di Maria Laura Trovato

Ali Wak Wak al Vittoriano

Il nuovo sito dell'AIRL

In ricordo di Ardito Desio

CULTURA

Taccuino libico II parte

di Gina Lagorio

Mediterraneo, il retaggio di 2000 anni di storia 

di Vittorio Sciuto

 

RASSEGNA STAMPA

AMARCORD

Ricordi in pillole 

di Marco Bresciani

RUBRICHE

Cous cous caffé 

Lettere al giornale

Letti per voi

In memoria 

La vetrina

 


 Editoriale

Giovanna Ortu

Il prossimo 24 e 25 febbraio siamo chiamati a votare per eleggere il nuovo Par- lamento e, in alcune parti d’Italia, anche i Consigli

regionali.
Tutti voi conoscete la situazione tra-

gica in cui versa il nostro Paese stretto nella morsa della crisi, bisognoso di riforme definite urgenti da decenni, mentre è evidente l’ esigenza di rinno- vare profondamente una classe politica che si è resa negli anni colpevole di mancanze e ruberie ancora peggiori di quelle della Prima Repubblica.

Mai come questa volta lasciamo alla coscienza di ognuno la libertà di sce- gliere a chi dare il proprio voto, limi- tandoci solamente a ricordare quanto sia importante - ancor di più in un pe- riodo come questo - andare a votare, nella speranza che l’ auspicato rinno- vamento possa essere portato avanti positivamente e celermente da chiunque vinca la competizione elettorale.

Da parte nostra abbiamo inviato una lettera aperta ai leader di riferi- mento dei principali schieramenti po-

di Giovanna Ortu

litici, Berlusconi, Bersani e Monti, chiedendo loro come intendano, in caso di vittoria, affrontare anche la questione relativa al nostro definitivo indennizzo, dato che ognuno di loro considera giustamente primario il rap- porto con la Libia.

È appena il caso di ricordare che nel trattato storico del 2008 – a fronte delle concessioni di Berlusconi al suo collega libico Gheddafi - il nostro contenzioso non era nemmeno menzionato.

Anche il Presidente Monti, malgrado le sue preoccupazioni per la grave si- tuazione economica ereditata, o forse proprio per questa, ha trovato il tempo per recarsi in visita ufficiale in Libia il 21 ottobre scorso considerando es- senziale l’interscambio con quel Paese. La visita è stata ricambiata il 10 gennaio dal suo omologo Al Mgarief.

Il Segretario del PD Pier Luigi Ber- sani nel festeggiare la sua affermazione alle primarie, ha dato l’ annuncio della sua partenza, proprio per Tripoli, il giorno successivo, 3 dicembre.

Sappiamo che nel corso di queste vi- site in qualche modo è stato menzionato

il nostro problema ma non abbiamo avuto ancora alcun riscontro dai diretti protagonisti che oggi si trovano a dover chiedere anche il nostro voto.

Noi certamente compiremo il nostro dovere elettorale secondo coscienza in un momento estremamente difficile. Se posso dare un’indicazione tra i tanti suggerimenti che ho letto, mi piace ri- portare le parole di Innocenzo Cipol- letta: “Credo veramente che l’ Italia e l’ Europa abbiano bisogno di nuovi traguardi verso i quali indirizzare i nostri sforzi ed anche i nostri sacrifici. I nostri paesi possono migliorare molto utilizzando anche gli impegni dei privati cittadini se questi sono indirizzati verso obiettivi condivisi. E la politica deve saper individuare questi obiettivi condivisi. Sono del parere che la dif- fusione di queste idee debba passare per molti canali affinché non ci si ab- bandoni al lamento contro la “politica”, quasi che questa fosse qualche cosa di diverso di quello che ciascuno di noi fa tutti i giorni.”

A queste sacrosante indicazioni di carattere generale tutti noi dovremo poter aggiungere anche le considerazioni del nostro “specifico”. Infatti tutte le volte che noi abbiamo visto un rappre- sentante delle nostre istituzioni “trattare” il rapporto con la Libia, “vecchia o nuova” senza far riferimento al nostro contenzioso, è stato per noi un trauma per il significato di quella omissione, simbolico ancor prima che economico. Per questo ci auguriamo di avere da ognuno degli interpellati una sollecita risposta che tempestivamente gireremo via mail a tutti i nostri associati in modo tale che, entrando nel seggio elettorale, abbiano un elemento in più per valutare a chi dare il proprio voto 

Martedì, 01 January 2013 01:00

N° 1-2013

SOMMARIO DEL N° 1-2013

EDITORIALE

Da una criticità all’altra

di Giovanna Ortu

Sempre insieme

 

ATTUALITÀ

Immagini da una famiglia

di Daniele Lombardi

Il fotografo di Bengasi

di Daniele Lombardi

 

CULTURA

Centotre km di linea

di Bruno Cirillo

I villaggi dei coloni

di Valerio Cappello

L’incanto di Farwa

di Vittorio Sciuto

 

AMARCORD

Ricordi di vita nel villaggio Oliveti

di Corona Cason

Ida da Asti a Tripoli

di Mario Lorenzini

Ultima mattanza

di Gianfranco Catania

La Signora di Garian

di Giovanni Trovato

 

Da una criticità all’altra

E’ inutile nasconderselo: ogni successo non è tale se resta soltanto sulla carta!

