Versi sulla sabbia

Il poeta è il cantore del suo tempo ed il suo canto risuona dell’eco delle gesta, dei sentimenti, delle passioni che esprime la società in cui egli vive.
Convinto di ciò, l’autore con intelligente intuizione ha voluto ricordare attraverso la voce dei poeti e dei cantori, le vicende ora dimenticate degli Italiani di Libia.
Dall’euforia patriottica della conquista alle difficoltà di una guerra di occupazione, dalle vicende della prima guerra mondiale a quelle più recenti della seconda guerra con l’intervallo pacifico di quel lavoro faticoso e di quella abnegazione che si richiedono agli uomini nuovi che devono inserirsi in una società multietnica (maltesi, ebrei, arabi, greci, turchi), dalla realizzazione di splendide opere di pace e di redenzione di quelle terre offerte all’arido abbraccio del Sahara, fino alla “macchinosa” espulsione degli Italiani, voluta da un uomo nuovo, venuto dal nulla: tutto ciò noi troviamo nei “Versi sulla sabbia”, poesie, che Francesco Prestopino con certosina, paziente ricerca, ha raccolto per noi. Il racconto ora sembra una cronaca (mi pare di riudire le parole di mio padre, che si era arruolato a venti anni, volontario nel 1911), ora una fiaba, in cui sono protagonisti anonimi eroi (Sciara Sciatt, la battaglia di Ain Zara), ora invece diventa annotazione lirica; ed il racconto diventa anche dramma:
“Non piango, no non si piange sui caduti EROI. Non piango, no, questa è la Gloria”.
Povera donna che invece piange, e quanto, sul figlio trafitto a Sciara Sciatt. Piange per lui, per se stessa, per tutti i caduti e per tutte le madri che hanno ora “il suo cuore di pietra”.
E dopo il dramma ecco anche il comico; torna il Natale:
“Balza l’Italia dal suo sonno, e trova lo stivaletto pieno di soldati!”
Il testo è tutto da gustare: punteggiatura di sentimenti e brevi illuminazioni; il racconto poetico si snoda con piacevoli variazioni tematiche ed è superfluo ed inutile chiedersi se tutto sia schietta poesia e se tutto abbia qualità lirica.
C’è sempre senza dubbio, un attonito sentimento umano, per cui l’ispirazione si eleva ed emerge una realtà che è voce particolare, che diventa voce di vita vissuta, vissuta e sofferta.
Francesco Prestopino con calma e meditata riflessione, avvalendosi di documenti con uno scrupolo ed un rigore esemplare, nella interpretazione dei fatti spiega e supera l’incomprensione pervicacemente perseguita da alcuni storici critici contemporanei, e puntualizza l’essenza dell’amore che gli Italiani, nativi o no, hanno sempre avuto nei confronti della terra di Libia.
“Laggiù qualcosa ho lasciato, ho lasciato laggiù qualcosa!”
Splendido il corredo fotografico che illumina il racconto con memorie antiche e notevole è il contenuto delle note bibliografiche.
La speranza non muore.
Dall’antico nasce il nuovo; così domani, forse, dopo l’umiliazione dell’espulsione, dopo la tristezza dell’esilio e la malinconia dei ricordi, domani forse, ci sarà anche per noi, Italiani di Libia, “un nuovo sole d’estate!”.

 

Additional Info

  • Autore: Francesco Prestopino
  • Casa editrice: La Vita Felice
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