Noi, pur nell’ottica realistica di considerare come un passo avanti tutte le piccole vittorie dell’Associazione sul piano del riconoscimento dei nostri diritti, rischiamo ogni volta di non veder realizzate nemmeno queste perché dilazionate nel tempo oltre ogni ragionevole ritardo burocratico.

Abbiamo superato, ma non dimenticato, l’impasse relativa al decreto attuativo della legge d’indennizzo del 2009, rimasto per più di un anno sulla scrivania del Ministro Tremonti e oggi, terminata l’erogazione della prima tranche di liquidazioni, ci troviamo a seguire con il fiato sospeso (e come sempre lancia in resta) l’emanazione dei provvedimenti necessari all’inizio del “secondo

turno”.

A conforto della nostra trepidazione, la certezza che la seconda liquidazione sarà maggiore della prima, grazie ad una previsione eccessivamente prudenziale nel calcolo del coefficiente dello 0,30 e allo stanziamento da noi faticosamente ottenuto di cinquanta milioni di euro aggiuntivi nel febbraio 2012. Comunque, a quattro anni dal varo di un provvedimento modesto, ci troviamo ancora a dover lavorare e premere per averlo interamente attuato.

In questo quadro si inserisce un’altra criticità che indirettamente influisce anche sull’inizio del pagamento della seconda tranche: la Commissione interministeriale istituita presso il Ministero dell’Economia – che da decenni esamina le pratiche di indennizzo – non si riunisce da oltre due anni per incredibili ritardi burocratici che impediscono la formalizzazione delle nomine di tutti i componenti.

Parlare di un problema così piccolo, a fronte del drammatico periodo che il nostro paese sta vivendo, può apparire riduttivo ma è comunque il segno che, se le grandi evoluzioni strategiche non possono avvenire perché ostacolate da interessi contrapposti (ed ego smisurati), anche la banale e dovuta attuazione delle norme di legge trova la strada sbarrata da mille intoppi e da una imbarazzante inerzia degli addetti ai lavori. Nella pagina precedente pubblichiamo il nostro ultimo scambio di lettere con la Presidenza del Consiglio dei Ministri dal quale emerge… che bisogna aspettare ancora!

Questa volta il motivo addotto ha dell’incredibile: un’Associazione (non si sa quale e poco ci interessa), costituita appena sessanta giorni prima dell’invito da parte della Presidenza agli organismi “più rappresentativi” di designare i propri rappresentanti in seno alla Commissione, fa una formale diffida dal procedere alle nomine senza tenere conto della nascita di una nuova realtà.

A distanza di centoventi giorni dalla diffida gli accertamenti per valutare tale pretesa durano ancora! E lo “stallo” prosegue.

Ritornando alle considerazioni iniziali, per noi i lavori della Commissione sono di vitale importanza sotto un duplice aspetto: molti si sono avvalsi della possibilità offerta dal comma 3 della legge n° 7/09 chiedendo il riesame della pratica in Commissione e ad oggi non hanno ancora avuto risposta per il mancato funzionamento dell’organo decisionale. Ma anche tutti gli altri potrebbero subire le conseguenze dello stallo, in quanto la definizione delle pratiche in Commissione influisce sul quantum residuo da ridistribuire nella seconda tornata.

Fortunatamente questo secondo pericolo appare evitabile poiché il dirigente responsabile dell’ufficio, dottor Distasi, prima di determinare il nuovo coefficiente ha provveduto ad accantonare la cifra presumibilmente destinata al pagamento delle pratiche che la Commissione riterrà di poter liquidare ex comma 3.

Termino queste brevi considerazioni con una nota positiva: il nostro impegno nei confronti degli aventi diritto non finisce qui. Confidando nella solerzia della collaborazione dei competenti uffici del Ministero dell’Economia siamo certi che, prima o poi (meglio prima), riusciremo anche ad avere ragione della lentezza di altri organi decisionali più indaffarati o semplicemente meno sensibili.

Giovanna Ortu

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